Recensione EXSTETRA

exstetra copertina

Ci sono JRPG che riemergono dal passato perché sono diventati dei classici senza tempo, altri perché rappresentano una pagina importante della storia del videogioco. E poi ci sono titoli come EXSTETRA, che riemergono semplicemente perché qualcuno, a un certo punto, decide che è arrivato il momento di togliere la polvere a un gioco dimenticato.

Originariamente pubblicato in Giappone nel 2013 su Nintendo 3DS e PlayStation Vita, EXSTETRA non aveva mai superato i confini del mercato nipponico. La nuova versione rimasterizzata rappresenta quindi anche la sua prima occasione di confronto con il pubblico occidentale, grazie al suo lancio su Steam, mentre le versioni PlayStation 5, Nintendo Switch e Switch 2 sono previste successivamente.

Provato su PC e Steam Deck

PS4switch
single player

EXSTETRA appartiene a quella categoria di produzioni FuRyu che sembrano nate in un momento molto preciso del mercato giapponese, quel periodo degli anni ’10 quando le console portatili cercavano continuamente nuove combinazioni tra dungeon crawling, combattimento a turni, elementi sociali e una direzione artistica anime reminiscente di Persona.

Il gioco è stato sviluppato da Studio Saizensen (la serie Shining, Code of Princess, Umihawa Kawase…) mentre il character design porta le firme di Tony Taka e Katsumi Enami. Anche solo questi nomi aiutano a capire la direzione artistica di EXSTETRA, che chiaramente non vuole essere un RPG realistico né particolarmente serioso, ma un’avventura che fa della sua estetica e delle dinamiche relazionali tra i suoi protagonisti.

L’idea di partenza, almeno sulla carta, è ancora oggi anche curiosa. Il protagonista Ryouma è uno studente delle superiori (lo sappiamo, incredibile) che si ritrova in Amazia, una versione alternativa di Tokyo nata dalla fusione tra il mondo reale e una dimensione alternativa tutta fantasy. Il ragazzo soffre inizialmente di amnesia e scopre di essere il Prisma, una figura destinata a salvare i due mondi dalla distruzione. La Tokyo attuale viene così riproposta in una chiave talvolta fantasy, altre volte futuristica, e numerosi luoghi familiari come Shibuya, Akihabara, Shinjuku e Asakusa sono invasi dalla vegetazione e popolati da creature malefiche.

La gimmick in questione, che ai tempi fece parlare del gioco è la seguente: per risvegliare il potere latente nelle persone dotate del giusto potenziale per diventare Prisma Knight, Ryouma deve baciarle sulle labbra. L’idea è abbastanza strampalata da funzionare, sicuro almeno come gancio iniziale. Il problema è che EXSTETRA non riesce sempre a trasformare questa trovata in una struttura narrativa altrettanto interessante. Le relazioni con i personaggi sono importanti ai fini del gioco, ma raramente raggiungono una profondità interessante.

L’intero cast è ampiamento costituito da archetipi molto riconoscibili e il plot procede attraverso una struttura estremamente tradizionale: nuovo personaggio, nuovo dungeon, vai al boss, risveglio, conquista l’area, rinse and repeat. Ora, se EXSTETRA è invecchiato male, non è tanto perché possiede sistemi particolarmente complessi o troppo antiquati, ma è perché il grosso delle sue idee non viene sviluppato fino in fondo.

Il concetto più curioso del gioco, il bacio, viene trasformato in meccanica attraverso il sistema EXS. Ryouma è l’unico personaggio capace di assorbire questa energia sconfiggendo i nemici e può poi trasferirla ai Prisma Knight attraverso il bacio. Una volta “risvegliati”, i compagni possono utilizzare questa energia per eseguire le EXS Arts, tecniche particolarmente utili o devastanti.

Il combattimento è quindi un sistema a turni piuttosto classico, con un gruppo formato da quattro personaggi e una distinzione tra prima e seconda fila, un po’ com’era ai tempi d’oro di Final Fantasy. Allo stesso modo, il posizionamento non è un vezzo estetico e anzi influenza la gestione della squadra e permette di organizzare i personaggi in funzione delle loro caratteristiche. Quanto a tecniche e magie il tutto è piuttosto classico. Se l’affinità con i compagni può avere conseguenze sulle prestazioni della squadra, il problema è che, una volta compresa la logica di base di questo sistema, gli scontri diventano abbastanza semplici e quindi prevedibili.

