Solitamente quando ci iscriviamo alle beta dei vari giochilli, veniamo scartati come bustine del Kinder Colazione Più, ma nel caso di Back 4 Blood siamo stati alquanto fortunati. Il nostro staff si è lanciato nella zona infestata per fare a pezzi un po’ di zombie, provando il curioso sistema di carte integrato nel seguito spirituale di Left 4 Dead.

Turtlerock Studios torna infatti sui suoi passi, dopo l’alquanto disastroso Evolve che oltre a risultare poco avvincente è stato sotterrato da politiche di marketing davvero infelici, fino a diventare un Free 2 Play e scomparire nel 2018 con la chiusura dei server. Con Back 4 Blood in teoria Turtlerock non avrebbe dovuto sbagliare una virgola, eppure la nostra prova della beta si è rivelata decisamente insoddisfacente.

Back 4 Blood è il classico co-op shooter da quattro giocatori, dove sarà necessario attraversare dei livelli pieni zeppi di mostri chiamati ‘Infestati’, perché chissà per quale motivo il termine zombie non va più di moda. Rispetto a Left 4 Dead però le cose si complicano un po’, in quanto i vari personaggi selezionabili dispongono di vantaggi particolari, inoltre il particolare sistema di Deck Building aggiunge modifiche che possono favorire la squadra in diverse maniere. Anche le armi avranno diverse caratteristiche, inoltre nel corso degli scenari (nella beta sono disponibili solo quelli del primo atto) si potranno trovare versioni sempre più potenti e MOD di varia rarità da installare.

Ora, passando al gameplay, le nostre partite a livello Recluta sono state di una noia mortale. I livelli poco ispirati non hanno fornito sorprese o spunti (salvo forse solo quello del ponte) e il gunplay si è rivelato di poco impatto. A differenza di Left 4 Dead, Killing Floor 2, Vermintide 2 dove i mostri finiscono gloriosamente in mille pezzi, in Back 4 Blood sembra che le armi sparino dei coriandoli. Un colpo di shotgun a bruciapelo non produrrà alcun effetto convincente sui mostri che spesso si limiteranno a svenire o a volare all’indietro come degli stuntman dei vecchi film western. Ora, noi non vogliamo fare i sadici, però in un co-op del genere si poteva sperare in un livello di violenza più alto, specialmente per rendere i combattimenti più dinamici. Le armi melee sono un disastro: non si può parare e neanche sferrare colpi potenti a meno che non si trovino carte specifiche, scelta di design a dir poco discutibile.

A salvare un minimo Back 4 Blood dall’oblio immediato ci pensa il ritmo di gioco, nelle prime fasi sempre abbastanza elevato e che tiene alta l’attenzione dei giocatori, specialmente a livello Veterano. I vari modificatori casuali delle carte possono aggiungere un pizzico di pepe in più alle partite, costringendo le squadre di giocatori a cambiare strategia e approccio. Interessanti i vari elementi della mappa come stormi di corvi, allarmi e le talpe che possono scatenare le orde che obbligano la squadra a muoversi con cautela e possono generare situazioni divertenti.

Nella beta ci sono stati picchi di difficoltà particolarmente alti nel passaggio da Recluta a Veterano, con Recluta che è una passeggiata anche per chi non mastica shooter quotidianamente e con Veterano che richiede necessariamente la collaborazione tra tutti i giocatori. Allo stato attuale vediamo molto difficile riuscire a portare a termine partite casuali con perfetti sconosciuti, cosa che potrebbe risultare deterrente per chi ama i co-op, ma magari non ha altri amici appassionati.

Passiamo ora al design generale: i personaggi sono praticamente privi di qualsiasi personalità, mancano un po’ i carismatici protagonisti dei due Left 4 Dead, stereotipati ma facilmente identificabili. L’ammasso di gentaglia di Back 4 Blood passa del tutto inosservata: personaggi coperti fino al collo da zaini, cinture, bende e vari elementi di vestiario che gridano ‘sopravvissuto all’apocalisse’ e che francamente sono completamente superflui. Capiamo la necessità di Turtlerock di piacere ai gamer di nuova generazione, ma forse una caratterizzazione studiata avrebbe reso i personaggi più gradevoli. Nella beta il ‘banter’ inoltre ci è sembrato limitato, cosa che non crea quella sorta di bonding tra i vari personaggi come ad esempio accade in Vermintide, dove tramite i dialoghi degli eroi scopriamo di più sul loro passato e sulla lore del gioco.

Al design poco ispirato dei personaggi si aggiunge quello dei nemici: zombie pelati. Ebbene si, gli ‘Infestati’ sono i cugini più sfigati dei Freakers di Days Gone. Non sembrava possibile realizzare degli zombie meno ganzi, ma i Turtlerock ci sono riusciti benissimo. Il problema è che per qualche motivo, spesso gli Infestati si confondono con i personaggi, probabilmente a causa del vestiario praticamente uguale che causa continuo fuoco amico, spesso anche in mischia. Gli Infestati ‘speciali’ sono la solita risma di ciccioni esplosivi, giganti in grado di fare danni elevati e bastardi che immobilizzano i giocatori. Niente di particolarmente eccitante quindi sul lato del design, sul quale si poteva fare molto di più. La pigrizia esce da tutti i pori, anche nel level design e nelle mappe dove si fa una fatica bestiale a trovare un singolo elemento valido che le renda uniche, almeno per quanto riguarda il primo capitolo giocabile nella beta.

E il sistema delle carte? Superfluo e confusionale. Fondamentalmente potrete creare dei mazzi personalizzati, dai quali potrete scegliere una carta ogni volta che giungete a una safe house del livello. Le carte vanno a potenziare la squadra con caratteristiche offensive, difensive e tattiche, come ad esempio caricatori più capienti o cure più efficaci. Sta a voi e ai vostri compagni di squadra scegliere quali sono quelle più adatte.

Il problema è che se non vi siete accordati prima, si rischia di usare dei mazzi uguali e a non equilibrare bene il tutto, fermo restando che a livello Recluta le carte sono completamente inutili. A dire la verità non abbiamo notato particolari differenze neanche con Veterano. Alcune carte possono dare ai giocatori abilità speciali, come il colpo potente con le armi melee, o magari usare un coltello per spingere via gli zombie invece dei propri pugni, un concetto interessante ma che dopo un po’ stanca. Insomma, perché dover necessariamente usare delle carte per sbloccare delle skill che in altri giochi sono alla base del gameplay?

La necessità di essere originali a tutti i costi ha forse portato Turtlerock ad una scelta poco felice, quando sarebbe bastato un semplice sistema di skill e classi per rendere Back 4 Blood più fruibile e meno complicato, specialmente per partite casual.

E così, Back 4 Blood fa venire voglia di reinstallare i due ben più immediati, divertenti e meglio realizzati Left 4 Dead. Tenendo conto che il gioco verrà dato aggratisse sul Gamepass, se siete abbonati a questo servizio potete fare un tentativo, ma riteniamo che allo stato attuale Back 4 Blood non valga assolutamente il prezzo pieno.

Siamo forse stati troppo duri? La verità è che da questo titolo ci aspettavamo qualcosa di più, l’attesa per il ritorno dei Turtlerock è stata lunga e non è stata ripagata. Probabilmente sono passati troppi anni, durante i quali sono usciti giochi dello stesso genere più avvincenti e originali come l’ottimo Deep Rock Galactic.

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