Recensione Kusan: City of Wolves – un Hotline Miami tra il furry e il cyberpunk

kusan copertina

Ok, non perdiamo troppo tempo: ci sono animali antropomorfi in un mondo tra il cyberpunk e l’hard boiled, ci sono le mazzate, il sangue e la tristezza. Ecco la recensione di Kusan: City of Wolves, sviluppato dai sud coreani CIRCLEfromDOT e pubblicato da PQube su PC, Playstation 5, Nintendo Switch, Xbox Series X/S.

Provato su PC

PS4switch
single playereconomico budget

Purtroppo è impossibile non partire subito il paragone: la visuale dall’alto, la morte con un solo colpo per nemici e giocatore, il ritmo frenetico, il sangue e una storia triste. Ora, se vi piacciono i furry e Hotline Miami siamo a cavallo, un cavallo antropomorfo muscoloso, sudato e ammiccante che probabilmente vorrete sedurre.

E attenzione, la recensione la scrive un vecchio fan di Blacksad, una graphic novel dalla quale è stato tratto anche un buon videogioco. Poi ho finito Bubsy da piccolo, ho visto tutte le puntate delle Tartarughe Ninja e la serie coi topi motociclisti… qualche anno fa mi sono pure sparato tutta la prima stagione di Beastars e penso che tutto questo basti a qualificarmi quantomeno come un simpatizzante dei “furry”.

Quindi non sto giudicando, il vostro amore per avvenenti bestie umane formose e muscolose va rispettato, così come la vostra voglia di vestirvi da cani ed essere trattati da tali da un padrone o una padrona con completino in latex. Ma poi, videogiochi e furry vanno a braccetto da un’eternità, Kusan: City of Wolves è una goccia nell’oceano. Meglio ancora, è una goccia di sangue e interiora di bestie umane morte.

Il protagonista della storia, un bel panterone di nome Jin ha una personalità costruita da tutti i cliché tipici del cyberpunk e del noir: è un veterano duro, ma dal cuore tenero che vive in un mini-appartamento, soffre di PTSD, ed è ovviamente uno di quelli che quando li si incrocia non vanno fatti incazzare.

Vive in una città di merda, ma lui è ben equipaggiato per affrontarne i pericoli, in quanto ha un braccio bionico grazie al quale può spiaccicare come mosche al muro qualsiasi stronzo gli si pari davanti. Ha anche un cervo per amico che pare una fantasia erotica di qualche utente di DeviantArt e che gli fornirà potenziamenti per il suo braccio spaccatutto e gustose armi per compiere massacri.

Ora, se siete un minimo appassionati di cyberpunk, potete immaginare la storia di Kusan: City Of Wolves come un bambino lasciato libero davanti a un bel chiosco di caramelle incustodito con tanto di mestolone alla mano.

Prendi un po’ di Cyberpunk da strada con le gang, un po’ di esperimenti governativi per dare poteri psionici alla gente e una minaccia incombente stile Akira. C’è anche un detective della polizia fico, tipo un Doberman con gli occhiali da sole che è una sorta di amico-nemico.

Non possono mancare coniglie e capre con la quinta di reggiseno, perché che diamine, stiamo parlando di Furry fatto dagli amici coreani a cui del DEI e delle robe woke non gliene frega un cazzo, tanto lì se sei brutto o brutta e c’hai i soldi ti puoi far cambiare i connotati e andare a ballare il Gangnam Style.

Passando alla ciccia, il gameplay del gioco è fondamentalmente una sorta di Hotline Miami, purtroppo molto meno violento (nonostante la buona dose di sangue), ma con un paio di trovate interessanti. Il nostro Jin, invece di raccogliere e usare le armi dei nemici uccisi, avrà il suo arsenale che oltre ai cazzotti fotonici comprende anche un coltello da lancio, tre armi e vari potenziamenti che si potranno combinare in una schermata stile Tetris, un po’ come visto nei due Ghostrunner.

