Recensione Dead Rising Deluxe Remaster

Nell’ormai lontano 2006, Dead Rising di Capcom fece rimpiangere molti fieri possessori della PS3 come me di non avere in casa una Xbox 360. Un titolo sandbox ispirato a Dawn of The Dead di George Romero dove era possibile utilizzare qualsiasi oggetto come arma per combattere orde di zombie, intriso di humor e di quel delizioso gameplay di stampo giapponese. All’epoca fu un gioco di una certa rilevanza che oltre a ispirare altri titoli a tema zombie e non, diede vita a una vera e propria serie che adesso vanta ben 4 titoli. Tuttavia, dato che il Dead Rising 4 fu un flop di un certo livello, Capcom ha chiuso i rubinetti e della serie non se n’è più sentito parlare. E ora, come il classico zombie che sembra inerme, ma che in realtà appena ci si avvicina si avventa sulle caviglie, ecco che Dead Rising si risveglia con questa Deluxe Remaster, uscita il 26 settembre su PS5, Xbox Series X/S e PC tramite Steam. Vi interessa il classico parere in più di un vecchio scribacchino? Bé, ecco la putrida recensione.

Provato su PC


single player

Per chi non conosce l’opera originale, la trama è molto semplice: il reporter freelance Frank West arriva in elicottero nella cittadina di Willamette nel Colorado, armato della sua fida macchina fotografica e in cerca di uno scoop. Tuttavia, appena arriva in città, scopre che questa è invasa da zombie, ovviamente affamati di deliziosa carne umana. Fattosi lasciare dal pilota del mezzo sul tetto del mega centro commerciale Parkview Mall, con la promessa di tornare dopo tre giorni, Frank West inizia la sua disavventura in compagnia di personaggi comprimari che lentamente sveleranno cosa si cela dietro l’epidemia zombie che ha colpito la cittadina.

Il gameplay del gioco prevede la possibilità di girare per il Centro Commerciale e usare i diversi oggetti dei negozi come armi o curativi. Spade giocattolo, skateboard, mazze da golf, motoseghe e asce da guerra d’antiquariato, tutto è utile per massacrare le orde di zombie. Tuttavia, la caratteristica interessante è che si avrà un tempo limite per completare le missioni principali, nonché le secondarie. Dead Rising: Remaster Deluxe si divide in due parti principali: la modalità 72 ore e la modalità Overtime. Nella prima, si dovranno completare le missioni principali della storia e le side quest entro un determinato tempo limite, per poi tornare all’eliporto al termine dei tre giorni stabiliti.

Completando questa modalità con il finale migliore (ovvero completando tutte le missioni principali), si avrà accesso alla modalità Overtime che porterà in seguito al vero finale del titolo. Dopo la modalità Overtime si avrà accesso alla modalità Infinita, una sorta di “Survival Mode” senza tempo limite, dove Frank perderà vitalità progressivamente. In tutto, la storia completa (72 ore e Overtime) si finisce nel giro di 15 ore.

Il Time Limit delle due modalità di gioco principali è la caratteristica più interessante del titolo, nonché di Dead Rising 2 e 3, in quanto mette al giocatore una giusta dose di tensione, costringendolo a pianificare attentamente le sue mosse. Il design del Parkview Mall, sebbene preveda molto backtracking, risulta comunque ben fatto e permette di orientarsi facilmente. La mappa precisa, consente di organizzare i vari viaggi dal Rifugio dei sopravvissuti alle varie sezioni del centro commerciale.

Una barra posizionata sotto il nome delle Missioni, ci indicherà quanto tempo resta per poterle completare, inoltre sarà possibile controllare l’ora dall’orologio di Frank. Questo vuol dire che non si potrà perdere troppo tempo a fare carneficine di zombie e si dovrà agire con una certa celerità, specialmente in alcune sezioni del gioco.

La Deluxe Remaster crea salvataggi automatici in modo intelligente, molto utili nel caso si sia perso troppo tempo, o si voglia riprovare una sezione con più armi nel proprio inventario. Non manca ovviamente la possibilità di salvare manualmente la partita presso alcuni punti specifici, cosa che comunque consiglio di fare.

Dead Rising Deluxe Remaster è una versione tirata a lucido del leggendario primo capitolo della serie, restaurata con il sempre piacevole RE Engine. Attenzione però, perché sebbene il colpo d’occhio sia notevole rispetto all’originale, si tratta solo di una remaster e non di un remake, con leggere migliorie grafiche e un po’ di sano QoL.

I miglioramenti a livello grafico si vedono soprattutto nelle cutscene e nelle versioni rinnovate di Frank West e degli altri personaggi principali. Tuttavia, le varie zone del centro commerciale di Willamette, l’illuminazione, gli NPC sopravvissuti e gli zombie lasciano un po’ a desiderare.

