Earnest Evans Collection è una delle ultime proposte di recupero di Edia, publisher giapponese già noto per produzioni come Valis Fantasm Soldier Collection, Soldier Collection II e Soldier Collection III (le cui recensioni, come sempre, potete raggiungere ai rispettivi link). Stavolta abbiamo tre titoli in uno, divenuti leggendari in terra nipponica come kusoge (giochi dalla qualità discutibile…se vogliamo metterla così). Le avventure di Earnest Evans e la sua partner Anett, a prescindere da questo incipit forse poco allettante, restano un punto fermo nella storia del videogioco e se non ne avete mai sentito parlare, potrebbe essere il momento di approfondire. Earnest Evans Collection è disponibile per PC tramite Steam, Nintendo Switch, PlayStation e Xbox.
Provato su Nintendo Switch
![]() ![]() ![]() ![]() |
Trilogia segreta
Questa trilogia, originariamente sviluppata da Wolf Team, costola di Nihon Telenet, è costituita da El Viento (1991), pubblicato su Sega Mega Drive sia in Giappone sia in occidente, Earnest Evans (1991/1992), sia per Sega Mega Drive sia per Sega CD e infine Anett Futatabi (1993), pubblicato solo in Giappone per Sega CD. I tre giochi condividono lo stesso universo narrativo, con riferimenti provenienti da Indiana Jones e dai racconti di Lovecraft, con incombenti minacce dai sindacati del crimine italo-americano.
Lo sforzo creativo del team di sviluppo traspare ampiamente dai fantastici artwork a corredo di ognuno dei giochi. Nella collection questi contenuti bonus sono accessibili tramite menu specifico, consentendo al giocatore di immergersi in quello stile anime di inizio anni ‘90 a molti così caro. Troverete quindi tutte le scansioni dei rispettivi manuali di gioco e anche illustrazioni di pregio provenienti dalle varie fasi di sviluppo. A mio parere una delle caratteristiche migliori di questa raccolta dal momento che parliamo di oltre 15 bozzetti e disegni per ognuno dei giochi inclusi.
Ricordo che, per la nostra recensione, abbiamo utilizzato un codice digitale della versione per Nintendo Switch ma, per i collezionisti più scafati l’edizione fisica edita da Limited Run Games che offre nella Collector’s Edition dei fantastici bonus. Tra questi l’artbook che include le suddette illustrazioni e un CD per le soundtrack: se avete anche solo un po’ di nostalgia per la raccolta non potete assolutamente perdervi questa chicca.
Là nel vento con Anett
Tornando a bomba sui giochi, dobbiamo necessariamente partire da El Viento, prima avventura con eroina Anett. La storia prende il via a New York negli anni ‘30, dove l’organizzazione criminale guidata da Vincente DeMarcoto e il culto della dea Hastur sono in combutta per riportare sulla terra questo antico male. A opporsi troviamo Anett, discendente diretta di Hastur che con i suoi poteri mistici vuole però fermare l’ascesa della divinità. Nei suoi panni si affrontano diversi livelli a scorrimento orizzontale, armati di boomerang e poteri magici legati agli elementi.

Gli scenari si alternano tra caverne, ambientazioni cittadine e industriali, nulla che non si sia già visto su Mega Drive ma c’è molta cura, cosa che, per esempio, non possiamo dire sia presente nel titolo che dà il nome a questa raccolta. Gli stage sonno anche inframezzati da cutscene di una qualità davvero notevole, seppur non doppiate, facendo quasi pensare a una produzione dell’epoca per PC Engine CD.
Il gioco in sé non presenta complicazioni di gameplay ma ha una curva di difficoltà molto elevata. Persino il primo boss a tre fasi è brutale e complicato da abbattere. Arrivano in aiuto le semplificazioni moderne, come salvataggi di stato (anche se purtroppo su un solo slot) e rewind, rendendo l’esperienza meno frustrante di come sarebbe stata negli anni ‘90.
Earnest Evans: anello debole
Earnes Evans è il personaggio alla Indiana Jones, scelto stranamente come protagonista sebbene appaia come giocabile solo ed esclusivamente nel titolo omonimo. Appare chiaramente anche negli altri due, sebbene come comprimario secondario, quindi la scelta di marketing può essere spiegata solo dal punto di vista della storia raccontata. Earnest Evans è infatti il secondo gioco pubblicato ma il primo cronologicamente.
Il novello Indy, ma con una fluente chioma bionda, armato della sua fida frusta è alla ricerca di antichi idoli citati nel Necronomicon. Non è l’unico a volerne entrare in possesso però e sarà ostacolato da gangster senza scrupoli che vogliono portare sulla Terra un male oscuro di natura lovecraftiana. In questa sua avventura incontra Anett tra alcune rovine peruviane, ed è così che si forma un sodalizio tra i due che durerà anche nel corso degli altri giochi.

