Questo sarà un forte pezzo d’opinione, scritto dal vostro “amatissimo” e rispettabilismo collezionista di quartiere. Nintendo ha lanciato un nuovo trend, non necessariamente positivo, con l’avvento di Nintendo Switch 2 e in questo caso sto parlando delle chiacchieratissime “Game Key Card”, anche chiamate in italiano come “schede con chiave di gioco”.
Andremo a vedere insieme cosa sono nello specifico e per quale motivo potrebbero rappresentare un ulteriore passo verso il declino totale del formato “fisico”, spingendo le compagnie di videogiochi e soprattutto i publisher a optare per il full digital, un futuro che onestamente spero non arrivi mai. E non me ne vogliate amanti della comodità del “tutto digitale”, perché questo può comunque coesistere con un mondo dove esistono ancora cartucce, manuali, edizioni da collezione, artbook, soundtrack e tutta quella bella paccottiglia che alcuni di noi amano e a cui proprio non vogliono rinunciare.
Game Key Card: cosa sono?
Nintendo Switch si è imposta negli ultimi sette anni come macchina prediletta per i collezionisti. Su X e Reddit è facile trovare post di persone che hanno centinaia se non migliaia di giochi per Switch in formato fisico, con quelle belle confezioni snelle di colore rosso che spiccano che è una bellezza sui ripiani dei mobili di casa. Sebbene alcuni giochi di terze parti fossero chiaramente inferiori su Switch, spesso ho optato per l’acquisto di titoli su questa console, per mandare un chiaro messaggio di apprezzamento.
Ciò è stato possibile grazie anche alla vasta scelta che Nintendo ha dato ai publisher, che potevano optare per schede di gioco da vari tagli di memoria, consentendo anche a piccoli editori e sviluppatori indie di portare il proprio titolo in formato fisico sulla console, senza dover andare in perdita e chiudere i battenti dopo una sola release. La situazione, però, sembra essere ben diversa con Nintendo Switch 2, che ha introdotto sì le nuove cartucce di colore rosso, più capienti e performanti, ma anche le “Game Key Card”. Queste ultime appaiono proprio come delle schede di gioco classiche ma, in realtà, non hanno i dati di gioco al loro interno e fungono solo da “chiave di sblocco” per scaricare il gioco da eShop e poterci giocare sulla propria console.

