Recensione Pacific Drive: survival originale ma con qualche mancanza

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Amate dover ricaricare la vostra automobile in panne la mattina prima di andare a lavorare? Fare benzina è per voi pari al piacere onanistico? Mettere e togliere il freno a mano vi fa sentire dei veri duri? Bè allora Pacific Drive di Ironwood Studios, disponibile per PC tramite Steam e Playstation 5 potrebbe fare proprio al caso vostro. Se avete voglia di leggere la recensione, qui sotto trovate tutto il benedetto malloppo. Ma, novità delle novità, abbiamo iniziato anche noi a mettere i tanto irritanti, quanto rassicuranti voti, piegandoci finalmente al sistema come tutti i vecchiacci stanchi di combattere, dal volto macilento e dalle ossa doloranti. Quindi, come sulle migliori testate di videogiuochi, potete scrollare selvaggiamente fino alla fine e trovare il dolce numerino. Non sentitevi in colpa, lo faccio anche io spesso e volentieri, perché sono più pigro di un koala con la panza piena di orrido e tossico eucalipto.

Provato su PC

PS4
single player

Pacific Drive unisce simulatori di guida come Mudrunner a un survival\crafting in prima persona. Il gioco, ambientato in una sorta di Zona alla Picnic sul ciglio della strada, vede l’anonimo protagonista senza voce e senza storia (il giocatore) venire proiettato all’interno delle gigantesche mura di contenimento erette intorno alla Penisola Olimpica della contea di Washington, teatro di esperimenti che hanno portato alla creazione di strambe anomalie.

Dopo aver fatto conoscenza via radio con i tre personaggi principali del gioco e narratori della storia, il protagonista trova una nuova macchina, un “Remnant”, ovvero una sorta di Oggetto del Potere in stile Control. Oltre all’automobile, verremo introdotti al garage che fungerà da base e dal quale potremmo far partire tutte le spedizioni. La caratteristica particolare di questo survival game è che non sarà l’anonimo personaggio controllato dal giocatore a ricevere i potenziamenti per migliorare le chance di sopravvivenza, bensì la macchina!

Dal garage sarà possibile scegliere dei percorsi, ognuno dei quali ci porterà in una piccola area open world da esplorare per la ricerca di loot. Ovviamente, dovremo stare attenti alle anomalie della zona: alcune scaglieranno fulmini, altre esploderanno e altre ancora faranno sbalzare la vettura in avanti. Una volta tornati al garage con il loot, sarà possibile sfruttarlo per craftare dai semplici kit di riparazione a nuove portiere per l’automobile realizzate in materiali più resistenti. Un’automobile più resistente sarà in grado di proteggerci dalle anomalie. E la protezione è molto importante, perché morire comporta la perdita di tutto il loot raccolto e il mesto ritorno alla base a mani vuote! Ironwood Studios ha svolto un ottimo lavoro nel rendere l’automobile una sorta di “porto sicuro”, dal quale è sempre una cattiva idea allontanarsi troppo.

I controlli del gioco sono abbastanza semplici, ma non per questo intuitivi. Per attivare qualsiasi funzione della macchina, dall’apertura delle portiere, al freno a mano, occorrerà “guardare” l’elemento e interagirci. E quindi, ogni volta bisogna ricordarsi di mettere il freno a mano, guardare la porta, premere il tasto per uscire. Stessa cosa vale per le luci, per la mappa e anche per la selezione delle abilità. Una scelta che sicuramente aumenta il realismo del gioco, a scapito purtroppo di una certa immediatezza che in un survival, genere già complesso di suo, non avrebbe guastato.

La gestione dell’inventario e del crafting sono nella norma del genere, con i soliti trabiccoli che ci permettono di ricavare i materiali, riciclarli e craftare upgrade per il veicolo e per il nostro garage. Potete tranquillamente craftare gli oggetti necessari per la riparazione e i componenti base anche mentre siete in viaggio, cosa molto utile per utilizzare il loot ritrovato “on the go”. Allo stesso modo, potete spostare gli oggetti trovati dallo zaino del protagonista all’automobile, per fare spazio ad altro succoso loot.

La guida del veicolo è di buona fattura, nonostante non sia possibile passare alla terza persona per una navigazione più precisa. L’automobile reagisce bene alle varie tipologie di terreno e ai dislivelli, con una fisica tutto sommato responsiva e convincente. Fondamentalmente, lo scopo del gioco è guidare in delle micro aree generate proceduralmente, raccogliere loot per il crafting e attivare un portale per tornare al garage. Per farlo, occorre raccogliere delle sfere energetiche e inserirle in un marchingegno installato sul sedile del passeggero dell’automobile (dove troverete anche la mappa). Oltre ad attivare il portale, queste sfere serviranno ad alzare il livello di energia del garage, necessario per costruire i potenziamenti dedicati alla base.

