Uno si aspetta che i gamer si siano abituati a determinate tipologie di giochi. Insomma, sono più di dieci anni che i co-op FPS sono sul mercato, e seppur con le dovute variazioni sul tema, prevedono sempre combattimenti contro orde di nemici, movimento da punto A al punto B e determinati obiettivi da portare a termine. Eppure, in John’s Carpenter Toxic Commando nessuno sa quasi mai cosa fare. I giocatori vanno a zonzo per la mappa ignorando gli obiettivi, spesso non capendo cosa devono fare e trasformando le partite in delle sessioni di puro tedio videoludico.
Sarà solo colpa dei poveri giocatori rincitrulliti o forse si poteva fare un po’ di più per rendere il gioco più chiaro o magari avvincente? Vediamo un po’ cosa è successo nella nostra recensione del nuovo gioco di Saber Interactive, disponibile dal 12 marzo per PC, Playstation 5 e Xbox Series X/S.
Provato su PC
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Zombie che vince non si cambia
La salsa di John Carpenter’s Toxic Commando è la stessa di qualsiasi altro co-op FPS o TPS sul mercato: ci sono gli zombie carne da cannone e nemici speciali più pericolosi. Si lavora in squadra per sopravvivere e per completare obiettivi che solitamente prevedono il trasporto di un oggetto, l’apertura di un container o esplosioni di vario tipo. Il tutto poi culmina in un’ondata finale, dove si aggiunge un pizzico di Tower Defense appena abbozzata.
L’unica differenza con gli altri titoli del genere sta nelle mappe aperte e nella gestione dei veicoli, fondamentali per muoversi da una parte all’altra dello scenario e in alcuni casi, per proseguire in una determinata missione.
Con la meccanica della fanghiglia presa in prestito da Mudrunner e il verricello per uscire dai pantani, il titolo aggiunge una variabile simpatica, ma che purtroppo nelle partite con perfetti sconosciuti, complica spesso le cose.
Uno dei quattro giocatori sale sul veicolo, inizia a suonare il clacson per indicare agli altri tre di salire, degli altri tre solo uno capisce che bisogna usare il veicolo per andare avanti, gli altri invece vagano per la mappa e finiscono per farsi atterrare dagli zombie o dai nemici più potenti.

Quindi, sebbene l’idea di rendere i veicoli indispensabili sia comunque apprezzabile, spesso risulta dispersiva e confusionaria, specialmente se unita alle mappe aperte, piene di obiettivi secondari che effettivamente il gioco non si prende la briga di spiegare o di indicare con chiarezza.
La confusione che si crea durante le partite porta spesso al fallimento. Non il fallimento divertente di un Helldivers 2, quanto più quello imbarazzante di quattro cervelli umani che non sono riusciti a coordinarsi per affrontare e completare il più semplice degli obiettivi.
C’è la possibilità di giocare accompagnati da tre bot, cosa che a livello di difficoltà Normale può bastare per portare a termine tutte le missioni.
Sicuramente il titolo può regalare molte più emozioni giocando con amici e con una comunicazione più chiara, ma un buono shooter co-op dovrebbe in teoria funzionare bene anche con perfetti sconosciuti, specialmente quando si tratta di un titolo con meccaniche semplici.
Quando poi succede il miracolo di trovare una squadra di giocatori che bene o male hanno capito cosa bisogna fare, o quantomeno abbiano un’idea di cosa sia un videogame, Toxic Commando si rivela comunque un’esperienza divertente, ma forse troppo derivativa per convincere il giocatore a riprovare le missioni anche a un livello di difficoltà più alto.
Pezzo di melma
Sul gameplay del titolo siamo sul già visto e già vissuto: un buon gunplay e un sistema di movimento molto limitato sono sufficienti per sopravvivere e fare a pezzi gli zombie.
Le bocche da fuoco, seppur generiche, restituiscono un buon feeling, con sangue che scorre a fiumi e membra che schizzano via per lo scenario. Tuttavia, non si può fare a meno di sentire di averlo già fatto in giochi molto più curati e avvincenti di Toxic Commando.
Oltre alla selezione di armi, si potranno usare dei poteri speciali abbinati a quattro classi. Anche qui, niente di particolarmente originale: abbiamo le palle esplosive dello Strike, la barriera del Defender, le cure del Medic e il drone dell’Operator. Ogni classe ha il suo albero delle abilità e ogni arma i suoi mod, ottenibili giocando e salendo di livello.
