Japanese Drift Master – una recensione sgommante

japanese drift master copertina

Le sgommate, antica tecnica utilizzata per mostrare agli amici la propria abilità alla guida, nonché il proprio livello di truzzagine, nella speranza di fare colpo su qualche avvenente fanciulla. Questo ovviamente nei parcheggi delle periferie o nelle strade notturne del nostro stivalone, perché in Giappone le sgommate sono diventate (ovviamente) una vera e propria arte maniacale.

Il drifting, utilizzato per affrontare le curve utilizzando freno a mano e frizione, è il protagonista del gioco di guida JDM Japanese Drift Master, disponibile su PC tramite Steam dal 21 maggio. Si tratta di un titolo di corsa simcade ambientato in una zona fittizia Guntama, ispirata a diverse aree reali del Giappone, dove chiaramente sarà necessario diventare dei maestri del drifting e a quanto pare anche giapponesi, dato che il protagonista della storia è europeo.

Ora, prima di passare alla recensione faccio una premessa: nella redazione siamo in 3 e nessuno di noi è un esperto di motori. Per noi le macchine sono un male necessario che serve solo per spostarsi da una parte all’altra. Anzi, per il sottoscritto le automobili sono oggetti brutti da vedere, scatolette di latta con quattro ruote prive di ogni senso estetico o artistico. Sono però le mie opinioni, opinioni forti di un uomo molto stupido che, nonostante questo, di giochi di guida ne ha giocati. Se vi interessa il parere di un comune gamer, eccovi serviti. Altrimenti potete tornare a leggere Auto 2000, Il Paradiso della Frizione o una di quelle altre riviste coi calendari pieni di avvenenti ragazze seminude stese su macchine che non potrete mai permettervi.

Provato su PC


single player

Il Guntama, famosa regione del Gapone, vede l’arrivo dall’Europa del nostro protagonista Tomash. Il nostro prode dovrà farsi strada tra gare clandestine per guadagnare un sacco di soldi, battere il campione di drifting, rimorchiare la bella tenebrosa di turno e diventare il più grande pilota del Gapone, attingendo al potere dell’amicizia.

La storia del gioco si sviluppa attraverso le varie missioni principali e viene narrata attraverso un euromanga che si occupa anche di introdurci i vari co-protagonisti e cattivi con cui Tomash dovrà avere a che fare. Il gioco ha una mappa open-world basata sullo Honshu, dove sarà possibile driftare a piacimento per la mappa, o portare avanti la storia completando corse e sfide particolari, con la maggior parte di queste che ovviamente metterà alla prova le nostre abilità di drifting.

Il core gameplay del titolo è di buona fattura, il senso di velocità c’è tutto e la fisica del drifting è stata resa piuttosto bene. Buoni anche gli effetti sonori delle automobili e delle sgommate, così come la colonna sonora composta da un buon misto di generi, tra cui anche il rock-metal giapano con riff senza senso e produzioni megalitiche.

In generale, il gioco richiede una certa abilità e si rivolge quindi a chi giochi di guida ne mastica quotidianamente e magari è anche dotato di un volante. Questo perché molte delle gare del gioco consisteranno appunto nel drifting. Il drifting è una tecnica abbastanza complessa perché necessita di padronanza di acceleratore, freno, frizione e della sterzata, nonché di una buona conoscenza del set-up dei vari veicoli.

Nell’open-world la guida libera risulta estremamente piacevole: Game Factory ha lavorato molto bene sulla mappa, creando ambientazioni suggestive e dettagliate. D’altronde non ci sono molti giochi di guida dove si può scorrazzare liberamente in una mappa che ricorda il paese del Sol Levante.

Nell’open-world, driftando liberamente per le strade a ritmo di giappometal ci sembrerà di essere dei veri maestri e di potercela cavare. Tuttavia, nelle varie Missioni ci crollerà il mondo addosso, perché inizieremo a prendere sonori schiaffoni.

Questo non tanto per la difficoltà del drifting in-game, aggiustabile tra l’altro nelle menù delle opzioni, ma per il design delle gare, decisamente poco a fuoco. In molte delle gare di drifting, ci saranno altri veicoli in pista ma non si dovrà arrivare primi, bensì totalizzare più punti sgommando, sfruttando il moltiplicatore.

