Metroid Prime 4: Beyond è finalmente arrivato sulle console ibride di Nintendo, dopo un lungo viaggio spaziale durato quasi dieci anni. Una saga partita nel 1986 sul Nintendo Entertainment System e portata avanti nei decenni, come tante IP di Nintendo. Nonostante abbia contribuito a creare un sottogenere e una filosofia di level design, Metroid ha avuto meno fortuna rispetto al baffuto idraulico e alla principessa di Hyrule.
Questo però, non ha impedito a Nintendo di portare sulle sue console dei classici immortali e di reinventare la formula nel 2002 con Metroid Prime dei Retro Studios per GameCube, titolo che ha poi ricevuto ben due seguiti, diventando a tutti gli effetti una delle trilogie più amate dagli appassionati.
Il titolo è disponibile dal 4 dicembre, ma questa recensione arriva un po’ in ritardo a causa di vari problemi che hanno afflitto la nostra modesta redazione. Immagino che i fan della serie avranno già comprato il titolo senza neanche pensarci troppo, ma chi vuole la classica opinione “extra” ecco la nostra recensione. Potete supportare Denjin Den acquistando Metroid Prime 4 Beyond su Amazon tramite il nostro link.
Provato su Nintendo Switch 2
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Addio Chozo, benvenuti Lamorn
Come succede con un’altra famosa saga di Nintendo, anche la linea temporale di Metroid non è proprio semplice da seguire. Ma d’altronde si tratta di una serie che esiste dal 1986, con titoli usciti su praticamente tutte le piattaforme principali della grande N.
I giochi “Prime”, ovvero quelli in prima persona, seguono una loro storia che si dirama all’interno dell’epica spaziale della protagonista Samus Aran, portata avanti dai titoli in 2D. Tuttavia, anche senza aver giocato ai tre Metroid Prime, si può tranquillamente iniziare Beyond che dà effettivamente il via a una nuova avventura.
E che avventura: inizia con il botto con Samus impegnata ad aiutare la Federazione Galattica a difendersi contro un attacco dei perfidi Pirati Spaziali comandati dal misterioso Sylux, intenzionati a rubare un misterioso artefatto. Durante la battaglia che funge da tutorial iniziale, l’artefatto si attiverà trasportando Samus, i soldati della Federazione e i cattivoni sul pianeta Viewros.
Qui Samus verrà a conoscenza dei Lamorn, una specie aliena quasi estinta che la sceglie come prescelta, in quanto durante il viaggio inter-dimensionale, l’eroina si è collegata a un cristallo psichico. Lo scopo della missione? Ricostruire il Frutto della Memoria, una sorta di archivio della cultura e della scienza dei Lamorn, per poi fuggire da Viewros, utilizzando cinque chiavi per attivare il Master Teleporter alla cima della Chrono Tower.

Ovviamente, il compito sarà tutt’altro che facile, in quanto Viewros è un pianeta inospitale e pieno di pericoli, ai quali si aggiungono Sylux e i suoi scagnozzi. A livello di narrazione, Metroid Prime 4: Beyond non brilla particolarmente, ma la semplice trama riesce comunque a risultare avvincente quanto basta.
Questa volta inoltre, Samus non sarà da sola: su Viewros incontrerà alcuni soldati della Federazione Galattica che si uniranno a lei, nella speranza di poter finalmente tornare a casa. I personaggi, abbastanza stereotipati, risultano comunque gradevoli grazie a un buon doppiaggio e a delle animazioni facciali convincenti.
La rosa del deserto
Come la protagonista, lo stesso titolo Metroid Prime 4: Beyond affronta un viaggio dimensionale, portando la serie in un contesto “nuovo” che si stacca dal classico level design di Metroid.
Si perché a Viewros non è una gigantesca mappa che connette i vari biomi, separati dal Deserto di Sol Valley. Percorribile velocemente con la nuova motocicletta Vi-O-La, Sol Valley unisce i cinque scenari dove dovremo avventurarci per trovare le chiavi per il Master Teleporter.
