Con grande ritardo, arriva la nostra anteprima dell’Early Access su Steam di Songs of Conquest di Lava Potion e il publisher Coffee Stain. Per il ritardo accumulato nella pubblicazione e con il capo cosparso di cenere come un ministro dei trasporti giapponese quando un treno ritarda di 1 minuto, passiamo subito all’analisi del titolo in questione!

Provato su PC


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Heroes of Songs and Conquest

O vecchi, o maledetti vecchi che scrutate i nuovi giochi con fare guardingo, rammentate o voi canuti schiavi del tubo catodico, la serie di giochi Heroes of Might and Magic? Ebbene, Songs of Conquest è il loro diretto erede spirituale.

La prima cosa che colpisce di questo titolo è la grafica in pixel art, curata nei minimi dettagli. La mappa di gioco è un’esplosione di colori, mentre i combattimenti mettono in mostra tutta l’abilità dei designer nel creare pixellose creature di grande impatto visivo.

Non c’è molto da dire sulla grafica di Songs of Conquest, se non che è stato fatto un lavoro davvero magistrale e che, inevitabilmente, si pone come punto di forza del titolo. La presentazione grafica infatti è ciò che invoglia a creare nuove partite, anche in solitaria, per provare tutte le fazioni del gioco, anche solo per vedere come sono state realizzate le loro unità più potenti.

Le animazioni delle unità nei combattimenti sono di pochi frame, ma quei pochi frame sono stati realizzati molto bene e riescono a rendere l’idea sia degli attacchi eseguiti, sia di quelli subiti dalle unità.

Ora, al di la della presentazione, come se la cava il gioco in termini di gameplay? Se non avete mai giocato ad Heroes of Might and Magic, Disciples, King Bounty o qualsiasi altro 4x simile, allora dovete sapere che Songs of Conquest si sviluppa esattamente come questi titoli menzionati.

Nelle partite, dovremo distruggere i nostri avversari, annientando eroi ed eserciti al seguito, oltre a conquistare le loro città. Il gameplay si articola in questo modo: avremo una fase di esplorazione e raccolta risorse, dove sarà necessario muovere i nostri eroi e il loro esercito per la mappa, raccogliendo quanta più roba possibile.

Le risorse raccolte, ci serviranno per costruire avamposti e città, nelle quali reclutare truppe sempre più potenti, necessarie sia per combattere contro gli eserciti nemici, sia contro le creature che proteggono i tesori di valore più alto sulla mappa.

Il gioco si articola a turni, quindi una volta finiti i punti movimenti dei nostri eroi, sarà necessario passare il turno al giocatore successivo che sia controllato dalla IA o da un umano. Anche le battaglie si disputano a turni e si attiveranno quando si deciderà di attaccare un mostro nella mappa o un esercito nemico.

Turni da orbi

Le battaglie si presentano con uno schema molto caro ai fan di HOMM, ovvero con il movimento a turni di un singolo gruppo di truppe, rappresentati però da un solo personaggio. Ad esempio, se avete 10 arcieri, ne vedrete comunque solo uno sul campo di battaglia. Sulle battaglie Songs of Conquest mostra un po’ il fianco a uno schema un filo troppo vecchia scuola, ovvero vince chi ce l’ha più grosso… l’esercito, ovviamente.

Per farvi capire, nella maggior parte dei casi, se avete più truppe del vostro avversario è molto probabile che vincerete. Al momento, in questa versione Early Access non ci sono gran tattiche o strategie da attuare per cambiare il corso di una battaglia, se non provare a usare qualche magia dell’eroe.

La velocità dei turni e delle unità, da una parte si apprezza perché rende il tutto più dinamico, dall’altra rischia di catturare il giocatore in un vortice di movimenti senza dargli la possibilità di capire cosa diamine sta succedendo.

