Recensione MIO: Memories in Orbit

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MIO: Memories in Orbit è il titolo del più recente metroidvania pubblicato da Focus Entertainment e sviluppato dallo studio indie francese Douze Dixièmes. Un’opera che attendevamo da qualche anno e che aveva già fatto parlare di sé per il suo stile visivo elegante, poetico e con influenze dirette dalle avventure spaziali di Samus Aran. Il gioco è disponibile dal 20 gennaio su PC tramite Steam, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PlayStation 5 e Xbox Series.

Provato su PC

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MIO è uno di quei giochi che punta molto sull’aspetto visivo, facendo suo il concetto show don’t tell. Infatti, la storia è volutamente enigmatica all’inizio, per attirare a sé il giocatore ma cercando di convincerlo prima di tutto con il suo gameplay. Non ha una sovraesposizione dei fatti ma mette la narrazione da parte, aggiungendo elementi man mano che si procede nell’avventura. L’enorme vascello su cui si muove la protagonista, un piccolo essere robotico dotato di appendici luminose, sembra completamente in disuso, a malapena funzionante e popolato da robot ostili.

MIO dovrà muoversi in questi spazi, passando tra tubi e giunzioni, immergendosi in aree ghiacciate, forse segno di malfunzionamento dei sistemi di supporto dell’astronave, e lussureggianti foreste che invece fanno pensare a una preservazione di queste forme di vita. La Spina non parla più, si è chiusa nel suo silenzio e MIO deve capire il perché, recuperando delle misteriose Perle che servono a riattivare tutte le parti corporee dell’arca.

Fin dall’inizio il gioco setta un tono malinconico, trasmesso non solo dallo stile artistico che mescola il 3D con un attento cel-shading e ombreggiature di pregio, ma anche dalla musica stessa. Tra tracce più energiche per le boss fight a quelle moody di esplorazione, tutte rinforzano il sentimento di decadimento e isolamento che MIO prova, convogliandolo verso il giocatore e facendolo sentire come parte di quel mondo.

Visivamente è, allo stato attuale, uno dei migliori giochi degli ultimi anni perché non va a copiare uno stile consolidato, come capita spesso alle produzioni indipendenti che si ispirano a produzioni famose. Potenziando le immagini surreali che troveremmo nei fumetti di Moebius e unendole alla sua visione, MIO ottiene un’anima unica.

La struttura è immacolata, perfetta nella cornice che gli sviluppatori hanno deciso per il gioco. Sebbene abbia alcuni rimandi al celebre Metroid e lo ricordi per alcuni aspetti, è in realtà molto diverso e prende in prestito anche dall’altro metroidvania più acclamato di sempre: Hollow Knight. Proprio come in quest’ultimo il giocatore all’inizio non ha sempre a disposizione la mappa e dovrà esplorare per diverse ore senza un ausilio visivo prima di ottenerla.

L’idea di dare l’accesso al giocatore ovunque si trovi dopo essersi abituati a farne a meno può sembrare una facilitazione estrema ma in realtà le nuove aree esplorate non saranno visibili sulla stessa finché non ci si sincronizzerà in uno dei punti di riposo che fungono anche da aree di salvataggio. Ciò bilancia quindi la sensazione di sapere sempre dove ci si trova in un gioco in cui perdersi è un po’ parte dell’esperienza.

Proprio come nei più classici metroidvania, MIO salta, plana, si aggancia a elementi fluttuanti ed effettua attacchi in successione. Poteri che non saranno tutti attivi fin dall’inizio ma bisognerà sbloccare man mano che si prende confidenza con le aree del vascello. In questo gioco persino la schivata non è subito offerta al giocatore, per evitare un abuso che renderebbe gli scontri troppo semplici.

In merito al combattimento, MIO si comporta come Hollow Knight e ricalca lo stile di gameplay lento, compassato e ragionato. Avendo inizialmente solo due segmenti di vita, subire tre colpi significa morte e ritorno al punto di salvataggio. E chiaramente, vi capiterà di morire spesso. Sia contro i nemici vaganti, sia contro i boss delle aree, di cui dovrete apprendere i pattern a menadito prima di spuntarla.

Non è quindi un metroidvania che potrete superare con la forza bruta ma richiede l’approccio metodico delle più recenti produzioni. Di soulsiana memoria tornano le risorse: cristalli che si ottengono sconfiggendo i nemici e che, proprio come nei souls, alla morte perderete, stavolta senza possibilità di riottenerle tornando nel punto di decesso. L’unico modo per conservarle è trovare robot cristallizzatori disseminati nel mondo di gioco. Questi compatteranno i vostri cristalli rendendoli “fissi” nell’inventario.

Nasce così un sistema aggiuntivo che vi porterà a pensare prima di raggiungere una nuova area e capire se valga la pena tornare indietro per non perdere tutto ciò che avete ottenuto. Tali cristalli possono essere consumati al negozio del robot Mel presso il Nexus, dove potrete acquistare modifiche per MIO, personalizzabile nelle sue funzionalità. Troverete quindi chip per mostrare gli HP dei nemici, quelli per nascondere l’HUD di MIO, quelli in grado di aumentare l’attacco e offrire bonus diretti o indiretti e molte altre funzionalità che rendono l’esperienza personalizzabile, più facile o difficile.

Dove forse è un po’ punitivo è nelle sezioni di platforming, che richiedono talvolta precisione e memorizzazione estrema. Passaggi che generalmente si vedrebbero in aree opzionali sono qui lanciati in fasi iniziali del gioco. La sfida è alta, ma vale la pena impegnarsi per superarla.

MIO – Memories in Orbit: Il gioco è una di quelle di esperienze che potrebbe alienare alcuni giocatori e attrarne altri in maniera dirompente. Se vi piacciono le ambientazioni malinconiche, le storie appena accennate che offrono indizi sulla comprensione globale e un setting sci-fi, allora potrebbe essere un prodotto che rientra nelle vostre corde. Attenzione però, perché se mal tollerate le meccaniche di gameplay sfidanti e necessariamente ripetitive, sappiate che MIO si comporta proprio in questo modo, mettendo alla prova continuamente l’abilità e la conoscenza del giocatore. 7gatsu

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2026-01-22T10:06:23+01:00

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