City Hunter: la recensione di un gioco riesumato

city hunter copertina

City Hunter, una delle opere più famose del mangaka Tsukasa Hojo, presenta una profondità umana che affronta il tema di cosa sia veramente una famiglia. Ryo Saeba, che tutti amiamo per la sua capacità di trasformarsi da super giustiziere urbano in un completo deficiente pervertito nel giro di poche tavole, nasconde dietro la sua attitudine da macho e da viveur una serie di paure e conflitti che lo rendono umano.

La stessa cosa vale per la coprotagonista Kaori che all’interno della coppia ricopre il ruolo di sorella acquisita, moglie, amante, madre fino a diventare anche lei una vera e propria City Hunter. Ovviamente questa è una super analisi dell’opera fatta da appassionato, perché effettivamente City Hunter è uno dei pochi manga che ho collezionato per intero. Unisce in modo brillante azione, comicità, dramma, traumi e rivalità, il tutto confezionato nello stile dei manga degli anni ’80 – ’90.

Penso pochi manga mi abbiano fatto ridere come City Hunter, probabilmente perché Hojo riesce a dare ai personaggi maschili delle fobie e delle debolezze (come dimenticare la paura dei gatti di Umibozu?) che destrutturano l’idea dell’eroe senza macchia e senza paura. Inoltre prima di cambiare registro narrativo, Hojo aveva dato alla serie un certo approccio hard boiled, ripreso poi negli ultimi volumi.

Insomma, per me resta un’opera di alto livello, nonostante alla base possa sembrare una banale storia action con un protagonista dalle abilità sovraumana che ama le belle donne e prende martellate. Effettivamente, City Hunter nella sua versione più commerciale è soprattutto questo…ed è questo che si ritrova anche in questa riesumazione del vecchio gioco per PC Engine, disponibile nuovamente su Steam, grazie alle cure di Sunsoft e Red Art Games.

Provato su PC

PS4switch
single player

Come il prode 7gatsu ha giustamente scritto nella sua recensione di Marvel: Maximum Collection, anche i giochi “brutti” vanno preservati! E questo è il caso di City Hunter, titolo uscito nel 1990 per PC Engine, console 8-bit riservata al mercato nipponico e sulla quale sono usciti diversi titoli croccanti, compresi quelli di un allora sconosciuto Hideo Kojima.

Si tratta fondamentalmente di un action a scorrimento tipico dell’epoca, dove nei panni di Ryo Saeba dovremmo muoverci per quattro livelli diversi, usando la sua fida Colt Python per abbattere i pixellosi nemici.

Fin qui tutto bene, un po’ di sano action arcade a tema City Hunter può essere solo apprezzato. Ma c’è sempre un però, come c’è sempre un ma, e quando i due si uniscono, le cose si mettono molto male.

Si perché City Hunter ci obbliga a girare come degli idioti per lo scenario, al fine di completare diversi obiettivi che spesso non sono proprio chiarissimi. E quindi prepariamoci a provare ad aprire porte nella speranza che siano quelle giuste, salire scale, interagire con personaggi e spesso, trovare il classico vicolo cieco. Niente mappa, niente modo di identificare con cosa interagire o meno, il tutto viene lasciato al puro caso.

Quando la vitalità del povero Ryo si esaurisce, niente più mokkori per lui o per voi giocatori, si deve ricominciare l’intero livello da capo.

Fortunatamente, questa riesumazione dispone della funzione Rewind che consente, se avete pazienza, di finire tutto il gioco tranquillamente, cosa che vi porterà via due o tre ore.

Tecnicamente City Hunter si presenta con una pixel art invecchiata maluccio, con scenari poco ispirati e un comparto sonoro nella media. In termini di fedeltà all’opera di Hojo, come molti tie-in dei tempi, il gioco di City Hunter fa uno sforzo minimo. Insomma, non ricordo che Ryo abbia mai sparato in faccia a dei ninja o combattuto contro dei minotauri armati di scudo e ascia…

Le quattro missioni ci verranno presentate attraverso dei testi da Umibozu e Kaori, ma a parte nel finale poi di loro non si vedrà più traccia. L’immancabile salsa hot del manga la si trova solo in delle avvenenti donne che si possono trovare dietro le sopraccitate porte e che possono curare l’energia di Ryo.

Nei menù del gioco è possibile trovare immagini prese dall’anime di City Hunter e un player che permette di ascoltare tutte le musiche del gioco, oltre la mitica Get Wild che fungeva da outro per l’anime in Giappone.

Da amante della serie, posso dire che sarebbe stato preferibile vedere anche qualcosina tratto dal manga, ma effettivamente City Hunter è diventato famoso in occidente specialmente per la sua versione animata e per gli OAV. A dare la martellata finale sulla testa di questo titolo è il prezzo… 24,99 € per un pacchetto che come abbiamo visto, non è poi così irresistibile.

City Hunter: Bè, mi verrebbe da dire a tutti i fan dell’anime e del manga che ritengono di poter digerire un gioco invecchiato male, ma non so quanto effettivamente l’amore per l’opera di Hojo possa convincere ad affrontare il sopraccitato prezzo, troppo alto per un'offerta simile. Va gradito ovviamente lo sforzo di riesumare e preservare questo gioco che altrimenti sarebbe finito del dimenticatoio, almeno per i quarantenni come me che da ragazzini si sintonizzavano sulle TV locali per spararsi l’ennesima avventura di Ryo e Kaori. heavysam

5
von 10
2026-04-02T15:02:23+02:00

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