Potrebbero sembrare dei classici “code in the box” ma in realtà le Game Key Card sono state promosse come “vantaggiose” perché se la si possiede, si può scaricare il gioco da Internet su tutte le console che si desidera e giocarci anche offline (a patto che la scheda sia inserita nella console). Ciò consente alle Game Key Card di essere reintrodotte anche nel ciclo dell’usato, poiché chiunque possieda la cartuccia ha, di fatto, il diritto a scaricare e giocare il titolo. Meglio di un codice download? Sì. Meglio di una cartuccia con l’intero gioco al suo interno? Assolutamente no. Non solo occupa lo slot della cartuccia, ma occupa anche spazio di memoria interno sulla console: una doppia fregatura! Ma non finisce qui.
Perché è un trend negativo?
Vedete, il problema che molti non si pongono è nella prospettiva futura e nella salvaguardia e accessibilità di una propria collezione anche tra quattro decadi. Lo sappiamo tutti che siamo ignobili mortali soggetti allo scorrere del tempo e che, chiaramente, passeremo a miglior vita presto o tardi, ma è un buon motivo per accettare passivamente di non “possedere” praticamente nulla?
Una Game Key Card vi dà accesso OGGI al gioco in questione, ma cosa accadrebbe se tra dieci anni, per esempio, Nintendo decidesse di chiudere eShop per passare a un nuovo modello di vendita online, impedendo quindi a chi ha una collezione fatta di Game Key Card (regolarmente pagate a prezzo pieno, se non MAGGIORATO, come vedremo in seguito) di accedere ai propri titoli? Sarebbe senz’altro una birichinata di prim’ordine, no? Anche qualora vogliate rivendere una collezione di questo tipo, chi l’acquisterebbe sapendo che si tratta di schede di gioco praticamente inutilizzabili? Tutto ciò, invece, non sarebbe possibile se l’intero gioco fosse all’interno della cartuccia e non necessitasse di alcun tipo di download aggiuntivo. Guarda caso, un po’ come avviene con la maggior parte dei giochi per la prima Switch.
Il trend è negativo perché il consumatore, spesso, non si interroga su problemi di questo tipo e acquista senza troppa cognizione del prodotto per cui sta pagando fior di quattrini, invalidando completamente le preoccupazioni di chi ancora tiene in vita il mercato fisico: i collezionisti. E non prendetela male se siete tra i primi, il mio è solo un tentativo di spiegare il problema che molti di noi hanno con questa mossa di Nintendo. Che poi, possiamo dare la colpa esclusivamente alla casa di Kyoto? In realtà le cose sono ben più complesse di così, perché le nuove cartucce per Switch 2 arrivano a ben 64 GB di spazio di memoria e la versione per Switch 2 di Cyberpunk 2077 è stata INTERAMENTE inserita nella cartuccia, rendendo il gioco sempre accessibile: una scelta eccellente da parte di CD Projekt Red.
Il problema potrebbe essere nella mancanza di tagli ridotti delle suddette cartucce. Voci di corridoio non confermate parlano di Nintendo che ha ridotto la scelta per i publisher, che dovrebbero quindi optare o per le cartucce più costose o per quelle definite Key Card, dal costo potenzialmente effimero (e con margini di guadagno maggiori per i publisher). E secondo voi, i publisher QUALI cartucce hanno scelto? Nintendo dal canto suo ha confermato che userà sempre cartucce con il gioco completo all’interno, ma la stessa cosa non si può dire degli altri.
Capcom, per esempio, ha pubblicato Street Fighter 6 su Switch 2 su una Game Key Card, stesso dicasi di Kunitsugami Path of the Goddess; Square Enix ha deciso di pubblicare Bravely Default Remaster su Game Key Card e SEGA ha lanciato Yakuza 0 Director’s Cut sullo stesso tipo di cartuccia. Il trend non si ferma qui, poiché recentemente Nippon Ichi Software ha aperto i preordini delle edizioni da collezione per Disgaea 7 e The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon nelle rispettive versioni Switch 2, udite udite, su Game Key Card. Praticamente, le uniche versioni comprate dai collezionisti ora includono schede che proprio i collezionisti rigettano violentemente. E non sorprende che, al momento della scrittura, lo stock di queste edizioni da collezione sia ancora al 100%. Si aggiunge l’insulto alla beffa, perché queste versioni costano persino 10€ in più rispetto alle collector per la classica Switch! In sostanza, si paga di più per avere di meno, un grande classico.

Per tornare al punto, il trend è negativo soprattutto per i collezionisti, perché rinunceranno ad acquistare i giochi su Game Key Card, mandando di fatto un segnale ai publisher che potrebbe essere frainteso come una mancanza di interesse per le versioni fisiche, cosa che spingerebbe l’acceleratore sul futuro “all digital”. Una trappola mortale dalla quale sarà davvero difficile uscire.
In conclusione
Poco importa se la mia filippica ha sortito l’effetto sperato, ovvero spingere a boicottare questo trend infame, l’importante in questo caso è che i consumatori abbiano piena coscienza di cosa stanno acquistando.

Se preferite le Game Key Card ai codici in una confezione e non vi interessa praticamente niente della preservazione o delle collezioni di videogiochi, allora potete comunque acquistarle e finanziare questa pratica. In caso contrario, però, è bene considerare attentamente ogni acquisto, verificando che sulla copertina della confezione non sia mai riportata la dicitura “Game Key Card” (come potete vedere qui in alto). Ricordo infine che esistono portali molto utili come DoesItPlay?, il cui staff testa i giochi su cartucce e disco per le varie console, sottolineando quali siano i titoli che non necessitano di alcun tipo di download aggiuntivo e che possono essere giocati anche senza scaricare alcunché da Internet. Un servizio molto gradito.
