Il meraviglioso JRPG Atlus torna a rubarci il cuore…

You are a slave. Want emancipation?

Le prime parole con cui Persona 5 fu presentato negli ultimi strascichi del 2013 già facevano presagire i vistosi cambiamenti che la serie avrebbe vissuto. Vessati da una società corrotta e soffocante, le persone si trasformano in tristi fantocci incapaci di alzare lo sguardo, imbrigliati dalla fredda quotidianità metropolitana. Un affresco decisamente attuale e sincero, una visione amara ma schietta di un mondo privo di valori in cui si è costretti costantemente a essere lupi o pecore, mangiando per non esser mangiati e in cui anche i più insospettabili hanno le mani sporche di sangue.

Nel 2017 dunque, la serie Persona fece uno stiloso balzo in avanti, paragonabile quasi allo stesso che avvenne fra il secondo e il terzo capitolo, con un’opera eccezionalmente curata e accattivante. La versione Royal di Persona 5 si propone praticamente come una “Director’s Cut“, offrendo a i giocatori lo stesso gioiello di circa tre anni fa ma limandolo, perfezionandolo ed espandendolo a dovere, con un’edizione “regale”.

Per quanto non apprezzi operazioni di questo tipo – sostanzialmente il giocatore viene spinto a pagare due volte il prezzo del biglietto per lo stesso prodotto – è necessario notare come questa nuova incarnazione del visual novel/rpg metta abbastanza carne al fuoco per essere giustificata. Resta il fatto che chi ha già spolpato la versione “liscia” di Persona 5 potrebbe essere restio a prendere nuovamente il pad in mano. Per tutti quelli che invece dovessero affacciarsi alla versione Royal senza ancora aver toccato il capitolo originale, beh, beati voi.

ProContro
+ È Persona 5! – Sotto il profilo tecnico si nota il segno del tempo
+ Longevo, denso e divertente– Backtracking e spawn dei nemici ancora imperfetto
+ Artisticamente fuori parametro– Chi ha giocato il titolo originale potrebbe incontrare alcuni momenti di stanca
+ Ottima localizzazione in italiano

Rivers in the Desert

Facciamo un passo indietro e parliamo innanzitutto di Persona 5 per quello che è, senza affrontare il discorso “Royal” in termini meramente di aggiunta contenutistica. Difficile descrivere in poche parole la struttura ludica di Persona a chi non hai mai messo mano ai capitoli passati della serie. Le meccaniche del brand Atlus non sono di per sé atipiche o completamente innovative ma nascono dall’intreccio di due generi molto diversi fra loro: rpg a turni e visual novel.

Il gioco si divide, grossomodo, in due fasi ben distinte: la prima si basa sulla quotidianità studentesca di un giovane liceale, che passa il tempo fra lezioni, uscite con gli amici, lavori part-time nel cuore di Shibuya, mentre la seconda vede il protagonista attraversare lo specchio, trovandosi nel Metaverse, un mondo paranormale che coesiste insieme al nostro e ne riflette la sua anima corrotta. Persona 5 è un gioco di simbolismi e aspetti nascosti sotto la maschera, che si riflette tanto sulla sceneggiatura quanto sugli aspetti preponderanti del gameplay. Queste due diverse facce della stessa medaglia infatti non possono esistere l’una senza l’altra, e non si può pensare di potersi dedicare attivamente ai combattimenti senza tenere conto dei rapporti sviluppati con le persone che vivono al nostro fianco.

Nel mondo di Persona 5, ognuno possiede una propria versione oscura di sé stesso nel Metaverse, una Shadow, incarnata dai desideri distorti di cui nessuno è realmente privo. Al contempo esistono persone speciali, in grado di avere il controllo totale sul proprio alter ego corrotto e utilizzarlo per combattere altri Shadow che infestano il Metaverse. Tali individui vengono definiti persona-user proprio perché una volta controllata la propria ombra, questa diventa un Persona, una proiezione della coscienza del suo utilizzatore, in grado di dargli poteri sovrannaturali.