Un elemento degno di menzione è l’Enchanting. Armi, armature e accessori possono essere modificati abbinandoci abilità e proprietà differenti, costruendo equipaggiamenti capaci di modificare le possibilità offensive e difensive del gruppo. È probabilmente l’elemento più interessante dell’intero sistema di personalizzazione, poiché introduce una componente di costruzione della build che il resto del gioco chiaramente non offre.

Purtroppo, anche qui il gioco si ferma prima di trasformare una buona idea in un sistema davvero profondo. Le possibilità di personalizzazione sono sufficienti per rendere più interessante la progressione, ma non abbastanza articolate da trasformare EXSTETRA in un RPG nel quale sperimentare continuamente nuove configurazioni. È più un piacevole strumento di ottimizzazione che una vera meccanica strategica.

Purtroppo, i dungeon rappresentano probabilmente l’aspetto meno riuscito. Amazia è un’ambientazione volendo anche interessante, ma il lavoro artistico di tokyogenso non riesce a dare un’identità riconoscibile a questa città deformata. L’esplorazione consiste essenzialmente nell’attraversare labirinti (che hanno comunque ben poco di labirintico), affrontare combattimenti, superare alcuni ostacoli ambientali, raccogliere materiali e raggiungere il boss.

È una struttura perfettamente funzionale per un JRPG di stampo tradizionale, soprattutto se visto attraverso la lente del panorama videoludico del 2013 e ancor di più se si tiene a mente che è nato come esperienza portatile. Il punto però è che, almeno ad oggi, risulta ridotto all’essenziale. La mancanza di varietà anche nei nemici si aggiunge a esacerbare un po’ quel senso di déjà-vu che permea il titolo. Se vogliamo puntualizzare, queste sono, almeno sulla carta, le stesse critiche esposte per il remaster di Crisis Core, ma questo non ha rovinato l’esperienza ai più.

Parliamo un attimo però del valore di questa nuova edizione: il fine documentaristico. Permette di recuperare un piccolo pezzo del JRPG portatile dell’epoca 3DS e Vita, in un periodo nel quale FuRyu sperimentava continuamente formule ibride e produzioni dai concept molto particolari. EXSTETRA è un prodotto esemplare di questa stagione. Chiaramente non perché tutte le sue idee siano riuscite, ma in quanto fotografia del mercato giapponese di un dato periodo storico.

Apriamo una parentesi importante sulla gimmick che aiutò a vendere e che, forse, ha bloccato il suo arrivo lontano dalle spiagge nipponiche: il bacio. Perché, vedete, nel cast compaiono anche due ragazzi. Fermi tutti, via le mani dalle vostre perle al collo. Questo fu argomento di discussione ai tempi, ma la cosa è approfondita e sviluppata esattamente come potete immaginare: per niente.

Il sistema di affetto dei personaggi poi è cruciale, con finali dedicati ai rapporti che si approfondiscono fino al massimo, opzione completamente assente per Masaru e Jin, i due ragazzi del caso, con i quali la questione inizia con quella goffaggine di stampo quasi omofobico, con tanto di commenti su come non esiste che due ragazzi si bacino. Una volta risvegliati i poteri, la questione finisce con un nulla di fatto, ci sono dei bro che salvano il mondo limonando ogni tanto. Cool stuff.

Prima che prendiate torce e forconi: c’era davvero bisogno di approfondire ed esplorare quella parte della trama? Difficile rispondere, forse no, ma quando il presupposto di tutto è una gimmick dove si limona tra compagni di squadra, viene da pensare che sia stata un’occasione persa. Bisogna purtroppo ricordare che il 2013 è all’apice di tutta quella produzione inspiegabilmente harem ed esclusivamente metrosessuale, quindi questo non è comunque qualcosa di strano.

EXSTETRA: Un'operazione difficile da consigliare senza riserve. Non è un brutto gioco, ma è sicuramente un titolo mediocre. Questa nuova edizione lo rende più leggibile, disponibile e lo mantiene accessibile al pubblico moderni. Per chi ha una particolare passione per i JRPG, i titoli meno mainstream, gli esperimenti e i tentativi un po' fuori dal corso, possono trovare qualcosa di accattivante. E forse questo è il punto migliore: EXSTETRA oggi va vissuto più come una curiosità che come una vera riscoperta. ilfalasca

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von 10
2026-08-12T11:01:26+02:00

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