Lo scopo è alternare cazzotti, coltello e bocche da fuoco per fare piazza pulita di ogni stanza fino a completare lo scenario. Ogni uccisione si aggiunge alla barra combo con tanto di letterona finale che determina quanto facciamo schifo o quanto siamo fichi.

La ricompensa, oltre alla soddisfazione di raggiungere il massimo grado (una doppia S) è quella di ottenere (almeno così sembrano) bulloni da usare per sbloccare nuovi potenziamenti.

Come è facile immaginare, basta un colpo perché il povero Jin se ne vada al paradiso dei felini, affogando nel suo stesso sangue, ma questo vale anche per i nemici. Quindi, come la sua fonte di ispirazione, Kusan: City of Wolves prevede che il giocatore pianifichi attentamente le sue mosse e sappia di dover schiattare un bel po’ di volte prima di riuscire a superare un livello.

Il gioco, sebbene richieda un po’ di impegno, non si rivela particolarmente difficile. Una volta appreso come sfruttare le armi, si potrà fare piazza pulita di ogni scenario in pochi tentativi. I veterani dei titoli targati Dennaton Games avranno ancora meno difficoltà, in quanto il ritmo di gioco è molto simile.

E sebbene Kusan: City Of Wolves prova a scagliarci contro diverse tipologie di nemici, alla fine la tipologia più pericolosa verrà introdotta sin dai primi livelli di gioco, ovvero il coniglio\cerbiatto o quello che cavolo è armato di pistola o fucile, dotato di precisione chirurgica.

Il bilanciamento della difficoltà quindi se ne va un po’ alle cozze, perché sebbene nelle fasi più avanzate del gioco ci saranno diverse tipologie di cattivoni pelosi, in realtà la maggior parte di questi si limiteranno a caricarci a testa bassa, andando incontro a un bel pugno nelle gengive. E nessuno di questi sarà più minaccioso della sopraccitata bestia pistolera.

Il gioco si divide in diversi Capitoli composti da scenari, con alcune variazioni sul tema in termini di level design che in generale rimane abbastanza piatto. Ogni tanto il gioco si prende la libertà di proporre inseguimenti o combattimenti su strada con tanto di veicoli da evitare, oppure ci mette contro un Boss: si tratterebbe anche di una buona aggiunta alla formula, se non fosse che queste Boss Fight, non risultino particolarmente memorabili.

Passando alla parte tecnica, Kusan: City Of Wolves si presenta con una buona pixel art e cutscene stile Manwa non proprio ispiratissime, ma comunque curate.

Non aspettatevi i dettagli ultraviolenti di altri titoli del genere, Kusan: City Of Wolves su questo ci va un po’ col freno a mano tirato. I nemici moriranno in pozze di sangue, ma niente ossa rotte, smembramenti e altre cose brutte.

Per quanto riguarda gli scenari, bè aspettatevi tutta la roba cyberpunk tetra che si può mettere in un’opera simile, in una città dove ovviamente il sole non sorge mai ed è tutto un cazzo di neon, con i classici poveracci strafatti di droghe sintetiche con protesi di bassa qualità.

La colonna sonora purtroppo non riesce ad accompagnare l’azione. Ci si potrebbe aspettare qualcosa di più legato all’ambientazione, e invece ci si ritrova con strumentali rap che sembrano uscite da una brutta imitazione dei Jurassic 5.

Kusan City of Wolves: Vi piacciono le bestie antropomorfe e Hotline Miami? Allora non c’è altro da aggiungere, questo sarà il vostro ottovolante di emozioni divise tra la sensualità di ammiccanti cervi, duri panteroni e un po’ di sana violenza cyberpunk. Il titolo si lascia giocare, ma sebbene provi a cambiare un po’ le carte in tavola rispetto al materiale di ispirazione, non riesce comunque ad avere il guizzo, in un’esperienza che si porterà a termine e poi probabilmente si dimenticherà per passare ad altri indie. Tutto sommato ci troviamo di fronte a un buon lavoro da parte di CIRCLEfromDOT, una software house sicuramente promettente che potrebbe darci qualcosa di più in futuro. heavysam

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von 10
2026-08-17T12:32:03+02:00

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