Recensione Indiana Jones e l’antico Cerchio

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Indiana Jones è uno dei personaggi più amati dai quarantenni, grazie agli splendidi film d’avventura di Steven Spielberg e George Lucas. A livello videoludico, delle varie esperienze uscite per console di vecchia generazione, noi vecchi gamer abbiamo nel cuore Indiana Jones and The Fate of Atlantis, favolosa avventura grafica di LucasArts risalente al 1992. Fortunatamente, le saghe di Tomb Raider e di Uncharted sono riuscite a catturare lo spirito delle avventure di Indy, tuttavia molti erano in attesa di un ritorno del famoso archeologo nel mondo dei videogiochi. E a distanza di quasi 30 anni ci pensa MachineGames, sviluppatore svedese famoso per i due giochi reboot di Wolfenstein.

Disponibile dal 9 dicembre su PC tramite Steam e Xbox Series X\S, Indiana Jones e l’antico Cerchio è la migliore avventura di Indiana Jones dai tempi della trilogia originale (gli ultimi due meglio non considerarli). Non tutto funziona benissimo, specialmente dal lato del gameplay e dell’intelligenza artificiale, ma il gioco riesce a catturare le emozioni, il divertimento e la meraviglia dei film. Volete scoprire cosa ne pensiamo noi di Denjinden? Bè eccovi la recensione, leggetela… Tomu Shiva Ke, Vissa kata iò!

Provato su PC


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La storia di Indiana Jones e l’antico Cerchio si colloca tra i film della trilogia di Lucas e Spielberg, più precisamente nel 1937. Il nostro Indy (interpretato magistralmente dal sempreverde Troy Baker), depresso dopo una relazione fallita con Marion Ravenwood a seguito delle avventure de “I Predatori dell’Arca Perduta”, deve affrontare un intruso letteralmente gigantesco che si intrufola nella facoltà di archeologia per rubare un manufatto.

Dopo aver preso una sonora batosta dal gigante, Indy decide di inseguirlo nonostante il buon Marcus, come al solito, cerchi di farlo desistere. Nel primo scenario, ambientato in una Città del Vaticano occupata dai fascisti, Indy incontrerà la coprotagonista Gina Lombardi, interpretata ottimamente dalla nostra Alessandra Mastronardi.  Un personaggio brillante, divertente e capace, un’ottima spalla per l’imbronciato e spesso scontroso Indy. Il rapporto tra i due è stato gestito molto bene, specialmente dal lato di Indiana Jones che nel corso del gioco, mostrerà un suo lato sensibile, meno “machista” e sicuramente più umano.

I due incontreranno altri comprimari carismatici e ben realizzati, tra cui anche il terribile, quanto grottesco archeologo nazista Herr Voss. Insieme a Louis Guiabern di Metaphor Re:Fantazio (trovate qui la nostra fantastica recensione), Voss è il miglior cattivo dell’anno per quanto riguarda le esperienze in campo videoludico. Perfido, intelligente e per certi versi anche comico, Voss farà veramente di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al povero Indy e a Gina. Non mancheranno ovviamente i momenti slapstick di pura comicità, così come i classici trope di Indiana Jones, con templi che crollano, fughe rocambolesche e gli spostamenti nel mondo con tanto di tracciato segnato sulla mappa.

MachineGames ha gestito tutto molto bene , mischiando avventura, tensione, comicità e caratterizzazione dei personaggi. La narrazione segue lo stile adottato nei loro Wolfenstein, con cutscene finemente realizzate che accompagneranno sia le missioni principali, sia quelle secondarie che potremo trovare negli scenari del gioco.

Da apprezzare anche la volontà di MachineGames di rappresentare diverse culture ed etnie in maniera rispettosa, modernizzando sapientemente l’immaginario di Indiana Jones senza però fare prediconi o moraloni inutili.

Il tutto viene contornato da un’ottima colonna sonora diegetica che riprende quella leggendaria di John Williams. Graficamente il titolo si attesta su buoni livelli, con il Ray Tracing integrato che risulta comunque non troppo pesante. Chiaramente le cose cambiano se si decide di attivare il Path Tracing, cosa che suggerisco di fare solo a chi possiede un PC molto potente, in quanto questo settaggio può inficiare notevolmente sulle prestazioni.

Per quanto riguarda lo schema dei livelli, il titolo si articola in diversi scenari, alcuni aperti e altri più lineari. Il gameplay si alternerà tra esplorazione, stealth, combattimenti e risoluzione di puzzle. Il level design è il fiore all’occhiello di tutta la produzione, assolutamente spettacolare, con una cura per il dettaglio maniacale. Negli scenari aperti, l’esplorazione di catacombe, tombe e altri luoghi sotterranei, rende l’esperienza avvincente, con aree sono collegate perfettamente tra loro. Anche gli esterni sono stati realizzati con incredibile cura, dando al giocatore un grande senso di immersione, in scenari esplorabili che prendono vita, anche grazie all’ottimo comparto tecnico e all’uso sapiente degli NPC.

