Dopo l’arrivo del favoloso Cuphead, il gaming indipendente ha trovato un “nuovo” stile con cui proporsi: quello della cosiddetta animazione Rubber Hose dei cartoni animati anni ’30. E ben venga, perché il capolavoro di Studio MDHR ha ispirato altri titoli validi come Bye Sweet Carole, dimostrando come i videogiochi si possono adattare benissimo anche a stili del passato, recuperando vecchie tradizioni e portandole nel presente in modo innovativo. In questo stile visivo, vivremo le avventure dell’intrepido protagonista di Mouse: P.I. For Hire, prima fatica dei polacchi di Fumi Games.
Disponibile per PC, PS5, Xbox X/S e Nintendo Switch 2, il titolo unisce i cartoni anni ’30, il noir e i boomer shooter, cercando di legare il tutto con una narrazione noir tra il serio e il demenziale. Volete sapere l’opinione di uno che di boomer shooter ne gioca dai tempi di Wolfenstein 3D? Bè, continuate a leggere, oppure scrollate febbrilmente fino al goloso e sempre rassicurante voto.
Provato su PC
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Jack Pepper: investigatopo
Senza girarci troppo intorno, il punto di forza di Mouse: P.I. for Hire è la sua presentazione: il bianco e nero evocativo degli scenari, colonna sonora swing e gli stupendi sprite dei personaggi, animati nello stile Fleischer/Disney dell’epoca. Ogni volta che si avvia il titolo, si viene avvolti dall’atmosfera retrò e non si può fare a meno di applaudire il lavoro di Fumi Games fatto con ogni personaggio che incontreremo, dagli NPC ai nemici.
Le armi animate con grande gusto, l’icona della salute e delle munizioni, tutto riporta il giocatore indietro nel tempo, strizzando l’occhio a Doom e ad altri FPS storici come il sempre stupendo Blood. Nei panni del duro Jack Pepper, dovremo farci strada nella città di Mouseburg e dintorni, lavorando su tre casi e scoprendo indizi a suon di proiettili e cazzotti.
I toni noir vengono portati in vita da un ottimo cast di doppiatori del calibro di Troy Baker e Fred Tatasciore, e da un mondo di gioco con ambientazioni dettagliate. Lo stesso Jack Pepper, seppur sia un personaggio già visto e vissuto, trasmette il classico fascino dell’ex eroe di guerra diventato detective pronto a raddrizzare i torti, scoprire la corruzione e incontrare la bella di turno.
Il resto del cast di archetipi è allo stesso tempo convincente e alla fine, ci si finisce per affezionare ai roditori di turno con i quali interagiremo sia nell’Hub principale, sia nei vari scenari che compongono l’avventura. Peccato però che la trama del gioco, inseguiendo intrighi e complotti tipici dei noir, scada in cliché già visti e già sentiti, senza provare minimamente a cercare variazioni sul tema.

Inoltre, nelle loro apparentemente intricate complicazioni, i casi che compongono la storia si concludono in modo semplice e forse troppo scontato.
Sebbene provi a toccare qualche argomento interessante come le differenze sociali tra topi e sorci, Mouse PI For Hire preferisce puntare sul demenziale e forse qualche battuta di troppo sul formaggio, un alimento comune che stranamente per qualcuno risulta divertente, ma fatico veramente a capire perché.
Piacevoli citazioni ad altri giochi e film fanno sorridere, specialmente quella dedicata a Cuphead, ma da sole non bastano a rendere l’intreccio avvincente.
Non sarebbe un problema se il titolo scorresse via frenetico, ma purtroppo Fumi Games ha voluto dare forse troppa importanza all’intreccio che tra l’altro si dirama in maniera troppo lunga, risultando spesso sfilacciato e che si fa meno interessante man mano che si raggiunge il finale.
La mappa che servirà solo ad andare dall’hub a uno scenario si rivela una perdita di tempo, così come la necessità di parlare con tale personaggio o appendere un indizio alla lavagna per poter proseguire. Il lato investigativo è infatti minimizzato: oltre che parlare con personaggi e appendere indizi alla lavagna, non ci sarà alcun tipo di meccanica legata a questo aspetto.
