The Falconeer, realizzato da Tomas Sala e pubblicato da Wired Productions, è il nuovo titolo in esclusiva PC/Xbox, in uscita il 10 novembre su Xbox One e presto anche su console di nuova generazione targate Microsoft: Xbox Series S e Series X.

Provato su PC

Uccello da battaglia

Iniziamo subito col dire che The Falconeer è stato realizzato interamente da una sola persona, Tomas Sala, e già questo dovrebbe mettere immediatamente tutto in prospettiva. Se però pensate che ciò sia sinonimo del classico indie dalla breve durata e con pretese psicopedagogiche, beh siete completamente fuori strada. The Falconeer è un’esperienza sì mistica ma anche brutale, legata a doppio filo alle scelte di gameplay estreme, talvolta frustranti, che la contraddistinguono.

Nei panni di un falconiere diverso per ogni capitolo del gioco, vi muoverete sulla mappa open world di Ursee, luogo costituito principalmente da immense distese d’acqua, con piccole isolette sparse qui e lì, testimonianza di una presenza umana in un mondo altresì dominato dalle forze della natura. Piccoli insediamenti tentano di tirare avanti in questo luogo brutale, talvolta facendosi la guerra, talvolta alleandosi per far fronte comune a minacce condivise, ma con una semplice costante in mente: la sopravvivenza.

La filosofia alla base del gioco è proprio quella di immergervi in un mondo sfaccettato, senza eroi e prescelti ma ricco di semplici vite e storie di esseri umani, sentimento amplificato dalla scelta di un falconiere diverso all’inizio di ogni capitolo del gioco. Muovendo l’analogico sull’avatar a schermo potrete selezionare un personaggio con nome e caratteristiche del volto generati casualmente, scelta specifica dello sviluppatore che ha preferito evitare i classici editor di creazione.
Oltre a questa selezione, totalmente ininfluente a livello di statistiche, avrete quella ben più importante della classe, per esempio il Corsaro avrà un falco che punta alla sopravvivenza con una rigenerazione della salute migliorata mentre il Mercenario è votato all’agilità per schivare i colpi più facilmente.

Terminato questo breve intermezzo, verrete immediatamente lanciati nel mondo di Ursee, con un prologo che vi spiegherà i comandi di base, anch’essi semplici e che, escluso l’attacco con un cannone elettrico montato sul collo del rapace, prevedono due meccaniche di base: lo scatto, con eventuale schivata, e la regolazione dell’altezza di volo che può evolversi in picchiata. Sebbene possano sembrare minimalistiche, si inseriscono perfettamente nell’economia di gioco, dando vita ad acrobazie precise al fine di evitare di lasciarci, letteralmente, le penne. L’HUD è concentrato nella parte inferiore, con una doppia barra al centro dello schermo: sul lato sinistro avremo l’energia del falco mentre su quello destro l’indicatore per eseguire lo scatto. Scendere in picchiata o cavalcare i venti aumenterà la seconda barra mentre scattare e cercare di risalire per allontanarsi dal mare la diminuirà. È molto importante quindi avvalersi del tasto per regolare l’altezza di volo, impostato di default sul bumper sinistro: una pressione leggera farà prendere quota al falco mentre una più lunga lo farà scendere in picchiata per artigliare oggetti presenti in mare (dalle mine da lanciare su imbarcazioni nemiche fino a pesci che ripristineranno parte della barra dell’energia).

Tra tempeste e flutti

L’HUD si fonde con il gameplay in una scelta stilistica che abbiamo trovato estremamente piacevole, il falconiere può utilizzare il cannone montato sul volatile grazie a delle ampolle che trattengono elettricità. Queste sono visibili sul dorso dell’uccello e, quando brillano di blu indicano la possibilità di sparare. Esaurita la scorta sarete però indifesi e senza armi a disposizione. Come fare per ricaricarle? Il sistema è ingegnoso e divertente, dovrete volare in una tempesta, indicate sulla mappa da cerchi azzurri con un fulmine al centro, e tenere d’occhio le ampolle. Dopo essersi riempite nuovamente, tornando al loro colore blu, potrebbero iniziare a sovraccaricarsi, diventando gialle e rompendosi, costringendovi così ad acquistarne di nuove presso un insediamento. Il modo per evitare questa spiacevole evenienza è dirigersi in picchiata verso il mare o uscire rapidamente dalla tempesta, più facile a dirsi che a farsi, soprattutto quando siete impegnati a ingaggiare nemici che vi bombardano da tutte le direzioni, creando però entusiasmanti e adrenaliniche sequenze.

Anche a difficoltà Normale il titolo si è rivelato molto impegnativo, rendendo necessario un approccio calcolato. Bastano davvero un paio di nemici sottovalutati alle vostre spalle e qualche manovra azzardata per costringervi a ricominciare da capo l’intera missione. Mancano infatti dei checkpoint in quelle più lunghe, aggiunta che avrebbe sicuramente ridotto la difficoltà globale ma che avrebbe limato anche il tedio che talvolta fa capolino quando bisogna nuovamente raggiungere il luogo di spawn dei nemici contro i quali avete avuto la peggio, non sempre vicino alla vostra base. Impostando il titolo a difficoltà Facile sembra invece che tutto vada giù un po’ troppo velocemente e senza mostrare una vera e propria sfida, dettagli che evidenziano un bilanciamento delle difficoltà non particolarmente equilibrato.

Tolto il sassolino dalle scarpe, non possiamo però restare indifferenti davanti al monumentale lavoro di world building fatto da Sala, con un’attenzione ai dettagli, alle storie dei vari insediamenti/regni che si intrecciano e si dipanano man mano che si procede nella storia, contribuendo a infondere vita e profondità al prodotto. Attraversare Ursee in groppa al falco, librandosi tra tempeste e paesaggi dai colori saturati, spingendosi un po’ più in là per scoprire punti segreti che approfondiscano la lore è un vero e proprio piacere e, se anche non avete voglia di compiere missioni principali o secondarie, raggiungibili atterrando nei vari insediamenti del mondo, potrete comunque lasciarvi andare e godervi l’impatto visivo in una libera esplorazione dell’intera mappa.
Il mondo potrebbe sembrare talvolta vuoto, proprio perché attraversato da distese d’acqua, tuttavia gli speroni rocciosi che si ergono dai flutti di tanto in tanto si dimostrano tanto più interessanti proprio per questo, stimolando il senso di esplorazione e l’esaltazione della scoperta.

Concludiamo su una nota più che positiva: il comparto sonoro è di qualità e si alternano musiche da meditazione a quelle più solenni, con canti sommessi, fino ad arrivare a tracce concitate durante le azioni di schermaglia. A farla da padrone, però, è senz’altro il doppiaggio dei comprimari, davvero ben realizzato e in grado di infondere personalità ai personaggi con cui avrete a che fare, uno su tutti il tono compassato e altezzoso del referente del clan Borgia.

A chi consigliamo The Falconeer?

Ci troviamo tra le mani un prodotto di difficile catalogazione, è infatti un open world, ma è anche un simulatore di volo a bordo di un falco, con dogfight tra volatili grandi quanto un Cessna e conserva anche qualche elemento RPG non troppo profondo che funge comunque da contorno. Per questo motivo bisogna davvero provarlo per riuscire a capire se possa o meno fare ai propri gusti. Se siete amanti delle esperienze dalla grafica minimalista, ma con un gameplay graffiante e impegnativo, allora The Falconeer non vi deluderà.

World building che fa vergognare produzioni ben più costoseBilanciamento della difficoltà
Doppiaggio eccellente dei personaggi con cui interagirete
Anima minimalista ma gameplay tattico

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