La software house spagnola MercurySteam ha un posto speciale nel mio vecchio e rugoso cuore dai tempi di Clive Barker’s Jericho, curioso FPS dove si vestivano i panni di soldati con poteri ESP per combattere orride creature demoniache. In seguito, il suo Castlevania: Lords of Shadows mi catturò con la sua atmosfera fiabesca, i suoi livelli variegati e quell’unione tra meccaniche di diversi giochi d’azione e puzzle. Dopo un seguito non proprio all’altezza, gli spagnoli si sono di nuovo fatti notare con lo stupendo Metroid Dread. E quindi, il loro ritorno sulle scene con l’action-adventure in terza persona Blades of Fire ha ovviamente destato la mia attenzione.
Quella di MercurySteam è stata una mossa rischiosa, in quanto il titolo prende spunto dai nuovi God Of War e in parte dai soulslike. I due God Of War sono due ottimi titoli, ma come tutti i giochi Sony hanno la loro schiera di allucinati sicofanti che, come scimmie sotto lassativo, sono pronti a gettare letame su qualsiasi altro titolo simile.
Dei soulslike non ne parliamo neanche, perché si sa che a parte qualche esperimento riuscito per puro miracolo, sono comunque titoli destinati a soccombere sotto la loro stessa ispirazione: i giochi di FromSoftware. Tuttavia, come tutti i giochi di MercurySteam, Blades of Fire ha una sua qualità, una sua personalità e un suo cuore infuocato come quello della Forgia dove il protagonista Aran De Lira creerà le armi per trucidare i suoi nemici.
Si tratta di un gioco che risulta originale e nonostante qualche singhiozzo, riesce a catturare il giocatore grazie alle sue atmosfere, al crafting, al level design e a un sistema di combattimento soddisfacente. Come sempre, potete scrollare fino alla fine della pagina per vedere il voto, fare una smorfia di disappunto e proseguire oltre. In alternativa, ecco la recensione che ammetto è stata fatta con occhi un po’ a cuoricino. Ah dimenticavo, il titolo è disponibile su PC (Epic Games Store), Xbox Series X/S e Playstation 5.
Provato su PC
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
C’era una volta un fabbro…
Blades of Fire è ambientato in un mondo tra il fantasy e la fiaba, dove la tremenda regina Nerea ha maledetto l’acciaio, trasformandolo in pietra e quindi rendendo le armi completamente inutili. Ovviamente, la cara regina ha lasciato il prezioso materiale solo ai suoi soldati e alle creature invocate tramite la Taumaturgia, in modo da avere il dominio totale sul suo regno.
Nel frattempo, il solitario fabbro-guerriero Aran De Lira salva il giovane studioso Adso de Zelk (occhiolino al compianto Umberto Eco) dall’attacco di alcuni soldati della mefitica sovrana. Purtroppo il precettore di Adso viene trucidato, ma riesce comunque a consegnare ad Aran uno dei sette Martelli dei Forgiatori, un oggetto che permette ad Aran di tornare a forgiare armi d’acciaio.
Acquisito questo nuovo potere, il nostro eroe non ha dubbi: bisogna uccidere la regina. E quindi, i due partiranno in un viaggio tra terre pericolose e insidie. Si nota subito che MercurySteam ha investito molte energie nella creazione di una Lore stratificata che si può approfondire parlando con Adso o tramite le sue note, consultabili tranquillamente nel menù del gioco e arricchite da bellissime illustrazioni. Il colpo d’occhio è davvero notevole: la direzione artistica regala personaggi finemente realizzati, con ambientazioni che sebbene si siano già viste, riescono comunque a risultare suggestive.

Invece di puntare sul low fantasy, Blades of Fire ha il tono di un racconto fiabesco, quello del Sovrano Cattivo e degli eroi che devono fermarlo. Lo stesso Aran De Lira incarna i tratti del classico cavaliere: forte, abile con la spada, ma allo stesso tempo generoso. Adso, per quanto anche lui stereotipato, è il perfetto compagno di viaggio in quanto sopperisce alla forza bruta di Aran con la sua intelligenza e conoscenza del mondo.