Tuttavia, la connessione tra gli scenari e il deserto aperto risulta forzata e fuori luogo per un titolo come Metroid. Paradossalmente, questo tentativo di modernizzazione da parte di Retro Studios arriva in un momento storico dove c’è grande amore per i “metroidvania” o dei giochi che sfruttano questo tipo di design della mappa.
Fortunatamente Sol Valley è molto contenuto nelle dimensioni, quindi l’esplorazione e l’eventuale backtracking, risulteranno abbastanza rapidi, con alcuni punti che nascondono segreti e potenziamenti. la moto Vi-O-La risulta piacevole da guidare, con controlli estremamente precisi e la possibilità di accelerare furiosamente.
Il mezzo di trasporto però, viene sfruttato veramente poco all’interno del gioco. Lo stesso tutorial della moto Vi-O-La, finemente inserito in uno dei livelli più spettacolari dell’intera serie Metroid, sembra molto fine a sé stesso in quanto metteremo poco in pratica quanto imparato.
Si perché di sessioni di gioco interamente dedicate alla motocicletta ne troveremo solo un paio. Durante l’esplorazione di Sol Valley potremmo affrontare un po’ di timido “car combat” che non fa mai male, peccato che però siano situazioni troppo lievi per poter risultare memorabili.
A questo si aggiunge la fase finale del titolo. Retro Studios ha avuto la pessima idea di usare l’open-world per costringere il giocatore a girare come uno scemo, per raccogliere un paio di risorse necessarie per arrivare allo scontro con il temibile boss finale.
Questa fetch-quest fa cadere il velo sull’evidente mancanza di idee, fondi o quant’altro è successo durante lo sviluppo travagliato di questo Metroid. Insomma, un’allungata di brodo inutile e superflua che tra l’altro porta ad un finale affrettato e poco soddisfacente.
I corridoi, quelli fatti bene
Se l’open world non stupisce, Metroid Prime 4: Beyond risplende nei vari scenari che esploreremo nel pianeta Viewros dove si respira quell’aria nostalgica dei tempi andati dei vecchi titoli della serie Prime, con quelle atmosfere desolate, ma allo stesso tempo magiche capaci di trasportare il giocatore in un mondo alieno inesplorato.
I biomi risultano decisamente più “lineari” rispetto agli altri Metroid Prime, questi si rivelano sempre gradevolissimi da esplorare, grazie a un’atmosfera unica e a una serie di situazioni diverse, puzzle ambientali e combattimenti finemente piazzati.
Si passa fluidamente da angusti corridoi a vertiginose quanto magnifiche aperture, con meccaniche come l’immancabile Morph Ball, le modalità di fuoco diverse e i nuovi poteri psichici di Samus che si dovranno sfruttare per poter aprire porte o magari riattivare enormi generatori. Queste stesse abilità si potranno usare per avere la meglio sui nemici e sugli spettacolari boss che ci attendono alla fine di ogni bioma.
In generale, il sistema di combattimento risulta un filo datato e lontano dai canoni moderni, ma ovviamente va considerato che i Metroid Prime non sono FPS veri e propri, quindi rispondono a particolari e uniche della serie. Viene in gran parte salvato da controlli di una fluidità e di una responsività veramente eccellente che rendono qualsiasi azione comunque piacevole da eseguire, per quanto possa risultare “legnosa”.

Le nuove abilità psichiche di Samus risultano interessanti e sono fondamentali per battere alcuni boss e mini-boss, colpendo i loro punti deboli con il proiettile guidato. In generale però, sarebbe stato bello vedere una loro maggiore applicazione all’interno degli scontri. Come vuole la tradizione classica della serie, molti combattimenti prevedono la scelta giusta della modalità di fuoco e dell’abilità giusta di Samus, cosa che sicuramente farà piacere ai nostalgici come al sottoscritto, ma che ovviamente stride contro il gameplay innovativo di altri titoli moderni di Nintendo come Super Mario’s Odyssey, Tears of The Kingdom e il più recente Donkey Kong: Bananza.
