Recensione Rushing Beat X

rushing beat x copertina

Rushing Beat X è il nuovo episodio dell’omonima serie, scongelata dal freezer delle IP anni ‘90 e rilanciata in un mercato che, dopo il ritorno di grandi classici come Streets of Rage e nuove entry come River City Girls, potrebbe avere ancora fame di cazzotti a scorrimento. Il gioco è disponibile dal 19 marzo su PC tramite Steam, PlayStation 5 e Nintendo Switch 2.

Provato su PC

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La serie Rushing Beat, conosciuta in occidente anche con il nome Rival Turf, rientrava insieme a molte altre sotto l’ombrello di IP della Jaleco, software house che dopo 40 anni di onorata attività, ha chiuso i battenti nel 2014. Alcuni di voi la ricorderanno per Ninja Jajamaru-kun, altri per shoot em up come Saint Dragon, altri per Astyanax e altri ancora per City Connection (nome poi ripreso dall’attuale compagnia che pubblica le vecchie glorie Jaleco), ma siamo sicuri che tra di voi c’è anche chi ha giocato all’epoca Rival Turf o Brawl Brothers, i giochi facenti parte della serie Rushing Beat per Super Nintendo.

Diciamoci la verità, però, Jaleco era sempre vista come la cugina a basso costo di Capcom, Konami e SEGA, che invece tiravano fuori perle su perle, quindi è chiaro che rispetto a prodotti come Final Fight o Streets of Rage, a Rushing Beat toccava la pagliuzza più corta. Questo revival arriva sì in un momento di buona ricezione del genere beat em up a scorrimento, ma molti si chiedono perché debbano acquistare proprio questo gioco, di cui magari non sanno assolutamente nulla.

La risposta è che non lo so nemmeno io, ma almeno dopo averlo provato posso dirvi cosa ne penso e se, almeno dal punto di vista del gameplay, possa essere una produzione valida o meno.

A essere del tutto onesto, lo stile visivo dei primi trailer non mi aveva entusiasmato: il passaggio dalla pixel art 2D a stili 2.5D o sfacciatamente 3D nella modellazione dei personaggi non ha quasi mai nulla di convincente. Ed è stata sicuramente una scelta coraggiosa, soprattutto perché può avere l’effetto di alienare sia i fan di vecchia data, sia allontanare nuovi appassionati che lo considerano magari “cheap”.

Il gioco non fa nulla, purtroppo, per allontanare questa sensazione e se da un lato i sette personaggi giocabili sono tutti molto ben caratterizzati per quanto concerne il design di base, la renderizzazione in questo stile ibrido lascia un po’ interdetti. I forti colori salvano il gioco in corner, dandogli un aspetto “in your face” che ricorda almeno i fasti del genere.

Questa reminiscenza continua durante i nove livelli, nei quali incontrerete nemici di ogni sorta: zombie, ninja, robot, soldati, lottatori di wrestling, punk in stile Hokuto no Ken, aberrazioni mutanti e qualsiasi altro trope che abbia avuto un minimo di popolarità tra gli anni ‘80 e ‘90. Un’insalata mista senza capo né coda? Un po’ sì, ma possiamo dire che ci piace così?

Alla fine, non si tratta di un gioco che si prende troppo sul serio e anche la trama è allucinante e continua sulla falsariga dei predecessori, con cloni, virus e complotti al limite del ridicolo. Tutti i protagonisti dei vecchi giochi ritornano: Rick Norton, Douglas Bild, Lord J., Kazan, Wendy Milan e persino la new entry Kahlua, allieva di Rick.

I personaggi hanno un feel unico e sebbene il sistema di combattimento non cambi dall’uno all’altro, le statistiche di velocità, attacco, difesa e movimento sì, rendendo il pacing adatto al proprio stile di gioco. Per chi predilige la velocità il ninja Kazan è chiaramente la scelta ideale, mentre se volete afferrare i nemici e scaraventarli in giro il buon Douglas Bild è il personaggio che fa per voi. Rick Norton come è facile immaginare è un po’ il jack of all trades, mentre Lord J può essere considerato l’inamovibile judoka.

