Ma a voi, i soulslike non hanno un po’ rotto i coglioni?

No? Bè allora eccone un altro, questa volta dagli Overborder Studios di Taiwan che provano a farsi un nome con il loro Thymesia, distribuito su Steam dai Team 17 di amighiana memoria. Il gioco è disponibile su PC tramite Steam, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch (in versione cloud). Vai con la revviù!

Provato su PC

switchPS4
single player

Nasi lunghi e schivate corte

In Thymesia vestiremo i cenciosi panni di Corvus che per essere ganzo e accattivante con i giovini, indossa una maschera da medico della peste che però (spoiler alert) non gli serve a una fava, perché qualsiasi nube stramba incontrerete nello scenario vi farà comunque del male.

La trama è la solita solfa dark fantasy criptica, con l’epidemia che ha tramutato la gente in mostri che diventeranno sempre più brutti e cattivi man mano che si va avanti nel gioco. L’assenza di doppiaggio rende tutta la narrativa e l’atmosfera del gioco alquanto piatta. La stessa introduzione al mondo di Thymesia non è altro che un’immagine statica con del testo che scorre, quindi insomma, il coinvolgimento in una possibile lore parte già con un livello molto basso.

Ne deriva un design generale piuttosto approssimativo, sia degli scenari, sia dei nemici. Ad esempio il primo bastardone che ci troveremo ad affrontare infatti è una sorta di direttore di un circo. Quale circo? Lo scenario non è altro che un groviglio di alberi deformi e legname… boh, va bè, si sa che con i soulslike puoi fare un po’ quel che ti pare, tanto ci sarà sempre l’intellettualone di turno pronto a dare una spiegazione assurda sulla lore.

Prima di passare al gameplay, spendo qualche altre due parole sul lato grafico, sul quale non posso certo esprimermi in maniera positiva. Con scenari poco ispirati e un design dei nemici decisamente derivativo, Thymesia fatica un po’ a creare quell’atmosfera necessaria per rendere l’esperienza di gioco più avvincente. Fortunatamente le animazioni di Corvus e dei nemici sono state ben curate, cosa fondamentale in un soulslike dove è molto importante poter rispondere agli attacchi dei nemici con precisione. Il motore del gioco è abbastanza leggero da far scorrere tutto con grande fluidità, d’altronde, il punto di forza del gioco è proprio il gameplay.

I know you got souls

Thymesia punta tutto sui combattimenti, con meccaniche ovviamente simili a quanto già visto in tutti i giochi From Software ed eventuali soulslike di altri sviluppatori. Attacco leggero, pesante, lock on dei nemici, parry e schivate sono gli strumenti con i quali annientare nemici e boss. Avremo a disposizione anche un colpo a distanza che si potrà usare per interrompere alcuni attacchi dei nemici.

In Thymesia però, Corvus non potrà cambiare equipaggiamento o armi, infatti userà una sciabola per gli attacchi veloci e un artiglio spettrale per quelli pesanti. I nemici però avranno due barre della vitalità: una bianca (da azzerare con la sciabola) e una verde che sostituirà la bianca man mano che si arreca danno. L’artiglio servirà proprio ad attaccare la barra verde, in modo da finire il nemico prima che possa risanare le sue ferite. Avremo a disposizione due finisher: una veloce con la sciabola e una più lenta, da caricare con l’artiglio.

La finisher con l’artiglio, ci permette di acquisire un’arma spettrale dal nemico che avrà un singolo utilizzo, a meno che non si ottiene tramite i potenziamenti di Corvus. La variazione tra sciabola, artiglio e arma spettrale rende i combattimenti dinamici e permette di effettuare delle combo abbastanza devastanti. È buona l’idea di dover gestire le due barre vitali (bianca e verde) dei nemici, perché dà un tocco di profondità strategica agli scontri e anche un po’ di personalità ad un titolo che altrimenti, avrebbe davvero ben poco da dire. I controlli sono assolutamente responsivi e si ha il pieno controllo sull’azione. Sarà anche possibile rubare le abilità ai boss per utilizzarle direttamente contro di loro.

Tutto sommato, i combattimenti del titolo sono piacevoli, così come la possibilità di creare diverse build grazie a un buon sistema di livellamento di Corvus. Potrete infatti potenziare le varie abilità del personaggio, azzerandole a piacimento per provare nuove soluzioni, cosa che va ad equilibrare gli scontri particolarmente ostici contro boss e mini boss. Ad esempio è possibile sbloccare una sorta di counter alla Sekiro che consente di saltare sui nemici effettuando una schivata in avanti durante determinati attacchi.

Come ogni buon soulslike che si rispetti, anche in Thymesia potrete sfruttare il parry, mossa rischiosa però, perché i nemici fanno un male cane. Una particolarità del gioco è l’assenza totale di una barra della resistenza, quindi potrete colpire quanto vi pare, senza preoccuparvi di spompare il caro Corvus. Questo rende i combattimenti più frenetici e se vogliamo meno legati a un aspetto “simulativo”. 

C’è da premiare proprio questa possibilità di avere vari approcci ai combattimenti, potenziando le diverse abilità di Corvus e sbloccandone di nuove. Ovviamente, non pensate di avere vita facile, perché anche solo il primo boss vi farà defecare mattoni pralinati.

I boss hanno più fasi e ovviamente diventano sempre più incazzati, man mano che andate avanti. Preparatevi quindi a memorizzare perfettamente le mosse e a schivare gli attacchi nel modo giusto. Strizzando l’occhiolino a Bloodborne, Thymesia si concentra molto sulle schivate da effettuare con grande tempismo, sul saper sfruttare gli attacchi a distanza per fermare gli avversari e sull’alternare parry, colpi leggeri e colpi pesanti. È quasi inutile specificare che quando si schiatta, si viene rispediti all’ultimo checkpoint avviato, lasciando dietro i punti esperienza in un punto dove è possibile riacquisirli.

Soulsa di noia

Il problema fondamentale di Thymesia è che, passato l’entusiasmo iniziale dei combattimenti, risulta più vuoto del cervello di Brucie di GTA IV. Certo, parliamo comunque di un’esperienza piuttosto breve venduta a un prezzo molto conveniente, ma bisogna chiudere più di un occhio su alcune mancanze. E non parlo solo della grafica scheletrica e del doppiaggio assente, ma anche del level design generico. Orientarsi in Thymesia è un delirio, non vi nego di essermi perso più volte e diamine… gioco ai boomer shooter degli anni ’90, dove orientarsi è un delirio anche con la fottutissima mappa aperta.

Punti di riferimento nei livelli completamente assenti, barili indistruttibili messi come mura invisibili, una palette di colori che sembra cerume… insomma nulla di questo aiuta ad appassionarsi al gioco o quantomeno a trovare una strada. Buona la gestione dei checkpoint, alcuni messi vicino ai boss per non far imbestialire troppo il giocatore.

A chi consigliamo Thymesia?

Thymesia presenta un combat system un filo più dinamico rispetto ad altri titoli del genere, ma questo non è sorretto da nulla e forse sarebbe stato più apprezzabile in un gioco con una difficoltà meno ostica.

Chiaro che posso consigliarlo a qualsiasi patito dei vari soulslike e dei giochi d’azione con un coefficiente di difficoltà elevato, ma non a chi ne ha avuto abbastanza di questo genere e si è già fatto una bella abbuffata di Elden Ring.

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