I francesi The Game Bakers sono entrati nei nostri marci cuori grazie a Furi, gioco che qui in redazione amiamo tutti, ma è stata già presente su queste pagine con Haven. Con il nuovo Cairn, disponibile su PC tramite Steam e PS5 dal 29 gennaio, i nostri cambiano genere, puntando su una sorta di survival game basato sull’arrampicata.
Premetto che sono cresciuto in una città di mare, quindi preferisco l’estrema noia della sacra trinità spiaggia-tuffo-sole al roccioso richiamo della montagna. Poi soffro di vertigini, quindi mi vengono i brividi solo al pensiero di dormire in una tenda sospeso a metri dal suolo…in realtà mi vengono anche pensando semplicemente a dormire in una tenda.
Non sono un duro e avventuroso outdoor man, sono un lurido e flaccido mollaccione a cui piace la città, il divano e le comodità. Le cose più estreme che faccio nella mia vita sono suonare il Death Metal e cucinare la carbonara senza seguire la ricetta originale.
Però, come ogni pantofolaio, amo le avventure, specialmente quelle dove non sono io a rischiare la pelle, bensì qualche personaggio letterario, attore nello schermo o, ancora meglio, poligoni o pixel nei videogiochi. Per questo eccomi qui a recensire Cairn, un titolo sorprendente che può regalare grandi emozioni a tutti i giocatori che decideranno di seguire la protagonista Aava nella sua avventura.
Provato su PC
![]() ![]() ![]() ![]() |
To the wilder
Aava è una scalatrice esperta e di fama mondiale che riesce ad arrampicarsi su acuminate pareti rocciose a mani e piedi nudi, a millemila metri di altezza, coperta solo di una giacca e di rozze fasciature. Una tizia bella tosta, il cui obiettivo è arrivare in cima a Kami, una enorme montagna che presenta una difficoltà elevatissima anche per i più esperti scalatori.
La nostra però è anche un’anima solitaria e rude, che per raggiungere questo folle obiettivo abbandona la sua compagna, il suo gatto, i suoi amici e il suo povero agente, rifiutandosi categoricamente di rispondere a qualsiasi loro messaggio.
Spigolosa come le stesse rocce sulle quali si arrampica, Aava si farà conoscere sempre di più durante la scalata, grazie all’incontro con altri personaggi. E sebbene all’inizio possa sembrare un po’ troppo “ruvida” come personalità, nelle fasi finali dell’avventura non potremmo fare altro che capire il suo bisogno e spingerci con lei sempre più in alto, buttando sudore e sangue virtuale.

Non farò spoiler, ma vi posso dire che il finale di Cairn, nella sua semplicità, è una delle esperienze più catartiche che io abbia vissuto nella mia stupida carriera da giocatore e scribacchino. La storia e i dialoghi sono gestiti con una grande sensibilità, senza spiegoni o asfissianti morali.
La scrittura asciutta cresce come la montagna che ci troveremo davanti. Kami non è solo lo scenario su cui ci muoveremo (con una storia e una lore precisa), ma anche principale nemico e allo stesso tempo alleato. La progressione della difficoltà ben calibrata prevede pareti sempre più difficili da scalare, con eventi ambientali irruenti che metteranno a dura prova Aava (e noi giocatori con lei).
Cliffhanger
Se Assassin’s Creed ci ha insegnato che per arrampicarci ovunque basta tenere premuto un tasto e spegnere il cervello, in Cairn dovremmo stare molto attenti, posizionando con cura le callose mani e i duri piedi di Aava, cercando le fessure e gli appigli per mantenere salda la presa.
Premendo il tasto dedicato all’arrampicata, si potranno muovere le braccia e le gambe di Aava e selezionare il punto dove posizionarle. La selezione dell’arto è automatica di default, ma nei punti più complessi sarà possibile scegliere manualmente quale muovere prima.
Aava, però, non è l’uomo ragno, quindi perderà stamina posizionando mani e piedi su pareti lisce, o assumendo posizioni innaturali, con il rischio di scivolare e cadere giù nel vuoto. Non preoccupatevi però, perché Cairn non è un roguelike: alla morte si riprenderà semplicemente dall’ultimo checkpoint.
Per evitare di fare questa terribile fine è possibile gestire la stamina, assumendo posizioni comode e premendo l’apposito tasto per il recupero, oppure sfruttare il Climb Bot. Il tenero robottino ci consentirà di agganciare una fune alla parete con dei chiodi auto avvitanti, così in caso di caduta si potrà riprendere l’arrampicata dal punto in cui si è perso l’appiglio.
