Blood of Dawnwalker: la sanguinosa recensione

blood of dawnwalker copertina

I vampiri! Sono immortali, si bevono la gente, si trasformano in bestie e generalmente sono anche di bell’aspetto…tranne Nosferatu, lui resta brutto forte, specialmente coi baffi. Dai, tutti vogliamo un po’ essere vampiri, abbandonare l’idea di mortalità, vivere sempre di notte, lasciarsi andare a follie edonistiche e trattare gli esseri umani come le merde quali sono. Però va anche detto che i vampiri sono un po’ stronzi e a volte si meritano la proverbiale verga di frassino nel cuore, specialmente se sono come i cattivi di Blood of Dawnwalker, il debutto di Rebel Wolves uscito su PS5, Xbox Series X/S e PC il 2 settembre.

Come se la cava questo vampiresco cucciolo di Witcher? Bè, molto bene nella parte ruolistica, un po’ meno in quella dei combattimenti e delle meccaniche. Se avete voglia di scoprire cosa ne pensiamo, smettete di vedere i video della moto di Wolverine e affondate i canini nella recensione.

Provato su PlayStation 5

PS4
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Eh sì, i cosiddetti vrakhir sono ben lontani dai simpaticoni di What We Do in the Shadows e sono abbastanza spietati, ma hanno anche un certo amore per la burocrazia. Siamo nella fittizia Valle Sangora, nascosta tra i Carpazi. Siamo nel XIV secolo e c’è ovviamente la schifosa peste bubbonica che sta mietendo vittime. Il knyaz, ovvero il reggente Skender Dragosti, pensa bene di fare fuori tutti gli infetti, compresa la povera sorellina del protagonista Coen.

E, come avrete probabilmente visto nel trailer, il caro Dragosti viene fatto a pezzi dal nosferatu Brencis e dai suoi amichetti succhiasangue. E non sono mica i vampiri di What We Do in the Shadows o i merlettati succhiasangue di Intervista col vampiro. Questa è gente seria con la quale non si cazzeggia, capace di tramutare in poltiglia un uomo in mezzo secondo.

Brencis userà il proprio sangue per curare gli abitanti di Valle Sangora dalla peste nera e gli umani, curati da qualsiasi malattia e in salvo dalla peste grazie al sangue dei vrakhir, accolgono giustamente a braccia aperte i loro vampireschi salvatori, ma devono pagare un piccolo prezzo: nutrirli con il proprio sangue durante delle messe notturne.

Insomma, è un po’ il vecchio sogno bagnato di ogni vampiro: dominare gli esseri umani e usarli come bestiame. E per questo, il nostro eroe Coen e la sua povera famiglia passeranno dalla proverbiale padella alla proverbiale brace. Scampati alla tirannia di Skender Dragosti, si trovano ben presto a vivere in un nuovo terrore: ciao ciao peste bubbonica, benvenute deliziose messe nere con banchetti di sangue umano.

Dopo un ottimo prologo che mette in evidenza l’impotenza di Coen, della sua famiglia e degli altri zotici del suo paesello, Coen viene tramutato in vampiro da Brencis. Il nostro eroe diventa però un Dawnwalker (in italiano tradotto con Vesperale), una sorta di aberrazione. Coen, infatti, durante il giorno, invece di starsene con le braccia incrociate in una putrida bara, può andarsene in giro in forma umana.

La notte i suoi poteri da vampiro fioriscono, dandogli la possibilità di fare tutte quelle cose vampirose che da sempre fanno eccitare un po’ tutti, tipo diventare nebbia, bere sangue e tagliuzzare gente con gli artigli. Peccato però che la notte porti anche la sete di sangue, che il nostro Coen dovrà tenere a bada per evitare di bere quello dei suoi amici e parenti.

C’è anche un altro piccolo problema da risolvere: Brencis ha deciso di farsi incoronare principe di Valle Sangora e, per farlo, ha organizzato una festa a tema Slayer, con un sacco di sangue che sgorgherà dai corpi di alcuni sfortunati umani, tra i quali c’è anche tutta la famiglia di Coen.

Superato il prologo, si inizia davvero a giocare. La mappa di Valle Sangora si apre e ci vengono dati 30 giorni e 30 notti per poter salvare la stupida famiglia. È qui che avremo la libertà di trovare alleati svolgendo quest e side quest, cercare potenti armi e armature, potenziare i nostri poteri da vampiro e l’abilità con la spada oppure imparare nuove stregonerie.

