Dynasty Warriors Origins è l’ultima iterazione del franchise musou di Koei Tecmo, stavolta però in una veste rivisitata che ha il sapore di soft reboot. Il gioco, come avrete sicuramente avuto modo di leggere sul nostro portale, è stato pubblicato all’inizio dell’anno scorso su PC, PlayStation e Xbox. Stavolta, si tratta della versione Switch 2 da noi opportunamente recensita. Potete supportare Denjin Den acquistando Dynasty Warriors Origins su Amazon tramite il nostro link.
Provato su Switch 2
![]() ![]() |
Il leggiadro Ziluan
Non ripeterò tutta la manfrina della storia della saga anche perché l’ha già spiegata in maniera più che eccellente il nostro carissimo Luca Sammartino nella sua recensione del gioco per PC. Pertanto, se volete saperne di più sulla storia, sull’ispirazione del gioco, sulla lunga barba di Guan Yu, allora vi rimando al suo pezzo che affronta in dettaglio questi elementi. Mi limiterò qui a sostenere che il periodo storico trattato abbraccia una ventina di anni, precisamente dal 184 a.C. fino al 205 a.C., non copre pertanto il cosiddetto periodo dei Tre Regni ma piuttosto gli eventi che hanno portato all’inizio degli scontri in Cina a partire dal 220 a.C.. Si parte dalla rivolta dei Turbanti Gialli fino alla battaglia di Chibi (anche conosciuta come battaglia delle scogliere rosse).
In Origins si abbandona la pluralità di personaggi controllabili per passare a un singolo protagonista, Ziluan, un guardiano della pace che potrà unirsi a una delle fazioni in guerra, alterando così il flusso narrativo e portando a diversi finali possibili. L’idea funziona e offre un’approccio più compatto e unitario, da vero e proprio action story-based ma con ancora tutti gli elementi musou che attraggono i fan di questa tipologia. Inoltre, in determinate missioni è possibile passare da Ziluan a uno dei comprimari che possono accompagnarlo, dando comunque l’opzione di “cambiare personaggio” per quanto in maniera sicuramente più limitata.
Ciò che ho trovato davvero apprezzabile del gioco in sé è la possibilità di usare tantissime armi differenti che alterano sensibilmente il flow di gioco. Si inizia quindi con la classica spada cinese, jack of all trades e perfetta per chi vuole un’esperienza standard, ma si sbloccano poi la lancia, con una portata maggiore, i tirapugni che vi trasformano in veri e propri artisti marziali, i chakram per chi vuole essere più tecnico e così via.

Più userete un’arma e più questa salirà di livello, sbloccando abilità d’attacco che renderanno più semplice l’eliminazione delle orde di nemici a schermo. In Origins la sensazione di controllo è totale perché sono stati inclusi parry e schivate che, se eseguiti con tempismo, vi offriranno gli immancabili vantaggi sugli avversari. Forse le parate perfette sono un po’ troppo semplici da eseguire per chi è abituato ad action con finestre di tempo più draconiane ma al netto dell’economia di gioco è probabilmente meglio così, anche perché le battaglie possono rivelarsi lunghe e impegnative, con ondate consecutive da abbattere e che possono sfiancare anche il più abile dei giocatori.
Ogni arma ha poi un set di skill che è possibile personalizzare, assegnandone quattro ai tasti frontali per una rapida esecuzione. Ve ne sono di adeguate per il crowd control e quelle pensate invece per rompere la difesa o bloccare gli attacchi speciali dei generali.
Conflitti e cavalleria
Il senso di progressione si sente tutto e anche il coinvolgimento dato dalla narrazione della trama è di molto superiore rispetto al passato. Finalmente c’è un vero e proprio interesse nel seguire questi personaggi storici che non sono più solo figure lontane e poco conosciute (almeno per gli occidentali) ma entrano a far parte di un contesto narrativo più ampio, aiutati anche da una più piccola finestra temporale qui narrata. Esplorare quindi il carattere marziale di Cao Cao, il profilo legale di Liu Bei e le motivazioni che spingono i loro generali a seguirli fino in capo al mondo è più che mai entusiasmante, chiaramente tutto filtrato attraverso il classico approccio narrativo di cappa e spada cinese fatto di codici morali ed etici ben precisi.
La campagna è poi rigiocabile per scoprire anche altri finali in base alle scelte che compirete nei panni di Ziluan, pertanto la longevità del prodotto è decisamente alta a patto che apprezziate il gameplay. In passato, per altre produzioni di questo stampo vi avrei detto che, se non siete fan dei musou, potreste voler lasciar perdere. Stavolta però mi tocca con somma gioia sentenziare l’esatto opposto: se non avete mai giocato un musou questo è proprio il titolo che fa per voi. Un prodotto che evolve il concetto diventando approcciabile e restando fedele alle basi quel tanto che basta per risultare familiare anche agli esperti.
Switch 2 è una macchina sicuramente più potente della prima ibrida di Nintendo e quindi è chiaro che riesce a gestire finalmente produzioni di questo tipo. Non vuol dire che non vi siano delle restrizioni rispetto alla versione PC o quella PlayStation 5, però, dal momento che si piazza ancora ben al di sotto delle potenzialità di queste altre piattaforme.

Chiariamo quindi subito che la versione Switch 2 gira a 30 fps, una scelta necessaria per mantenere lo stesso livello di nemici a schermo delle controparti già pubblicate l’anno scorso. Tale scelta ha influito negativamente sul gameplay? Onestamente, ho trovato il prodotto fluido e piacevole da giocare, soprattutto nel caos delle battaglie. Dove però i 30 fps risultano un po’ brutti da vedere è nelle cutscene, con i personaggi che si muovono in maniera meno fluida. Il lato positivo è che ci si abitua molto velocemente e non ci sono cali orrendi che trasformano l’esperienza in un calvario: ottimizzazione ben fatta.
Chiaramente, se disponete unicamente di Switch 2 e non volete perdervi Dynasty Warriors Origins, allora possiamo garantire che la qualità globale dell’operazione di porting è notevole e si è fatto tutto ciò che si poteva per dare al pubblico Nintendo il miglior prodotto possibile. Se invece avete la possibilità di scegliere su quale piattaforma acquistarlo, allora PlayStation 5 potrebbe essere la soluzione più equilibrata per avere una qualità visiva superiore.
Lasciatemi aggiungere però che, in modalità handheld, è davvero piacevole sgominare interi eserciti ed eseguire combo micidiali con il nostro temibile Ziluan. Lo schermo notevole di Switch 2 non vi fa perdere nessun dettaglio e l’azione è più viva che mai con colori brillanti e che aiutano a chiudere un occhio sulle non dettagliatissime texture.
A chi lo consigliamo?
Dynasty Warriors Origins: Consigliato a tutti i fan dei giochi action che vogliono un prodotto di base non estremamente impegnativo ma scalabile grazie ai livelli di difficoltà selezionabili. Se non avete mai giocato un musou potete finalmente dare una chance al genere senza sentirvi spaesati. Se ne avete giocati a bizzeffe allora potreste trovare qualche nuova meccanica in grado di dare un po’ di pepe in più all’esperienza. Insomma, un prodotto adatto praticamente a tutti gli amanti dei bei giochi d’azione. – 7gatsu


