RATATAN è il sequel spirituale del classico per PSP Patapon, dalla geniale mente di Hiroyuki Kotani, finalmente uscito da un periodo in early access per approdare su PC, PlayStation 5, Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S.
Provato su PlayStation 5 e in early access su Steam PC.
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RATA RATA RATA TAN
La premessa è semplice e simpatica: sull’isola di Rataport vivono i Ratatan, creature dalle personalità e dagli aspetti colorati (per quanto goffamente stereotipati) ed eccentrici, accomunate dal desiderio di raggiungere l’Everafter e incontrare la Dea che vi abita. Per riuscirci, dovranno affrontare numerosi nemici e attraversare territori pericolosi, accompagnati dai loro fedeli Cobun. La narrazione non cerca di costruire una trama avvincente, è principalmente un punto di partenza per impostare l’atmosfera e il pretesto per il viaggio e presentare gradualmente nuovi avversari e ambientazioni.
Il cuore di RATATAN è quello che chiameremo grossolanamente il “sistema di combattimento”, basato sull’esecuzione di sequenze ritmiche per impartire ordini alle proprie truppe. Se avete giocato a Patapon sapete esattamente di costa stiamo parlando, ma facciamo un rapido recap insieme. Premendo i pulsanti al momento giusto, è possibile ordinare ai Cobun di avanzare, attaccare, difendersi o ritirarsi. La musica è da un lato accompagnamento, dall’altro parte essenziale dell’azione: per affrontare efficacemente gli scontri è importante memorizzare le sequenze corrette per impartire gli ordini desiderati e mantenere il tempo anche quando la situazione si fa concitata o precaria.
Il sistema è piuttosto immediato ma richiede un filo di destrezza per essere padroneggiato a modo. Bisogna mantenere il ritmo costante per non spezzare la catena mentre si sceglie con cura il comando più adatto all’esigenza del caso. La principale differenza rispetto a Patapon riguarda il controllo diretto del Ratatan scelto per la missione. Il giocatore è infatti chiamato a comandare una sorta di capo gruppo, dotato di proprietà, abilità e tipologie di Cobun affini da schierare al suo fianco.

Questa aggiunta rende il sistema più dinamico, più impegnativo e chiaramente più coinvolgente. Durante le battaglie è necessario controllare contemporaneamente il proprio personaggio, i movimenti degli avversari e le azioni dei Cobun. Quando entrano in scena numerosi nemici, gli effetti visivi e le animazioni possono rendere difficile capire immediatamente cosa stia accadendo, soprattutto per via dello stile grafico, splendido all’occhio ma indubbiamente caotico.
Le abilità speciali, come potete immaginare, ampliano le possibilità offensive e difensive. Il sistema premia la familiarità con le sequenze ritmiche, ma anche la capacità di adattarsi alle circostanze. Le battaglie più riuscite sono quelle in cui il giocatore raggiungere il sempre elusivo flow state ed esegue i comandi in maniera quasi automatica, in modo da concentrarsi sulla posizione del proprio Ratatan e sulle mosse degli avversari.
Roguelit-atan
Quanto detto finora sembra la naturale evoluzione di quanto visto su PSP ma ecco la trovata che cambia drasticamente il framework e dà al tutto un gusto completamente diverso: la componente roguelite. Le missioni sono organizzate in percorsi suddivisi in stanze che portano dritti verso al boss, nelle quali ottenere ricompense e potenziamenti di vario tipo. Ogni tentativo permette di sperimentare combinazioni differenti, mentre le risorse raccolte contribuiscono alla progressione complessiva: la struttura è simile a un qualsiasi roguelite del genere.
È proprio la ricerca delle sinergie a dare personalità alla progressione. Un potenziamento isolato può offrire un vantaggio modesto, ma associato agli effetti giusti può cambiare sensibilmente l’efficacia di una strategia, data la presenza di sottocategorie elementali e sinergie relative all’attacco base e all’abilità speciale. Non tutte le combinazioni risultano ugualmente valide, ovviamente, e parte dell’esperienza consiste nell’imparare a riconoscere le opportunità offerte tra le ricompense disponibili.
Vien da sé che la componente casuale può produrre anche risultati meno soddisfacenti. Non sempre si ottengono gli elementi necessari per sviluppare una strategia vincente, e alcune spedizioni possono risultare più difficili semplicemente perché i potenziamenti disponibili non si integrano bene tra loro. È una caratteristica tipica del genere, che invita a sfruttare ciò che si trova invece di affidarsi a un’unica soluzione. Detto questo, trattandosi di un roguelite e non -like, il progresso generale rende il tutto progressivamente più facile, fino quasi a banalizzare la difficoltà, in una fase molto avanzata del gioco.