Nulla vieta di ignorare le quest, potenziarci il più possibile dando sfogo alla nostra sete di sangue notturna, abbandonarci al totale vampirismo, fare fuori i tre seguaci di Brencis e poi andare al suo castello a staccargli la testa a morsi. La mappa di The Blood of Dawnwalker è contenuta, ma ben realizzata e con diverse attività da svolgere, come quest secondarie e combattimenti opzionali con orride creature.

Tuttavia, la meccanica del tempo non ci permette proprio di fare tutto ciò che vogliamo e dovremo avere fin da subito una certa consapevolezza delle nostre azioni. Questo perché il tempo, di giorno e di notte, scorre più velocemente a seconda di ciò che faremo, sia nelle missioni principali sia nelle side quest.

Oltre al classico aumento di livello, sbloccare nuove abilità richiede il sacrificio di una o più barre di tempo. È proprio il tempo a costringerci a scegliere cosa fare. Le varie quest possono svilupparsi nell’arco di più giorni e, a volte, potranno essere affrontate solo durante la notte o quando sorge il sole.

Inoltre, il vampirismo richiede un prezzo: le abilità da vrakhir si sbloccheranno solo bevendo sangue a oltranza e aumentando la corruzione, cosa che potrebbe dare risultati inaspettati alla resa dei conti. Se durante la notte non ci nutriremo di sangue, nei dialoghi con gli NPC Coen potrebbe cedere alla sete e attaccarli. E non parlo dell’NPC senza nome di turno: parlo anche dei comprimari!

In termini di scrittura, il primo titolo di Rebel Wolves si rivela molto buono. I comprimari protagonisti delle varie quest sono tutti interessanti e ben realizzati. Lo stesso Coen ha una buona caratterizzazione: è un giovane inesperto che porta sulle spalle una missione più grande di lui, ma ha anche alle spalle l’esperienza di una vita dura. Poi c’è la sua nuova natura da vrakhir e la scoperta dell’immensità dei suoi poteri. Sta a noi decidere se assecondare la sete di sangue o combatterla.

Le stesse missioni si sviluppano in modo articolato, partendo da una semplice premessa per poi complicarsi in modo del tutto inaspettato. Le ramificazioni dei dialoghi di Coen sono forse un filo troppo semplici e si sente la mancanza di un sistema di persuasione o, quantomeno, di una statistica dedicata.

Ogni tanto la scrittura fa fatica a resistere all’odiato quip marvelliano o alla battuta forzatamente simpatica, che a volte funziona e a volte no, passando a un linguaggio che forse poco si adatta al periodo storico scelto.

Tuttavia, la tensione in alcuni casi sarà altissima, perché dovremo scegliere l’opzione giusta o ricordarci un determinato dettaglio per completare alcune quest nel migliore dei modi.

Eh sì, in The Blood of Dawnwalker le cose possono andare molto male se giocheremo senza prestare attenzione ad alcuni dettagli o se faremo le scelte sbagliate in diverse situazioni.

In alcuni casi dovremo investigare e seguire le solite tracce, un espediente che effettivamente ormai ha un po’ stufato, ma che regge grazie alla buona scrittura. Ogni tanto dovremo anche usare un po’ di sana necromanzia per parlare coi morti, un po’ come la cara zia Yennefer.

Fuori dalla parte ruolistica fatta di scelte, quest e dialoghi, il gameplay di The Blood of Dawnwalker si concentra molto sul combattimento.

Il sistema si basa fondamentalmente su colpi e parry direzionali, ricordando quello dei due Kingdom Come, ma puntando più sulla spettacolarità che sul realismo. La difficoltà scalabile permette di togliere gli indicatori dei colpi o rendere i nemici più letali.

Nelle prime fasi di gioco saremo delle schiappe totali, vestiti di stracci e armati di una spada arrugginita, senza alcun potere. Tuttavia, potenziando Coen si arriverà a diventare assolutamente devastanti, rendendo la sfida quasi triviale. La varietà di nemici è buona, ma in generale non ci sono particolari strategie da adottare, oltre a effettuare parry, schivare, colpire e usare le abilità speciali.

Queste si dividono tra scherma, stregoneria e vampirismo. La scherma sarà sempre disponibile, mentre la stregoneria si potrà usare solo di giorno e, come potrete immaginare, i poteri da vrakhir si risveglieranno con il calare delle tenebre.

