Songs of Conquest di Lavapotion è finalmente uscito dall’Early Access ed è disponibile su PC tramite Steam dal 20 maggio. Nella nostra anteprima dell’Early Access, il gioco ci è sembrato promettente, ma allo stesso tempo molto sbilanciato nelle modalità dedicate al giocatore single. Ora, senza ripetere quanto scritto per la versione Early Access che potete leggere nell’articolo dedicato, vediamo se nella versione completa Songs of Conquest è diventato un titolo più accessibile e bilanciato. Avrei voluto dire anche qualcosa sulle due nuove campagne, ma come scoprirete presto, già la terza missione della campagna degli umani ha messo a dura prova la mia pazienza.
Provato su PC
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Canta che ti passa
Il pacchetto della versione completa include una Campagna divisa in quattro capitoli diversi, ognuno dedicato a una delle razze del gioco. Inoltre, sarà possibile giocare delle contro la CPU e altri giocatori sullo stesso PC nella modalità Conquista, oppure gettarsi nel multiplayer. Purtroppo, in Songs of Conquest la parte single player, sebbene sostanziosa, si rivela ancora deludente dal punto di vista del bilanciamento.
L’esperienza della Campagna non fa un buon lavoro nell’illustrare le potenzialità delle varie razze, né ad introdurre gradualmente l’esperienza ai neofiti. Inoltre, la storia lascia molto a desiderare con dialoghi scontati e i soliti trope dell’high fantasy.

Nella versione completa del gioco, l’IA è rimasta devastante anche al livello di difficoltà base. In alcune delle missioni della campagna, occorre pianificare attentamente una serie di mosse che comprendono l’esplorazione, la costruzione di avamposti e l’allestimento di armate legate a uno o più Wielder. E anche così facendo, il rischio di finire arati è altissimo.
In generale, la campagna si basa molto sul trial and error, nel senso che in molte missioni arriveranno gigantesche armate nemiche all’improvviso, cosa che costringe a ricaricare i salvataggi o addirittura ricominciare la missione, per ripianificare il tutto. Ora, non trovo questa soluzione del tutto spiacevole, il problema è che ci sono dei picchi di difficoltà enormi già riscontrati nell’early access che lasciano davvero poca libertà al giocatore, nonostante le diverse opzioni disponibili in termini di unità per ogni razza.
Una canzone un po’ stonata
Nella prima campagna, alla sola terza missione ci vengono scagliate contro ben due armate di Wielder avversari molto potenti e avremo relativamente pochi turni a disposizione per poter mettere su un esercito di pezzenti e villici in grado di contrastarli. Inoltre, per raccogliere risorse è necessario combattere contro i mostri sparsi sulla mappa, in grado di sfoltire tranquillamente il nostro esercito ottenuto con tanto sudore.
Una semplice armata di sudici ratti o stupidi scheletri possono farci rimpiangere di aver provato a conquistare una miniera d’oro, tuttavia necessaria per poter costruire una stalla e iniziare a creare cavalieri. Tuttavia, la stalla si può costruire solo su uno spazio vuoto del proprio accampamento e magari quello spazio lo abbiamo già occupato con la taverna per fare i bardi.
La gestione degli edifici e degli avamposti di Songs of Conquest si rivela un filo macchinosa, in quanto si avranno spazi limitati per costruire gli edifici, cosa che costringe il giocatore a scegliere se puntare sulla creazione di unità o sull’accumulo di risorse. Ma le unità sono indispensabili per le battaglie e le risorse indispensabili per creare le unità. Di conseguenza, spesso e volentieri si finisce in una sorta di cul de sac.

Anche nelle battaglie, il gameplay manca un po’ di mordente a livello strategico, in quanto si basa troppo sulla quantità delle unità, più che sulla tipologia. Come nell’Early Access, la velocità delle battaglie forse è troppo elevata, al punto che si fa fatica a capire quali incantesimi sono stati lanciati e come si è mossa una determinata unità.
Il sistema di magie è interessante ma allo stesso tempo risulta caotico e onestamente poco incisivo nelle battaglie. Buff e debuff contribuiranno poco all’esito della battaglia, perché alla fine vincerà sempre e comunque l’esercito più grosso con le unità più cattive. Altro piccolo problemino: l’IA devastante. Scordatevi di poter vincere facilmente anche contro i Wielder controllati dalla CPU, perché mentre voi vi fate in quattro per raccogliere risorse e costruire le armate, i Wielder nemici vi arriveranno addosso nel giro di una dozzina di turni e vi strapperanno via la pelle con eserciti enormi.
E quindi la parte strategica del titolo, a meno che non siate proprio dei superesperti del genere, verrà inevitabilmente meno lasciando spazio a quella strana frustrazione di dover fare tutto bene e in tempo. La parte multiplayer del gioco è sicuramente più interessante perché lascia una maggiore libertà al giocatore. Però essendo le campagne molto ostiche e poco esaustive per quanto riguarda la spiegazione delle meccaniche, alla fine si dovranno fare diverse partite (e buscarle) per capire esattamente cosa fare con la fazione scelta.
A chi lo consigliamo?
Songs of Conquest: Consigliato ai soli esperti del genere. Songs of Conquest non è un brutto gioco, ma sembra davvero strano che Lavapotion non abbia cercato di renderlo più accessibile. Il titolo presenta un’esperienza per il giocatore singolo che al momento sembra fatta solo per chi moltissima esperienza nei giochi 4x. Pertanto, consiglio Songs of Conquest solo ed esclusivamente a chi ha giocato ore e ore ai vari HOMM o altri 4x e magari ha anche un gruppo di amici con cui divertirsi in multiplayer. Va dettoche il gameplay del gioco tra esplorazione, gestione degli edifici e battaglie non è poi così irresistibile, specialmente in confronto ad altri titoli simili. Un peccato, perché la pixel-art curata del titolo potrebbe attirare molti curiosi, per poi prenderli a calci nelle palle con un gameplay che non perdona. Come detto nell’anteprima, probabilmente Songs of Conquest dà il suo meglio con degli amici, tutti alla stessa scrivania e con lo stesso mouse a tracannare birra tra un turno e l’altro. – heavysam




