The Last Spell è un roguelike strategico a turni con forti elementi RPG dallo studio francese Ishtar Games, da noi analizzato in Early Access e ora disponibile su PC, PlayStation 4 e 5 e Nintendo Switch.
Provato su Nintendo Switch
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Tu! Non puoi passare!
Dopo un lungo periodo di Early Access, che abbiamo avuto modo di provare tempo addietro, esce finalmente l’edizione di lancio di The Last Spell, un roguelite tattico di altissima levatura, che apporta numerose migliorie ed espansioni rispetto a quanto già visto in precedenza. Vi rimandiamo alla recensione precedente per il concetto generale: qui ci concentreremo sulle novità e su quanto di buono porta al tavolo l’edizione completa del prodotto.
In un mondo devastato da grandi guerre, degli stregoni hanno inventato un incantesimo in grado di gettare intere città nella nebbia più oscura e annientarla, tra le urla di bestie e non-morti. Negli anni, altri stregoni hanno scoperto come padroneggiare questa magia e come scagliarla contro i propri nemici. È in quel momento che un gruppo di stregoni scopre un incantesimo, un ultimo incantesimo, che sarebbe in grado di cancellare la magia dal mondo, per sempre. Per farlo però c’è bisogno di tempo, e un gruppi di improbabili eroi a difendere i maghi dalle orde di mostri, affinché l’incantesimo venga completato e il male cacciato via.

The Last Spell è un’interessante combinazioni di generi, di quelle che non ci si aspetta. Ogni area di gioco, interpretabile come livello che fa da tema alla singola run che si affronta, è composto da più notti da sopravvivere affinché gli stregoni possano completare l’incantesimo. Ogni turno è composto da un loop di giorno e di notte, dove il giorno ha lo scopo di dare al giocatore lo spazio per respirare e attuare ogni forma di personalizzazione e meticolosa gestione del party e dell’area, mentre la notte è dedicata alla lotta.
Il titolo inizia con una varietà relativamente limitata di opzioni e classi di personaggi, generalmente dettate dall’arma che si impugna. Ogni personaggio, randomizzato a ogni run, presenta dei parametri che lo fanno eccellere in un’area e non in un’altra, e un po’ come succede in titoli come Darkest Dungeon, presentano delle peculiarità caratteriali o fisiche che fanno da moltiplicatori casuali a diverse proprietà, creando un mix tutto originale. Inoltre, mano a mano che si sbloccano le diverse opzioni, classi, armi e quant’altro, si avrà maggiore accesso alle singole colonne di personalizzazione dei perk. In altre parole, ogni personaggio presenta una decina di diverse opzioni casualmente selezionate dal gioco, ognuna con i relativi perk da cui fare mix and match. Questo ulteriore livello di personalizzazione spinge il giocatore a mantenere alta l’attenzione e sempre carica la propria capacità di adattamento.
Come abbiamo avuto modo di notare in precedenza, lo stile, dalla direzione artistica, al comparto musicale, sono una vera gioia.
Dal tramonto all’alba
Il giorno è dedicato alla personalizzazione. L’area di gioco serve a dare le più disparate opzioni. Si spazia dal costruire strutture, torri per recuperare mana, cliniche per recuperare vitalità, miniere per raccogliere monete, alberghi per chiamare a sé nuovi eroi da assoldare alla causa. The Last Spell riesce a trovare un ottimo equilibrio, dove le risorse e le opportunità sono sempre un po’ meno di quelle di cui si ha realmente bisogno, creando un livello di tensione piuttosto alta, che dà al contempo la sensazione di farcela e che si sta andando incontro a morte certa. Oltre a questo, si possono ergere diverse tipologie di difesa a livello architettonico, con mura, porte, balestre e catapulte, tutto nel disperato tentativo di cacciare via i mostri.
In questo senso, The Last Spell è un titolo piuttosto ostico quanto a complessità e profondità, e fa un lavoro piuttosto buono a dare le informazioni al giocatore senza necessariamente aggredirlo, ma è innegabile che la curva d’apprendimento sia un po’ ostica. Come spesso capita in questi casi, è altrettanto soddisfacente uscirne vincitori.
A rafforzare questo concetto c’è il sistema di metaprogresso, differenziato in due aree. Quella oscura, a discrezione del giocatore, viene sbloccata mano mano spendendo una valuta di gioco data dalle anime dei nemici in battaglia. L’altra invece è più simile a un sistema di traguardo, dove nuove abilità, equipaggiamenti e opzioni vengono conferiti al giocatore per aver raggiunto un dato obiettivo o aver compiuto una data azione. Questo crea un effetto a macchia d’olio, attraverso il quale il sistema di gioco si apre su più livelli, dando sempre più opzioni nelle costruzioni, le classi di armi e di conseguenza delle unità, equipaggiamenti e bonus generali di altro tipo.
A chiudere il cerchio del sistema di personalizzazione, il gioco offre l’opzione di sbloccare e inserire presagi nei livelli, una sorta di modificatore generale della run, che spazia da un bonus fisso di max hp, probabilità maggiorata che una data classe spunti o un oggetto extra per ogni sopravvissuta. Nulla di game-breaking, ma ancora un ulteriore modo di dare pepe alla sfida, senza contare che esistono anche gradi di difficoltà superiore.
Per quanto riguarda la versione Switch, il porting è tutto sommato ben realizzato, fatta eccezione per l’ovvio elefante nella stanza: il sistema di controllo. Come fin troppo spesso capita, i giochi ideati e creati su PC, non splendono quanto a usabilità, perdendo qualcosa nella transizione da mouse e tastiera al controller. Dopo un certo periodo, però, anche quei comandi risulteranno naturali. Il titolo soffre di qualche incertezza tecnica, qualche caricamento sospetto e quale frame ballerino, ma risulta giocabile e abbastanza fluido. Speriamo in ogni caso in un aggiornamento futuro che renda il tutto più godibile.
A chi consigliamo The Last Spell?
A giocatori tattici: The Last Spell è un roguelite tattico di splendida fattura, che mescola generi piuttosto lontani, con uno stile, un'interfaccia e un grado di personalizzazione fantastici. L'interfaccia talvolta goffa su console spinge chiaramente nella direzione dell'edizione PC, che consigliamo anche per fluidità e performance, ma è innegabile la gioia di poterci giocare anche in modalità portatile, nonostante lo schermo piccolo che talvolta può essere ostico se si è incerti e si ha bisogno di leggere bene le descrizioni su schermo. In ogni caso, The Last Spell è un gioco ottimo, che offre un alto grado di sfida, personalizzazione, ore e ore di gioco, un potenziale infinito come i migliori del genere. Se l'approccio tattico vi intriga, non rimarrete delusi. – ilfalasca









