Shin Megami Tensei V è l’attesissima ultima fatica di Atlus, quinto titolo ufficiale di una lunga e storica serie di JRPG, in esclusiva su Nintendo Switch, distribuito da Nintendo, disponibile dal 12 novembre 2021.

Provato su Nintendo Switch


Non un giorno qualsiasi

Dopo un teaser nell’ormai lontano 2017 e un successivo lungo silenzio, Shin Megami Tensei V finalmente approda sul mercato internazionale. Il rapporto con Nintendo, consolidato nell’ultimo decennio, si mostra solido come non mai. L’attesa è stata più che ripagata con un prodotto che si mostra ad oggi il più accessibile della serie, mantenendo l’estrema severità e difficoltà marchio di fabbrica da tanti anni.

Il template narrativo caro alla serie torna pressoché invariato: a causa di circostante misteriose, Tokyo viene rasa al suolo, e al suo posto si trova una terra arida e abbandonata, ostile a ogni forma di presenza umana. Dopo un giorno al liceo, che permette di presentare almeno alcuni dei personaggi chiave che si incontreranno successivamente nell’avventura, il mondo incontra la sua inevitabile fine.

Ciò che resta è ora abitato da demoni e spiriti di ogni tipo provenienti da ogni pantheon della storia. Il nostro protagonista muto, confuso e turbato dagli avvenimenti, fa la conoscenza di un essere sovrumano chiamato Aogami, che gli conferisce dei poteri, rendendolo un Nahobino. Con queste nuove abilità nel proprio arsenale, inizia un lungo viaggio tra le rovine di un mondo finito, verso la creazione di una nuova realtà.

A livello narrativo Megaten 5 (è così spesso abbreviato il lungo titolo originale) non vuole reinventare la ruota, anzi si poggia sulle basi solide che usa da tanti anni, dando un sapore lievemente più moderno ai personaggi. Ricorda da vicino Shin Megami Tensei III Nocturne, ma coinvolge con maggiore frequenza i personaggi secondari, per una narrazione più scorrevole e coesa. Se in Nocturne si poteva anche passare ore senza realmente parlare con qualcuno, stavolta si è dato un rilievo maggiore ai personaggi che, sebbene mai realmente memorabili, si prendono ognuno il proprio spazio nello schema più ampio.

A differenza di molti nel suo genere, la serie Megaten non è particolarmente interessata alle vicissitudini o agli sviluppi personali dei personaggi, quanto piuttosto al più ampio schema della realtà e a come viene concepita. Banalmente parlando, il sistema di allineamento morale torna, con diverse opzioni che apportano bivi di trama appassionanti, come sempre aumentando la rigiocabilità. Una volta che il mondo è finito, i maggiori temi ruotano attorno alle diverse filosofie sulla base delle quali creare un nuovo ordine.

“Muori per me?”

Il sistema di combattimento, con il classico press turn system, torna con giusto qualche modifica rispetto all’ultimo episodio della serie, arrivando forse all’equilibrio di gioco migliore di sempre. Per chi non è al corrente, il succo è questo: il giocatore ha un’azione a personaggio disponibile a turno, fino a un massimo di quattro. Se si colpisce una debolezza elementale o si ottiene un colpo critico, la singola azione non viene consumata interamente, ma solo per metà; questo permette di agire un’altra volta, fino a un massimo di otto. Attenzione però, lo stesso vale per la squadra nemica, e un errore di distrazione può costare una bella fetta di progresso.

Novità di questa iterazione è la possibilità di passare il turno senza consumarlo, ma accumulando mezzi turni. Questa scelta, apparentemente molto vantaggiosa per il giocatore, è solo una sfumatura in più, data la generale difficoltà degli incontri. Da Persona invece, a cui viene costantemente comparato con grande mancanza di cognizione, prende in prestito l’uso dei buff e dei debuff.

Storicamente, in Megaten, le modifiche momentanee dei parametri sono cruciali, di grande impatto e possono decidere da sole l’esito di uno scontro. Già nel quarto titolo numerato, uscito esclusivamente su 3DS, si era ridotto l’impatto dei buff, riducendone la percentuale ma rendendoli cumulabili, ma sempre verso tutta la squadra. Stavolta invece, come visto nello spin-off più famoso di sempre, possono essere usate verso un singolo target, e si accumulano fino a un massimo di due volte.

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Dal meno apprezzato Shin Megami Tensei IV: Apocalypse invece, prende in prestito il sistema di affinità elementali dei demoni. In altre parole, ogni personaggio è più o meno avvezzo a usare un dato elemento, con evidenti differenze nel risultato. Un demone molto potente nei danni magici ma con una bassa affinità alle magie curative, non curerà molti PV rispetto a chi meno forte ma con un’affinità maggiore.

Un’altra importantissima novità la troviamo nel sistema delle Essenze, oggetti che racchiudono l’essenza di un dato demone, da usare per infondere le abilità o le difese elementali al Nahobino o ai demoni compagni. Una volta usata viene consumata, e ottenerle non è sempre affare facile. Questo conferisce un ulteriore livello di complessità e personalizzazione della squadra, da tenere sempre sott’occhio.

La meccanica asso nella manica è invece affidata al Magatsuhi, con una barra che, una volta riempita, permette di accedere a bonus piuttosto consistenti, come la possibilità di aumentare le affinità elementali o causa solo colpi critici per un turno. Megaten non scherza: sfruttare tutte le abilità e tutti gli elementi disponibili è assolutamente necessario per uscire vincitori.