Il problema però è che i tracciati sulle strade ispirate a quelle giapponesi sono incredibilmente stretti, e dato che il gioco prevede diverse corse contro l’IA, sarà molto facile scontrarsi con i veicoli avversari, finendo fuori strada. Il sistema di collisioni, uno dei punti deboli del titolo, rende ogni scontro una sorta di incognita, con macchine che si impilano l’una sull’altra o rimbalzi al limite dell’impossibile con poligoni che si incastrano tra loro creando incubi di lamiere che avrebbero reso fiero J.G. Ballard.

Quindi, da una parte non dobbiamo arrivare primi, dall’altra dobbiamo però driftare e fare un sacco di punti. Però il problema è che all’inizio Tomash potrà permettersi solo una bagnarola color cacca di piccione, mentre gli avversari avranno già delle sgargianti macchine ultra-performanti.

E quindi, nel giro di pochi secondi dall’inizio della gara, vedremo i nostri avversari arrivare a più di 3.000 punti, mentre noi faticheremo a driftare per totalizzarne 1.000. Gli avversari IA sono però dei veri maghi del drifting, capaci di totalizzare una marea di punti con le loro supercar, mentre con tutti gli sforzi possibili e con la vecchia bagnarola che compreremo all’inizio, sarà veramente difficile competere. E fidatevi, ho provato a cambiare tutti i settaggi, passare da modalità SIMCADE ad ARCADE, ridurre la difficoltà, ma niente alla fine l’IA è proprio impostata per far soffrire il giocatore.

Ma questo è niente, perché in una delle gare iniziali, ci verrà chiesto di imitare il drifting del cattivo di turno, superando il suo punteggio senza alcun moltiplicatore, mentre ci teniamo a una determinata distanza. E scordatevi il rewind, JDM non lo prevede, quindi se sbagliate vi toccherà ricaricare la gara.

Peccato però che il gioco sia flagellato da tantissimi caricamenti. Qualsiasi attività faccia uscire dall’open world o tornarci, comporta un caricamento con tanto di interruzione della musica, così come il riavvio di una gara. Questo toglie un po’ di fluidità all’esperienza, contribuendo ad aumentare la frustrazione quando in una gara un drifting va storto e si esce fuori strada, mentre gli avversari continuano a macinare punti con la facilità con la quale si va in bagno la mattina dopo il caffè.

Nel caso si riesca (dopo mille fatiche e sudori) a vincere una gara, si guadagneranno Yen a profusione, utilizzabili per comprare veicoli più potenti (cosa assolutamente necessaria) e per apportare le classiche modifiche e potenziamenti dal meccanico. Per farsi un po’ di soldi senza dover smadonnare, Tomash potrà fare da portantino di Sushi, consegnandolo in buone condizioni (ergo, senza troppe collisioni) a destinazione. Si tratta però di missioni abbastanza ripetitive che rischiano di finire nel noioso grinding.

JDM Japanese Drift Master: Allo stato attuale posso consigliare il titolo solo agli appassionati di giochi di guida. Se volete provare il gioco solo per l’ambientazione e non avete esperienza, lasciate perdere, perché verrete masticati e sputati fuori come un pezzo di sushi avariato. Se l’intenzione di Gaming Factory è quella di alienare la maggior parte dei giocatori, allora direi che ci può riuscire benissimo. Tuttavia, con una progressione così sballata della difficoltà, il titolo rischia di risultare irritante anche per i piloti virtuali provetti. Aggiungiamo alla minestra anche prestazioni non proprio ottimali, caricamenti a ogni dove e un sistema di collisioni spiacevole. Personalmente, trovo che JDM sia un gioco con un bel potenziale. Non è da tutti realizzare un gioco di guida open-world con un’ambientazione così ben dettagliata e particolare. Peccato che il giocatore con un’esperienza minima o media nei titoli di guida viene praticamente stoppato stile Dikembe Mutombo nelle gare che effettivamente richiedono forse troppa dedizione e tentativi. heavysam

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von 10
2025-05-22T16:00:41+02:00

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