Tra una missione e l’altra si torna inoltre all’hub generale, la base, dove è possibile gestire le risorse raccolte e mandare avanti il sistema di progressione permanente. Questo sistema offre un motivo concreto per riprovare dopo una sconfitta, permettendo di migliorare gradualmente le proprie possibilità e di prepararsi alle spedizioni successive.
Sul piano visivo non c’è molto da dire, RATATAN sceglie uno stile bidimensionale traboccante di colori, animazioni e personaggini dalle forme espressive e giocose. Il risultato è super accattivante e si addice magnificamente con il tono dell’avventura e contribuisce a distinguere le diverse creature che popolano il mondo di gioco. Le ambientazioni sono vivaci e curate, mentre le animazioni conferiscono personalità ai Ratatan e ai loro Cobun.

L’identità artistica è innegabilmente uno dei punti di forza del titolo, l’atmosfera è simpatica e come dicono in molti, the vibes are immaculate. Però, ecco, anche qui ci sono alcuni nodi che vengono al pettine. L’esperienza, come abbiamo accennato, sa essere un filo caotica e non molto facile da seguire, nei momenti più concitati. Il comparto più prettamente grafico forse avrebbe giovato di una maggiore differenziazione tra i diversi elementi e piani, per una resa di gioco più intuitiva.
Tuttavia, l’iniziale impatto non particolarmente positivo da parte del pubblico, durante la fase dell’early access nonché al debutto nella sua versione 1.0, è dovuto principalmente ad alcuni aspetti più critici che illustriamo in questa sede. Il primo è che, come molti sanno, questo è iniziato come progetto finanziato su Kickstater ma, nonostante il raggiungimento di diversi obiettivi successivi a quelli base, la versione attualmente disponibile manca di feature promesse, come otto varianti “dark” per i personaggi giocabili (e relative skill), dei livelli, le edizioni per le console di vecchia generazione (non è infatti disponibile per PlayStation 4 o Nintendo Switch originale), la personalizzazione del quartier generale, alcune meccaniche e dei minigiochi. Allo stato attuale, non è chiaro cosa verrà aggiunto tramite aggiornamenti gratuiti successivi al lancio.
Chiaramente questo è un discorso più complesso e sicuramente più legato a tutto il mondo del crowd-funding che, nonostante la cruciale importanza, sarebbe complesso dibattere qui. Ciò che possiamo però lamentare è l’effettiva mancanza di varietà, dal punto di vista musicale, per un gioco che fa del ritmo la sua anima. Il gioco finale presenta cinque mondi, ognuno caratterizzato da una canzone principale. Data la natura del gameplay, i giocatori saranno esposti principalmente a cinque e soli cinque brani per tutto il gameplay (questo a parte le altre musiche non relative ai livelli, si intende). Inoltre, la traduzione italiana è, a essere molto gentili e generosi, goffa. Così goffa che sembra evidente che sia stata affidata a strumenti automatizzati o che, comunque, non sia stata sottoposta a un adeguato livello di controllo, rilettura ed editing.
RATATAN è senza dubbio un’esperienza interessante, capace di reinventare una formula piuttosto originale, all’interno del panorama videoludico, e di svilupparla attraverso idee nuove. Il combattimento ritmico rimane il suo elemento più riuscito, soprattutto quando si riesce a coordinare con maestria i propri Cobun. La componente roguelite aggiunge varietà alle spedizioni e invita a sperimentare, anche se espone, al contempo, la ripetitività degli scontri e alcuni limiti nella profondità delle configurazioni, apostrofate poi alle stesse identiche tracce.
La versione completa permette finalmente di valutare il progetto nella sua interezza e offre un’avventura con i suoi contenuti, ma resta lo strano sapore di incertezza, dovuto principalmente alla sensazione che manchi qualcosa. Il prodotto c’è, è valido, ma sembra funzionalmente incompleto. Questo è un grande peccato perché, idealmente, arricchito di nuovi livelli, musiche, armi e Cobun, il progetto promette e si addice a espansioni potenzialmente infinite, come accade in titoli quali The Binding of Isaac o addirittura Theatrhythm.
A chi lo consigliamo?
RATATAN: Si situa in un posto piuttosto speciale, in un contesto speciale. Di fatto, non ci sono molti titoli paragonabili, se non il recente remaster dei precedenti Patapon. Le innovazioni, la personalizzazione nonché lo stile roguelite promette un'esperienza tutta nuova e indubbiamente divertente e accattivante. Questo voto ha, a onor del vero, un piccolo boost di incoraggiamento, nella speranza che vogliano continuare a sostenerlo con aggiornamenti e contenuti per fargli raggiungere il potenziale promesso dalla campagna Kickstarter. – ilfalasca





