My Friend Pedro è un action/platformer/shoot ‘em up sviluppato da DeadToast Entertainment, software house indipendente alla sua prima produzione, supportata e pubblicata dagli psicotici publisher di Devolver Digital. Il gioco è disponibile dal 20 giugno per console Nintendo Switch e PC/Steam.

Provato su Nintendo Switch

ProContro
+ Vi sembrerà di interpretare John Wick e Neo messi insieme– Sezioni platform superflue
+ Banane parlanti– Storia inesistente (e chi se ne frega aggiungerei!)
+ Far rimbalzare proiettili sulle padelle, devo aggiungere altro?

LET’S GO BANANAS!

My Friend Pedro, sottotitolo: Blood Bullets Bananas, dovrebbe far intendere fin dall’inizio che si tratta di un gioco fuori di testa, sviluppato da individui che mangiano pane e proiettili a colazione e cacano scariche di mitra prima che l’ora di pranzo sia scoccata.

La storia non è importante, a meno che non vi interessi la vita di un sociopatico in maschera che parla con una banana di nome Pedro che gli consiglia il miglior corso d’azione per eliminare tutti i tizi armati sul suo cammino. C’è ben poco da dire a riguardo, il gioco vi lancia in un lurido seminterrato di una macelleria e vi fa capire che non ci siete tanto col cervello, d’altronde, chi sano di mente parlerebbe con una banana? Di nome Pedro, poi!

Il muto e silente protagonista prende immediatamente la sua fida pistola e inizia a farsi strada tra piroette e proiettili, senza un motivo ben preciso, senza uno scopo più alto, per il puro, semplice, desiderio di farlo.
Per quanto poco privo di verve possa essere questo iniziale siparietto, che strappa giusto qualche sorriso, il gameplay è di tutt’altra pasta e vi farà subito sogghignare in modo maligno. Il gioco si presenta come uno shoot ‘em up a scorrimento orizzontale, alternato da fasi platform, action e anche un pizzico di puzzle che non guasta mai. Il protagonista ha dalla sua un arsenale di armi non particolarmente variegato, inizialmente avrete a disposizione una pistola, poi due pistole, poi una mitraglietta, poi indovinate un po’…due mitragliette (!) e anche un bel rumoroso shotgun. Se cambiare arma di tanto in tanto è una necessità (finirete i proiettili) a fare la differenza sarà il modo in cui potrete interagire con l’ambiente attorno a voi.

Il protagonista viene subito messo al corrente dalla banana Pedro dei suoi “poteri” come la modalità bullet time, con cui potrete rallentare il tempo e organizzare in modo più “ordinato” la carneficina. Esempio pratico per chi ha poca fantasia: spara a tizio A mentre lanci un pallone in faccia a tizio B e poi atterra dietro tizio C crivellandolo di colpi: easy peasy. Questo sistema ricorda il classico Max Payne, chiara ispirazione per il gioco, e ho la netta sensazione che non avrebbe potuto essere meglio implementato. Se nel titolo Remedy il bullet time serviva a schivare semplicemente i proiettili, qui vi offrirà un parco giochi in ogni stanza.

Parlavamo di piroette, no? Tramite la pressione di un pulsante potrete anche volteggiare, come una Carla Fracci mascherata, tra i proiettili, schivandoli in toto. Il bello di questa abilità è che può essere eseguita a piacimento, anche ripetutamente. L’aspetto negativo, però, è che mentre volteggiate la vostra mira non sarà delle più precise e i colpi voleranno ovunque, spesso mancando il bersaglio, non potrete quindi abusarne per schivare tutto in qualsiasi momento. Una scelta di design che ho particolarmente apprezzato.

I livelli di My Friend Pedro sono disseminati di oggetti che potrete calciare, da coltelli a tavoli, padelle, barili e persino skateboard su cui attraversare gli scenari a tutta velocità come se foste dei Sonic omicida.
Prendiamo la padella per esempio, calciandola in mezzo alla folla, rallentando il tempo e sparandole contro, vedrete che i colpi rimbalzeranno nella stanza, colpendo tutti i nemici prima ancora che vi mettiate piede, un modo stiloso di abbattere i vostri nemici e convincerli dell’esistenza del vostro amico Pedro.

La padella vi aiuterà a uscire da impasse di questo tipo. Nessuno si offenderà e tutti moriranno!

Certo, è possibile saltare in una stanza e sparare in faccia a tutti senza pietà per poi proseguire e continuare così fino alla fine dei livelli, tuttavia il gioco vi invita a esplorare altre possibilità per ottenere dei punteggi più elevati. Alla fin fine si tratta proprio di un arcade travestito da film d’azione dove lo scopo è fare quanti più punti possibile eliminando con stile e nel minor tempo possibile i propri nemici, magari evitando di morire nel processo.

Non si rivela un gioco particolarmente frustrante, avrete ben tre barre d’energia e non si tratta di uno di quei giochi dove anche una scorreggia potrebbe farvi fuori se non prestate attenzione all’ambiente circostante, DeadToast ha puntato tutto sul divertimento e sulla spettacolarità, facendovi sentire come se foste in un film di John Wick o in Matrix, solo con più banane.

IL MIO AMICO SI CHIAMA PEDRO!

Il gioco ha un inizio scoppiettante, pieno d’azione e che vi terrà incollati allo schermo in un crescendo emozionante ma…è proprio questo il problema, la parte migliore è la prima. Dal secondo atto si alterneranno livelli che inseriscono un po’ troppe sequenze platform e puzzle, che deviano l’attenzione dalle sparatorie che sono il cuore pulsante del gioco.
Intendiamoci, non sono assolutamente negative o mal realizzate, divertono anche loro sebbene in maniera differente. Tuttavia, sarebbe stato molto più entusiasmante continuare a sparare e ammazzare ogni cosa vivente nel raggio d’azione dello psicopatico che controllate, si tratta pur sempre del motivo principale per cui si acquista questo titolo!

Per fortuna potrete scegliere di rigiocare in qualsiasi momento i livelli che più avete apprezzato per migliorare il vostro punteggio o provare nuove meccaniche distruttive nel tentativo di saziare la vostra brama assassina.

A chi consigliamo My Friend Pedro?

Il titolo DeadToast dovrebbe essere acquistato a occhi chiusi da tutti i giocatori che amano le esperienze arcade mordi e fuggi, in cui è possibile passare anche solo 10 minuti alla volta senza troppo impegno. La possibilità di scegliere il grado di sfida (sono disponibili tre difficoltà) è un ottimo incentivo per ridurre la frustrazione e lasciare che ognuno si diverta in base all’impegno e al tempo che vuole dedicare al gioco. Se preferite storie profonde e significative, anche in un indie, tornatevene a giocare a Undertale o To the Moon e lasciate noi poveri mentecatti a divertirci con banane parlanti, inseguimenti in moto ed esplosioni controllate!

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