Come in tutte le fiabe, il racconto di Blades of Fire lavora su archetipi, ma comunque riesce a funzionare grazie a scrittura e a un doppiaggio di buon livello. Il tono della storia ha una sua “leggerezza”, sebbene riesca comunque a inserire situazioni violente e personaggi di una cattiveria disumana.
Errementari
Il Martello dei Forgiatori non è un semplice oggetto di contorno, ma è praticamente uno degli elementi del gameplay più importanti. Tramite delle Incudini posizionate in modo molto generoso sulla mappa, sarà possibile riposarsi per recuperare le fiale curative, utilizzare il viaggio rapido oppure andare alla Forgia.
Nella Forgia si potranno creare nuove armi, utilizzando un sistema di crafting che all’inizio può sembrare confusionario, ma una volta imparato risulta davvero appagante. Per intenderci: nel gioco non troveremo mai armi nuove. Uccidendo i nemici non faremo esperienza, ma otterremo materiali per il crafting e sbloccheremo man mano delle nuove famiglie di armi o una loro tipologia.
Alla Forgia potremo costruire diverse tipologie di spade, asce, martelli, coltelli e di decidere le statistiche in base ai materiali a disposizione. Potremo quindi cambiare l’efficacia nel parry, nella parata, la velocità dei colpi, l’estensione e il danno perforante, contundente o da taglio (quando applicabile).
Possiamo costruire un’arma scegliendo il tipo di lama, la lunghezza dell’impugnatura, l’elsa e altre particolarità possono cambiare i vari parametri, dando al giocatore la libertà di creare armi in base al suo stile di gioco o, come vedremo, per poter affrontare e sconfiggere diverse alle tipologie di nemici.
Una volta scelti i materiali, il nostro Aran dovrà lavorare il metallo, in un mini-gioco che ci permetterà di stabilire quante volte si potrà riparare l’arma, in base a delle stelle. Questo mini-gioco si potrà saltare con le armi già forgiate in precedenza, a meno che non si voglia provare a ottenere un risultato migliore.

La riparazione delle armi (specialmente di quelle craftate coi materiali più rari) è abbastanza importante, perché queste si rovineranno ad ogni colpo e ad ogni affilatura, fino a rompersi del tutto. Quindi, in Blades of Fire non sarà mai possibile creare l’arma definitiva.
Fortunatamente, il nostro Aran potrà portare con sé un buon numero di armi nell’inventario ed equipaggiarne quattro e cambiarle velocemente grazie a un menù di selezione rapida. Sottolineo che si potrà contare solo e unicamente sulle armi da mischia: il gioco non prevede archi o magie, per lasciare che il giocatore si concentri solo sul diventare un vero maestro forgiatore e spadaccino.
E grazie a tutti gli Dei, quando si tratta di menare, MercurySteam non ha provato la classica strada del banale soulslike di turno, ma unendo ingredienti ben noti, ci ha messo il suo, con un combattimento basato su attacchi alle parti del corpo, sull’uso di armi diverse e su un’ottima gestione del tempismo tra attacchi leggeri e pesanti, nonché del posizionamento.
Fondamentalmente sull’utilizzo del tipo di danno giusto sui nemici e su quattro attacchi divisi per quattro parti del corpo (testa, due braccia, corpo\gambe). Ogni parte dei nemici sarà suscettibile a determinate tipologie di colpi (indicate da linee colorate), ad esempio un soldato con un elmetto respingerà i colpi di taglio alla testa, ma sarà possibile spaccargliela con una bella martellata.
I colpi respinti non faranno nessun danno e rovineranno più velocemente l’arma, cosa che obbliga il giocatore ad avere un inventario variegato. Ogni attacco avrà una sua versione più potente, effettuabile tenendo premuto l’apposito tasto. Questi attacchi devastanti possono smembrare gli avversari e rivelarsi sia una tecnica per arrecare grande danno ai boss o ai nemici più forti, sia per togliere loro una parte del corpo e impedirgli di compiere determinate azioni.
