Metaphor Re: Fantazio è il più recente titolo pubblicato da SEGA e realizzato dal team interno di ATLUS, Studio Zero. Il gioco è disponibile su PC tramite Steam, PlayStation e Xbox Series. La nostra recensione raggiunge il pubblico quando ormai tutto o quasi è stato detto in merito, ma non è una buona ragione per non unirsi al coro. Metaphor costituisce infatti il terzo pilastro fondante di ATLUS, che si aggiunge alle saghe eccellenti di Shin Megami Tensei e Persona.
Provato su PC
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Metaphoricamente parlando
Non è possibile girarci troppo attorno, Metaphor è un’opera elegante che, pur prendendo in prestito dalle serie SMT e Persona dei meccanismi che gli appassionati hanno imparato a conoscere, se ne distacca in modo visibile sotto molti altri aspetti. I giocatori hanno potuto avere esperienza diretta grazie all’esteso prologo gratuitamente giocabile su tutte le piattaforme, fattore che senz’altro ha avuto un ruolo fondamentale nel convincere oltre un milione di utenti ad acquistare il titolo al day 1.
Metaphor è infatti divenuto dalla sera alla mattina il gioco ATLUS che ha venduto 1 milione di copie nel minor tempo, record che spettava a Persona 3 Reload, che aveva totalizzato lo stesso risultato ma nel giro di una settimana. Se pur avendo letto recensioni, provato il prologo e quant’altro, siete ancora in dubbio, iniziamo questa recensione consigliandovi caldamente di acquistare Metaphor. No, nessuno ci paga per dire ciò, è semplicemente un titolo magistralmente composto, come una sinfonia, con tutti gli elementi che si intersecano nel migliore dei modi.
Il mondo di Metaphor, a metà tra scenari alto-medievali e atmosfere neo-vittoriane, crea una fusione di stili senza alcuno stridio ed è perfettamente logico per il giocatore vedere carrozze trainate e macchinari semoventi usciti da un sogno lucido steampunk. Muoversi per le strade della sontuosa Gran Trad, però, non è tutto glamour e nobiltà, perché la narrazione cruda, tipica dei prodotti in stile Megaten (Shin Megami Tensei V è il più recente da noi recensito), porta sotto i riflettori problematiche sociali moderne, dal razzismo all’omicidio, dalla povertà al cinismo e alla crudeltà gratuita.

I clan che popolano il mondo di gioco sono numerosi ma pochi hanno uno status sociale che potrebbe essere definito accettabile e dignitoso, il nostro protagonista, infatti, appartiene a una delle tribù detestate (gli Elda) dalla religione prevalente, il “santismo”. Ma ad altri, come i Paripus, va persino peggio, costretti a vivere ai margini della società perché ritenuti inferiori. Non esattamente un mondo accogliente e piacevole, ma tutto ciò sta per cambiare. Il Clemar Louis, infatti, decide di assurgere al ruolo di nuovo Re, assassinando il precedente regnante. All’oscuro dell’esito delle sue azioni, una magia trascinerà non solo Louis, ma anche il nostro protagonista e tutte le persone del regno in una corsa al trono, mettendo in moto eventi e personaggi, tutti animati dai propri scopi personali.
Fuori i demoni, dentro gli archetipi
Uno dei principali cambiamenti ascrivibili a Metaphor è l’abbandono del compendio demoniaco che caratterizza le serie SMT e Persona. Studio Zero applica qui una nuova tara che stravolge in un certo senso il gameplay, ovvero gli archetipi. Si tratta di un modo alternativo di identificare il “job system”, dove ogni personaggio può trasformarsi in un ruolo ben specifico, da classici attaccanti fisici a cavalieri, oppure maghi, tiratori e così via.
Per alcuni potrebbe rappresentare una sorta di perdita di identità dei singoli personaggi, ma si tratta di una vana preoccupazione perché la scrittura per ognuno di essi è pari al lavoro fatto nell’ultimo Persona. Difficilmente riuscirete a vedere il primo compagno, il Clemar Leon Strohl, in una guisa diversa se non quella di guerriero errante dalla testa calda, a prescindere dal ruolo che desiderate fargli ricoprire per le vostre personalissime strategie.
Il job system rappresentato dagli archetipi è liberatorio, piacevole da utilizzare e dà vita a tantissime combinazioni differenti dal momento che pur cambiando classe, sarà possibile ereditare una o più abilità provenienti dalle altre classi apprese. E non solo è divertente, ma anche strettamente necessario per affrontare nemici e boss, più coriacei che mai.