Il loadout di armi e le classi si potranno scegliere liberamente dall’hub principale del gioco che oltre a due mini giochi inutili, si rivela assolutamente superfluo. Sarà anche possibile personalizzare i quattro personaggi selezionabili, così come le skin di armi e veicoli, in una fiera del colore strambo che sembra uscita dal peggior Call of Duty e messa lì solo per aggiungere contenuti.

Per quanto riguarda gli scenari, la decisione di creare mappe aperte porta purtroppo a una certa monotonia. Il classico paesaggio “americano” fatto di campagne, strade e motel, ma coperto di melma, non si rivela particolarmente entusiasmante, inoltre in generale gli scenari non presentano particolari guizzi.
Una volta completati gli obiettivi, si dovrà affrontare la classica orda finale. Alcune missioni sono state concepite un po’ male, in una ad esempio sarà necessario guidare un veicolo con un dispositivo anti-Melma.
Questo veicolo, per quanto enorme, avrà solo un posto, quindi i tre giocatori non alla guida dovranno corrergli dietro per rimanere nel raggio di azione del dispositivo, al fine di non subire danni ed eventualmente finire a terra. In generale ci sono alcune idee interessanti come questa, ma spesso si rivelano essere troppo restrittive per team di giocatori non coordinati.
John Carpenter
Il titolo porta il nome di uno dei più grandi registi, nonché compositori di colonne sonore, della storia. Ma cosa c’è di Carpenter in Toxic Commando?
Allora, i personaggi sono quattro tizi anonimi che onestamente più che in un film di John Carpenter, si potrebbero trovare in una qualsiasi palestra di Crossfit o di qualsiasi altra disciplina per fustacchioni e fustacchione.
Non aspettatevi quindi gente cazzuta come “Rowdy” Roddie Piper, Kurt Russell, Keith David o Jamie Lee Curtis (che cast incredibile sarebbe stato!), i quattro Toxic Commando hanno il carisma di un copriwater e ovviamente sparano quips presi direttamente dal peggior film Marvel.
La storia vede questi quattro fessi entrare in una zona di quarantena per portare un dispositivo al classico imprenditore/scienziato e trovarsi invischiati in una lotta contro una sorta di divinità lovecraftiana fatta di melma, capace di creare zombie e altre creature. Al confronto, anche i lavori meno riusciti di Carpenter come Fantasmi da Marte o The Fog, sembrano capolavori.
Il design generale del gioco sembra fatto con un generatore di immagini a cui sono stati dato in pasto tutti i fumetti peggiori degli anni ’90.
I mostri non sono praticamente nulla di ciò che Carpenter ha mai fatto in nessuno dei suoi film e penso siano le creature meno minacciose che io abbia mai incontrato in un videogioco di questa tipologia.
Ok, c’è la colonna sonora synth anni ’80, simile alle composizioni che il regista scriveva per i suoi film. Poi? Qualche citazione qui e lì alle pellicole e poi basta.
Da quanto ho capito, il Maestro dovrebbe aver dato idee per la direzione artistica agli sviluppatori. A questo punto o era ubriaco lui, o erano ubriachi gli sviluppatori, oppure c’è stata una sbronza collettiva… perché io di Carpenter qui dentro ci ho trovato ben poco.
E lo dico con tutto il rispetto possibile per il grande regista e per Saber Interactive che comunque resta una software house solidissima.
A chi lo consigliamo?
John Carpenter's Toxic Commando: Avendo giocato in maniera assidua praticamente qualsiasi shooter co-op, mi sento di consigliare questo titolo solo in questi due casi: o avete veramente bisogno di un titolo così, perché gli altri li avete giocati fino all’esaurimento, oppure avete altre tre persone con cui dedicarvici e finire tutte le missioni. Queste tre persone probabilmente devono comunque rientrare nel primo caso, perché effettivamente non c’è alcuna ragione di giocare a John Carpenter’s Toxic Commando piuttosto che a un Helldivers 2, Warhammer: Vermintide, a Warhammer 40.000: Darktide, o addirittura ai due Left 4 Dead. In generale il titolo nelle sue parti funziona, ma un design troppo piatto e generico unito a mappe dispersive e a una notevole ripetitività del gameplay non aiutano a farlo decollare. Non bastano l'utilizzo dei veicoli e la meccanica della Melma in stile Mudrunner, per rendere il titolo originale e longevo. Sicuramente è un gioco che può migliorare col tempo, Saber Interactive ha già programmato una roadmap con nuove armi, nuovi nemici e altre novità. Al momento però, almeno per quanto mi riguarda, resta nella sufficienza. – heavysam





