Recensione di Slave Zero X: stylish action in 2.5D

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Slave Zero X è ambientato nello stesso scuro, rugginoso e deprimente (nel senso buono) universo cyberpunk di Slave Zero, antico sparatutto di Accolade risalente al 1999. Ricordo vagamente che un amico munito di 3DFx all’epoca lo aveva, ma a parte il mech che vaga per una città futuristica, non ho una memoria particolarmente vivida del titolo.

Tuttavia, la remaster di Slave Zero a cura dei Night Dive Studios e Retroism è disponibile su Steam e costa meno di un piatto di tortellini in una trattoria del centro di Bologna, una buona occasione per ritrovare un gioco che vaga tra gli eoni perduti del tempo. Ora, la domanda è la seguente: perché lo sviluppatore Poppy ha deciso di creare un prequel di questo gioco? Nostalgia canaglia?

Probabile, sta di fatto che Slave Zero X è disponibile su PS4, PS5, Xbox Series X/S e PC tramite Steam dal 21 febbraio. Sottolineo che arrivo a questa recensione dopo aver provato la demo del titolo che mi aveva molto convinto, sia per lo stile esplosivo, sia per il gameplay. Ma d’altronde, non si può sbagliare quando c’è una biosuit demoniaca armata di spada, capace di eseguire juggling combo con i nemici e colpirli fino gibbarli… o forse sì?

Provato su PC

PS4
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La storia di Slave Zero X è abbastanza semplice: Shou, un ribelle appartenente al gruppo dei Guardiani, decide di rubare la biosuit Slave per combattere l’organizzazione SovKhan e impedire che questa utilizzi le sue biosuit per dominare il mondo. Così inizia il viaggio in una città cyberpunk così opprimente che a confronto Night City sembra Disneyland. Megaedifici, militari fascisti ovunque e brutalismo grigioscuro fanno da padroni.

Nel gioco, dovremo farci strada a colpi di Katana per sei Atti divisi in più livelli, in cui alcuni di questi si concluderanno con una boss fight contro uno dei generali del SovKhan. Una volta terminata la storia, si potrà accedere alla modalità Crimson Citadel, una sorta di Bloody Palace della serie DMC.

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La scrittura della storia, sebbene un filo confusa, scorre abbastanza bene, aiutata sia da un buon doppiaggio e dai bellissimi disegni dei personaggi che strabordano durante i dialoghi. Ed è proprio la presentazione del titolo uno dei suoi punti di forza: l’unione tra una pixel grafica esplosiva e gli sfondi in 3D rimanda alla fine degli anni ’90, all’epoca in cui su PSX e Dreamcast giravano titoli simili, diventando nel tempo delle perle dimenticate.  

Forse se fosse uscito in quegli anni, Slave Zero X sarebbe stato tra quei giochi di culto che vengono tirati fuori ogni tanto solo dagli appassionati che come noi, oltre a dover lavorare, si prendono la briga di fare recensioni di videogame per pura passione. O per pura follia, dipende dai punti di vista.

Slave Zero X però è uscito adesso, in un mercato dove esce praticamente un indie al minuto. Come si distingue dal resto della massa, a parte la sua grafica assolutamente ispirata e una colonna sonora da “sturbo”?

Semplice, con un gameplay che richiama gli Stylish Action in stile Devil May Cry e Bayonetta, dove la combo regna suprema. L’azione frenetica si unisce ad effetti sonori convincenti e ad animazioni che, seppur di pochi frame, rendono molto bene la violenza e l’impatto dei colpi che Shou e la sua biosuit Zero riescono ad assetare contro i nemici.

In generale, Shou avrà a disposizione un attacco leggero e uno pesante, da eseguire in diverse direzioni. Ad esempio, l’attacco pesante basso creerà una sorta di pilastro biotico in grado di lanciare in aria i nemici, mentre l’attacco pesante alto farà eseguire a Shou un fendente in salto.

Colpendo i nemici, si caricherà la barra EX, ovvero quella adibita alle mosse speciali. Queste altro non sono che una versione potenziata dei colpi pesanti, attivabile premendo i due tasti di attacco contemporaneamente.

Una volta riempita tutta la barra EX sarà possibile attivare il “Fatal Sync”, per spammare mosse speciali a profusione attraverso il “Cancel”. Inoltre, durante il Fatal Sync sarà possibile ripristinare la vitalità di Shou, massacrando i nemici. Inutile dire che terminata la vitalità si vedrà la schermata di Game Over, e dato che non ci sono oggetti curativi sparsi per i livelli, il Fatal Sync diventa praticamente un must per sopravvivere.

Per attivarlo più velocemente è possibile ricorrere alla tecnica “Burst”, utile anche per liberarsi dalla calca di nemici stile Bud Spencer. Eseguendo il Burst durante una combo sarà possibile riempire immediatamente la barra EX. Il Burst si carica lentamente ed è rappresentato da una sorta di sfera, posta vicino alla barra EX.

