Famicom Detective Club è l’ultimo titolo Nintendo/Mages per Switch. Ci troviamo di fronte al remake di una visual novel composta da due episodi, The Missing Heir e The Girl who Stands Behind, giochi usciti originariamente su Famicom Disk System alla fine degli anni ’80. Vediamo come se la cava questa nuova edizione nella nostra recensione.

Provato su Nintendo Switch


Visual Novel d’antan

Conosciuto in Giappone come Famicom Tantei Club, questa serie di visual novel affonda le sue radici nel passato più oscuro di Nintendo. Il primo e il secondo episodio, rispettivamente The Missing Heir e The Girl Who Stands Behind, furono scritti da Yoshio Sakamoto, che passò poi alla direzione di classici come Super Metroid e in tempi più recenti Metroid: Other M. Un momento importante nella carriera dell’artista che si disse ispirato da The Portopia Serial Murder Case, avventura testuale di Yuji Horii (proprio lo stesso di Dragon Quest) e, ancor più sorprendente, dai film del nostrano Dario Argento come Profondo Rosso.

I due capitoli vennero pubblicati esclusivamente in Giappone (1988 e 1989) poiché rilasciati per l’add-on Disk System, e molto probabilmente anche perché all’epoca non vi era alcun tipo di mercato occidentale per questo genere. Ma precisamente, di che genere si tratta? Chi non è avvezzo alle visual novel potrebbe avere un gran bel punto interrogativo stampato in faccia, quindi chiariamo che si tratta perlopiù di giochi testuali dove l’avventura si dipana in seguito a scelte specifiche compiute dal giocatore.

Talvolta è possibile vedere associato anche il termine “kinetic“, che si riferisce a quelle visual novel che hanno una progressione su binari, prive di gameplay e dove non vi sono branching paths che portano a finali differenti. Famicom Detective Club si piazza a metà strada poiché se da un lato non ha finali differenti, dall’altro presenta comunque degli elementi di gameplay che spingono il giocatore a pensare ed eseguire determinate azioni per poter proseguire nell’avventura.

The Missing Heir & The Girl Who Stands Behind

Prima avventura della dilogia, L’Erede Scomparso vi vedrà nei panni di un giovanotto che, manco a dirlo, ha perso la memoria in seguito a un incidente. Il trope dell’amnesia è usato, abusato, trito e ritrito oltre ogni dire e non c’è nemmeno più bisogno di sottolineare la cosa, tuttavia va anche presa in considerazione la data di pubblicazione originale dei giochi, che risale alla fine degli anni ’80, periodo in cui questo tipo di narrazione stava prendendo il via nel gaming.

L’amnesia può essere un espediente narrativo svogliato, tuttavia è il modo più semplice per far sì che il giocatore abbia lo stesso tipo di esposizione del personaggio che interpreta poiché il bandolo della matassa si sbroglierà nel corso del gioco. In una visual novel come The Missing Heir trova dunque la sua dimensione.

Il titolo prende dunque il via proprio mentre costui viene salvato da un tale di nome Amachi. Recuperare le vostre memorie non sarà però l’unico compito del ragazzo ma ben presto scoprirà di essere membro di un’agenzia investigativa chiamata a risolvere la morte misteriosa di Kiku Ayashiro, avvenuta nel villaggio Myoujin. Tra leggende e lotte di potere, scoprirete una serie di bizzarre coincidenze che vi porteranno a risolvere il mistero locale.

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Il secondo episodio della dilogia è in realtà un prequel ma andrebbe giocato solo dopo aver avuto esperienza di The Missing Heir. Ambientato due anni prima l’episodio sequel, vede il protagonista entrare a far parte dell’agenzia investigativa per risolvere un misterioso omicidio avvenuto al liceo Ushimitsu, che si dice sia teatro di apparizioni spettrali.

Punta, scegli e clicca

Per interagire con i personaggi e con gli scenari avrete alcune opzioni principali come “Call/Engage”, “Talk”, “Look”, “Remember” e “Travel”. Selezionando ognuna delle opzioni vi si apriranno ulteriori scelte e starà a voi, in base alla progressione, capire cos’è che spingerà più in là la conversazione e vi permetterà di proseguire nell’avventura.

Talvolta il sistema può risultare un po’ ottuso poiché alcune scelte sono meno intuitive, tuttavia è davvero difficile “bloccarsi” in Famicom Detective Club poiché se proprio non avete idea di cosa fare, vi basterà selezionare tutte le opzioni possibili un paio di volte e riuscirete comunque a sbloccare la situazione e procedere. I momenti di questo tipo sono comunque estremamente pochi e nella maggior parte dei casi tutto si rivelerà intuitivo e alla portata anche dei più giovani, a patto che naturalmente conosciate l’inglese, dal momento che i due capitoli sono completamente tradotti solo nella lingua di Albione.

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Remake totale

Vedendo alcuni screenshot delle versioni per Famicom Disk System potreste subito derubricare Famicom Detective Club come un titolo per retrogamer accaniti, in realtà però Nintendo, coadiuvata dagli sviluppatori giapponesi Mages, ha ben pensato di fare un lifting completo a questa dilogia, spingendosi un po’ più in là e dando vita a due piccoli gioielli del mondo delle visual novel contemporanee. Se le storie possono sembrare un po’ ingenue per gli standard odierni, in realtà contengono elementi interessanti e ben studiati, che trovano ora un bilanciamento perfetto grazie al nuovo stile grafico e il doppiaggio impeccabile di ogni linea di dialogo.

I fondali degli ambienti sono spesso animati e piacevoli da osservare, così come i personaggi che anche quando non impegnati in dialoghi hanno animazioni in idle, rendendo il tutto molto più fruibile per un pubblico moderno. Molto azzeccate sono anche le soundtrack dei due episodi, rimasterizzate per l’occasione e che, una volta completati i giochi, sarà possibile ascoltare direttamente dai menù principali, un’aggiunta che non disprezziamo assolutamente e che ricorda un po’ i Sound Test d’altri tempi.

Ripescare questa serie dagli oscuri archivi Nintendo e riproporla, finalmente, anche per il pubblico occidentale è stato sicuramente un colpo di coda interessante che non ci saremmo aspettati, cosa che fa ben sperare anche per il futuro, soprattutto se pensiamo che molti titoli del passato potrebbero sparire ed essere dimenticati per sempre. Negli ultimi tempi ci si ritrova ad accusare spesso la compagnia di Kyoto di non avere a cuore la preservazione della memoria storica del media, tuttavia operazioni come queste dovrebbero convincere del contrario anche i più adirati detrattori.

A chi consigliamo Famicom Detective Club?

Non avendo finali differenti, portate a termine le due avventure i giochi si potranno dire definitivamente conclusi e, se teniamo conto del costo del biglietto per questo viaggio testuale, alcuni utenti potrebbero avere delle riserve. Se non vi dispiace sedervi e leggere una storia piacevole, allora Famicom Detective Club si rivelerà un ottimo acquisto, tuttavia se non avete mai giocato una visual novel potrebbe non rivelarsi il titolo più adatto a voi.

Al netto delle preferenze per un genere, Famicom Detective Club si dimostra all’altezza delle aspettative e non possiamo far altro che consigliarlo, sperando faccia da apripista per nuovi e oscuri giochi del passato di Nintendo.

Animazioni piacevoli e che innalzano l’asticella per le visual novelCompletamente in inglese
Storie che, nonostante qualche inghippo, restano valide ancora oggi
Doppiaggio praticamente perfetto

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