Una volta attivata l’estrazione, la mappa del gioco si chiuderà sempre di più, avvolta da una sorta di nube paranormale in stile Battle Royale. Per questo, sarà necessario guidare il più veloce possibile verso il portale, spesso utilizzando folli scorciatoie fuori strada per fare prima, ai danni ovviamente del nostro povero veicolo.  Questa a mio avviso è la parte più entusiasmante del gioco, dove la macchina viene sfruttata al meglio, così come i vari potenziamenti effettuati al motore e alla carrozzeria. Guidare tra la boscaglia cercando di mantenere il controllo del veicolo e arrivare in tempo al portale è un’esperienza carica di tensione, anche perché morire comporta la perdita di tutto il loot raccolto durante la spedizione.

Dopo alcune spedizioni “libere” per la ricerca del loot, si attiveranno delle quest principali, dove si porterà avanti la storia. Purtroppo queste sono molto semplici e solitamente prevedono il viaggio da un punto A a un punto B, la pressione di qualche tasto o la raccolta di un oggetto.

Passando alla parte tecnica, il lavoro di Ironwood Studios va lodato, specialmente per quanto riguarda gli effetti luce, la fisica del veicolo e il comparto sonoro. Trovarsi in una tempesta anomala e rifugiarsi in macchina per proteggersi è sempre molto suggestivo, così come scendere dal veicolo per raccogliere del loot nel cuore della notte, illuminati solo dai fari di quest’ultima.

L’unione tra atmosfere ispirate a Stalker e a Twin Peaks riesce a trasportare il giocatore in una sorta di immaginario perduto e affascinante. Buone anche le tracce musicali ascoltabili in radio, tutte a tono con l’ambientazione del titolo. Ora non resta che farci una domanda: le ottime atmosfere, la ricerca del loot e la gestione dell’automobile bastano a rendere Pacific Drive un titolo valido? La risposta è un po’ nel mezzo, perché Pacific Drive presenta qualche problemino. Il pacing della guida ad esempio è un po’ sballato: durante l’esplorazione ci si vede spesso costretti a fermarsi per raccogliere il loot. Potete ovviamente evitare di farlo e passare subito a una nuova location, oppure estrarre, ma ridurrete le vostre possibilità di migliorare il veicolo.

Però, la divisione in piccole aree, obbliga il giocatore a fermarsi ogni cinque minuti, mettere il freno a mano, uscire e raccogliere oggetti. Questo spezza moltissimo il ritmo, in una ripetitività che non giova molto, anche perché essendo i livelli proceduralmente generati, capita spesso di incappare in luoghi già visti come case o trailer praticamente uguali tra loro.

A questo si aggiunge la totale mancanza di nemici da combattere. Le anomalie, per quanto pericolose, si possono evitare facilmente sia in macchina sia a piedi. Per questo non ci sarà nulla a impedire i progressi del giocatore o a instillare in lui il senso di terrore. Una volta entrati in un luogo chiuso per il loot, saprete già che non ci sarà alcuna minaccia effettiva. Vi rendo partecipi della mia delusione dopo che, una volta craftato un piede di porco in puro stile Half Life, non ho trovato nessun nemico a cui rompere il grugno.

Quindi, cosa succede? Che dopo una serie di spedizioni, si inizia a percepire il gameplay loop tipico dei survival che purtroppo, spesso viene apprezzato solo dagli amanti dei survival. Non è necessariamente un difetto in quanto la direzione del gioco è cristallina, ma ritengo che l’aggiunta di nemici e la possibilità di munire la propria automobile di armi avrebbero aperto il gioco anche a un pubblico diverso.

Per aggiungere un po’ di difficoltà, ci saranno alcune zone con dei modificatori che potranno farvi consumare la batteria più in fretta, o magari alzare il danno delle anomalie. Queste modifiche però possono risultare alquanto frustranti, specialmente quando si arriva in queste zone con un bel po’ di preziosi materiali da riportare alla base. Inoltre, non è sempre facile partire preparati per un viaggio, perché non sempre le mappe generate forniscono il loot adatto al crafting di tutti gli oggetti necessari per la riparazione del veicolo.

Solo agli amanti dei survival: Nonostante i suoi difetti, Pacific Drive si rivela comunque un’esperienza piacevole e carica d’atmosfera. Il prodotto è a fuoco, ma ovviamente è incanalato in un genere che o si ama o si odia, specialmente quando elimina del tutto la parte “action”, basandosi solo sulla sopravvivenza. Personalmente è stato difficile sforzarsi di andare avanti dopo l’ennesimo rientro al garage con tutta la macchina distrutta e da riparare completamente, andando nel menu di crafting, controllando i materiali a disposizione, gestire l’inventario e tutta la classica tarantella di questi giochi. Il tutto sapendo che non avrei incontrato nessuno durante tutto il tragitto, né un nemico, né un NPC, ma solo le anomalie. Pacific Drive quindi, non ha molte carte per attirare chi di survival e crafting non ne vuole proprio sapere, né tantomeno chi è allergico ai giochi di guida. Pertanto, mi sento di consigliare il titolo solo agli appassionati del genere in cerca di una proposta diversa. Il gioco ha comunque messo delle buone basi per un sequel più articolato, o magari per l’aggiunta di nuove meccaniche che possono rendere il gameplay più variegato. – heavysam

7
von 10
2024-03-08T08:07:18+01:00

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