A volte infatti, si tende a cliccare disperatamente sulle unità nemiche, causando combattimenti che seppur a turni, riescono a risultare caotici con colpi che volano da una parte e dall’altra. Le esigue dimensioni del campo di battaglia, danno poche possibilità di manovra, mentre la velocità di alcune unità, non lascia scampo al corpo a corpo selvaggio.  

Anche il funzionamento della magia è un po’ confuso: a ogni unità è collegato un particolare elemento, quindi usandola si caricheranno magie di quell’elemento specifico. Le magie però, non sono poi così utili, perché in qualunque caso un enorme orda di ratti, stenderà facilmente anche le unità più potenti, se in scarso numero.

Sicuramente i giocatori più esperti sapranno come sfruttare le unità migliori, ma ciò non toglie che l’esercito più grosso solitamente la spunta. Potete farvi il mazzo per costruire finalmente l’edificio che vi permette di creare la vostra unità più potente, ma se ne fate solo una, la vedrete crollare sotto i colpi di gruppi di una centinaia di unità più fesse.

Insomma, il combattimento va un po’ bilanciato, così come le missioni della campagna. Al momento ci sono solo due campagne, quella degli umani e quella degli uomini rana. La storia non è proprio una delle più avvincenti, ma riesce comunque a creare una lore che seppur poco interessante, funge da collante per i capitoli delle varie Campagne.  

Campagne di dolore

La prima campagna, quella della fazione umana dovrebbe essere una sorta di tutorial, ma già dalla terza o quarta missione, il livello di difficoltà cresce esponenzialmente, mettendoci contro eserciti indistruttibili e poco tempo per tirarne su uno nostro che possa contrastarli.

Ora, come già detto, sono una pippa morta negli strategici, però… se tu gioco mi dici di fare la prima campagna perché è un tutorial, poi dopo un paio di missioni non mi puoi lasciare in mutande così, davanti a Lord Cazzoduro che mi spezza in due le ossa e sputa sui cadaveri delle mie unità. Spiegami almeno come posso fare a contrastarlo, come spuntarla contro un nemico decisamente più forte e quali sono le magie più efficaci. E invece no, dopo le prime due o tre missioni, si viene lasciati in balia del gioco, senza andare ad approfondire le meccaniche avanzate, lasciando il dubbio che forse non ce ne sono.

Dietro la sua magnifica pixel art, Songs of Conquest nasconde un’anima decisamente spietata che obbliga i giocatori a pianificare molto bene le loro mosse durante le missioni della campagna. Certo, un tutorial più chiaro e una curva un filo meno crudele della difficoltà, possono aiutare anche i fessi come me a godere delle meccaniche più profonde del gioco.  

Oltre alla campagna è possibile creare partite personalizzate per giocare contro IA o umani, scegliendo tra una buona varietà di mappe e tra tutte le fazioni a disposizione, ognuna con le sue caratteristiche e unità diverse da conoscere e sfruttare al meglio. Non manca la possibilità di disputare partite online, anche se trattandosi di un gioco a turni, possono protrarsi per diverse ore. Come HOMM, anche Songs of Conquest dà il suo meglio nelle partite con amici in locale, dove ci si scambia il mouse mentre si sorseggiano buone birre e si fanno due chiacchiere.

A chi consigliamo Songs of Conquest?

La versione Early Access di Songs of Conquest è ben nutrita di contenuti, ma al momento si rivolge solo a un pubblico di nicchia, ovvero gli amanti degli strategici a turni e dei vari giochi vecchia scuola come HOMM e Disciples.

Il punto di forza del gioco è la sua splendida pixel art e sebbene anche sul gameplay possa avere molto da dire, gli aspetti cruciali vanno bilanciati per rendere l’esperienza un filo più fluida e godibile. Al momento posso consigliarlo a tutti gli amanti dei sopraccitati titoli 4x che sicuramente avranno la passione e la pazienza di sviscerare tutte le meccaniche del titolo. A chi invece gioca sporadicamente agli strategici, direi di aspettare la versione completa.

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