Vi dico subito che non abbiamo ricevuto il codice di The Last of Us: Parte II, quindi me lo sono accattato coi miei soldini, l’ho giocato in modo abbastanza approfondito e l’ho finito a livello Difficile prima di esprimere le opinioni che trovate in questa recensione.

Ho sempre apprezzato i giochi Naughty Dog, sono dei veri e propri film interattivi con un gameplay tutto sommato divertente che ci si può godere tranquillamente mentre si sta stravaccati sul divano. E così quando ho visto i votoni della critica fare a botte con quelli degli utenti su Metacritic mi sono detto: ma che cazzo sta succedendo?

Dopo 100 GB di installazione (li mortacci loro) mi lancio di nuovo negli Stati Uniti postapocalittici per vedere se questo seguito tiene alto il nome della serie. Premetto che per me The Last of Us è un ottimo action in terza persona, ma non è tra i miei giochi preferiti di tutti i tempi, quindi non ero proprio con la bava alla bocca in attesa di questo sequel. Ecco le mie impressioni su The Last of Us: Parte II, potete leggerle o tornare a vedere video sulle scimmie che cavalcano le capre mentre mangiate un croccante e sorseggiate Cedrata Tassoni.

+ Tattico e brutale contro i nemici umani…– …un po’ meno contro gli infetti
+ Ellie e Abby risultano ottime protagoniste– Sceneggiatura spesso convulsa
+ Level design notevole 
+ Esperimento narrativo interessante 
+ Grafica e sonoro stellari 

Abbycalypse Now

Dai su, togliamoci davanti la patata bollente di turno: la storia di The Last of Us Parte II funziona, e in generale ritengo sia molto buona, sebbene presenti qualche falla a livello narrativo che mi ha impedito di godermela a pieno.

In questo sequel vivremo le avventure di Ellie e Abby a Seattle, sempre nella stessa timeline, una scelta interessante che però in alcuni casi viene gestita in modo confuso. Preparatevi quindi a controllare due personaggi e vedere il mondo sotto due punti di vista diversi e spesso contrastanti.

Se la narrazione di The Last of Us si avvicina al mondo del cinema, quella del suo sequel ricorda più una serie TV con tantissimi personaggi, una lore più approfondita, tagli di scena in scena e flashback. La divisione episodica in giorni ricorda proprio quella di un serial a puntate e ci invita a fare binge watching per scoprire cosa succederà in quella successiva.

The Last of Us 2, come il suo predecessore, parte con un evento traumatico che mira a strappare le budella e le lacrime del giocatore. Ma se quello di The Last of Us era un pugno al cuore, quello del sequel è un gran calcio nelle palle che ci lascia senza fiato ad annaspare sul pavimento come pesci fuor d’acqua. Da qui in poi sarà un crescendo di violenza estrema, trauma e allontanamento, ma anche di ritrovamento, di redenzione e salvezza. Durante la storyline di Ellie vivremo silenzi che esplodono in episodi di brutalità che ricordano pellicole di Refn come Valhalla Rising e Drive. La persona che avrebbe dovuto salvare il genere umano adesso è diventata una regina distruttrice, caratteristica che rende il personaggio di Ellie davvero potente mettendola sotto una luce decisamente scura rispetto a quella più leggera alla quale eravamo abituati.

A un certo punto però, quando la storia di Ellie è arrivata al punto massimo di tensione possibile e siamo col cuore a mille… Booya! Via con Abby, la co-protagonista o forse la vera protagonista di The Last of Us: Parte II.

La nostra Abby ci viene presentata come un personaggio decisamente più positivo di Ellie, creando un interessante contrasto tra le due protagoniste. Abby vivrà un’avventura completamente diversa al punto che ogni tanto vi sembrerà di stare giocando ad un DLC ambientato nello stesso mondo di gioco, cercando in qualche modo di rientrare nella trama generale, spesso in modo abbastanza azzardato.

Per poterla apprezzare, la storyline di Abby bisogna portarla a termine, perché purtroppo inizia un po’ in sordina rispetto a quella di Ellie (per ovvi motivi) quindi può causare cali di attenzione e di interesse, non certo aiutati da alcune scelte di sceneggiatura da telenovela sudamericana che, se non fossi stato piacevolmente stravaccato sul divano, mi avrebbero fatto cadere le braccia. Questo però probabilmente era inevitabile, un cambio drastico a metà opera rischia sempre di creare qualche dislivello che in parte però viene recuperato nel finale, a mio parere comunque un pelino forzato, ma ‘liberatorio’. 

