Recensione Onimusha Way of the Sword: Mifune unchained

onimusha copertina

Onimusha ritorna sulla cresta dell’onda con Way of the Sword, nuovissimo capitolo del franchise dormiente di Capcom, disponibile dal 4 settembre 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series.

Provato su PlayStation 5

PS4
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Onimusha è una di quelle serie che, agli inizi degli anni 2000, faceva furore su PlayStation 2, tanto da meritarsi ben tre capitoli per la console di Sony. Capcom aveva trovato la quadra, sposando i tank control e la progressione puzzle di Resident Evil a un’atmosfera di stampo giappo-medievale aveva creato un nuovo franchise che infervorava le masse. Dopo tre capitoli, però, la serie è scivolata lentamente nel dimenticatoio, complice il periodo gramo vissuto dalla software house durante l’epoca PlayStation 3.

Ma lontani sono i tempi della mesta Capcom e non c’è mai stato momento migliore per rilanciare questa (e speriamo molte altre) saga. Onimusha Way of the Sword è un vero e proprio reset, una nuova direzione e un nuovo approccio, più in linea con i tempi che corrono ma senza infangare il proprio passato. Il nuovo protagonista è Musashi Miyamoto, proprio il leggendario spadaccino dell’era Sengoku, vincitore di ben 62 duelli e relatore del testo “Il libro dei cinque anelli”.

Sebbene il buon vecchio Musashi (quello vero) non abbia mai duellato contro demoni e mostruosità vomitate dagli abissi infernali, il destino della controparte fittizia è tutt’altro che roseo e sarà costretto a falciare decine, centinaia, migliaia di terribili Genma, orde di mostri spietati che vogliono conquistare il Giappone diffondendo la loro fetida genìa.

L’idea di Capcom di sfruttare le sembianze del famosissimo Toshiro Mifune per il proprio personaggio ha del necromantico: da un lato sfrutta l’immagine del grande attore di film come I sette samurai, Ran e Yojimbo, dall’altro lo fa a ben 30 anni dalla morte dell’attore. Chiaramente il tutto è stato relizzato nel rispetto dell’immagine di Mifune e con il beneplacito della famiglia che ha avuto anche un ruolo nel processo creativo delle espressioni, quindi un plauso al team intero che ha gestito con coscienza la situazione. Tuttavia, la somiglianza è così tanta da lasciare spesso di stucco: nemmeno la morte riesce a fermare la macchina dell’intrattenimento.

Al di là della sensazione personale, essendo grande fan di Mifune di vecchia data, debbo anche dire che la fisiognomica dell’attore è perfetta per il personaggio (e non a caso lo aveva già interpretato nella trilogia “Samurai” degli anni ‘50): tra facce comiche e budella sanguinolente, il nuovo Onimusha si muove in bilico tra il B-movie horror e la commedia di genere, riuscendo nel restare in equilibrio in questo delicatissimo spazio.

Salto a piè pari la descrizione della storia perché da un lato non voglio tediarvi con troppe spiegazioni e dall’altro non voglio nemmeno fare spoiler di vicende che è bene affrontare e scoprire da soli. Vi basti sapere che Musashi entra in possesso di un guanto Oni e da quel momento acquisisce il potere di assorbire anime e falciare i Genma, solitamente duri come il carapace di una testuggine da 250 kg.

Il gameplay, rispetto al classico Onimusha, è stato per forza di cose rivisto e portato al passo con i tempi. Non voglio fare sempre la solita, classica, comparazione con gli action soulslike però l’ispirazione c’è e quindi niente da fare: ve la beccate e basta. Per sconfiggere i nemici bisogna svuotare la loro barra di energia e quella di vitalità. Esaurita la prima si può sferrare un colpo critico (nel caso dei boss è anche possibile scegliere una parte del corpo specifica da prendere di mira per fare più danni o ricevere più sfere anima).

Gli attacchi sono di tipo normale e pesante mentre la difesa coinvolge numerose tecniche di approccio: avrete la classica schivata e parata ed entrambe possono essere perfette se eseguite con il giusto tempismo; a queste si aggiungono poi l’Issen, ovvero il contrattacco perfetto (bisogna attaccare poco prima di essere colpiti, con una finestra molto più ristretta rispetto a parata e schivata) e anche la deviazione, premendo un tasto mentre siete in parata con il giusto tempismo.