Nel combattimento dovremo anche gestire sapientemente la stamina di Aran, rappresentata da una barra blu. Questa dipenderà sia da una statistica base del nostro nerboruto ferramenta (aumentabile trovando particolari gemme in dei forzieri sparsi negli scenari), sia da quelle delle armi che forgeremo.
Per recuperare la stamina, basterà tenere premuto il tasto della parata. Questa meccanica, per quanto semplice, funziona veramente bene, perché obbliga il giocatore a limitare i suoi attacchi e passare alla difesa, cosa che rende i combattimenti contro mob e boss davvero ben ragionati.
Ad esempio, un parry eseguito con il giusto tempismo ci permetterà di avere stamina illimitata per qualche secondo, mentre la schivata si rivela indispensabile per evitare i colpi più potenti dei nemici e cercare di posizionarci alle loro spalle per dei backstab.
Il posizionamento è altresì importante, specialmente quando si usano lance e martelli, di cui potremmo decidere la lunghezza dell’impugnatura, sacrificando la velocità d’attacco a favore della distanza. La difficoltà del gioco è settabile liberamente su tre livelli anche durante l’avventura. Giocandolo al massimo della difficoltà, Blades of Fire propone un buon livello di sfida, senza però esagerare troppo.
Notevole la presenza di moltissime tipologie di nemici con i loro pattern di attacco, nonché di alcuni boss fight interessanti che richiedono al giocatore abilità e spesso anche un po’ di strategia.
Il Labirinto del Fabbro
Il gioco si sviluppa in degli scenari finemente collegati tra loro. MercurySteam ha puntato molto sull’esplorazione: a differenza di altri action-adventure, non ci sarà il classico puntino sulla mappa o sulla bussola da raggiungere.
Il giocatore non verrà preso per mano (o trattato da idiota come spesso succede) e dovrà darsi da fare a scoprire quale strada prendere. Questo sistema lascia una notevole libertà, inoltre invoglia a girare per le mappe e trovare i vari punti di interesse.
La verticalità degli scenari e il passaggio tra luoghi chiusi e aperti sono gestiti molto bene, per dare al giocatore quel senso di continuità. Il tutto accompagnato da una colonna sonora che calza a pennello con l’ambientazione, con motivi che restano in testa.
L’esplorazione viene sempre premiata con qualcosa di utile, come un potenziamento per aumentare la vitalità e la stamina base di Aran, migliorare le sue fiale curative o sbloccare una parte nuova per la creazione di armi ancora più letali. Tuttavia, in alcune sezioni Mercury Steam si è fatta un po’ troppo trasportare, nascondendo eventi, passaggi o oggetti chiave per proseguire dietro angolini o nicchie non facilissimi da trovare.
La volontà di fare praticamente tutto il contrario rispetto agli action moderni, ovvero di non fornire al giocatore alcun indicatore preciso, suggerimenti troppo rivelanti o altro, rende l’esperienza sicuramente appagante, ma potrebbe sfiancare chi magari non è abituato a questo design “vecchia scuola”.
Il titolo soffre un po’ di alcune scelte abbastanza scellerate. Va lodato lo sforzo di MercurySteam nel proporre sempre situazioni diverse in ogni scenario, ma alcune di queste a volte sembrano un po’ forzate e possono effettivamente rallentare troppo la progressione del gioco.
Se però si riesce a chiudere un occhio e andare avanti, Blades of Fire diventa un piacevole labirinto dal quale sarà veramente difficile voler uscire. Un labirinto tra l’altro abbastanza esteso, dato che il titolo risulta decisamente longevo, specialmente se si vogliono trovare tutti i potenziamenti di Aran e delle armi.
Altra cosa che si poteva gestire meglio: Adso. Per quanto sia fondamentale per la storia, purtroppo il ragazzo non combatterà al nostro fianco, in quanto completamente inetto nell’arte della guerra. Potremo anche decidere di rimandarlo all’accampamento, nel caso non lo vogliamo tra i piedi, una cosa abbastanza superflua però, perché non porta a nessun vantaggio particolare. Forse sarebbe stato più adeguato giustificare la sua presenza, a parte fargli premere due interruttori, magari dandogli qualche abilità utile per aiutare Aran in combattimento.
