Recensione Starfield PlayStation 5: lo spazio secondo Bethesda

starfield copertina

Starfield di Bethesda è arrivato finalmente anche su PlayStation 5 lo scorso 7 aprile e abbiamo avuto, in questa occasione, la possibilità di recensire il gioco. Il titolo è ora acquistabile anche per l’ammiraglia Sony, sia in formato fisico sia in formato digitale.

Provato su PlayStation 5

PS4
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Starfield aveva molto da dimostrare nel 2023, alla sua uscita su Xbox Series e PC. All’epoca l’hype del pubblico era a livelli gargantueschi e tutti volevano mettere le mani sulla nuova IP di Bethesda: la space opera che avrebbe dovuto differenziarsi dalle altre due serie ben note, ovvero Elder Scrolls e Fallout. Se questi due hanno sempre offerto vasti mondi, Starfield avrebbe dovuto aumentare esponenzialmente la posta in gioco, con numerosi sistemi stellari esplorabili, centinaia di pianeti differenti e tantissimi personaggi con cui interagire.

Starfield aveva in parte mantenuto le promesse e, in effetti, lo spazio appariva enorme e minaccioso, offrendo un senso di esplorazione misto a brivido dell’ignoto che difficilmente altri giochi a tema erano riusciti a offrire fino a quel momento. Le recensioni dell’epoca, comunque, non furono tutte entusiaste e i motivi non erano tanto legati al gameplay che, pur essendo molto “streamlined” aveva dei buoni ganci. Le critiche nascevano invece dalla lentezza globale dell’incipt e dalla mancanza di attenzione nei dialoghi che, in passato, erano invece uno dei punti forti delle produzioni Bethesda (anche se, già da Fallout 4, le cose erano un po’ in decadenza sotto questo punto di vista…).

L’edizione PS5, quindi, cosa porta sul tavolo e perché oggi chi non ha mai giocato Starfield dovrebbe dargli una chance? Innanzitutto vale la pena dire che si tratta di un gioco che, dal punto di vista concettuale, è davvero ben strutturato. L’idea di creare un universo di gioco non eccessivamente sci-fi ma futuristico quel tanto che basta da giustificare i viaggi interstellari, è un buon modo di portare sul campo un’ambientazione leggermente trasversale rispetto a quelle a cui siamo abituati.

Un altro esempio di questo approccio, per gli amanti dello spazio, è The Invincible, anche questo recensito sul nostro portale.

Starfield non presenta grandi agglomerati o federazioni spaziali super-evolute alla Start Trek, ma introduce gli esseri umani come coloni che, dopo aver abbandonato il sistema Solare, si sono ritrovati in altri ambienti dove hanno ricostruito società più e meno funzionanti.

Lo stile visivo rispecchia in pieno questa scelta e pur essendoci degli ottimi colpi d’occhio, non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di esagerato. Per esempio, la prima città che visiterete, ovvero New Atlantis, è un approdo futuristico ma non vi sono grattacieli da megalopoli quanto strutture più simili a EPOCT, che pur nella sua utopia ha un target funzionale e non puramente estetico. Artisticamente, c’è davvero poco da criticare e Starfield rende il massimo omaggio a quell’ottimismo retro-futuristico che è sparito da 50 anni dalle rappresentazioni mediatiche.

Se di stile ne abbiamo, la narrazione non tiene il ritmo e si adagia un po’ troppo su alcuni concetti su cui sarebbe stato meglio procedere in maniera spedita. La storia principale inizia in maniera molto goffa e non c’è un vero e proprio evento ad alto impatto o, sarebbe meglio dire, quello che è stato concepito come tale non lo è affatto.

Le prime ore scorrono via sonnacchiose, con introduzione di tanti elementi (come il crafting) che sono inutili a quel livello di esposizione e anzi sovraccaricano il giocatore che vorrebbe lasciarsi andare alla comprensione delle meccaniche di base.

Sorge il dubbio che il motivo per cui molti non hanno apprezzato il gioco all’uscita è perché gran parte delle informazioni su questo stesso universo sono nascoste nelle tante sidequest che è possibile ottenere da NPC e comprimari piuttosto che spinte avanti con la trama principale.

Quando però Starfield vi lascia in controllo della vostra prima astronave, le cose iniziano a cambiare e si entra in un loop un po’ più interessante, fatto di esplorazione e interazioni con i personaggi. C’è una cosa da dire a tale proposito: se vi avvicinate a Starfield per sparare in giro, compiere grandi avventure spaziali in stile Star Wars e sfrecciare alla velocità della luce a curvatura 9, allora probabilmente non troverete ciò che desiderate (o meglio, non esattamente COME lo desiderate).

Perché tutti questi elementi sono immancabilmente presenti in Starfield, ma non sono a fuoco e tutto scorre con una lentezza che richiede la massima calma e immersione.

Ho avuto la sensazione che il gioco fosse perfetto per un amante dei simulatori spaziali e questa sensazione è stata in parte confermata dal sistema di controllo e gestione dell’astronave: quando si è seduti nell’abitacolo si possono impostare parametri differenti per potenziare gli scudi, la velocità di movimento, il potere del laser di bordo e quello dei missili, offrendo un’interattività estrema mentre si cerca di pilotare il vascello. Genuinamente uno degli aspetti più originali e divertenti di Starfield.