C’è una cosa che voglio dire del gioco ed è che Rushing Beat X ha delle solide fondamenta per quanto riguarda il sistema di combattimento, realizzato tenendo in considerazione un approccio combo classico, con una spruzzata di semplice combo cancel per collegare gli attacchi e allungare la stringa di esecuzione. Eseguire correttamente le varianti che trovate nel gioco, per quanto facile e intuitivo, dà sempre un po’ di soddisfazione e per aggiungere un po’ di varietà c’è sempre l’arsenale di armi che potete raccogliere e tenere in inventario. Cambiando al volo tra tanto, spade, shuriken, mitra, granate, tubi di ferro e tutto il cucuzzaro, si possono gestire meglio le ondate di nemici che proveranno a ostacolarvi.

Se funzionasse tutto alla perfezione, non ci sarebbe alcun ma. Purtroppo però, c’è sempre un “ma” in agguato e, in questo caso, è rappresentato dal layout dei livelli e da alcune ingenuità che impediscono al prodotto di brillare come potrebbe. I livelli, innanzitutto, si alternano tra belle location e luoghi poco ispirati. Sebbene si possano vedere ispirazioni e citazioni costanti ai vecchi giochi, i fondali non sono altrettanto ispirati, risultando quindi piatti se paragonati alle controparti pixel di 30 anni fa.

Spesso, poi, sono pieni zeppi di trappole ambientali. Non dico non debbano esserci, ma in quantità eccessiva non consentono di godere dell’apprezzabile sistema di combo che City Connection ha tirato fuori. La loro lunghezza è poi variabile e in alcuni casi un po’ eccessiva, con uno o due mid-boss e un boss finale separati da sezioni più o meno lunghe e talvolta ripetitive.

Passando invece ai nemici, c’è un’eccessiva disparità tra quelli più deboli e quelli più forti: i primi sono dei sacchi da prendere a pugni, i secondi eseguono attacchi troppo improvvisi e senza cue visivi che ne segnalino l’arrivo. E in un gioco dove esiste anche una meccanica di parry con counter, è una vera rogna da gestire, costringendo a premere il pulsante di parry prima ancora che il nemico faccia alcunché e pregare di intercettare il colpo. A ciò si aggiungono poi hitbox talvolta imprecise ed ecco che la frittata è fatta. Un vero peccato, dal momento che quando tutto funziona bene Rushing Beat X può davvero essere divertente e anche diverso dalle altre offerte sul mercato.

I nove livelli sono molto lunghi e, almeno alla prima partita, con gli intermezzi di storia e dialoghi tra i personaggi, ne avrete per almeno 4 ore. Un runtime che potremmo definire senza troppi problemi un po’ elevato per un beat em up a scorrimento, sebbene le partite successive possano essere accorciate giocando la modalità arcade (priva degli intermezzi di trama). Al netto dei difetti riscontrati, resta comunque un beat em up più convincente di quanto credessi inizialmente.

Rushing Beat X Return of the Brawl Brothers: Il prodotto di City Connection era già di nicchia negli anni ‘90 e quindi ben pochi avranno nostalgia per questo beat em up, tanto almeno da giustificarne l’acquisto a prezzo pieno. Il passaggio allo stile 2.5D non è indolore e si perde un po’ della magia che caratterizzava i giochi originali, tuttavia il gameplay è sufficientemente maturo da permettere di chiudere un occhio su uno stile non sempre a fuoco. Qualche piccolo tuning tecnico potrebbe trasformare questo gioco da “entry per i fanatici” a “buon prodotto per chi ama i beat em up” ma difficilmente farà il salto a “evergreen per tutti”. 7gatsu

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von 10
2026-03-22T16:18:42+01:00

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