Una moltitudine di approcci non intercambiabili: ciò significa che li userete tutti ma in situazioni differenti: ci sono per esempio attacchi a cui non potrete rispondere con l’Issen, altri che potrete solo schivare e altri ancora che dovrete necessariamente deflettere.

Sebbene il gameplay sia “grounded” rispetto a Sekiro, dove era invece possibile saltare, non viene percepito come una limitazione ma una scelta deliberata per dare un approccio marziale e tutto sommato verosimile al combattimento. Sia ben chiaro, questo non significa che non ci saranno acrobazie spettacolari ma queste sono relegate in via quasi esclusiva alle finisher.

Way of the Sword non è solo azione ma propone anche un minimo di esplorazione. L’hub principale che pian piano si ingrandisce con il progredire della storia è la città di Kyoto, da dove Musashi insieme ai suoi alleati si muoverà verso direzioni storiche come il Kiyomizu-dera e alcune totalmente inventate ma suggestive, come misteriosi laboratori sotterranei (dove l’ho già sentita questa…). Ci saranno zone della città da liberare dalle influenze demoniache, tesori da raccogliere e oggetti da collezionare per migliorare le proprie abilità. Tutte attività di contorno che però sono funzionali al potenziamento del personaggio, con qualche side quest decisamente interessante ma, soprattutto, in quantità sostenibile.

Visivamente gli ambienti sono convincenti e la qualità degli asset è innegabile ma più volte ho avuto sensazioni di deja-vu che mi hanno ricordato Rise of the Ronin. Il gioco non ha nulla a che vedere con il titolo Koei Tecmo, però qualche sezione si è rivelata stilisticamente ispirata al netto di un periodo storico sovrapponibile.

Gran parte del giocato su PlayStation 5 è stato realizzato con modalità Performance e VRR: l’esperienza è fluida e non inficia in alcun modo sull’esperienza finale, segno di buona ottimizzazione e lavoro di fino con il RE Engine, spesso criticato in produzioni recenti come Monster Hunter Wilds e Dragon’s Dogma 2.

Onimusha Way of the Sword apre a un futuro brillante per la serie, dove si potranno migliorare idee e implementare nuove soluzioni, allontanandosi in ultima battuta da ciò che era il gioco originale ma facendolo in modo da catturare nuovi e vecchi fan con una struttura di qualità.

Una critica da fare è nella classica scelta di non inserire la difficoltà massima come immediatamente selezionabile dal menu di gioco. Questa deve essere sbloccata dopo aver completato il gioco almeno una volta ma, in un gioco che dura già di base circa 20/25 ore, la motivazione per una nuova run può calare drasticamente dopo aver raggiunto i crediti. Pur considerato ciò, val bene ricordare che la difficoltà Normal vi terrà sicuramente incollati al pad, soprattutto durante gli impegnativi scontri con i boss che sicuramente necessiteranno più di qualche tentativo per essere abbattuti.

Proprio a proposito dei boss va anche chiarito che il riciclo è stato un po’ massiccio, con la ripresentazione di stessi mini boss e boss non solo nei contenuti opzionali ma anche nella stessa progressione di storia. Sebbene il gameplay soddisfacente faccia il suo lavoro, facendo digerire anche queste ripetizioni, è un fattore che alla lunga può stancare. Una durata più compatta, in linea con quanto visto in Pragmata, avrebbe potenzialmente ridotto questo fattore e reso l’esperienza più memorabile.

Onimusha Way of the Sword: Non è necessario aver giocato gli altri episodi del franchise per godersi questo Way of the Sword. Capcom è riuscita a costruire la base fondante della nuova direzione di Onimusha, integrandolo in un contesto cinematico, tipico delle più recenti esperienze single player, ma senza sacrificare all’altare della spettacolarità il gameplay. Onimusha è un perfetto punto d’entrata per tutti gli amanti dei samurai, degli action ponderati e, chiaramente, di Toshiro Mifune. 7gatsu

8.5
von 10
2026-09-08T12:21:26+02:00

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