Cheese and Tear
In termini di gameplay, questa prima opera di Fumi Games strizza il suo occhio gommoso non tanto ai boomer shooter, quanto a una loro versione più moderna creata dalla nuova trilogia Doom targata ID Software, di cui potete trovare qui la recensione del terzo medioevale capitolo.
Il nostro Jack Pepper potrà schivare i colpi, effettuare doppi salti e usare la sua coda per planare o appendersi a dei ganci a mezz’aria. L’esplorazione dei livelli, piuttosto lineare, prevede zone dove verremo attaccati da ondate di nemici e potremo avanzare solo dopo averli sconfitti.
Gli scontri si rivelano abbastanza frenetici, grazie a un buon gunplay che restituisce il giusto feeling con effetti sonori a tema e il classico jazz swingato degli anni ’30. Una vasta selezione di armi tutte potenziabili nell’hub principale del gioco attraverso schemi che si troveranno nei livelli fornisce una buona varietà tra le classici mitragliatrici, shotgun e lanciarazzi.
Ci sono dei guizzi divertenti, ma qualche trovata più in linea con lo stile cartoonesco non avrebbe guastato. Da gradire la gestione della vitalità di Jack, ricaricabile solo delle pozioni curative messe nei punti dello scenario. Il problema principale degli scontri è una varietà dei nemici ridotta all’osso. Dai primi livelli, fino alla fine del gioco, se ne affronteranno principalmente tre tipologie: topi armati di manganello, topi armati di mitragliatrice e topi volanti.

Queste tre tipologie si presenteranno con qualche reskin, ma senza andare a sconvolgere gli equilibri o richiedendo l’utilizzo delle armi più potenti per poterla scampare. La monotonia si inizia ad accusare, sia per la mancanza di una qualsiasi strategia, sia perché il gioco ci scaraventa addosso nemici a manciate verso i nostri proiettili, senza una logica precisa.
Non ci sono avversari particolari a cui dare priorità, né tantomeno armi da tenere cariche per poter affrontare al meglio determinate situazioni. Gli scontri contro i boss non riescono a brillare nonostante Fumi Games abbia voluto trovare soluzioni diverse per risolverli.
Anche alzando il livello di difficoltà al massimo gli stimoli a continuare sono comunque molto pochi, complice anche la lunghezza eccessiva del gioco che effettivamente, dopo otto o nove livelli non ha veramente più niente da proporre, se non qualche nuova arma.
In realtà i diversi scenari propongono spesso soluzioni divertenti e a tema, tuttavia in un FPS improntato sulla vecchia scuola, questo non può bastare. Ci sono delle aggiunte che provano a colmare i vuoti come un mini-gioco di carte ispirato al Baseball, un negozio dove comprare munizioni, carte e pagine di un fumetto diegetico che vede Jack come protagonista.
Si potranno anche accettare missioni secondarie dagli altri personaggi, che però effettivamente non daranno alcuna ricompensa significativa quando portate a termine.
A chi lo consigliamo?
Mouse P.I. For Hire: Per certi versi, il boomer shooter di Fumi Games risulta avere più forma che sostanza. Il grande impatto visivo non basta a sostenere il titolo che inevitabilmente cede sul lato gameplay. Sebbene tutto funzioni come deve, gli scontri monotoni contro le stesse tipologie di nemici, l’assenza di un qualsiasi tipo di strategia o di priorità dei bersagli, una lunghezza eccessiva e diluita della trama non permettono a Mouse: PI for Hire di decollare come dovrebbe. Arrivati oltre la metà del gioco, la componente narrativa e quella ludica si uniscono in una tediosa cacofonia che può far solo desiderare di arrivare presto alla fine. La mia esperienza con questo gioco non è stata proprio entusiasmante, quindi lo posso consigliare solo a chi come me ama i boomer shooter e li gioca comunque tutti fino alla fine, oppure a chi proprio non può resistere al richiamo dell’eccezionale stile grafico e delle storie noir. Tuttavia, bisogna munirsi di pazienza e resistere al tedio che dalla metà in poi del titolo, inizia ad annidarsi come la muffa sul formaggio. In ogni caso, un applauso a Fumi Games per lo sforzo, con l’augurio di vedere un sequel meglio strutturato e più forte dal lato gameplay. – heavysam