A contorno di ciò, sarebbero state ben gradite più battaglie con pirati spaziali e altri nemici, mentre invece lo spazio è tristemente vuoto proprio come nella nostra realtà e, al netto di qualche missione, ci sono davvero pochi motivi per scorazzare in giro e non attivare immediatamente l’ipersalto per raggiungere la prossima destinazione del viaggio.

La grandezza c’è, ma non c’è nulla a tenerla unita, quindi l’universo non diventa quel centro pulsante che gli sviluppatori avevano sicuramente in mente. La gestione delle sidequest è altrettanto problematica perché Starfield resta comunque un RPG, quindi non tutte le quest che troverete saranno immediatamente completabili, alcune hanno requisiti di livello di molto superiori al vostro stato attuale, fin dalle prime battute, sebbene questo non sia esplicitato in maniera chiara.

Capita troppo spesso di trovare una quest molto interessante, raggiungere l’obiettivo dall’altro capo dell’universo per poi scoprire che per continuare sarebbe meglio avere circa 30 livelli in più: una delusione e una perdita di tempo. Nel menu di gioco avrei gradito un indicatore del livello di difficoltà, anche puramente indicativo, cosa che avrebbe reso l’esperienza più fluida, permettendo al giocatore di concentrarsi su ciò che può fare nell’immediato.

Non diamo la caccia a draghi e nemmeno ad aberrazioni mutanti, sebbene qualche nemico fuori dal comune ci sia anche in Starfield. Si presuppone che l’assenza di creature fantastiche non sia necessariamente un limite alla fantasia ma, purtroppo, Bethesda ha spinto sul potenziale realismo con il gioco.

Cosa significa? Che non solo troviamo nemici banalotti ma che ci becchiamo anche uno degli skill tree meno entusiasmanti degli ultimi 30 anni. Le abilità non sembrano avere un impatto diretto (per carità, qualcuna interessante c’è…) e anche solo livellare quelle che vi sembrano adatte al vostro stile di gioco richiede una dedizione fuori dal comune, con obiettivi precisi prima di poter assegnare un singolo skill point. Bethesda fa di tutto per dirvi: questo è un enorme universo da esplorare, ma tutto ciò che trovi al suo interno non è all’altezza delle nostre altre produzioni.

Quando per la grazia delle quest finalmente si incontrano i nemici, ci troviamo a fare i conti con le classiche IA di Bethesda che si comportano un po’ come i personaggi degli sketch comici di Benny Hill: dopo aver sparato un po’ iniziano a correre a destra e a manca per l’astronave di turno senza alcun senso strategico, portando a una caccia a senso unico dove ci si sente anche i cattivi della situazione.

Ed è oggettivamente un peccato perché ci sono tante armi differenti da provare e alle quali abituarsi, con peso e feeling unici. Tra fucili, pistole e armi energetiche c’è una buona varietà e capacità di personalizzazione ma, anche quando si trova la quadra, bisogna poi fare i conti sul motivo per cui si va a sparare: la posta narrativa in gioco non è mai all’altezza e non coinvolge fino in fondo.

Avendo testato il gioco su PlayStation 5 base, viene da dire che tutto sommato gira sufficientemente bene, con cali di frame rate importanti e ricorrenti, però, in aree urbane molto esose. Mi sarei aspettato una maggiore pulizia in tal senso e anche le texture, rispetto ad altre produzioni, appaiono decisamente piatte e non c’è una vera giustificazione per lo stuttering che ho incontrato.

Tra tutti i giochi che abbiamo recensito su PlayStation non ci è mai capitato che uno crashasse. No, nemmeno Final Fantasy XVI ha mai crashato nemmeno una volta nei nostri test. Non posso dire lo stesso di Starfield, però, che è andato in crash con chiusura forzata dell’applicazione mentre innocuamente guardavo il cielo da una postazione all’aperto su New Atlantis. Insomma, con l’ottimizzazione non ci siamo al momento ma possiamo sperare in patch che ne miglioreranno la stabilità.

Ci si sarebbe aspettati anche qualche funzionalità legata al DualSense ma manca un feedback aptico significativo o un uso creativo dei grilletti adattativi: un’occasione sprecata per dare un motivo in più per acquistare Starfield su PS5.

La recensione può sembrare, in chiusura, molto critica del gioco, ma ciò è dovuto anche alle alte aspettative che tutti abbiamo per la software house, da cui ci aspettiamo molto di più. Starfield non è un pessimo gioco e non è nemmeno brutto, è soltanto poco sopra la sufficienza e per essere un prodotto Bethesda questo è un grande malus.

Starfield: Calmo e compassato, Starfield è purtroppo un viaggio meno impattante di quanto siano state le avventure del Dovhakiin e delude che l’epicità sia stata sacrificata sull’altare del realismo. Tralasciando gli aspetti che trascinano l’esperienza verso il basso, si può trovare in Starfield qualcosa di gradevole e sicuramente alcuni giocatori potranno apprezzarlo di più. Faccio riferimento a tutti coloro che adorano il tema spaziale e quelli la sola idea di poter esplorare diversi pianeti titilla la loro fantasia; oppure a chi ama girovagare per le varie ambientazioni alla ricerca di nuovi personaggi e sidequest nascoste, che potrebbero aprire scenari entusiasmanti. 7gatsu

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2026-04-13T17:43:28+02:00

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