Mario, chi? Nahobino!

La vera rivoluzione di questo titolo sta nel rapporto che il giocatore ha con l’ambiente. I cupi, angusti dungeon dei capitoli precedenti sono un lontano ricordo; ora il Nahobino può esplorare liberamente il mondo semi open-world interamente interconnesso, fatto di edifici, grotte, promontori e altro ancora. Se da un lato la varietà nelle tipologie delle ambientazioni non è poi molta, dato anche il setting post apocalittico, il senso di verticalità e la velocità con cui si controlla il personaggio è più simile a un platformer che a un JRPG.

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Il genere JRPG è notoriamente poco aperto all’esplorazione, il movimento è spesso rigido e l’esplorazione limitata a qualche bivio: non in Shin Megami Tensei V, dove l’ambientazione post apocalittica dà spazio a costruzioni complesse e atipiche che sono un piacere da investigare. Inoltre, la mancanza degli incontri casuali permette di addentrarsi in ogni dove senza il costante rischio di subire un agguato.

Il mondo è inoltre disseminato di bonus di ogni tipo e forma, oggetti consumabili, gemme curative, o ancora dei Miman, mostriciattoli nascosti in ogni anfratto, che vanno scovati per riscattare nel negozio delle ricompense. Queste non sono sempre particolarmente interessanti, ma concorrono a dare all’esplorazione un gusto, e fondamentalmente un divertimento, come mai successo prima.

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  • shin megami tensei v Aogami

A conferire un ulteriore livello di interazione ci sono gli Ascessi, dei boss speciali, molti dei quali opzionali, che sovrastano intere aree con un’atmosfera tetra, alterando il comportamento dei demoni sottostanti. Sfidandoli, non solo purificheremo l’area rendendola più facilmente traversabile, ma otterremo dei vitali punti Gloria. Questi possono essere poi spesi per acquisire Miracoli, abilità secondarie che modificano ogni tipo di proprietà di gioco, dall’aumento delle affinità elementali, agli sconti per gli acquisti, all’aumento delle abilità equipaggiabili e moltissimo altro ancora.

La ricchezza delle aree è così ben equilibrata che la tensione che si crea tra la voglia di esplorare ogni angolo per scoprire ogni piccolo segreto e la paura di un improvviso scontro potenzialmente letale è estremamente soddisfacente. Shin Megami Tensei V richiede ogni attenzione possibile, e il bisogno di potenziarsi per avere ogni vantaggio possibile, si mescola perfettamente col mondo di gioco.

Fondamentalmente il sequel del 2020

Il salto con la nuova generazione porta una serie di ottimizzazioni importanti. Non solo questo capitolo è a mani basse il più accessibile e comprensibile, ma anche il più bello e moderno esteticamente. Il gusto di Kazuma Kaneko rimane intatto, ma c’è qualcosa di speciale nel vedere le sue iconiche illustrazioni prendere vita in un mondo 3D di qualità. Lo stesso vale per il cast, che incarna appieno lo stile inquieto, letargico e high-fashion tipico dell’illustratore giapponese.

Con ogni probabilità questo è anche il titolo meglio equilibrato di sempre: nonostante la sfida sia sempre mediamente alta, questo richiede principalmente un alto livello di attenzione e adattabilità da parte del giocatore, senza scadere in facili frustrazioni. I tempi dei Matador che facevano strappare i capelli ai giocatori sono andati, e per il meglio.

Sia ben chiaro però, questo non è un titolo per tutti: la generale noncuranza per il giocatore, manifesta a più livelli, è quanto lo rende unico ed essenziale nell’attuale panorama videoludico. Lo stato di titolo di culto è dato proprio dal gusto più sofisticato che prende le distanze da quanto proposto dagli altri esponenti del genere. Un setting urban, le tematiche di ampio respiro, un costante tono di cupa oppressione, e una difficoltà che poco si preoccupa di quanto hai salvato l’ultima volta, sono solo ingredienti di una ricetta affinata in anni di esperienza.

Un appunto da fare, principalmente a chi è un po’ estraneo alla saga, è come Shin Megami Tensei V sia sì un JRPG, ma si discosta da alcuni degli elementi più noti del genere, e di molto: l’enfasi non è data alle interazioni tra i personaggi, ma piuttosto alle ampie tematiche sottostanti, spesso brutalmente ciniche. Il gioco non ha alcuna intenzione di tenere per mano il giocatore, narrativamente come nel combattimento, e la mancanza di elementi di escapismo confluiscono verso un approccio adulto, dove la realtà, o in questo caso la finzione, è esattamente quello che è, senza retoriche ottimistiche di alcun tipo. Non c’è alcuna forza dell’amicizia che salverà il mondo, e meno male.

A chi consigliamo Shin Megami Tensei V?

Shin Megami Tensei V è un prodotto eccellente che è valso ogni minuto atteso per il suo lungo sviluppo. Non è per tutti, e non vuole esserlo, ma c’è molto da dire sullo specifico gusto di esperienza videoludica che offre, che chiunque dovrebbe provare almeno una volta. Senza alcun dubbio, è tra le migliori espressioni del genere, e quanto mai prodotto da Atlus. Lo consigliamo molto caldamente.

Ottima mescola di elementi classici e novitàLe meccaniche non sono adatte a tutti
Grande mobilità che aumenta la voglia di esplorazione
Storia matura con derive filosofiche

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