In generale, l’idea di utilizzare la visuale in prima persona si rivela azzeccata, in quanto differenzia l’esperienza dai diretti rivali di Naughty Dog e Crystal Dynamics, oltre a dare un impatto maggiore alle ambientazioni.

Gli scenari aperti e la visuale in prima persona, uniti a una discreta dose di interattività con l’ambiente, rendono Indiana Jones e l’antico Cerchio più vicino a un immersive sim di stampo Arkane che ad un gioco d’azione. Tuttavia, come vedremo nel dettaglio, l’immersione viene rotta da un gameplay non proprio sfavillante che sebbene si riveli molto fluido e responsivo, purtroppo presenta alcune notevoli sbavature sia sul lato stealth, sia su quello dei combattimenti diretti.

La parte esplorativa del titolo si divide tra platforming e risoluzione di puzzle ambientali ed enigmi legati alla storia e alle attività secondarie. Questa è la parte che funziona di più del gioco, in quanto porta il giocatore ad esplorare luoghi perduti e risolvere puzzle nel classico stile di Indiana Jones.

Per l’esplorazione avremo a disposizione la nostra frusta che si potrà utilizzare a mò di liana e altri oggetti che troveremo nel corso del gioco come una macchina fotografica e un accendino. La macchina fotografica sarà fondamentale per ottenere indizi e risolvere i puzzle, inoltre scattando diverse fotografie a un particolare oggetto parte di un enigma, sarà possibile ricevere suggerimenti.

Ottima anche l’idea del fluidissimo switch dalla prima alla terza persona quando Indy usa la frusta come liana o quando deve arrampicarsi, in quanto dà al giocatore la possibilità di muoversi con maggiore precisione. La mappa del gioco si potrà consultare all’occorrenza per avere un aiuto nella navigazione. Il tutto si sviluppa con una notevole fluidità, invitando tra l’altro il giocatore a esplorare gli stupendi scenari per trovare attività secondarie.

Non temete però, MachineGames ha evitato di strafare con inutili riempitivi, progettando invece delle missioni legate alla trama e alcuni eventi secondari che sarà possibile scoprire esplorando. Alcune di queste porteranno il giocatore a vivere delle piccole avventure con tanto di cutscene, altre invece saranno legate al collectathon, ma in maniera più leggera dato che sarà possibile trovare mappe con il luogo degli oggetti da trovare.

Adesso arriviamo però ai punti deboli del titolo, iniziando dallo stealth, reso in maniera troppo pigra, con ben poche opzioni a disposizione del giocatore. Si potranno stendere i nemici alle spalle, utilizzando armi improprie che si potranno raccogliere come scope, mandolini, chitarre, tubi, chiavi inglesi e altri oggetti contundenti.

Grazie a dei travestimenti, sarà possibile muoversi indisturbati in alcune aree, mentre in altre sarà necessario ricorrere allo stealth, o se si preferisce, attaccare a testa bassa. Stendere un fascista con uno schiacciamosche è probabilmente la cosa più bella che potrete fare per dare sollievo alla vostra esistenza, così come spaccargli addosso una chitarra.

Le armi però, si romperanno dopo pochi colpi, quindi saremo costretti a trovarne una nuova per continuare ad accoppare i nemici in modo silenzioso. E se un nemico sta facendo la guardia da un punto rialzato? Basta dargli una bella spinta e vederlo cadere comicamente nel vuoto.

Il divertimento con lo stealth però finisce qui, perché le tattiche sono limitatissime, a parte attirare i nemici lanciando gli oggetti per fare rumore, non avremo altro a disposizione. Eppure, con la frusta sarebbe stato bello poter effettuare azioni per dei takedown, magari sfruttando l’ambiente, anche per creare distrazioni, cosa che invece non è stata esplorata.

Non ci sono neanche nascondigli specifici da cui tendere agguati, o dove magari nascondersi dopo essere stati scoperti. L’unica cosa che potrete fare oltre a tirare oggetti per distrarre i nemici è prendere i corpi di quelli accoppati per spostarli, abbastanza importante specialmente nelle fasi avanzate del titolo quando ci saranno sezioni con molti fetentoni fascisti e nazisti presenti.

Per quanto riguarda la varietà dei nemici, diciamo che questi si dividono in soldati semplici, soldati robusti, ufficiali, soldati scelti armati fino ai denti e cani. Non c’è una particolare tattica da utilizzare per affrontarli, tranne per i cani che andranno tenuti a bada a colpi di frusta.

Durante lo stealth, sarà necessario fare molta attenzione agli ufficiali, in quanto saranno gli unici a poter dare l’allarme e scagliarvi addosso tutti gli altri soldati. Lo stesso succede se si decide di utilizzare le armi da fuoco o magari far esplodere qualche barile dandogli fuoco con il fido accendino.