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L’ultima tecnica offensiva risiede nelle granate e negli shuriken, utili per aumentare il Combo Meter o per liberarsi da nemici particolarmente fastidiosi. Passando alla difesa, l’ottimo Burst è un’opzione molto valida, in quanto spesso e volentieri Shou verrà attaccato contemporaneamente da dozzine di nemici. Si avrà a disposizione anche una sorta di Combo Breaker, attivabile con lo stesso tasto del Fatal Sync quando si viene attaccati.

Non manca il parry in stile Street Fighter 3, eseguibile premendo il tasto direzionale verso l’attacco che si sta ricevendo. Shou avrà a disposizione anche una schivata che francamente ho trovato poco utile, tranne in alcune situazioni particolari.

Ora… tutto questo viene dato subito a disposizione del giocatore. Dopo un rapidissimo tutorial a schermate, ecco che si passa subito all’azione. Un bene sotto alcuni punti di vista, un male per altri. Più di una volta mi sono trovato a chiedermi come diavolo si facesse una determinata mossa, con il risultato che per tutta la durata del primo atto del gioco, non ho fatto altro che mashare brutalmente il pad.

E il problema è che questa “strategia” spesso funziona, perché in tutti i livelli di Slave Zero X non si fa altro che combattere, combattere, combattere e ancora combattere. In alcuni scenari si viene letteralmente aggrediti da tanti di quei nemici che si fa fatica a capire dove sia il protagonista, di conseguenza tutte le meccaniche ben studiate e precise da picchiaduro se ne vanno a farsi friggere.

Poi l’attivazione degli EX Move tramite la pressione di attacco leggero e pesante non è stata una scelta saggia da parte dei programmatori, perché nel mashing disperato si finisce per sprecare la barra EX senza volerlo. Inoltre, sembra ci sia un problema con l’input, perché spesso il gioco non lo registra, rendendo l’esperienza ancora più caotica di quello che dovrebbe essere.

Anche i nemici, sebbene siano abbastanza vari nel design, non richiedono particolari strategie per essere abbattuti, diciamo che vale sempre la strategia di attaccare per primi, riempire la barra EX, attivare il Fatal Sync e menare a bestia. Anche boss e miniboss, sebbene vadano mazzuolati per bene prima di poter fare juggling, richiedono sempre la stessa identica danza.

Parlando dei livelli, bè non aspettatevi una grande varietà, inoltre c’è un grandissimo dislivello di difficoltà tra i vari Atti, senza un ordine logico preciso. Ogni atto propone alcune situazioni diverse, ad esempio nel secondo dovremo affrontare un mini-boss alla fine di ogni livello, mentre nel terzo dovremo combattere cercando di schivare i colpi di un cecchino.

Ci saranno anche alcune sezioni “platform”, del tutto superflue e poco appaganti, in quanto vanno superate con il salto a muro di Shou che probabilmente è uno dei peggiori mai realizzati nella storia dei videogame. In generale, la difficoltà del gioco è calibrata per chi, come me e altri vecchi bacucchi, sono abituati a questa tipologia di giochi e al button mashing senza freni. Un giovane amante dei Soulslike invece, potrebbe trovarsi in seria difficoltà, cercando un lato tecnico che effettivamente c’è, ma viene soverchiato dal design del titolo.

E a proposito di progressione, scordatevi di poter sbloccare nuove mosse. Ci sarà un Negozio accessibile alla fine di ogni livello, ma servirà solo a comprare potenziamenti per aumentare la vitalità, la barra EX, così come colori alternativi per il personaggio, o filtri per la schermata di gioco.

La possibilità di arricchire il parco mosse di Shou non sarebbe stato male, perché effettivamente, sebbene il gameplay sia frenetico, risulta comunque stancante e in parte noioso ripetere ad nauseam sempre le stesse identiche cose durante l’intero gioco.

Per pochi: Che dire… il titolo aveva del potenziale, ma Poppy avrebbe dovuto lavorare di più sulla demo base, per rendere l’esperienza più equilibrata e dare ai giocatori la possibilità di sfruttare al massimo il complesso sistema di combattimento in stile picchiaduro. Peccato perché il titolo sprizza stile da tutti i pori, roba che difficilmente si trova negli indie moderni. Al momento, dato il prezzo di ben 24,50 euro, posso consigliare Slave Zero X solo ai super nostalgici di quell’era ormai superata, dove si provava a sperimentare con il 2.5D. I fan di Devil May Cry, Bayonetta e degli stylish action in generale, potrebbero rimanere un po’ delusi dalla mancanza di mosse sbloccabili e dal button mashing che va a inficiare sulla complessità ricercata del sistema di combattimento. Slave Zero X, mannaggia a te, poteva andare molto meglio di così. heavysam

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von 10
2024-02-23T11:54:55+01:00

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