Recensione Fairy Tail DUNGEONS

fairy tail dungeons copertina

Fairy Tail: Dungeons è un nuovo titolo appartenente all’amato franchise anime e manga dalla penna di Hiro Mashima in un’inspasettata veste roguelike misto deck-building. Dopo il debutto su PC nell’estate del 2024, il titolo raggiunge le rive su Switch il 7 gennaio 2026, accompagnato da un corposo aggiornamento dei contenuti che porta alle versioni console tutto ciò che è stato rilasciato fino a quel momento su Steam.

Provato su Nintendo Switch

switch
single playertempo di gioco infinito

Trattandosi di un rogue, la premessa narrativa non è particolarmente complessa. Il plot ruota intorno a un misterioso portale che compare nei sotterranei della gilda di Fairy Tail e che sembra stia risucchiando le energie di chiunque vi entri. I protagonisti sono naturalmente Natsu Dragneel e Happy, che si ritrovano intrappolati alle porte di questo labirinto sotterraneo. Dopo essere stati soccorsi da un giovane Exceed di nome Labi, decidono di addentrarsi nelle profondità di quegli antri misteriosi per aiutarlo a ritrovare un amico scomparso e comprendere cosa sia successo davvero. Questo è chiaramente il pretesto narrativo per dare via a una narrazione semplice e lineare, tutta concentrata sull’esplorazione.

Dal punto di vista del gameplay, Fairy Tail: Dungeons prende le meccaniche del deck-building e le inserisce in un contesto da dungeon crawler roguelike. Ogni run presenta al giocatore una sorta di mappa composta da percorsi stile gioco dell’oca, che consente di muovere il proprio eroe (o team di eroi) attraverso corridoi, stanze, falò, sfide semplice e difficili, con il numero di mosse segnalato dalla fiaccola di una lanterna, che indica quanta strada è ancora possibile percorrere prima di terminare l’esplorazione in corso, segnalato dall’arrivo del boss d’area.

Ma parliamo del motivo per cui dovreste provare questo tiolo: il combattimento. Ogni personaggio possiede un suo deck, caratterizzato da carte magiche per attaccare, difendersi, supportare in svariati modi o lanciare magie. Ogni turno standard conferisce al giocatore 3 punti MP, e come potete immaginare, le carte variano di costo, in proporzione alla loro potenza, e prende 4 carte dal mazzo. Le carte utilizzate passano agli scarti, le altre restano in mano. L’ordine in cui si giocano queste carte non è arbitraria, ma fondamentale: rispettare sequenze specifiche (ma personalizzabili!) attiva catene magiche (Magic Chains), potenti combo che possono ribaltare l’esito di un combattimento. Non solo, quando si gioca in squadra, sequenze di Magic Chain si trasformano in Unison Raid, con ulteriori boss nella potenza esplosiva.

Questa struttura strategica richiama per certi versi altri deckbuilder più noti, dove la gestione delle risorse e delle carte è tanto importante quanto il combattimento stesso, ma in versione concentrata. La parte più avvincente è che ogni personaggio è facilmente identificabile in uno stile e una serie di carte magiche legate alle sue abilità distintive, pur consentendo una certa versatilità e uno spesso margine di personalizzazione. Per esempio, Natsu è un attaccante piuttosto equilibrato, adatto a prendere l’iniziativa con attacchi diretti, Lucy utilizza gli spiriti celesti per controllare il campo e ottenere vantaggi tattici, mentre Gray sfrutta vari incantesimi per manipolare il con abilità difensive in grado di sacrificare i propri scudi per aumentare il proprio output di danni.