Dato che lo stealth non offre grandi spunti, spesso è molto più divertente fare a cazzotti, perché il sistema di combattimento ravvicinato dà qualche soddisfazione in più, pur avendo diverse imprecisioni nell’hit detection e nelle distanze dei colpi.

Con i due grilletti laterali (o con i due tasti del mouse, se preferite) si potranno sferrare ganci e montanti sui grugni dei nemici. Il tasto della parata ci permetterà di effettuare parry e counter, mentre con la fida frusta si potranno disarmare i nemici, farli inciampare oppure attirare a noi per afferrarli e riempirgli di pugni. Ovviamente, nulla vieta di usare le armi improprie anche negli scontri diretti, per difendersi da attacchi armati ed effettuare parry ancora più devastanti.

Indy avrà una sua stamina che si esaurirà attaccando, quindi è molto facile che quattro o cinque nemici riescano a sopraffarci in uno scontro ravvicinato. Peccato che le risse contro più di due avversari siano confuse, spesso infatti capita di trovarsi in ammucchiate con cinque o sei nemici, ma di venire attaccati solo frontalmente e da uno o massimo due nemici. Limiti della visuale in prima persona che purtroppo è un toro tosto da domare quando si vogliono realizzare combattimenti ravvicinati.

Ci sono anche armi da fuoco, come il fido revolver di Indie e altre che si possono trovare nello scenario. Queste saranno altamente devastanti, ma avranno munizioni limitate. Iniziare a sparare come pazzi però non è ovviamente una buona idea in situazioni di stealth, infatti è molto meglio usarle per gli attacchi corpo a corpo. Gli scontri a fuoco però si rivelano forse la parte più carente dei combattimenti, perché i nemici non useranno coperture o adotteranno alcuna tattica, si limiteranno a mettersi sulla nostra linea di tiro e provare a colpirci.

Nel caso si abbiano difficoltà nel combattimento e nello stealth, sarà possibile potenziare Indy tramite dei libri che troveremo negli scenari, o acquistabili tramite alcuni venditori. Per imparare un libro dovremo spendere punti avventura, acquisibili completando gli eventi principali e secondari, scattando fotografie e svolgendo altre attività.

In generale, nonostante le varie imperfezioni del gameplay ho apprezzato la libertà concessa al giocatore nel decidere quando muoversi di nascosto e quando attaccare a viso aperto, il tutto integrato finemente nell’esplorazione degli scenari aperti e nelle parti più lineari.

Devo purtroppo dedicare un piccolo paragrafetto alla IA dei nemici che in alcuni casi si rivela piuttosto disastrosa, al punto da inficiare parte dell’esperienza complessiva, specialmente per quanto riguarda lo stealth.

Il campo visivo dei nemici è quasi inesistente, sarà possibile avvicinarsi facilmente di lato o sfuggirgli semplicemente sgattaiolando via davanti ai loro occhi. Capita inoltre che una volta scoperti, si possa fuggire indisturbati semplicemente attraversando una porta, oppure che un nemico ne trovi un altro accoppato e faccia assolutamente finta di niente.

Spesso i nemici ci verranno vicini senza attaccarci, o magari nello stealth non sentiranno i passi di Indy o addirittura i cancelli di ferro che si chiudono alle loro spalle. Inoltre, forse per un bug alcuni i nemici armati di fucili o pistole nei primi scenari del gioco, spesso preferiranno farsi avanti a pugni serrati… che gentili.

Non mancano i classici nemici che durante i combattimenti si fermano a guardarci invece di attaccare, cosa che succede soprattutto quando si decide menare le mani contro più di due o tre nemici. Possiamo solo sperare che MachineGames si renda conto del problema e che provi a migliorare le cose con delle patch.

Indiana Jones e l'antico Cerchio: Il titolo di MachineGames è un gioco assolutamente piacevole, divertente e tecnicamente sorprendente. Peccato veramente che la parte gameplay sia stata gestita in maniera troppo semplicistica e che l’intelligenza artificiale ai minimi storici rompa l’immersione spesso e volentieri. Probabilmente il team svedese ha voluto rendere il titolo accessibile anche a tutti i fan di Indiana Jones e dei giochi action-adventure in generale, andando però a minare l’esperienza generale del titolo che resta un ottimo gioco, ma con quel tocco di attenzione in più sarebbe potuto diventare un vero capolavoro del genere. Non aspettatevi quindi un gioco innovativo, quello che Indiana Jones e l'antico Cerchio fa è già stato proposto in modo più convincente dai vari Uncharted e la nuova saga di Tomb Raider. Va detto però che per i fan di Indiana Jones, il gioco resta assolutamente imperdibile in quanto restituisce autentiche sensazioni ed emozioni di avventura che ci aspetterebbe da un titolo dedicato all’archeologo più famoso del cinema. heavysam

8
von 10
2024-12-14T14:35:33+01:00

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