Anche nella narrazione della storia ci sono alcune incongruenze: portandoci dietro Adso, questo sparirà in alcune cutscene per poi riapparire magicamente. Insomma, sembra che MercurySteam abbia voluto inserire una “spalla” per Aran, senza però sapere come sfruttarlo pienamente.
A chi lo consigliamo?
Blades of Fire: Consigliato a tutti gli appassionati dei giochi action-adventure che vogliono provare qualcosa di diverso e sicuramente più originale. Un avviso però: se non siete abituati a un design meno “teleguidato” rispetto a titoli moderni simili, potreste trovare Blades of Fire frustrante, in quanto richiede al giocatore di esplorare molto bene i livelli. La mia sensazione è che MercurySteam abbia creato una di quelle opere che o si amano o si odiano sin dalle prime battute, senza mezze misure. Personalmente la sto amando, ritengo sia un gioco davvero ben riuscito, nonostante spesso esageri con la sua esplorazione labirintica. Se vi sono piaciuti gli altri giochi della software house spagnola, dategli una chance. Se poi ne rimanete delusi, bè… potete tornare ad aspettare l’ennesima remaster di The Last of Us. – heavysam






Ti ringrazio molto. In realtà chiedevo a te proprio per non spoilerarmi niente, perché non ci vuole nulla a dare una sbirciata di troppo e a rovinarsi così la sorpresa.
Ti prometto che questa è l’ultimissima domanda che ti faccio: quanti boss ci sono in totale? Quanti sono opzionali e quanti obbligatori? Ho letto in giro che il gioco ha pochi boss…
Grazie mille.
Figurati, non sai quante volte mi sono rovinato alcune scoperte in un gioco andando a cercare informazioni su Internet 😀
Allora, mi pare che in totale ci siano otto boss obbligatori (di cui tre sono quelli che si incontrano alla fine di ogni capitolo), più alcuni opzionali che permettono di ottenere materiali più potenti per il crafting.
Se hai altre domande chiedi pure, nessun problema! 🙂
Complimenti per la recensione, molto pertinente ed efficace nell’analizzare i punti cardine del gioco. Si tratta sicuramente di un piccolo gioiellino e sicuramente è stato molto sottovalutato.
Ci sono portali che gli hanno assegnato 5, 40/100 o 6,5, cosa a mio parere assurda.
Ciao! Grazie mille per aver letto la recensione e per il tuo commento 🙂
Effettivamente, dopo averlo provato e finito, sono rimasto sorpreso dai voti di altri portali. L’utenza lo ha comunque apprezzato, magari un uscita su Steam potrebbe dargli un ulteriore spinta.
Personalmente, spero che 505 Games e Mercury Steam non si arrendano e facciano un bel sequel, perché lo meriterebbe proprio!
Sono sempre io. Volevo chiederti una cosa: gli sviluppatori parlano di 50 nemici diversi, che è un numero abnorme.
Ma si tratta effettivamente di 50 nemici completamente diversi l’uno dall’altro, oppure nel numero sono comprese variazioni di una stessa tipologia di avversario?
Grazie.
Dunque, i nemici sono divisi in “famiglie” e devo dire che c’è un’ottima varietà. A parte alcune variazioni (specialmente nella famiglia dei non-morti e in quella dell’Armata della Regina, se non ricordo male) è stato fatto un gran lavoro per differenziare gli avversari.
Ogni nemico ha i suoi pattern d’attacco e quelli più avanzati anche dei comportamenti particolari. Non mancano boss e boss opzionali che al livello di difficoltà più alto possono dare tantissimo filo da torcere!
Fossi in te non mi farei spoiler, ma se vuoi una lista comprensiva puoi trovarla qui: https://bladesoffire.wiki.fextralife.com/Enemies 🙂