Questo è un altro di quegli articoli in cui si sfrutta il gioco da analizzare come pretesto per parlare di tutt’altro, come un vero equilibrista – o giocoliere – delle parole dovrebbe fare*.
Ora, in difesa delle parole che seguono specifico che ho provato a più riprese ad approfondire ciò che oggi The Waylanders ha da offire ma, semplicemente, non credo sia abbastanza per una recensione e nemmeno per un’anteprima. Certo, un’analisi la si può fare comunque e incredibilmente troverete anche questo nell’articolo che state leggendo ma, ve lo dico da subito, non c’è nessuna ragione per cui oggi dovreste spendere i trentaquattro euro sonanti (anche se virtuali) per tuffarvi nell’accesso di anticipato di questo rpg che trae ispirazione da illustri appartenenti al genere. Ma attenzione, il punto non è nemmeno questo, perché questo articolo, così come gli altri di analisi che produce chi vi scrive, non vuole essere una guida all’acquisto ma una critica qualitativa e, in questo specifico caso, uno spunto di discussione sull’early access in generale, ma prometto che parlerò anche del gioco, davvero.

* non è vero, forzare un argomento mediante lo sfruttamento di una notizia o comunque del vero elemento discussione, rendendo accessori gli stessi, è un atto vile e triviale che contraddistingue la stampa e la critica in questo buio periodo editoriale.

Provato su PC

Ok presto, ma non così presto.

Lo dico subito: non ho nulla contro il concetto dell’accesso anticipato, anzi. Trovo sinceramente interessante che alcuni publisher e sviluppatori offrano la possibilità, solitamente a un prezzo di favore, di acquistare un titolo ancora in lavorazione per poter tastare preventivamente il parere del pubblico e rendere lo sviluppo teoricamente più sciolto e accorto. Anche l’utenza ne può guadagnare, placando intanto la propria sete verso il prodotto in questione (che tanto ‘sta cultura dell’hype mica ce la scrolliamo di dosso) e diventando parte attiva del processo produttivo, contribuendo in maniera effettiva – sempre teoricamente – al lavoro di cesellatura del gioco acquistato.

Naturalmente, c’è un rovescio della medaglia, come prodotti che sembrano nascere in early access per non uscire mai dallo stesso o altri destinati a naufragare fin troppo repentinamente, rischiando di lasciare l’acquirente scottato. Ma è anche vero che prendere una cantonata in tal senso è abbastanza difficile, il disclaimer di Steam specifica chiaramente non solo il rischio che si sta correndo ma esorta anche a non acquistare affatto, qualora il gioco non stuzzichi la curiosità del giocatore in quel preciso stadio produttivo, poiché potrebbe non avanzare mai dallo stesso. Ho l’impressione però che ad andarci con i piedi di piombo con gli accessi anticipati siano solo i giocatori e che tanti, troppi, sviluppatori in erba cadano nella tentazione del guadagno immediato, avviando l’early access decisamente in anticipo rispetto a quanto possa giovare alla propria opera.

The Waylanders, purtroppo, rientra in questa categoria. Non è necessariamente un grosso problema per la qualità del prodotto in sé, sebbene il titolo di Gato Studio risulti dannatamente “verde” e non molto ispirato, al netto di qualche buona intuizione nel suo background narrativo, un adeguato tempo di sviluppo, potrebbe riuscire a confezionare un prodotto di buona caratura, pur rimanendo lontano dall’eccellenza. La verità è che al momento The Waylanders risulta privo di smalto e mordente, il cui unico punto veramente a favore sembra quello di una buona recitazione del doppiaggio, funestato però da una scrittura non all’altezza. Lo stato attuale dei lavori è, senza mezzi termini, un pessimo biglietto da visita e proprio per questo la scelta di tuffarsi nell’early access risulta quantomeno avventata. Non solo, decidere di distribuire codici alla stampa specializzata per la creazione di articoli e contenuti potrebbe facilmente portare ad analisi e critiche piuttosto piccate e severe (come questa?), spegnendo l’attenzione intorno al titolo. Insomma, per chiudere questo paragrafo e tirare un po’ le somme immaginate che ci sia una bella metafora tra l’early access di The Waylanders e il volo di Icaro, ma immaginatela coinvolgente e brillante, mi raccomando.

Una promessa è una promessa

Ecco, spendiamo qualche parola sul gioco in sé, visto che siamo qui per questo, in teoria. The Waylanders, come accennato in precedenza, è un rpg di stampo occidentale che vuole essere un erede spirituale di Dragon Age ma strizzando l’occhio anche a sua maestà Baldur’s Gate, non disdegnando rimandi a Divinity Original Sin e Pillars of Eternity. Ponendo il suo setting nel contesto della mitologia irlandese, ma prendendo anche in prestito figure e concetti di altre culture, tentando di imbastire una storia che vede al centro di tutto una guerra contro antiche divinità. Il tono della scrittura cerca di destreggiarsi fra un’epica classica e un racconto postmoderno, con una leggera venatura comica che include slang e locuzioni ben lontane dal periodo storico in cui prende forma la trama.