Inutile dire che i poteri da vrakhir sono assolutamente sbilanciati, con Coen che potrà bere il sangue degli avversari per ricaricare l’energia, far letteralmente esplodere i nemici, rallentare il tempo e altre cosucce simpatiche.

La notte avremo a disposizione anche gli orridi artigli che, se potenziati, diventeranno più letali di qualsiasi spada, tra colpi critici e debuff. Non manca la possibilità di trovare equipaggiamento di varia rarità, craftare e usare particolari pozioni per ottenere dei buff e costruire build diurne e notturne.

Peccato però che le build servano a poco, perché i limiti evidenti del combat system e la forse eccessiva ripetizione di incontri con le stesse tipologie di nemici rendono questa parte del gioco la più debole.

Tuttavia, gli scontri risultano comunque spettacolari grazie a ottime animazioni, a un buon impatto dei colpi e al gusto di smembrare qualsiasi cosa si pari davanti al nostro cammino, che sia un povero lupo o un soldato di Brencis.

Insomma, sfidare una mandria di cinghiali durante la notte, bere il loro sangue e usare il potere dell’esplosione mentre grugniscono è assolutamente esilarante.

Durante la notte potremo usare un sistema di traversal, ovvero la classica tramutazione in nebbia, per arrampicarci su tetti, mura e altro. Ora, la meccanica manca di fluidità e a volte passare da un muro all’altro o semplicemente girare un angolo risulta complesso quanto parcheggiare un camion in Snowrunner. Peccato che non ci sia un vero e proprio sistema stealth, che avrebbe giovato tantissimo al gioco e sarebbe stato, tra l’altro, assolutamente in linea con la natura notturna del vampiro.

La stessa intelligenza artificiale non lo contempla: potremo bere o uccidere un NPC in città durante la notte e fuggire tra i tetti; le guardie passeranno vicino al corpo della vittima ignorandolo.

A livello tecnico, Rebel Wolves ha fatto un ottimo lavoro: la mappa di Valle Sangora risulta molto variegata tra foreste, montagne e piccoli paesi, mentre Svartrau è una città convincente, con il suo castello e la cattedrale.

Le espressioni dei personaggi, le animazioni e la regia delle cutscene ricordano un po’ quelle di The Witcher, ma d’altronde il team è composto da ex sviluppatori di CD Projekt.

È stato fatto anche un buon lavoro sui dettagli delle armature e delle armi, con un design generale che affonda i canini nel realismo storico, ma restituisce un buon impatto anche quando si tratta di tirare fuori creature del folklore rumeno e dell’Europa orientale.

La colonna sonora è di ottimo livello; d’altronde, nel team figurano anche alcuni compositori che hanno lavorato a The Witcher 3. Aspettatevi quindi atmosfere sinistre e sviolinate tenebrose mentre attraversate le foreste di Valle Sangora sotto forma di lupo.

Provando il titolo su PS5, le prestazioni non sono proprio convincenti: colpa dell’UE5, che purtroppo è sempre un engine peperino. La modalità Prestazioni permette di giocare a 60 fps, ma impoverisce grafica e risoluzione, mentre con quella Bilanciata si arriva a 40 fps senza sacrificare troppo.

Personalmente, dato che il gioco non richiede particolare abilità negli scontri, ho optato per la modalità Qualità, abbandonandomi al dolore dei 30 fps per godere di una migliore illuminazione e del 4K dinamico.

The Blood of Dawnwalker: Di vampiri siamo un po’ a secco nel gaming e, se cercate un ottimo RPG a tema dai tempi del sottovalutato Vampyr, allora non potete farvi scappare The Blood of Dawnwalker. Diamine, non potete farvelo scappare se amate gli RPG, in ogni caso, perché si tratta di un titolo avvincente, ben scritto e capace di regalarvi storie e personaggi interessanti. La meccanica del tempo, la scelta di quali quest affrontare e la mappa contenuta invitano a più playthrough, per vedere effettivamente tutto ciò che il gioco ha da offrire. Peccato per l’assenza di un sistema stealth e per un combat system che purtroppo, dopo le prime fasi di gioco, inizia a mostrare i suoi limiti. In generale, si tratta di un ottimo debutto per Rebel Wolves, che ci regala un gioco fatto col cuore, un cuore pulsante di sangue tutto da bere. heavysam

8.5
von 10
2026-09-16T15:37:28+02:00

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