Il gameplay è rimasto invariato, quindi aspettatevi una fisica degli scontri datata, spawn degli zombie randomico e improvviso, combattimenti con i boss legnosi. Il tutto figlio ovviamente dell’epoca di uscita dell’originale, di cui questa Remaster riesce a mantenerne il fascino. Dead Rising Deluxe Remaster è più un tributo all’originale, nonché un “regalo” ai vecchi appassionati, piuttosto che un tentativo di trovare nuovi fan per rilanciare la serie. Ci sono vari leggeri miglioramenti, come i controlli moderni di Frank West che si rivelano più intuitivi rispetto all’originale e la durevolezza delle armi e degli oggetti aumentata. Anche con queste modifiche QoL, l’esperienza resta capace di offrire una buona sfida.

Le orde di zombie sono pericolose, quanto l’energia di Frank West si potrà ricaricare solo con oggetti curativi. Inoltre, ogni attacco di uno zombie toglie una tacca di vitalità, cosa che tiene sulle spine il giocatore e lo costringe a sapere dove sono i negozi dove poter trovare tutto il necessario per sopravvivere. I nemici più pericolosi però saranno gli umani. Niente zombie speciali che esplodono o vomitano bile, ma psicopatici completamente fuori di testa che vanno da clown armati di doppia motosega a store manager maniaci.

Le boss fight contro gli psicopatici non prevedono alcuna tecnica particolare, se non prendere le armi più potenti e azzerare la loro vitalità. Tuttavia, il modo in cui vengono presentati questi personaggi è sempre incredibilmente spassoso, nonché fedele alla visione di George Romero. E in effetti, Dead Rising rimane inoltre uno dei pochi giochi di zombie che porta nel mondo videoludico la critica sociale del maestro. La storia di come sono stati creati gli zombie è un omaggio proprio alle idee di Romero, così come il fatto che i Boss siano tutti esseri umani completamente fuori di testa.

Il nostro Frank West potrà salire di livello scattando fotografie che ritraggono episodi violenti o divertenti, massacrando un determinato numero di zombie, uccidendo i gli psicopatici e salvando i sopravvissuti. Salendo di livello si aumenteranno la salute, la vitalità e lo spazio dell’inventario, oltre a sbloccare nuove abilità come il Double Lariat alla Zangief, il Suplex o un devastante Giant Swing.

I sopravvissuti sono degli NPC, ognuno con la sua personalità che si potranno ricondurre al Rifugio, in modo da ottenere punti esperienza extra. In questa Deluxe Remaster la loro IA è stata di gran lunga migliorata rispetto all’originale, quindi questi non resteranno più bloccati come idioti davanti a un’orda di zombie a farsi massacrare. Per questo sarà più facile portarli in salvo e cercare di non farli morire divorati nei modi più cruenti (e a volte divertenti) possibili.

Le interazioni degli NPC seguono lo stile tragicomico del gioco, inoltre alcuni di loro potranno combattere e quindi sarà possibile dargli delle armi per difendersi. Altri NPC invece andranno portati a cavalluccio o per mano, cosa che ovviamente rende le cose più difficili. Salvare tutti i sopravvissuti in un singolo playthrough è molto difficile, ma è proprio questo fattore di imprevedibilità che rende Dead Rising un gioco ancora unico nel sotto-genere zombie.

Prima di passare al voto, spendo giusto due righe sulla colonna sonora del titolo: completamente assente durante l’esplorazione, ma che esplode in un tripudio di nu-metal e crossover della tipologia più becera e ignorante possibile (il sample di Passage to Bangkok dei Rush nel brano Gone Guru è un tocco di classe) durante i combattimenti con gli psicopatici. Un vero e proprio throwback ai primi anni del 21esimo secolo.

Dead Rising Deluxe Remaster: La domanda è, "Dead Rising: Remaster Deluxe è effettivamente un titolo ancora capace di divertire?". La risposta sta nel mezzo. I vecchi gamer come me si divertiranno tantissimo, e in effetti ho portato a termine tutte e due le modalità principali del gioco con grande gusto, potenziando Frank il più possibile per sbloccare tutte le spettacolari mosse di wrestling. I giocatori più giovani non abituati al gameplay un po' "legato" dei vecchi titoli giapponesi, probabilmente potrebbero trovare questa Deluxe Remaster decisamente datata. Il backtracking, il tempo limite, il combat system e il sistema di progressione di Frank West possono risultare anacronistici per i tempi moderni, ma allo stesso tempo però danno quel fascino retrò all'opera che potrebbe comunque incuriosire. Inoltre, Dead Rising resta molto più avvincente di tanti altri giochi a tema zombie, proprio per la possibilità di "fallire" l'intera campagna, pur mantenendo un gameplay "leggero" e scanzonato, senza pesanti componenti survival. La meccanica dei sopravvissuti e il fatto che possano effettivamente morire davanti ai nostri occhi, o senza che vengano effettivamente trovati, andrebbe inserita anche in altri giochi del genere dal taglio più moderno. Nonostante la ripassata grafica un po' pigra e le pochissime aggiunte al gameplay, Dead Rising Deluxe Remaster resta un ottimo modo per ripresentare il primo capitolo della serie al pubblico, nonché un gioco di zombie molto divertente e spassoso, capace di non prendersi mai troppo sul serio. heavysam

7.5
von 10
2024-10-02T15:19:47+02:00

Commenta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.