Shikhondo Blue Pieta è il sequel di Shikhondo dei coreani di Deer Farm, disponibile per PC tramite Steam dal 18 maggio 2026. Il gioco rientra nel genere shoot ‘em up o anche noto come STG, stavolta a scorrimento orizzontale, rappresentando un cambio di passo rispetto a Shikhondo e Shikhondo Youkai Rampage. Si traduce comunque in un buon titolo? Potete scoprirlo o leggendo la recensione per intero o saltando alle nostre conclusioni finali: a voi la scelta.
Provato su PC
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Un futuro orizzontale
Il primo Shikhondo, a cui ho giocato ormai svariati anni fa risalendo al 2018, era un shoot ‘em up interessante che, pur non apportando novità al settore, proponeva un setting horror legato al folklore coreano in grado di carpire l’attenzione. Questo, unito alla difficoltà non eccessiva, lo rendevano un prodotto in grado di mettere sulla mappa gli sviluppatori di Deer Farm. Passando dai fondali molto curati e dai toni acquerello ai boss giganti a metà tra avvenenti fanciulle e orrori inenarrabili, Shikhondo compattava in una mezz’oretta di gioco un STG con tanti spunti interessanti.
Il mio approccio a Blue Pieta, quindi, è stato sicuramente speranzoso, con l’idea di trovare delle meccaniche più approfondite, un grado di sfida maggiore e qualche novità inedita. In un certo senso, ho riscontrato ognuna di queste cose ma non sempre in meglio. Partiamo quindi dall’elemento che contrasta di più con il gioco precedente: l’orientamento dello shoot ‘em up, che questa volta da verticale passa a orizzontale.
Ormai chiunque abbia letto più di un paio di miei recensioni sugli STG saprà benissimo che non sono eccelso in questi ultimi e che mi diletti molto di più con gli STG a scorrimento verticale ma questa non è assolutamente una lamentela quanto più una preferenza personale e va presa quindi con le dovute pinze. È chiaramente comprensibile che Deer Farm abbia provato a smarcarsi dalle potenziali accuse di creare un “more of the same”, puntando su un approccio diverso che comporta anche nuove sfide in termini di vero e proprio sviluppo.
Gli STG orizzontali, infatti, hanno la tendenza a essere meno veloci e più modulati dal giusto posizionamento, ma ciò non è vero per Shikhondo che traspone lo stile danmaku, ovvero bullet hell, in questa variante principalmente esplorata dai veterani di CAVE.

L’ispirazione e il grazing
Blue Pieta cavalca sicuramente esponenti ben noti ed è impossibile non notare qualche parallelismo con la serie Shikigami no Shiro (secondo e terzo recensiti su Denjin Den): anche in questo caso c’è una storia che si dipana con le conversazioni tra le due protagoniste selezionabili, Grim Reaper e Vampire Hunter, che dialogano tra di loro tra un livello e l’altro, interfacciandosi anche con i boss (o almeno, quelli in grado di parlare…). Ottimo il doppiaggio delle due, affidato a professioniste giapponesi del settore e dando quindi anche una finitura “premium” a Blue Pieta.
La storia è comunque, come sempre, un pretesto per far fuori quanti più nemici possibile e raggiungere i crediti senza morire troppe volte: più facile a dirsi che a farsi dal momento che Blue Pieta rispetto al primo Shikhondo spinge sul pedale dell’acceleratore e a difficoltà Normal è ben lungi dall’essere completabile con 1CC al primo tentativo, anche per gli shmupper più smaliziati. Rispetto ad altre produzioni è apprezzabile la possibilità di fare credit feeding fino alla fine del gioco, permettendo a tutti di portarlo a termine anche se non particolarmente esperti del genere.
I pattern dei proiettili sono quanto ci si aspetterebbe da un bullet hell ma con una distribuzione curata e piacevole da attraversare: vedrete sbarramenti assolutamente impossibili ma che, una volta appresi, diverranno leggibili e soddisfacenti da completare, grazie anche all’ottima visibilità e i colori sgargianti adottati per la loro segnalazione e interpretazione.

Tornando alla comparazione con Shikigami no Shiro, le similitudini non sono solo visive ma anche nelle meccaniche dato che ritorna il sistema di “grazing”, ovvero avvicinarsi quanto più possibile ai proiettili nemici senza però essere colpiti dagli stessi. Ciò permette di caricare un colpo speciale che, similmente alle bombe, cancella tutti i proiettili a schermo, trasformandoli in punti.
Le musiche del gioco mi hanno invece colpito, con tracce techno trance sorprendenti e che si sposano perfettamente con il ritmo frenetico dei proiettili. Chi segue Denjin Den sa che considero la soundtrack negli STG un punto fondamentale per far risaltare ogni sezione: Blue Pieta lo fa in modo eccellente e differente rispetto a Earthion di Yuzo Koshiro, per citare uno degli shoot ‘em up più memorabili in tal senso.
Dove ho trovato Blue Pieta meno convincente è nella varietà dei nemici e nella scelta dei boss, con almeno un paio di yokai ripetuti dal primo gioco (pratica comunque comune nel settore, basti pensare alle mille iterazioni di R-Type e Gradius) e fondali interessanti solo in un paio di livelli.
A chi lo consigliamo?
Shikhondo Blue Pieta: Per un giocatore che vuole iniziare a giocare gli shoot ‘em up è assolutamente consigliato iniziare dal primo Shikhondo dal momento che questo risulta molto più brutale. Posso però caldamente consigliare Blue Pieta a tutti i fan che sentono la mancanza di danmaku a scorrimento orizzontale e vogliono rivivere qualcosa in stile CAVE ma senza giocare per la trentesima volta a titoli come Akai Katana o Deathsmiles. Visivamente non è, purtroppo, più interessante del primo gioco, soprattutto per quanto concerne i fondali che ho trovato molto meno ispirati. – 7gatsu


