Veritas Tales: Witch of the Dark Castle è la prima fatica di Yoshio Nishimura, ex-sviluppatore per Vanillaware che ha deciso di lanciarsi in questa impresa da solo, sotto l’egida del suo studio Digitalis Publishing. Abbiamo avuto modo di testare il gioco, disponibile per PC tramite Steam dallo scorso 9 luglio, grazie alla ricezione di un codice da parte dello sviluppatore. Se le premesse vi incuriosiscono, non resta che leggere la nostra recensione.
Provato su PC
![]() ![]() ![]() ![]() |
Ritorno al librogame
Prima di lanciarci nell’analisi del gioco, bisogna partire necessariamente dalla figura dietro il gioco: chi è Yoshio Nishimura? La risposta è: non certo il primo arrivato. Si tratta di un veterano del settore, passato per Capcom (lavorando a titoli di alto profilo come Street Fighter III e Dungeons & Dragons: Shadow over Mystara) e poi unitosi a Vanillaware per cui ha lavorato per oltre 20 anni, aiutando soprattutto a definire lo stile visivo di titoli divenuti leggendari, da Odin Sphere al più recente 13 Sentinels: Aegis Rim.
Un curriculum che basterebbe a qualificarlo come una delle figure più capaci del settore che avrebbe potuto tranquillamente continuare a lavorare con George Kamitani. E invece Nishimura, durante il periodo della ormai ben nota pandemia che tutti abbiamo dimenticato, ha preso una decisione che ha cambiato il corso della sua storia. Trasferitosi in un villaggio montano vicino Nara, ha perso completamente il contatto lavorativo con l’ufficio e ha sentito la necessità di dare il via a un nuovo capitolo della sua vita. In quelle montagne ha fondato Digitalis Publishing, il suo studio indipendente, e ha iniziato a lavorare alacremente al suo primo gioco, ovvero Veritas Tales: Witch of the Dark Castle.

Un progetto quasi unico nel panorama odierno poiché affonda le radici in una tipologia di giochi “analogici” che molti lettori magari non conosceranno, ovvero i “gamebook” (in italiano chiamati librogame). Libri che hanno fatto furore tra gli anni ‘80 e ‘90, che permettevano al lettore di prendere decisioni in tempo reale durante la lettura, con conseguenze che li portavano a pagine specifiche. Tra i più popolari e conosciuti c’era sicuramente la serie di Lupo Solitario ma non era chiaramente l’unica sul mercato.
Ma come si coniuga questo elemento con un prodotto videoludico odierno? L’interrogativo era presente prima di avviare il gioco ma questo dubbio è stato fugato in brevissimo tempo, anche grazie alle squisite illustrazioni (oltre 300) realizzate a mano da Nishimura, senza l’aiuto di alcuna IA generativa (cosa che il creatore, giustamente e orgogliosamente sottolinea).
Un illustratore cappa e spada
Se avete avuto modo di provare giochi di Vanillaware, riconoscerete immediatamente la mano di Nishimura nelle illustrazioni del gioco, tutte con un sapore fantasy vecchia scuola e lievemente animate, per dare fluidità anche quando si tratta di immagini più statiche.
Veritas Tales permette di scegliere tra due avventurieri: il guerriero Havelock e la maga Paneri. I due si incrociano più e più volte durante il corso del gioco ma percorrono per la maggior parte trade diverse, consentendo di vedere diversi aspetti e incontrare personaggi differenti in base al percorso scelto. Terminata l’avventura con uno è possibile partire immediatamente con l’altro, per scoprire l’altra faccia della medaglia con il vantaggio di mantenere alcune decisioni prese in precedenza: un elemento che offre unità narrativa e presenta una storia coesa.
La struttura di gioco prevede la lettura, ovviamente, ma non solo. Esula dall’aspetto “visual novel” a cui alcuni potrebbero ascriverlo grazie all’interattività con un inventario, esplorabilità libera in alcune zone specifiche, negozi da cui acquistare equipaggiamento, scelte attive che il giocatore può prendere e il lancio casuale dei dadi per gli attacchi e per le azioni uniche, quasi come se ci si muovesse in una campagna di D&D.

Il lato sinistro dello schermo è dedicato alla lettura, con un libro le cui pagine avanzano (o indietreggiano, a seconda delle scelte) mostrando diverse illustrazioni, nemici e mappe. La parte destra invece è quella della scheda personaggio, con l’avatar di chi controllate e tutte le sue statistiche scritte a matita. Quando queste diminuiscono o aumentano vedrete una gomma cancellarle in tempo reale e riscriverle con una matita, un tocco che ho apprezzato e che mi ha riportato immediatamente alla mente campagne di Heroquest giocate con gli amici fino a tarda notte.
Armato fino ai denti
La parte attiva di gioco, ovvero il lancio dei dadi, può diventare ripetitivo ma fortunatamente gli oggetti nell’inventario consentono di usare modificatori, lanci bonus e persino tecniche speciali legate ad armi specifiche. Per esempio, spendendo una quota di durabilità delle armi, alcune spade permettono di colpire punti deboli dei nemici, gli scudi possono effettuare dei contrattacchi, le mazze chiodate ridurre la difesa dei nemici e così via. Trovare tutte le armi con le loro unicità offre davvero un senso di scoperta, con quelle più rare che possono scatenare attacchi devastanti. La gestione della durabilità aggiunge poi anche l’elemento scarsità, costringendo a ponderare bene il momento migliore per il loro utilizzo. Insomma, nulla è lasciato al caso e ogni azione ha una conseguenza diretta e può facilitarvi o rendervi il progresso più complicato.
Certo, alcune situazioni sono più “scriptate” se vogliamo e per quanto cerchiate di prendere decisioni alternative, in realtà il gioco vi indirizza senza mezzi termini verso l’unico percorso possibile, tuttavia è un limite che, in quanto parliamo di un gioco realizzato da una sola persona, è tutto sommato comprensibile.

Dal punto di vista musicale, parliamo di composizioni di Hitoshi Sakimoto, altro nome importante legato a Final Fantasy Tactics, Vagrant Story, Tactics Ogre, Valkyria Chronicles, Final Fantasy XII e molti altri.La qualità è assicurata e personalmente ritengo che fungono tutte da perfetto accompagnamento alla lettura. Il tono high fantasy è qui scandito da arpe e strumenti a corda con note nostalgiche e sognanti, che lasciano spazio a picchi di tensione durante combattimenti e sezioni più concitate.
Veritas Tales mi ha entusiasmato, mi ha fatto sorridere, mi ha commosso e mi ha lanciato nella disperazione ogni volta che con un lancio di dadi mi ritrovavo con un “1+1”: il gioco ha colpito dritto al cuore e per un nostalgico dei tabletop carta e penna, Nishimura non poteva esordire con un gioco migliore.
A chi lo consigliamo?
Veritas Tales Witch of the Dark Castle: Un gioco vivamente consigliato a chiunque apprezzi avventure cappa e spada nel genere high fantasy. C’è molto da leggere e tante scelte da fare, non sempre i dadi vi saranno favorevoli e spesso avrete la peggio nei combattimenti ma non c’è da temere perché come in ogni librogame che si rispetti, vi basterà “riavvolgere un po’ il tempo” per tornare a un punto precedente dell’avventura e prendere una decisione diversa. Completare le due avventure non vi richiederà più di una decina di ore in totale ma considerato il basso prezzo di lancio, Veritas Tales è un gioco squisito da non lasciarsi sfuggire, realizzato con cura e professionalità. – 7gatsu




