Silver Pines di Wych Elm Games, team di cinque sviluppatori indipendenti, è disponibile per console e PC dallo scorso 8 ottobre. Ci troviamo di fronte a una produzione che fonde alcuni elementi metroidvania e trope classici del genere survival horror, prendendo in prestito più di qualche riferimento a serie TV degli anni ‘90 come X-Files e Twin Peaks: ecco la nostra recensione completa.
Provato su PC
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A damn fine cup of coffee
Il gioco prende il nome dalla cittadina dove si svolgono le vicende: un po’ Silent Hill e un po’ Twin Peaks, Silver Pines è il classico luogo all’americana a cui ormai molti medium ci hanno abituati. L’investigatore Red Walker è il protagonista dell’avventura, assoldato per trovare il musicista Eddie Velvet, scomparso proprio a Silver Pines. Chi l’ha assoldato e il perché lo abbia fatto sono due dei temi ricorrenti nel corso del gioco: il misterioso committente comunicherà con Walker solo tramite cabine telefoniche e lo incalzerà a continuare la ricerca nonostante la città di Silver Pines sia tutt’altro che innocua.
Scoprirete ben presto che Silver Pines è in una sorta di stato di emergenza, causato da condizioni meteorologiche avverse, e forse non solo quello. Dettagli che contribuiscono a ricreare un’atmosfera di pericolo e urgenza, non tanto quanto la fitta nebbia che avvolge la storica Silent Hill, ma comunque con ottimi risultati grazie alla pioggia e al cielo plumbeo e minaccioso che fanno da sfondo. In questo ambiente si aggirano strani personaggi che offrono dialoghi enigmatici, ma la loro presenza è nulla in confronto alle figure vagamente umanoidi che si annidano nelle ombre, pronte a ghermire il povero Walker durante l’esplorazione.
L’investigatore non è comunque inerme e non deve subire vessazioni da orrori ultradimensionali, ha anzi un vasto arsenale a cui attingere per portare a casa la pellaccia (a patto di trovare le armi, ovviamente). Il gioco include un totale di ben 11 bocche da fuoco e 7 armi corpo a corpo, fondamentali per tenere testa ai mostri repellenti: pistole, magnum, fucili a pompa e mitra ma anche mazze da baseball e martelli.

Scarsità programmata
Come ogni survival horror che si rispetti, la scarsità di risorse è il nemico aggiuntivo contro cui bisogna combattere. Ogni proiettile è prezioso e poiché i nemici possono essere delle vere e proprie spugne, è sicuramente sconsigliato scaricare tutto il caricatore sul primo malcapitato. Allo stesso modo, anche fare troppo affidamento sulle armi contundenti non è una buona idea dal momento che hanno una barra di durabilità, esaurita la quale i colpi faranno solo una frazione di danno ai nemici. Il nastro adesivo è l’oggetto per ripristinare la loro durabilità, quindi un altro fattore di controllo dell’inventario che si aggiunge ai proiettili, per bilanciare il gameplay e non forzarlo verso un uso costante delle armi bianche.
Se nei classici Resident Evil il salvataggio è legato all’uso di nastri per la macchina da scrivere, in Silver Pines gli sviluppatori hanno usato un concetto leggermente simile ma meno restrittivo: per registrare la partita si usano le cabine telefoniche, spendendo 1$ in valuta di gioco. Fortunatamente i soldi non sono scarsi e possono essere utilizzati anche presso distributori per acquistare qualche proiettile in più: non fa mai male avere un colpo in canna per qualche immonda ombra infernale che vi coglie di sorpresa.
Le meccaniche di gioco sono praticamente uguali a quelle a cui i capisaldi del genere ci hanno abituati: ogni oggetto occupa uno spazio ben preciso e l’inventario ha slot limitati, quindi bisogna disporli al meglio e rinunciare a portare tutto con sé, usufruendo delle casse di gioco per stoccare i materiali in vista di scontri futuri. Ci sono persino le erbe curative da mixare, davvero immancabili. Dove si discosta leggermente è nell’implementazione dei “Memento“, oggetti equipaggiabili da un menu separato (ottima l’idea di non doverli caricare nei risicati slot classici) e che fungono da “talismani” che possono conferire bonus (e talvolta anche qualche malus) e sbloccare anche delle abilità necessarie per proseguire nell’avventura.
Con una durata di circa 10 ore, il titolo è ampiamente rigiocabile grazie a un selettore di ben quattro difficoltà differenti e tre finali raggiungibili con le giuste premesse. Seguendo le meccaniche di altri esponenti, ogni partita portata a conclusione con delle specifiche azioni (per esempio senza mai sparare) sblocca degli oggetti utili nel New Game+, ampliando gli approcci e la semplicità, anche a un livello di difficoltà superiore alla media.
Quel confine invalicabile
Silver Pines è, in ottica globale, un ottimo gioco costruito con blocchi fondanti del genere e riesce a trasporre tutte queste meccaniche in ambienti bidimensionali con una struttura da metroidvania senza che l’insieme perda collante. Dove lascia a desiderare, però, è nell’originalità: non c’è una sola idea che si possa definire davvero unica e diversa. Questo non solo per quanto riguarda l’ambito gaming, ma anche nel campo trans-medium dove gli autori hanno pescato con dei candelotti di dinamite.
Per carità, gli sviluppatori non hanno mai nascosto le loro influenze, tuttavia c’è una sottile linea tra omaggio, ispirazione e plagio che non dovrebbe essere oltrepassata. Nel caso di Silver Pines siamo nel campo della fotocopia quando si parla di location, vicende, personaggi e persino dialoghi. È talvolta impossibile non avere davanti agli occhi il corpo esanime di Laura Palmer quando si scoprono dettagli sulle sorti di alcuni personaggi a Silver Pines oppure il gigante quando si visita il Roadh…volevo dire il Rabbit Hole. Né tantomeno è possibile scindere concettualmente il nano di Twin Peaks dal “little man” di Silver Pines: l’amore nei confronti di Lynch è apprezzato, ma può essere difficile capire dove finisca la cifra creativa del regista e dove inizi quella del team di Wych Elm Games.

Spendendo qualche parola più positiva sull’ambientazione, posso dire che sul piano visivo, Silver Pines convince. Adotta animazioni in rotoscoping e fondali dipinti a mano, un mix molto piacevole e azzeccato per questa produzione, che tiene alta l’attenzione fino alla fine dell’avventura. Gli ambienti non sono resi in maniera scioccante ma rivelano l’orrore nella quotidianità: un condominio disabitato, un cimitero ordinato, una barca attraccata al molo, la stazione di polizia che ci si aspetterebbe in un piccolo centro abitato e così via. Tutti luoghi familiari ma svuotati della rassicurante presenza umana.
A chi lo consigliamo?
Silver Pines: Se i survival horror sono il vostro pane quotidiano, Silver Pines rientra pienamente nelle vostre corde, con una buona dose di surrealismo che sicuramente soddisferà anche il segmento di giocatori che apprezza la filmografia di David Lynch. Una dose maggiore di audacità e intuito creativo avrebbe aiutato a differenziare ulteriormente il prodotto che, al netto di tutte le parti funzionanti, si perde quando gli si chiede di osare senza il cuscinetto delle sue influenze. Una buona prima prova per Wych Elm Games, nella speranza che si spingano oltre con le successive creazioni. – 7gatsu





