Brigandine Abyss è l’ultimo titolo del franchise Brigandine, apparso per la prima volta su PlayStation nel 1998 con The Legend of Forsena e poi con il più recente sequel The Legend of Runersia del 2020. Abyss è la terza iterazione dunque, stavolta affidato ad Adlglobe.
Provato su PlayStation 5
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La magica Brigandine
I giochi strategici stanno tornando sulla cresta dell’onda e manca davvero poco all’uscita dell’attesissimo Fire Emblem: Fortune’s Weave su Nintendo Switch 2. Nell’attesa del mastodontico tattico generazionale della grande N, però, perché non dedicarsi un po’ a qualcosa di più di nicchia come Brigandine Abyss? Il fatto che questa serie abbia già due capitoli all’attivo non deve frenare gli ultimi arrivati perché Abyss, in fondo, è una nuova direzione che tenta di raggiungere una base di giocatori che non necessariamente si interseca con quella dei fan di vecchia data. Basti vedere innanzitutto la presentazione in stile anime che cozza inevitabilmente con quello che è stato lo stile del franchise fino a qualche anno fa. Che sia un male o un bene lo lascerei decidere ai giocatori: non tutti amano questa rappresentazione ma è innegabile che sia lo stile che attira di più nel segmento gaming.
La produzione di Abyss è stata assegnata a Adlglobe, una software house rinomata e conosciuta già per prodotti come Ender Lilies ed Ender Magnolia, che si trova qui ad affrontare però un genere completamente differente: un tattico/gestionale su griglia esagonale, non esattamente il più semplice da bilanciare.
L’ambientazione ci vede nel continente di Meltitea, sconvolto dal colpo di stato dell’impero di Abyssloa ai danni del regno di Solginat. Il villain, Chaossolus, si impadronisce della leggendaria armatura Brigandine e si prepara all’invasione dell’intero continente: spetta al giocatore scegliere una tra sei fazioni differenti e fermare l’avanzata del male. Ogni fazione ha personaggi e storia unici, quindi possiamo dire con certezza che il livello di rigiocabilità del titolo è elevato. Le fazioni sono sufficientemente differenziate e ognuno dei protagonisti ha una storia interessante che vale la pena perseguire sebbene per la run specifica in questo caso ho scelto “Scarlet Will” con la protagonista Garnet, divenuta capo di una banda di mercenari in seguito alla morte del padre dopo l’invasione di Chaossolus.
Non mancano proposte più bizzarre, come gli scienziati chimerici di Pandemyuon o i domatori di draghi di Gran Dragnica, quindi non parliamo di semplici color-swap ma veri e propri design e motivi differenti per entrare in battaglia. Al netto di queste caratteristiche, però, la formula narrativa ha problemi strutturali legati alle battaglie evento, quelle fondamentali che portano avanti la trama, che si rivelano scollate dall’avanzamento e cattura dei territori.
Più gestionale che tattico
Il gioco è organizzato in stagioni e ognuna di queste è divisa in due fasi: quella organizzativa e quella d’attacco. Nella prima si gestiscono i territori conquistati che possono essere migliorati spendendo risorse, reclutando combattenti e mostri che entrano a far parte delle proprie truppe, bloccandoli in quest o allenamenti per farli salire di livello o spostandoli sulla mappa verso altri accampamenti. La fase d’attacco, vede l’assalto ai territori adiacenti o, eventualmente, la difesa dagli attacchi degli avversari. Ogni assalto si svolge in una mappa dove si combatte attivamente su griglia esagonale: si scelgono tre eroi con rispettive squadre di mostri e si parte da luoghi prestabiliti. Non c’è la possibilità di scegliere il luogo esatto per il posizionamento iniziale quindi l’aspetto strategico non è esattamente profondo e anche i nemici non muovono un muscolo finché non si entra nel loro raggio d’azione. Un approccio, questo, che ricorda più gestionali d’altri tempi (come magari Nobunaga’s Ambition o anche Hero’s of Might and Magic) che non uno strategico puro come Fire Emblem o magari Langrisser.