Il successo in un semplice QTE ci permetterà di piantare il chiodo nel modo giusto, mentre sbagliando rischieremo di metterlo piegato o addirittura di romperlo. I chiodi ovviamente non saranno infiniti, ma una volta raggiunta una zona elevata dove poter camminare ed esplorare, sarà possibile mandare il fido Climb Bot a recuperare i chiodi. Inoltre, potremmo applicare del gesso sulle mani, in modo da poter avere una presa più decisa per un limitato numero di mosse.
Durante l’arrampicata dovremo stare molto attenti ai parametri vitali di Aava quali fame, sete e sonno, cercando di tenerli sempre alti o nella media. Un livello basso di un parametro qualsiasi farà svenire Aava. Quando riprenderà coscienza, la sua barra della vitalità inizierà a scendere lentamente. Per questo l’uso dei chiodi è assolutamente fondamentale per poter finire il gioco nella sua modalità base.

La meccanica dell’arrampicata funziona molto bene e rende il gameplay di Cairn intuitivo, nonché originale. Va detto che a volte il sistema risulta spesso poco preciso, capita che gli arti di Aava si pieghino in modo innaturale o spariscano tra i poligoni delle rocce, con uno spiacevole effetto di clipping. Ogni tanto sembrerà di muovere una bambola di pezza piuttosto che un essere umano. Un difetto che purtroppo spezza l’immersione.
Tuttavia, nonostante le sue imprecisioni, Cairn riesce molto bene a trasmettere al giocatore la fatica immane di Aava nell’allungarsi, nel tenere dura una presa poco facile e nel dover cadere per poi ricominciare l’arrampicata.
Questo anche per l’ottimo doppiaggio della protagonista (gestito da due bravissime attrici che si sono divise tra i dialoghi e le urla) che non mancherà di imprecare e urlare di frustrazione per ogni caduta, così come di esprimere la sua sofferenza mentre cerca con tutte le forze di tenere salda la presa in una posizione scomoda.
E incredibilmente, ci troveremo a imprecare con lei ad ogni caduta e nuovo tentativo, così come a gasarci una volta superato un passaggio particolarmente difficile.
Mountain Raider
L’arrampicata però non è tutto, perché Cairn nasconde un’anima avventurosa che lo fa avvicinare a titoli come Tomb Raider o Uncharted, senza quell’irrefrenabile voglia anglosassone di sparare e uccidere qualsiasi cosa si muova o respiri.
Durante la scalata troveremo caverne naturali e artificiali, luoghi di sepoltura e altre zone dove sarà possibile scoprire la storia della montagna e dei suoi abitanti, la specie dei Trogloditi. Il senso di mistero e di scoperta è stato reso molto bene, grazie a ottimi effetti sonori e di una soundtrack azzeccatissima.
A queste si unisce lo stile grafico in cell shading di personaggi e ambienti si unisce perfettamente a un design generale che ricorda tantissimo lo stile di Moebius. La montagna inoltre avrà dei punti dove sarà possibile salvare, bivaccare e trovare risorse. Nella tenda, Aava potrà preparare cibo e bevande che le conferiranno bonus specifici, riparare i chiodi, dormire e gestire l’inventario. Bivaccare in una grotta o appesi su una parete restituisce quella sensazione di piacevole solitudine e di avventura, molto potente se si pensa che ci sono persone nella vita reale davvero capaci di farlo.
Dovremo anche stare molto attenti al meteo usando il nostro barometro, in quanto durante le tempeste, la roccia diventerà scivolosa e renderà l’arrampicata molto difficile. Il titolo presenta anche una discreta rigiocabilità, in quanto nelle fasi finali sarà possibile fare scelte diverse, oppure decidere di riprovare l’arrampicata per vedere caverne nascoste o trovare segreti.
A chi lo consigliamo?
Cairn: Un gioco emozionante, appagante e coinvolgente. Al netto dei suoi difetti, il gameplay funziona molto bene, in quanto contornato da una storia avvincente che può toccare tutti, anche chi come me non sa arrampicarsi neanche su un muretto. Se però nei vostri giochi ci volete a tutti i costi le mazzate e le sparatorie, allora il titolo di The Game Bakers non fa per voi. Ed effettivamente, proprio il sistema di gioco di Cairn lo rende poco appetibile alla maggior parte dei giocatori, in quanto punta tutto su poche meccaniche e su una progressione della difficoltà legata allo scenario e non alla tipologia o alla quantità di nemici a schermo. Per me è stata una bellissima esperienza che mi ha fatto anche riflettere sul concetto di “passione” come quella forza irruenta e incontrollabile che ci porta a fare cose che i nostri cari possono ritenere completamente folli. Un plauso a The Game Bakers per aver creduto in un titolo simile ed essersi presi il rischio di deviare, ancora una volta, dalla formula riuscita di Furi. – heavysam




