Touki Denshou Angel Eyes è un picchiaduro di Tecmo, pubblicato prima nelle sale arcade giapponesi nel 1996 e poi su console a 32-bit (ovvero la prima PlayStation) nel dicembre dell’anno successivo. La versione arcade era già giunta su console moderne con l’edizione Arcade Archives di Hamster ma stavolta ci ritroviamo a recensire l’edizione Console Archives, port invece della già citata conversione per console casalinga.
Provato su PlayStation 5
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Cast tutto al femminile
Tecmo è meglio conosciuta per i suoi picchiaduro appartenenti alla serie Dead or Alive e molti ritenevano addirittura che fosse l’unica avventura nel genere da parte di questa software house. Non possiamo dare torto ai più se consideriamo che Angel Eyes non ha mai lasciato il suolo nipponico e che, a oggi, è più una curiosità da appassionati che non un gioco imperdibile. Tuttavia, Touki Denshou Angel Eyes esce misteriosamente per le sale arcade a giugno 1996, precedendo di qualche mese il primo Dead or Alive del compianto Itagaki: dettaglio che fa quindi presupporre uno sviluppo parallelo. Eppure, questo gioco non ha nulla a che vedere con Dead or Alive perché si inserisce nel filone storico (e all’epoca morente) dei picchiaduro 2D, pur distanziandosi allo stesso tempo. Ma cosa voglio dire di preciso? Tecmo, a fare una roba standard, non ci stava per niente e quindi decise di sbizzarrirsi con questo titolo.
Una prima decisione è il cast tutto al femminile: per la prima volta un piacchiaduro era composto solo da lottatrici donna; inoltre per creare un po’ di brio e diversità si optò per realizzare la metà del cast con sprite tradizionali in 2D, mentre l’altra metà (o meglio, tre personaggi) sarebbe stata realizzata con modelli 3D pre-renderizzati. Sì, decisamente bislacca come trovata e, a dirla tutta, anche un bel cazzotto nell’occhio: probabilmente non si ottenne l’effetto sperato e rimase un’idea fantastica solo sulla carta.

La versione arcade del gioco fu lanciata così e, poiché non è mai arrivata in occidente, possiamo supporre che non ebbe il successo sperato. Tuttavia il problema fu rapidamente spazzato sotto il tappeto con l’avvento di Dead or Alive che fortunatamente valse a Tecmo più di qualche elogio: un 1996 non completamente da buttare!
Un port d’eccezione per la serie Console Archives
Ma passiamo invece alla versione PlayStation, che ora mi trovo a recensire nella collana Console Archives di Hamster. Con questa uscita, Tecmo decise di tappare le falle dove possibile e incluse come personaggi sbloccabili le varianti 2D di quelli prerenderizzati, quindi i giocatori che volevano avere un cast visivamente omogeneo potevano finalmente lanciarsi sulla versione per PS1. Ma non fu l’unica introduzione per il port poiché furono aggiunte intro ed ending per i personaggi, con una modalità Storia (chiaramente tutta in giapponese) a corredo di quella classica arcade, in questo caso completamente doppiata.
Bastano questi elementi a salvare il picchiaduro? Sorprendentemente sì, ma non per le aggiunte del port (che sono comunque gradite e offrono un prodotto più completo rispetto alla versione arcade) ma perché il gameplay ha delle trovate interessanti e originali per il 1996. Sembra quasi un anime fighter ante-litteram, con combinazione di tasti per un dash volante e per una specie di roman cancel che rende invulnerabile il personaggio.
A questo si aggiunge chiaramente qualche ingenuità di concezione (almeno secondo gli standard attuali…), come lo scaling dei danni che se nella maggior parte dei picchiaduro moderni è inversamente proporzionale alla durata della combo, qui è direttamente proporzionale alla stessa. In soldoni: più è lunga la combo e più danni si fanno, premiando quindi un approccio violentemente aggressivo.

La versione Console Archives è senz’altro quella definitiva da ottenere per i fan dei picchiaduro che vogliono recuperare questa curiosità d’altri tempi. Come già detto dispone di modalità arcade, la modalità storia (ribadisco, solo in giapponese), personaggi alternativi da sbloccare che aumentano il totale a 19 e persino una galleria CG con artwork e bozzetti.
L’esperienza per alcuni potrebbe essere troppo difficile, soprattutto il boss finale della modalità arcade che è ostico e crudele proprio come da tradizione, però trattandosi di una release Hamster arrivano in aiuto i comodissimi save state: la salvezza del gamer moderno!
Tralasciando per un attimo la questione del mix tra 2D e 3D pre-renderizzato che dà al gioco un aspetto disgiunto, Touki Denshou Angel Eyes mi ha davvero divertito e mi ci vedo tranquillamente a passarci altro tempo per sbloccare tutto ciò che il gioco ha da offrire, magari imparando anche qualche combo bestiale di alcuni dei personaggi che preferisco come la protagonista Raiya Mikazuchi, la ninja Kiriko o la motociclista Highway Star.
A chi lo consigliamo?
Console Archives Touki Denshou Angel Eyes: Assolutamente consigliato agli amanti dei picchiaduro, è una release davvero imperdibile e ricca di contenuti a un prezzo davvero digeribile. Va considerato che il titolo è comunque tutto in giapponese ma, trattandosi di un genere veloce e poco legato all’aspetto testuale, non dovrebbe rappresentare un limite per chi ama tirare cazzotti da solo o in compagnia. – 7gatsu