Il lock dei bersagli è ovviamente presente, ma sarà possibile direzionare i colpi, mirando manualmente con il cannone da braccio di Samus. A far funzionare il combat system un filo scheletrico ci pensa l’ottima varietà di nemici e il design delle Boss Fight, ognuna che prevede una strategia diversa. Non manca il fido Scanner di Samus che ci permetterà di analizzare creature, nemici e parti dello scenario, per riempire il Logbook e scoprire tutta la storia di Viewros.
Gli elementi del gameplay, se presi singolarmente, non sono proprio esaltanti. E quando uniti a scenari più lineari del solito, potrebbero effettivamente non giovare a favore dell’intera esperienza. Tuttavia Retro Studios è riuscita a unirli in un amalgama quasi perfetto, un’opera scandita a un ritmo così preciso che risulterà tutto comunque incredibilmente fluido e piacevole. Un peccato che questo ritmo venga interrotto bruscamente dall’intermezzo open world che purtroppo non riesce assolutamente a inserirsi nel contesto.
Qualità e Performance
Prima di chiudere la recensione Metroid Prime 4: Beyond e passare alle conclusioni, vale la pena dire che il titolo si può giocare in due modalità grafiche diverse: Qualità e Performance. La prima, disponibile solo per la versione Switch 2, presenta 4K stabili a 60fps, con effetti luce più definiti e gradevoli che sfruttano la maggiore potenza della nuova console di Nintendo.
La modalità Performance permette di aumentare gli FPS fino a 120, sacrificando la risoluzione e portandola ai 1080p, per un gameplay più fluido ideale per chi vuole giocare usando il mouse integrato nel Joycon. Tuttavia, anche con la modalità qualità, in alcuni punti si notano texture a bassa risoluzione, figlie probabilmente della volontà di Nintendo di far uscire il titolo su entrambe le sue console ibride.
Ottima la colonna sonora in puro stile Metroid che calza perfettamente con le varie ambientazioni, tranne che per Sol Valley, dove il silenzio regnerà sovrano a meno che non abbiate l’Amiibo apposito. Una scelta bizzarra e poco apprezzabile anche se, tutto sommato, non estremamente vitale per l’esperienza finale.
A chi lo consigliamo?
Metroid Prime 4 Beyond: Se Metroid Dread si prendeva i suoi rischi e in qualche modo innovava la controparte 2D della saga spaziale di Nintendo, Beyond prova a innovare la serie in modo poco efficace. Non bastano purtroppo un cast di comprimari e un open world vuoto per dare nuova linfa vitale alle avventure di Samus. Nonostante però le sue mancanze e qualche anacronismo a livello di direzione e di gameplay, Metroid Prime 4: Beyond resta un titolo molto valido che tutti i fan della serie dovrebbero giocare. A livello di atmosfera mangia in testa a tantissime produzioni tripla A, l’ennesima dimostrazione che non servono né il graficone, né la storia strappabudella per poter creare un gioco coinvolgente e appassionante. Personalmente ho gradito molto il titolo, ma rimane comunque un po’ di amaro in bocca… forse avrebbe dovuto dare alla serie quella spinta in più per portarla nella nuova generazione. Ovviamente è un titolo che tutti gli appassionati delle avventure di Samus devono comprare e giocare. Per tutti gli altri, può essere un buon punto d'entrata per la serie, ma effettivamente per cominciare forse consiglierei più l'ottima remaster del primo capitolo nell'attesa che Nintendo ci grazi con quelle di Metroid Prime 2 e 3. E speriamo che non si debba poi aspettare troppo per un prossimo capitolo, magari questa volta dedicato solo e unicamente a Switch 2, di modo che Retro Studios (o chi per loro) possa sfruttare al massimo la potenza della nuova console, portando davvero Samus nella nuova generazione. – heavysam