Ogni shadow, ma anche ogni personaggio con cui creeremo un legame, viene rappresentato da uno degli arcani maggiori dei tarocchi e questo sarà di incredibile aiuto per il percorso del protagonista. Il personaggio principale (che prenderà il nome in codice Joker una volta fondati i Phantom Thieves) è rappresentato dall’arcana del Matto, il numero 0, che come ci viene ricordato è vuoto, eppure dalle infinite possibilità. Joker è in grado non solo di richiamare il suo Persona ma di possederne altri, senza tenere dunque conto della propria arcana di appartenenza e risultando una sorta di eletto, un individuo estremamente raro e speciale. Nell’economia di gioco questo risulterà indispensabile, potendo cambiare il nostro Persona ogni turno, scegliendo di utilizzare quello più adatto al combattimento in corso. I legami che creeremo con compagni di scuola e conoscenti rafforzeranno l’affinità con i diversi arcani e ci permetteranno quindi di creare e possedere Persona più potenti, di fornirci nuove abilità esclusive e determinanti per i ladri fantasma.

Le attività quotidiane comunque, ricoprono in primis il ruolo di raccontare la storia e i personaggi che vanno a popolare il mondo di gioco. In queste sessioni verremo messi di fronte ad una mole fittissima di dialoghi e saremo perlopiù passivi ma l’ottima scrittura del titolo e gli interessanti spunti forniti da situazioni e comprimari mantengono comunque alto l’interesse, senza il rischio di annoiarsi.

Detto questo, superata la parte introduttiva del titolo (che grosso modo termina con la sconfitta del primo boss) potremmo scegliere di prendere parte alle fasi combattive liberamente, esplorando il Mementos nella fase pomeridiana della nostra giornata e spezzando quindi il ritmo di gioco a nostro piacimento. Il Mementos è, a conti fatti, un vastissimo dungeon procedurale in cui sarà possibile allenarsi e ottenere nuovi Persona ma soprattutto completare interessanti incarichi secondari che ci permetteranno di approfondire il mondo di gioco e far avanzare anche alcuni legami con personaggi particolari.

A differenza del Mementos invece, ognuno dei dungeon legati all’avventura principale, i Palazzi, ha un suo preciso level design, abbandonando totalmente la randomizzazione presente nei capitoli precedenti. Questa novità, fra le tante, risulta una delle più importanti, rendendo molto più profonda, sfaccettata e interessante l’esplorazione dei dungeon dei vari Boss che affronteremo nel corso dell’avventura. Ogni Palazzo ha infatti le sue peculiarità, i suoi schemi e le sue logiche, introducendo anche fasi di puzzle solving, tutte abbastanza semplici a onor del vero ma decisamente gradite. Il salto rispetto ai titoli passati è insomma sorprendente e soprattutto efficace, oltre che propedeutico al tema scelto da Atlus per questo quinto capitolo. Il gruppo di ladri dovrà infatti selezionare un bersaglio a cui rubare il cuore, infiltrarsi nei meandri della sua psiche e tracciare un percorso che lo porterà all’ambito tesoro, tutto questo sarebbe stato impossibile con il metodo precedentemente usato dal Team Persona e, nonostante le difficoltà ammesse in fase di produzione, i risultati sono veramente esaltanti. Sebbene sia presente qualche sbavatura (alcuni palazzi potrebbero rivelarsi troppo lunghi da completare) ci troviamo di fronte a un level design sempre interessante, sostenuto dall’alternarsi di esplorazione, puzzle e combattimenti, donando alla serie quel guizzo in più di cui ha sempre avuto bisogno.

Sai che c’è di nuovo?

La serie Persona ha abituato i propri fan ad aspettarsi riedizioni di questo tipo, Persona 3 ebbe la sua versione FES, mentre il 4 venne tirato a lucido su PS Vita con l’edizione Golden, non era dunque una sorpresa che prima o poi questo Persona 5 Royal sarebbe arrivato sul mercato, certo, la ragione potrebbe suggerirci di smetterla di acquistare i capitoli di questa serie al day one e aspettarne una seconda venuta ma, andiamo, chi mai resisterebbe?

Ad ogni modo, ciò che è davvero ammirabile di questa ri-edizione del capolavoro Atlus è il modo in cui sia riuscita a migliorare praticamente ogni aspetto dell’esperienza, operando innesti al combat system, rendendo la gestione del tempo più funzionale, aggiungendo extra, attività secondarie e donando dunque nuova linfa vitale a un titolo che già di suo sprizzava energia da tutti i pori, svolgendo un lavoro che non può essere paragonato a quello effettuato sui due precedenti titoli del brand.