Sebbene l’incipit sia davvero notevole per un gioco d’azione a scorrimento orizzontale di inizio anni ‘90, l’esecuzione è talmente maldestra da far incazzare anche il più mite dei videogiocatori. Le carte in tavola per una produzione epica c’erano tutte, peccato che Wolf Team all’epoca abbia deciso di tirar fuori qualcosa che avrebbe dovuto “stupire” il pubblico.
L’animazione di Evans è strutturata in blocchi separati per braccia, gambe e torso, dandogli un’apparenza dinoccolata e sconnessa. L’uso della frusta è orrendo e non si capisce quali siano le hitbox, poiché premendo il pulsante di attacco questa vola in tutte le direzioni. Inoltre, il movimento non è per nulla fluido e la risposta del pulsante di salto è data sostanzialmente dalla vostra fortuna. Una catastrofe che va a sposarsi con livelli brevi, mal strutturati e confusionari. I boss sono una bestia a parte e si dividono in: immobili e semplici da abbattere o impossibili da prevedere e con attacchi devastanti.
Unico pregio di questa avventura sono le cutscene doppiate e animate che potete trovare nella versione per Sega CD (la versione per Mega Drive è inclusa, cosa che apprezzo, ma perché mai dovreste giocarla se non per masochismo?).
Anett Futatabi: conclusione bizzarra
La trilogia si conclude con un gioco che cambia completamente le carte in tavola. Quelli di Wolf Team, forse consci di aver creato del putridume con Earnest Evans, piuttosto che tornare alla struttura di El Viento decisero di lanciarsi su qualcosa di diverso, tanto ormai la serie era andata a farsi benedire con recensioni giustamente pessime per il titolo precedente. Come andare a colpo sicuro? Con un bel beat ‘em up, ovviamente!
Una scelta che definire bizzarra è poco. Nell’incipit animato vediamo sia Earnest Evans sia Anett, quindi si sarebbero potuti sforzare, almeno, di rendere tutti e due i personaggi giocabili, dando una degna conclusione a entrambi. Invece no, ci cucchiamo solo Anett e va bene così, se fosse stato divertente da giocare. Purtroppo gli sprite dei personaggi non sono invitanti, i nemici sembrano tutti uguali e hanno un design robotico o da “sentai” che mal si sposa con l’atmosfera costruita nel corso degli altri due titoli.

Il fattore di redenzione è, ancora una volta, rappresentato dalle cutscene che spezzano l’avventura, molto belle e curate, in grado di dar vita a questi personaggi. Al posto di realizzarne dei giochi avrebbero dovuto puntare su un bel set di OVA che avrebbe potuto oggi essere una serie cult. Invece, ci becchiamo tre produzioni mediocri da recuperare solo se siete dei fanatici (come me, d’altronde…) del retrogaming.
A chi lo consigliamo?
Earnest Evans Collection: Da acquistare solo ed esclusivamente (e non sto scherzando) se amate alla follia ogni produzione giapponese degli anni ‘90. Purtroppo per quanto ben confezionata, la Earnes Evans Collection fa leva sulla nostalgia ingiustificata per tre giochi obsoleti che, al di là della trama intrigante, non hanno mai avuto molto di più da offrire. Testimonianza di un grande potenziale inespresso. Mi sento in dovere di fare una separazione di voti, in questo caso, realizzando una media. Si tratta di una raccolta da 8/10 per la presentazione del materiale proposto mentre, per i giochi, il voto complessivo non può superare 4/10. – 7gatsu




