GetsuFumaDen: Undying Moon, è un sequel del titolo Getsu Fūma Den, originariamente pubblicato da Konami nel 1987 su console Famicom. Questa nuova iterazione, che ha colto un po’ tutti alla sprovvista (soprattutto se consideriamo che il franchise è letteralmente sconosciuto in occidente), si presenta anche con una struttura diversa, parliamo infatti di un roguelite con alcuni elementi presi in prestito dai metroidvania.

GetsuFumaDen: Undying Moon è disponibile su PC tramite Steam dallo scorso 13 maggio mentre è approdato su Nintendo Switch con la build finale il 10 febbraio 2022.

Provato su Nintendo Switch

switch
single player

Il clan dei Fuma

I membri del clan Fuma hanno il compito di proteggere il mondo dalla fuoriuscita di bestie infernali dai meandri più reconditi del pianeta (che, guarda caso, sono perlopiù in Giappone). La storia minimalista del gioco non vi parlerà di grandi gesta o eroi leggendari, come ci si aspetterebbe secondo l’impostazione moderna, ma, proprio come un prodotto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, vi metterà immediatamente nei panni di Getsu dei Fuma, 27esimo capo del suo clan di guerrieri che deve lanciarsi senza pensarci troppo nelle profondità della faglia infernale, per fermare le orde demoniache.

Tolto l’impiccio della trama, possiamo arrivare alla parte più succosa della recensione senza troppi preamboli, ovvero la presentazione globale e il gameplay, che in questo caso meritano più di qualche parolina di compiacimento.

Come alcuni dei lettori più affezionati ben sapranno, i roguelite e roguelike (che pure abbiamo recensito in gran numero sul nostro portale) non sono esattamente i prodotti che apprezzo di più, per la loro natura eccessivamente ripetitiva. Non che non sia un estimatore dei grandi classici del passato e della loro difficoltà, tuttavia l’impostazione di un roguelite è spesso una ripetitività fine a sé stessa, dove non si fa altro che sperare in una run gravida di bonus per portare a termine il gioco.

Il mondo fluttuante

Mi sono approcciato a GetsuFumaDen, quindi, con la stessa natura dubbiosa di sempre, attirato principalmente dallo stile estetico profondamente nipponico. In merito a quest’ultimo si può parlare di esperimento riuscito. La presentazione globale si rifà infatti allo stile classico delle stampe giapponesi Ukiyo-e, riprendendo spesso i temi un po’ più macabri (come yokai e spiriti) trattati dai grandi maestri del genere come Utagawa Kuniyoshi.

Impossibile non notare la citazione a Kuniyoshi di uno dei pezzi più conosciuti, Mitsukuni che sfida lo scheletro spettrale, proprio nella prima boss battle che il giocatore deve affrontare. E i riferimenti all’immaginario folkloristico giapponese non si fermano qui, con nemici unici per ogni livello e boss d’impatto.

Se le basi sono ottime, in movimento, soprattutto su Nintendo Switch, si notano alcune note stridenti. In particolare gli ottimi fondali 2D, davvero ispirati e piacevoli da ammirare mentre si gioca, non si sposano alla perfezione con il 3D in primo piano, richiesto per la creazione randomica dei livelli che un roguelite richiede. Un vero peccato, quindi, che non si sia optato per una produzione un po’ più classica, che potesse far emergere la grandissima cura artistica di Konami Digital Entertainment e lo studio interno GuruGuru (che potete ammirare qui in basso con alcuni fondali del gioco di cui poc’anzi parlavo).

  • getsufumaden fondale infernale
  • getsufumaden fondale faglia
  • getsufumaden fondale cittadella

Rogue davvero lite

Roguelite e roguelike sono, generalmente, creati in modo tale da rappresentare una sfida quasi impossibile la prima volta che ci si avventura nel mondo di gioco. La difficoltà è tarata di default verso l’alto poiché il giocatore deve apprendere le meccaniche prima di poter procedere spedito tra i livelli. Tra una run e l’altra, inoltre, questi giochi permettono di conservare qualcosina, briciole perlopiù, utili a sbloccare una skill, un’arma o vantaggi di varia natura.

In questo, GetsuFumaDen non è differente. Il giocatore deve iniziare la sua avventura ben conscio dell’impossibilità di raggiungere i titoli di coda al primo tentativo (o, almeno, non nella maggior parte dei casi). Ogni volta che si muore, si viene rispediti nella magione del clan Fuma, con il 10% delle risorse acquisite durante la run (è comunque possibile mantenere il 100% delle risorse decidendo di abbandonare la run e tornando alla magione al termine di un boss).

Queste si dividono in materiali per sbloccare le abilità delle armi e amuleti magatama per attivare invece abilità passive e migliorare le statistiche del personaggio. Ciò che risulta però immediatamente palese è il quantitativo esoso di materiali richiesti per poter sbloccare anche solo il primo livello di un’abilità (generalmente parliamo di un numero superiore a 40 amuleti, risorsa già di per sé abbastanza rara).

Se da un lato abbiamo la gestione draconiana delle risorse, dall’altro il gioco vuole anche essere accessibile, quindi è possibile selezionare il grado di sfida. All’inizio, e mentre si è nella magione dei Fuma, potrete modificare la difficoltà scegliendo in principio tra due modalità (una pensata per i principianti e una per i giocatori più scafati), sbloccandone di aggiuntive man mano che si procede nel gioco. Un’aggiunta davvero apprezzabile per rendere il prodotto adatto a tutti.

Armatevi e partite

Getsu può portare con sé un totale notevole di quattro armi: due principali e due secondarie, passando dall’una all’altra con la semplice pressione dei tasti dorsali. La lista è corposa e, oltre alla tipologia di arma ce ne sono anche di diverse per ogni tipo. Tra spade, ombrelli, wakizashi, catene, lance, mazze, kunai, archi, bombe, talismani mistici e tante altre, il totale è intrigante e dà spazio a run sempre nuove e alternative.

  • getsufumaden switch screenshot opening
  • getsufumaden switch screenshot fuma
  • getsufumaden switch screenshot boss

Bisogna inoltre considerare la possibilità di sbloccare abilità per ogni singola arma, che ne incrementano la potenza e la versatilità. Il sistema di bonus delle armi funziona a doppia fase: la prima prevede lo sblocco dell’abilità usando i materiali, procedura che una volta completata non deve essere ripetuta; la seconda invece è l’attivazione, che va eseguita da capo a ogni run, utilizzando le anime dei defunti, ovvero risorse specifiche che è possibile trovare nei livelli.

La quantità di armi (casuali) che potete trovare in ogni livello è abbondante e soddisfacente, quindi è possibile passare dall’una all’altra senza troppi patemi d’animo, anzi, si è incoraggiati a farlo per usufruire di equipaggiamenti potenzialmente più forti. Parte del divertimento, in fondo, è proprio scovare un’arma molto potente che può svoltare completamente la run.

A chi consigliamo GetsuFumaDen: Undying Moon?

Il gioco, pur essendo un roguelite, è molto più grindoso che difficile, pertanto se state cercando un titolo afferente a questo genere per fare una prima esperienza, potrebbe rivelarsi un’ottima scelta, anche alla luce di una direzione artistica veramente deliziosa.

Le armi utilizzabili sono numerose e tutte con pattern di attacco differenti, invogliando a trovare un mix più adatto al proprio stile di gioco. Per un prodotto del genere, che fa della ripetitività la sua meccanica cruciale, è una vera e propria manna dal cielo, garantendo quindi un minimo di varietà che può davvero fare la differenza.

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