Sì, è un gioco ricco di fanservice. Sì, ragazze mezze nude senza nessun motivo apparente. Sì, cliché nipponici da shonen manga a non finire e sì, ci sono i DLC a pagamento per i costumi. Bene, fine, prossimo! No? Se state ancora leggendo allora suppongo sia necessario spendere qualche parola sul titolo edito da D3 Publisher, sviluppato da Tamsoft e specificare che si tratta di un Remake (fortemente condensato) dei primi due capitoli. Un’ottima occasione per il pubblico di avvicinarsi al brand o in alternativa un gradevole momento amarcord per i fan di lungo corso. O no?

Provato su Playstation 4

Zack, bam, splat

Tornano Aya e Saki, pronte trucidare orde di non morti, pronte a imbrattarsi del sangue che, copioso, fuoriesce dai loro nemici come un fiume in piena. Ci si trova di fronte a un classico hack ‘n slash che strizza l’ occhio al genere musou ponendoci di fronte nutrite schiere di nemici, che si alternano a un buon numero di Boss Fight. Ogni personaggio ha a disposizione un set di 2 armi che possono essere alternate senza soluzione di continuità al semplice tocco dell’apposito tasto e lo stesso vale per le protagoniste, una volta preso il controllo di entrambe. Le combo sono semplici, ma richiedono comunque un minimo di tempismo e in generale il combat system cerca di far sfruttare coordinazione e riflessi.

Attacchi leggeri/a distanza e forti possono essere concatenati per scatenare letali coreografie atte a innalzare vertiginosamente il count delle combo e fornirci un punteggio più alto a fine livello. Sebbene il gioco presenti un tasso di sfida non altissimo è bene non lasciare la guardia scoperta, per far fronte alle situazioni fortunatamente possiamo contare sia su uno scatto in grado di proteggerci con qualche frame di invincibilità, sia di una parata che, se eseguita con corretto tempismo, può annullare l’attacco nemico e stordire l’avversario, pronto a venir biecamente triturato. Il combat system si arricchisce ulteriormente con la Berserk e la Xtatic form, due meccaniche in grado di porci in una straordinaria posizione di vantaggio durante i combattimenti. Colpendo i nemici infatti, sia noi che le nostre lame si inzuppano di sangue, e se per i nostri strumenti di morte è un problema, poiché abbassano la loro efficacia finché non provvediamo a ripulire con l’apposito comando, per noi è solo motivo d’estasi: più ci sporchiamo, più in fretta andiamo in Berserk. Una volta presa questa forma, le nostre difese crollano ma guadagniamo un attacco portentoso, in grado di sbaragliare la maggior parte degli avversari.

La Xtatic form è la naturale evoluzione della precedente, con due differenze sostanziali: perdiamo costantemente punti vita (ma possiamo vampirizzare quelli dei nostri nemici, sconfiggendoli) e i colpi ricevuti non interrompono più le nostre combo, insomma: otteniamo armor infinita. Considerato inoltre che tutto ciò si applica a due distinti personaggi e ai loro diversi stili di combattimento, non ci si dovrebbe poter lamentare della bontà del titolo. Eppure…

La scarsa varietà dei nemici e i loro pattern di attacco, così come la telecamera non sempre a fuoco (anzi) e una certa pesantezza di fondo dei movimenti, uniti a un feeling non eccezionale dei colpi inferti, minano la qualità complessiva del combat system, che rimane divertente e in più di un’occasione appagante, ma troppo farraginoso e semplicistico sul lungo termine, sfociando, nonostante tutte le accortezze, in un button mashing non troppo ingerente in termini di divertimento ma comunque non trascurabile. Soppesando ombre e luci di OneeChanbara Origin, il titolo risulta sufficiente ma abbastanza piatto, poco sopra la mediocrità. La povertà di contenuti e la durata ridotta (circa 6 ore per finire lo story mode) non aiutano particolarmente a ingolosire l’acquisto, che rimane però abbastanza consigliato per gli amanti della serie.

MillenialZ

La giovane Aya si è aggiornata, ora possiede uno smartphone nuovo di zecca, con tanto di cover munita di orecchie da coniglio. Lo strumento riveste il ruolo di menù in game e ci permette di navigare tra le varie “app” per poter usare oggetti consumabili, passare al photo mode, colpito anch’esso dalla censura di Sony che imbriglia tutti i titoli di questo stampo, menù di opzioni, eccetera. Una piccola opera di svecchiamento dell’opera che si integra con naturalezza nell’opera dello studio nipponico. Risulta abbastanza marginale e poco sfruttato ma non è un grosso problema, del resto, anche il sistema di ranking e di level up (che ci permette di potenziare in maniera abbastanza sbrigativa HP, valore di Difesa o di Attacco) rimane poco più che un orpello nell’economia di gioco, discorso simile per l’ampliarsi di tecniche e combo a disposizione per le protagoniste, ma nel complesso aggiunge un pizzico di profondità e cura in più che male non fanno.

Z Movie

Tecnicamente, Oneechanbara Origin lascia molto a desiderare. Il punto più a sfavore della produzione risiede tutto qui ed è in grado di far precipitare l’intera esperienza nel baratro. I livelli di gioco sono spogli, scialbi, poveri di dettagli e dannatamente schematici nella loro geometria così piatta e dimenticabile, la mole poligonale ridotta all’osso e ogni tipo di effetto, a esclusione di alcuni particellari riguardanti le forme Berserk e Xtatic, assolutamente privi di qualsiasi mordente. I modelli dei personaggi principali vanno un po’ meglio fortunatamente, sebbene quello di Aya sia inspiegabilmente affossato dal cel shading che permea i modelli dei personaggi in modo inspiegabile.

Purtroppo anche a livello artistico il gioco si rivela superficiale e sorprendentemente banale, il che è un peccato perché qualche buona idea a livello di stile ci sarebbe, ma non riesce quasi mai a concretizzarsi. Inoltre, durante la prova su PS4 slim, il frame count è sempre stato intorno ai 30 frame per secondo, afflitti anche da qualche sbavatura, il che, considerato il livello generale di dettaglio e pur tenendo conto della mole dei nemici a schermo, risulta abbastanza ingiustificabile. Il comparto audio legato a doppiaggio e colonna sonora è appena sufficiente ma velocemente dimenticabile. Insomma, OneeChanbara Origin da vedere è gradevole quasi quanto un cacciavite in un occhio ed è un vero peccato poiché proprio il lato tecnico e artistico avrebbero potuto fornire al titolo quel valore aggiunto in grado di spalleggiare un gameplay divertente ma non troppo accattivante.

A chi consigliamo Oneechanbara Origin?

Ai fan della serie, senza dubbio, che sapranno apprezzare l’esperienza chiudendo un occhio (o entrambi) laddove ce ne fosse bisogno, concentrandosi solo sul divertimento che le due protagoniste sono in grado di offrire con la loro buona caratterizzazione negli scontri. Per tutti gli altri il consiglio è di non scartare direttamente l’opzione di acquistare il gioco ma perlomeno di soppesare fortemente l’acquisto, anche perché il prezzo del biglietto a oggi, risulta decisamente salato.

Gameplay semplice ma frenetico e funzionaleTecnicamente insufficiente
Gradevoli momenti horror splatter da B movieLongevità scarsa e poca varietà

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