In generale ho gradito entrambe le storyline, ma la scrittura poco ordinata ed incentrata un po’ troppo sul voler necessariamente emozionare o scioccare il giocatore mi ha fatto alzare il sopracciglio più di una volta. 
La narrazione altalenante di The Last of Us 2 a mio parere è uno dei suoi punti deboli, ma che in complessiva non rovina l’esperienza di gioco o la fruibilità della trama, semplicemente ingarbuglia il filo e di conseguenza rovina la credibilità di tutto l’intreccio. 
Ci troveremo davanti a dei punti importanti della storia gestiti in maniera sbrigativa con soluzioni affrettate, mentre invece altre parti che si potevano risolvere in pochi minuti vengono allungate inspiegabilmente. Momenti che avrebbero dovuto essere importanti ed emozionanti, mi hanno lasciato completamente indifferente perché tirati via manco fossero noccioline per macachi, mentre altre hanno una costruzione narrativa incredibile da stringere il pad fino a far uscire i calli. Ho avuto la sensazione che tutto si potesse alleggerire, mantenendo comunque gli stessi personaggi, ambientazione e anche il senso della storia.

Ogni tanto poi la sceneggiatura presenta delle evidenti falle, dovendo necessariamente mettere qualche toppa sul tessuto bucato, facendo fare ai personaggi delle cose senza alcuna logica che spezzano la sospensione della realtà. L’inserire troppi personaggi in un gioco di azione che dura una ventina di ore ovviamente porta notevoli difficoltà nel farli incastrare tutti e a dover fare dei sacrifici, sfruttando molto l’effetto ‘shock’ tanto caro alle serie TV. Probabilmente sono troppo legato alla vecchia scuola, dove se schiaffi un personaggio e gli dai una storia, poi non lo togli di mezzo come se fosse uno stronzo qualunque.

I miei principali momenti di tedio con The Last Of Us 2 però, derivano dalle intere sequenze di gameplay sotto forma di flashback delle due protagoniste. Si corre sempre qualche rischio a poggiarsi troppo su questo sistema narrativo, specialmente quando si tratta di un videogioco d’azione dove in qualche modo bisogna tenere un po’ alta la tensione. Alcuni di questi ‘ricordi’ a mio modesto parere si potevano tranquillamente riassumere in qualche linea di dialogo tra i personaggi, lasciando tra l’altro un po’ di spazio alla fantasia del giocatore, senza necessariamente ricorrere al classico ‘spiegone’.

Squadra che vince, un po’ si cambia

Parlando del gameplay, Last of Us 2 riprende le meccaniche del suo predecessore, insaporendole con ingredienti presi da Uncharted e con qualche variazione sul tema, senza però cercare di innovare veramente il gameplay e adagiandosi ogni tanto sugli allori.

Il gioco è quasi interamente ambientato nella città di Seattle dove è in corso una vera e propria guerra tra due fazioni: il Washington Liberation Front (WLF o Wolf) e i Serafiti, chiamati anche Scars per via delle loro ferite autoinflitte, sui quali però non voglio farvi spoiler. Posso solo dirvi che i primi sono una milizia e i secondi i fanatici religiosi di turno. Come nel primo episodio avremo la sensazione opprimente di un mondo ormai vuoto, complice anche l’assenza di una colonna sonora che lascia spazio a suoni ambientali e ai dialoghi.

La Seattle post-apocalittica è uno splendore di decadenza, con grattacieli dalle finestre vitree, palazzi abbandonati e strade distrutte, una vera e propria giungla di cemento. Entrare in un appartamento o un negozio vuoto per cercare materiali, osservando le reliquie della vecchia civiltà fa sempre un certo effetto. Trattandosi dei Naughty Dog, il level design di The Last of Us: Parte 2 raggiunge vette incredibili per un action del suo genere, specialmente nelle sezioni lineari, con un equilibrio perfetto tra gli incontri con nemici umani ed infetti, cutscene che si alternano al gameplay e spettacolari sequenze scriptate. Non c’è bisogno di dirvi che la grafica di questo gioco spinge davvero al massimo le potenzialità della PS4, specialmente quella dei modelli più vetusti come la mia che durante alcune sezioni di gameplay ha iniziato a frullare come uno spremiagrumi.