La personalizzazione del masso è al centro dell’esperienza, ma ne è solo una prima parte. Non si tratta solo di accumulare carte, ma di pensare in anticipo a come queste interagiranno tra loro in run successive. In che senso? Vedete, Fairy Tail: Dungeons non si limita al singolo dungeon continuativo composto da più livelli, com’è solo dal genere, ma lo suddivide in mini run separate. Il primo labirinto, ad esempio, è esplorabile da un solo personaggio alla volta e consente la creazione e personalizzazione del deck. Continuando a scendere nel labirinto ed esplorando e sbloccando nuovi personaggi, si raggiungono aree dove mettere in campo tre personaggi per affrontare missioni più lunghe e profonde, ma con un twist importante: il mazzo in sé sarà preso da una versione salvata dal primo labirinto, e la personalizzazione si concentrerà sull’acquisto e l’ottenimento di tomi, che apporteranno modifiche e boost di vario tipo e forma. Inoltre, completando un labirinto una prima volta sblocca una difficoltà superiore che accorda al giocatore più bonus, ricompense, sfide più ardue e persino una fiamma della lanterna più corposa, per esplorare più a fondo un’area.

Questa è forse la trovata che lo distingue un po’ dai titoli della stessa categoria. La suddivisione in pezzi di dungeon diversi, con scopi tecnici e sfide diverse, permette ai giocatore di pick & choose quali parti del gioco affrontare e in quale ordine. Una possibilità è giocare più volte il primo dungeon a difficoltà maggiorata con diversi personaggi solo per salvare una varietà di mazzi diversi che assecondino al meglio le proprie esigenze. Al momento della discesa verso dungeon più avanzati, si avrà la scelta tra build diverse, con skill diverse e Magic Chain diverse. Il loop è conciso, ben delimitato e sorprendentemente soddisfacente.

Dal punto di vista artistico, il gioco porta con sé l’estetica vivace e riconoscibile di Fairy Tail. Non potete di certo aspettarvi sequenze animate complesse o cutscene cinematografiche. La presentazione grafica è più semplice, ma ogni personaggio è animato da sprite ben definiti e buona parte delle carte è accompagnato da effetti che conferiscono un certo impatto. La colonna sonora, curata dal compositore noto per Secret of Mana Hiroki Kikuta, aggiunge un sottofondo piacevole alle esplorazioni e ai combattimenti, con melodie che accompagnano il ritmo del dungeon più di quanto uno speaker singolo possa fare. L’unica pecca è che non c’è alcun tipo di doppiaggio né effetto sono vocale, che è davvero un’occasione persa, ma probabilmente non rientrava nel budget.

Arrivato su Nintendo Switch, Dungeons si adatta bene al formato portatile: le run sono rapide (con un po’ di dimestichezza si sta attorno alla mezz’ora), la struttura a passaggi limitati e la progressione si sposano perfettamente con sessioni di gioco brevi ma gratificanti. La libertà di esplorare, fallire e riprovare, tipica dei roguelike, mantiene alta la rigiocabilità e consente di sviluppare strategie personali basate sulle carte e sui personaggi che si preferiscono. Inoltre, questa versione aggiunge ben cinque nuovi personaggi con le corrispettive carte: Gajeel, Juvia, Mirajane, Laxus, e Gildarts.

Prima di vedere il nostro verdetto, ricordiamo che se siete amanti del franchise potete dare un’occhiata alle nostre recensioni di Fairy Tail e Fairy Tail 2, doppietta di RPG di Gust.

Fairy Tail Dungeons: Nel complesso è un titolo che riesce a unire il fascino della serie originale con un sistema di combattimento flessibile e strategico, pur restando accessibile ai neofiti del genere e, cosa importante, non richiede assolutamente di essere fan del manga. La storia non è monumentale, ma sufficiente a motivare una nuova run. Il risultato è un titolo coerente, che non forza l’azione di Fairy Tail in un genere che non le appartiene, ma lo fa con intelligenza, tirando fuori una formula che può piacere tanto agli appassionati della magica gilda quanto agli amanti dei roguelike tattici, con tante ore di divertimento garantito e a un prezzo budget. ilfalasca

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von 10
2026-01-15T10:39:22+01:00

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