L’assenza della fusione demoniaca non si sente eccessivamente e, anzi, è una nuova direzione che per un franchise appena nato non può che essere un bene. Lasciamo i demoni a SMT e Persona e diamo spazio a Metaphor di respirare e acclimatarsi. E per quanto concerne le novità, non terminano qui, poiché il nuovo trend del mescolare sezioni action e a turni sta divenendo una fantastica realtà.
Abbiamo visto come ciò sia possibile in Final Fantasy VII: Rebirth e più recentemente anche in Trails through Daybreak di Falcom. Metaphor inserisce la sua versione, permettendo al giocatore di attaccare i nemici più deboli a schermo con un pulsante e sconfiggerli immediatamente, relegando le battaglie a turni ai mob di livello più alto. Ciò velocizza l’esplorazione ma permette anche di conservare meglio le proprie risorse (principalmente gli MP).
Stile fantazioso
E che ne parliamo a fare? ATLUS ha dimostrato di essere letteralmente l’unica compagnia in grado di creare delle UI degne di questo nome. Lo stile trasuda da ogni schermata, che vi troviate in combattimento o che mettiate semplicemente il gioco in pausa, con colori vividi e brillanti che abbacineranno i vostri occhi in maniera superba.
Certo, strizzando forte gli occhi si possono vedere elementi in comune con Persona 5 Royal o Persona 3 Reload, ma onestamente è meglio puntare su un design efficiente e rodato, dal forte impatto visivo, piuttosto che rischiarla eccessivamente. Si tratta pur sempre di un prodotto nuovo che deve far presa sul pubblico, quindi sinceramente comprendo la volontà di Studio Zero di giocare sul sicuro, almeno su questo elemento.

Dove è stato fatto un lavoro incredibile e molto più audace è nella soundtrack. Avevamo qualche dubbio? Shoji Meguro, il compositore giapponese già autore della maggiore parte, se non tutte le soundtrack di Megaten e Persona, si cimenta questa volta con sonorità così diverse e contrastanti che sulla carta non avrebbero mai funzionato. E invece, le note al pianoforte si uniscono ai flauti e sezioni di cori angelici, per poi cambiare radicalmente in marce trionfanti e suoni gutturali e diaframmatici più tipici di intonazioni ritualistiche come la recitazione dei sutra da parte dei monaci buddhisti.
Un vero e proprio saliscendi di emozioni e adrenalina, soprattutto la traccia delle battaglie che pre-lancio aveva tanto arruffato le penne di chi non ha alcuna cognizione musicale. Questa è in grado di stimolare forti risposti emotive negli scontri più concitati. Il genio compositivo di Meguro è letteralmente indiscutibile e raggiunge qui nuove vette che potrebbero mettere in ombra soundtrack provenienti da videogiochi per i prossimi 10 anni.
A chi lo consigliamo?
Metaphor: Re Fantazio: Ci troviamo di fronte a un gioco sostanzialmente perfetto. Studiato in tutte le più piccole sfumature e messo insieme da un team interno che già ha avuto modo di lavorare alla serie Persona e ne conosce tutti i punti di forza e l’appeal. Una forza lavoro messa a fuoco che ha generato un gioiello che può fin da subito dirsi indipendente, fuori dall’ombra di SMT e Persona. Un must buy per tutti gli amanti dei videogiochi, a maggior ragione se amate i JRPG a turni. – 7gatsu