L’introduzione di tre nuovi personaggi (fra cui ovviamente spicca la nuova ladra Kasumi Yoshizawa) espande e arricchisce la storia, i background e la narrazione del titolo, rendendolo se possibile ancora più intrigante e completo. Il tempo libero è meglio gestito poiché anche dopo le nostre incursioni nel Metaverse, tolta qualche eccezione, manteniamo un piccolo scampolo di tempo utile per aumentare i nostri parametri, creare oggetti per il dungeon od occuparci del Caffè LeBlanc, migliorando dunque il complesso rapporto con Soijiro.

A questo proposito, anche le attività disponibili si espandono grazie allo splendido quartiere di Kichijoji e quelle presenti già in partenza vengono reimpostate con più criterio, come ad esempio il mini-gioco dedicato al baseball, che in Persona 5 spesso rischiava di essere più una perdita di tempo che altro. Ogni Palazzo inoltre ospita cambiamenti piccoli e grandi nella sua costruzione, grazie all’inedito rampino utilizzabile per l’esplorazione e a nuovi collezionabili nascosti nei meandri dei differenti dungeon. Il combat system propone molte limature e novità, come ad esempio gli attacchi combinati fra personaggi – in maniera analoga a quelli visti in Persona 4 Golden – che prorompono in brevi ma esaltanti cut-scene che non ci si stanca mai di guardare. Inoltre, le munizioni ora si ricaricano a ogni scontro, rendendo l’utilizzo delle armi da fuoco meno morigerato, più efficace e soprattutto utile per velocizzare alcuni scontri e risparmiare gli indispensabili SP che ci permettono di usare magie e abilità dei Persona.

Questi ultimi tra l’altro – non riesco a togliermi il vizio di nominarli al maschile nonostante la localizzazione italiana preferisca il femminile – si arricchiscono con vecchie e nuove conoscenze che espandono ancor di più le nostre possibilità in combattimento. Di contro, anche i nemici mostrano alcune novità importanti, nuovi attacchi e pattern per i Boss ad esempio e la presenza di alcuni particolari Shadows che adottano uno stile di combattimento inedito per la serie: senza mai attaccare aspetteranno i nostri colpi per eseguire contrattacchi devastanti e una volta sconfitte esploderanno infliggendo ingenti danni ai loro compagni. Insomma, si aggiungono ulteriori strati di tatticismo e divertimento a un combat system a turni che già rasentava la perfezione.

Il nuovo semestre a disposizione è ovviamente il fiore all’occhiello di Persona 5 Royal, ed è ciò per cui andrebbe giocato anche da chi ha già portato a termine l’esperienza di Persona 5 precedentemente. L’innesto di Kasumi avviene dalle prime battute della storia, dunque era evidentemente impossibile per il team di Ashino adottare una soluzione simile a quella di “The Answer” presente in Persona 3 FES, che molto saggiamente proponeva il piccolo “sequel” distaccato dal gioco principale e selezionabile dal menù iniziale per permettere a chi già aveva completato la trama di tuffarsi subito nell’inedita avventura proposta. Forse sarebbe stato comunque possibile trovare una soluzione in questo senso, con piccoli flashback o un recap iniziale che mostrasse le gesta di Yoshikawa-kun ma è comunque comprensibile questa”soluzione unica” adottata per i giocatori.

A chi consigliamo Persona 5 Royal?

Persona 5, tralasciando forse il fronte tecnico, non è invecchiato di un giorno. L’unica nota di frustrazione arriva in alcune fasi di backtracking, funestante da un continuo respawn dei nemici che rallenta un po’ troppo lo scorrere di queste sessioni ma che risulta un difetto davvero molto labile. Per quanto concerne il resto, il titolo risulta ancora eccezionale, fresco e magnetico. Le novità apportate – praticamente su ogni fronte dell’esperienza – conquisteranno i giocatori nuovi e spingeranno i vecchi a farsi ancora catturare dalle gesta dei Phantom Thieves.

L’ottima localizzazione in italiano inoltre – che mostra qualche sbavatura solamente nelle chat telefoniche, tanto da avvalorare l’ipotesi che ci siano stati due team diversi di traduzione – permette a chi non è troppo avvezzo alla lingua anglofona di godersi uno dei jrpg più belli del decennio, se non di sempre. Persona 5 Royal ha una traboccante mole di contenuti che farà la felicità di ogni tipologia di giocatore, sebbene la sua natura di visual novel continuerà a non essere apprezzata dai detrattori, che farebbero comunque bene a dargli una chance però, chissà che il loro cuore non venga rubato dal fascino dei ladri fantasma.

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