L’esplorazione delle varie aree di gioco è fondamentale per raccogliere risorse che in seguito ci serviranno per potenziare le armi, creare oggetti e aumentare le skill delle due protagoniste. L’aggiunta del salto consente di raggiungere punti elevati, dando una verticalità al gioco ed aumentando la libertà di movimento in queste grandi aree libere. Sparsi nel mondo di gioco ci saranno dei collectibles e le varie lettere lasciate dagli altri sopravvissuti che a loro volta raccontano delle mini-storie, ogni tanto legate allo scenario che stiamo esplorando.

Come nel primo episodio, anche in The Last Of Us: Parte 2 verrete ostacolati da nemici umani e dagli infetti dal cordyceps.

Per superare gli scontri potremo decidere di essere furtivi, in modo da risparmiare le munizioni delle armi più potenti per tirarci fuori dalle situazioni più spinose. Se invece volete spaccare tutto come piace a me, potete cominciare subito con un bel colpo di shotgun sulle rotule del primo malcapitato e dare inizio al delirio. In alcuni casi potremo anche decidere di sgattaiolare via senza che nessuno si accorga della nostra presenza, cosa molto utile quando ci viene data la possibilità di evitare di scontrarci con un gruppo di infetti.

La vendetta è un piatto che va servito con le patate

Per quanto riguarda i combattimenti: se quelli con gli umani sono stati perfezionati e migliorati notevolmente rispetto a quelli del predecessore, gli scontri con gli infetti sembrano legati ancora alle meccaniche di sette anni fa.

Serafiti e soldati del WLF sono dotati di un’intelligenza artificiale di ottimo livello che rende gli scontri interessanti e dinamici. Spesso ho volutamente ricominciato dei combattimenti dall’inizio per provare le varie strategie e mettere alla prova l’IA o le possibilità tattiche, con risultati davvero soddisfacenti.

Avremo a disposizione diverse strategie, come prendere un poveraccio alle spalle, usarlo come scudo umano e ammazzare il compagno davanti ai suoi occhi, prima di sgozzarlo. La possibilità di mettersi proni e nascondersi nell’erba come in Metal Gear Solid, consente di prendere i nemici di sorpresa e di passare da una cover all’altra senza farsi vedere. Durante questi incontri con nemici umani potrete dare sfogo a tutta la vostra fantasia. Sparate qualcuno alle gambe e mentre è a terra piantategli un bel proiettile in testa, oppure finitelo spaccandogli un martello in testa.

Anche gli scontri corpo a corpo risultano davvero brutali, vi dico solo che ci sono teste spaccate da mazze da baseball degne di Robert De Niro negli Intoccabili. Potrete anche lanciare una molotov su una coppia in pattuglia, per poi sbudellare con una mannaia il terzo ignaro che è rimasto scioccato nel vedere i suoi due amici bruciare come salsicce. E perché non mettere una bella mina sul cadavere di un tizio appena ucciso, per far saltare in aria anche il suo amico che è venuto in suo soccorso?

Questi incontri sono sempre spettacolari, fatti da cambi di ritmo repentini, inoltre con i nemici c’è poco da scherzare. Se vi tengono sotto tiro mentre siete in copertura, state sicuri che appena metterete la testa fuori vi beccherete una pallottola nel sedere. Come succedeva nel primo capitolo, anche qui avremo munizioni e risorse limitate che ci costringeranno ad adottare strategie per farla franca.
Il WLF inoltre usa dei maledettissimi cani che fiutano il nostro odore e rivelano la posizione dove siamo nascosti, cosa che ci obbliga a muoverci sempre nello scenario, entrando e uscendo dagli edifici, piazzando trappole esplosive sulla via di fuga, oppure semplicemente risolvere il problema accoppando i pelosi canidi per primi.

Se uccidete senza farvi sentire un nemico umano, il suo cane inizierà a guaire e proverà a muoverne il corpo inerme, dettaglio davvero notevole che dovrebbe farci sentire in colpa… ma visto che se i cani vi beccano vi staccano la testa a morsi, direi che una bella molotov sul musetto ci sta tutta.

Questo è solo uno dei dettagli, al quale si aggiunge il fatto che i nemici hanno un nome e comunicano tra di loro in modo da attaccarvi dai fianchi, combinando assalti ravvicinati con quelli a distanza. L’unico limite dei nemici umani e infetti è il non riuscire a vedere i vostri compagni, come se fossero invisibili. Questo difetto si nota soprattutto quando siete in stealth e gli NPC alleati si mettono in bella vista davanti ai nemici che si comporteranno come se nulla fosse. Per il resto l’IA alleata non si comporta poi malissimo, viene in vostro aiuto e vi copre quando siete nei guai.