Il risultato è, per ora, blando e stiracchiato, e i dialoghi appaiono giocoforza un po’ imbarazzanti e incocludenti. Sorvoliamo invece sul comparto tecnico, del resto il gioco è in alfa e si sa che il contesto grafico è quello che più risulta penalizzato da questo momento del percorso. Chiudo quindi un occhio sulla povertà degli ambienti, delle animazioni e della cura dei modelli, dando il beneficio del dubbio al team di sviluppo. Lo stesso purtroppo si deve fare sul fronte prettamente ludico e qui, pur con tutta la buona volontà del mondo, il sopracciglio si inarca, oh se si inarca. Parole forti, lo so bene, ma risulta davvero inammissibile che un gioco di questo stampo non riesca a farsi valere nemmeno sotto questo aspetto, pur considerata la natura ad accesso anticipato. Passi la narrazione a singhiozzo, passi una creazione personaggio povera e risicata, passi anche il contesto tecnico ma allora cos’è che Gato Studio in questo momento vorrebbe vendermi? Su cosa sta sta puntando esattamente per far sì che le persone riescano a guardare oltre la superficie grezza e spoglia di un gioco ancora in alfa?

Superata la scena iniziale si prende il controllo del nostro alter ego, non c’è un vero e proprio tutorial a oggi ma risolta tutto sommato intuitivo, anche se incredibilmente goffo, muovere il proprio personaggio e iniziare l’avventura. Possiamo fare affidamento sul classico auto attack e una barra di comandi pronta per ospitare le nostre abilità di combattimento, e tanto basta per destreggiarsi nei primi combattimenti ma raccogliendo membri del party le cose diventano assai più ostiche, probabilmente troppo, considerato che pur potendo contare su una squadra di quattro elementi e scegliere spigliatamente quando passare dall’una all’altro, anche mediante la sempre benvenuta pausa tattica, l’AI dei compagni sia deficitaria a voler essere gentili. Il team si mette in posizione e attacca indiscriminatamente chicchessia, incurante dello stato di salute proprio e dei suoi compagni, rendendo facilissimo ai mob avversari il compito di falciare il nostro party in meno di un minuto. Chiude il prologo una boss fight vagamente interessante nel concept ma dimenticabile nell’esito pratico, un po’ come tutto quello che a oggi il gioco ha da offrire, a essere brutalmente onesti.

A chi consigl- NO

Immagino che il paragrafo precedente possa risultare frettoloso e approssimativo, in parte lo è, MA sono convinto che non sia necessario entrare più nel dettaglio, se avete mai giocato titoli simili sapete bene come siano ripartite abilità e tipologie di classi, qui più classiche che mai dal Tank al DPS, se non li avete mai giocati, beh, non iniziate da questo titolo, non oggi perlomeno. La verità è che questo articolo voleva evitare di essere un’anteprima o recensione per essere il meno cattivo possibile, e non credo sia completamente riuscito nell’intento, lo ammetto, però ecco una chiusura in grado di bilanciare tutte ciò che di aspro è stato scritto prima, in uno slancio di “cerchio-bottismo” che tanto piace alla critica attuale:

A oggi, The Waylanders risulta un titolo davvero troppo indietro per essere apprezzato dalla maggior parte dei giocatori, ma anche da quel pubblico smaliziato e irriverente che ama giocare il classico mattone polacco minimalista di sviluppatore morto suicida giovanissimo (sì lo so che non si possono tirare in mezzo i polacchi in ‘sto periodo ma la citazione è così), purtroppo. Se non mi credete, o credete sia esagerato, vi invito ad acquistare comunque il gioco e stare sotto le due ore per poi, nel caso, servirsi dell’egida del refund di Steam in caso non fosse di vostro gradimento. Perché il potenziale ci sarebbe ed è possibile – non probabile, ma possibile sì, dai – che nel corso del tempo (anni o lustri che siano) il team spagnolo riesca a farsi carico dell’incredibile mole di lavoro che ha davanti e dell’impegnativa sfida che hanno voluto intraprendere. Concentrandosi sui fronti a oggi carenti (gameplay, animazioni, texture, modelli dei personaggi, AI amica e scrittura) potrebbe nascere una piccola perla degna dei titoli a cui aspira, sarebbe una vera sorpresa in quel caso, ma perché privarsi del lusso di sognare?

Ah sì, ci sarebbe pure la questione del team di sviluppo che PARE abbia creato recensioni positive con account creati ad hoc per aumentare il “punteggio” del titolo ma siccome non ci sono prove effettive, anche se in realtà PARE ci siano, di questo gesto, daremo per assunto che non sia mai avvenuto. E anche così fosse, è un piccolo errore di gioventù produttiva suvvia, siamo abituati a ben di peggio.

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