Rispetto ad altri Brigandine, però, qui è stata aggiunta un po’ di verticalità alle mappe, con l’attraversamento di determinati territori reso più agile ad alcune truppe (per esempio quelle volanti riusciranno a muoversi con maggior velocità attraverso foreste e monti, mentre quelle acquatiche avranno bonus di movimento in fiumi e torrenti).
Sul campo ogni leader può portare fino a sei mostri, con un punteggio di comando che cresce insieme al suo livello. I mostri sono controllabili indipendentemente, con abilità di cura, attacco, buff e debuff, sono pertanto degli ottimi minion di supporto su cui però sarebbe errato puntare troppo in maniera assoluta. La loro utilità migliore è nel sistema chiamato “Rally”, vero punto di forza della strategia in questo caso. Con tale comando, il leader può richiamare un mostro, togliendolo dal campo, e ottenendo un bonus passivo che ne migliora le statistiche. Se consideriamo poi che la sconfitta di un leader (sia proprio, sia avversario) manderà in rotta anche tutti i mostri a esso assegnati, l’uso del Rally per impedire la caduta prematura del mostro è una valida tattica di sopravvivenza che può ribaltare le sorti della battaglia. Nel gioco non c’è però un sistema di permadeath vero e proprio che spinga a ponderare bene queste decisioni: i leader fuggono se sconfitti ma non muoiono e i mostri invece possono essere resuscitati nella fase organizzativa.
Storia e Missioni
La modalità Storia è quello che ci si aspetterebbe: la campagna da affrontare per vedere l’evoluzione della sorte dei propri personaggi preferiti. Nella sua ripetitività e i pochi colpi di coda di cui è dotata diventa ben presto stancante e a meno che il gameplay non vi piaccia davvero tanto, difficilmente ripeterete l’esperienza con tutte e 6 le fazioni. Perfino avendo amato Fire Emblem Three Houses ho portato a termine solo due delle svariate route che il gioco offriva e in quel caso parliamo di un capolavoro quasi perfetto, cosa che non si può dire di Brigandine Abyss.

La modalità Missioni è invece un’aggiunta che onestamente non mi aspettavo di trovare ma che invece può offrire degli spunti per allungare il gioco senza tediare troppo. In questa modalità si potranno scegliere tra tutte le fazioni del continente (che sono ben 24) e ognuna di esse ha delle modalità di vittoria specifiche, liberi però dalle costrizioni di trama e i vincoli narrativi imposti dalla storia. Due approcci diversi allo stesso gioco che possono quindi soddisfare due tipi di palati: quelli che vogliono un fil rouge narrativo e quelli che invece amano semplicemente sfida, complessità e l’aspetto gestionale/strategico del prodotto.
Al netto di quanto discusso, Abyss resta comunque il miglior Brigandine sia per quanto riguarda accessibilità sia per quanto concerne nuove idee e approcci. Peccato che però questo non sia sufficiente a renderlo uno dei migliori tattici che esista ma solo un’esperienza nella media che non tutti avranno tempo e pazienza di esplorare a dovere.
A chi lo consigliamo?
Brigandine Abyss: Sicuramente i fan del franchise si ritroveranno un po' spaesati inizialmente per il cambio di stile ma, eventualmente, riusciranno a entrare nel ritmo di gioco e digerire questa nuova direzione. Chi vuole acquistare Brigandine Abyss perché magari attirato dalla componente strategica deve comunque andarci con un po' di cautela. Non ci troviamo di fronte a un capolavoro del genere e anche le intuizioni migliori che il prodotto ha, sono poi controbilanciate da una sovrastruttura ripetitiva. Le cutscene sono gradevoli ma anche la storia dopo un incipit guerresco interessante finisce per degradare rapidamente in termini di soluzioni narrative. Un'occasione sprecata dal momento che Abyss poteva essere l'ariete che avrebbe rilanciato la serie. – 7gatsu