Il livello di violenza è abbastanza elevato, ma rientra sempre in quello di un videogame, quindi restando in campo Playstation né più né meno di quanto visto nei vari God of War (se volete una roba post-apocalittica veramente hardcore leggetevi Crossed di Garth Ennis). I colpi messi a segno da armi bianche e da fuoco lasciano ferite tremende sui nemici che gorgogliano, gridano e si strozzano nel loro sangue con espressioni di puro dolore misto a terrore, e questo mi porta a credere che un paio di sviluppatori di Naughty Dog ora siano in cura nella stessa clinica di quelli di Mortal Kombat 11.

Passando ai nostri cari infetti, comincio subito col dire che Naughty Dog su questo punto si è un po’ impigrita ed adagiata sugli allori. Il problema principale è che la maggior parte dei combattimenti contro runners, clickers e altre amenità avviene nei luoghi chiusi, dove ovviamente non è possibile sfruttare la verticalità, inoltre metterci proni sarà utile come un rappresentante di Viagra alla fiera delle cinture di castità.
Gli incontri con i clicker implicano l’utilizzo di alcune meccaniche stealth un po’ trite e ritrite. Ritorna il classico lancio del mattone o della bottiglia per fare rumore, mente nulla viene aggiunto alla formula, nessun metodo alternativo per ‘giocare’ con l’IA degli infetti. Si dovrà sempre fare affidamento sulla modalità ‘ascolto’ per vedere i nemici attraverso i muri per cercare di essere il più silenziosi possibile. I runner si muovono in maniera erratica, il che rende difficile l’approccio stealth, specialmente perché le opzioni che avremo saranno limitatissime.

Se veniamo scoperti, gli infetti non faranno altro che caricarci in gruppo, portando a situazioni caotiche dove spesso bisogna ricorrere al corpo a corpo e dare il via al button mashing furioso, durante il quale è impossibile capire da quale parte stia arrivando il clicker di turno capace di ucciderci con un solo colpo. Gli sviluppatori hanno inserito solo due nuove tipologie di infetti che sono fondamentalmente una copia del Bloater e un misto tra runner e clicker capace di nascondersi. Personalmente questa componente del gioco mi ha parecchio annoiato, perché decisamente meno strategica e avvincente rispetto ai combattimenti contro gli avversari umani. A salvare alcune di queste sessioni ‘survival horror’ fortunatamente ci pensano il level design e il sonoro che in alcune occasioni fa davvero rizzare i peli dietro la schiena. 

Una piccola critica andrebbe fatta sui takedown stealth che prevedono una singola animazione. Bella eh, dettagliata e tutto, ma rivederla sempre tutte le sacrosante volte dopo un po’ stufa e in qualche modo rompe un po’ la sospensione dalla realtà. Naughty Dog si è concentrata davvero tanto sulla storia, a volte dimenticandosi di innovare il gameplay, dando poca importanza ad alcune parti che invece avrebbero potuto elevare il gioco su vette ben più alte del suo predecessore.

A chi consigliamo The Last of Us Parte II?

Se The Last of Us: Parte II fosse una ciambella, di sicuro non avrebbe il buco, ma sarebbe comunque buona da mangiare. Per quanto mi riguarda questo sequel si rivela un bel gioco, un esperimento narrativo interessante che si collega al primo episodio a volte in maniera forse un po’ troppo rumorosa, altre volte con grande eleganza. Personalmente più che prendermi dal lato emotivo (forse perché sono ormai un vecchio arido), mi ha stuzzicato il cervello, facendomi fare diversi trip sulla sceneggiatura e sulla storia.
È un gioco ambizioso, ma non per questo si deve per forza chiudere un occhio davanti ai suoi difetti.

Detto questo sapete già a cosa andate incontro. Probabilmente starete saltando da una pagina all’altra per capire se vale la pena o meno giocare a The Last of Us: Parte II e se così davvero fosse, l’unico consiglio che vi posso dare è di provarlo e di togliervi ogni dubbio. Se invece il primo episodio non vi è piaciuto, allora state alla larga da questo sequel, perché le migliorie apportate nel gameplay sono troppo poche per convincervi a dargli una chance.

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