Utawarerumono ZAN è l’ultimo arrivato della serie Utawarerumono di Aquaplus, stavolta sviluppato da Tamsoft e pubblicato esclusivamente su Playstation 4 da NISA.

Provato su PS4.

ProContro
+ Ottima rivisitazione di un bel titolo– Gameplay ripetitivo
+ Quantità di contenuti– Pochissima varietà nel combattimento

La serie, diciamolo, di nicchia, di Utawarerumono è composta da un’enorme fetta di visual novel e in piccola parte da combattimenti a turni TRPG. Il primo capitolo uscì per PS2 e PSP, e solo nel 2015 uscì per Playstation 4 il primo della dilogia, Utawarerumono: Mask of Deception e successivamente Utawarerumono: Mask of Truth. I due sono collegati da una trama unica, MoD finisce con un cliffhanger clamoroso che fece urlare i giocatori davanti allo schermo, e MoT riprende l’intreccio fino alla sua gloriosa conclusione. In Giappone uscì nel 2018 un completo remake del titolo originale, stavolta implementando le enormi migliorie viste delle ultime uscite, intitolato Chiriyuku mono e no komori no uta (Ninna nanna ai caduti).

L’eccellenza della narrazione dei due capitoli per PS4 è talvolta oscurata da qualche elemento harem discutibile, ma l’intreccio politico, i numerosi colpi di scena e il sistema di combattimento avvincente lo incoronarono tra i migliori TRPG della generazione.

Stavolta il titolo è un esplosivo hack & slash sviluppato da Tamsoft, nota soprattutto per gli spin-off della serie Neptunia, il tettoso Senran Kagura e l’altrettanto tettoide Oneechanbara, che ripercorre a grandi linee la trama di Utawarerumono: Mask of Deception, fino al suo sconvolgente cliff-finale.

Un salto nel passato…?

Un giovane senza memoria viene soccorso dalla ragazza di nome Kuon in un bosco e portato al villaggio vicino. Lì gli viene dato il nome di Haku e reclutato un po’ per caso da Ukon per cacciare branchi di animali-mostri che minacciano la sicurezza del popolo del villaggio. Tessen in mano (un ventaglio da combattimento in metallo), Haku si fa strada tra le orde di gigiri, ignaro dell’incredibile destino che lo aspetta e che coinvolgerà il passato e il futuro dell’intero paese.

Chi ha giocato al titolo originale avrà la pelle d’oca e si starà strofinando le mani un po’ alla Signor Burns, ma è facile che i profani non stiano provando granché interesse. Infatti se ZAN ha un difetto innegabile è sicuro quello di tentare grossolanamente di riassumere una lunga e davvero intricata trama in una ventina scarsa di episodi. I 18 episodi della Modalità Storia possono essere completati in poco più di una manciata d’ore, e nonostante alcuni non siano giocabili e siano invece solo narrazione ed esposizione di trama, l’esperienza globale risulta visibilmente insufficiente a riproporre lo splendore del plot originale.

Come ogni titolo di questo genere però, la Storia sta lì per dare un senso di autorevolezza al prodotto, ma la polpa è altrove, e cioè negli elementi yarikomi, le modalità per giocare liberamente all’infinito. ZAN permette di sbloccare progressivamente le Battle Recollections dove si possono rivisitare le mappe della modalità storia arricchite di due obiettivi extra, le Free Missions dove si possono sfidare mano mano mappe e nemici diversi per sbloccare nuove abilità e guadagnare punti per facilitare il potenziamento dei personaggi, e infine una Battle Arena dove ogni personaggio viene posto ad affrontare da solo, in un’arena speciale, una sequenza di nemici appositamente creata per loro, che premia finalmente con la terza e ultima abilità speciale.

Infine, le varie attività che compieremo in battaglia e fuori, come l’uso di alcune meccaniche, il completamento di alcune modalità e tanto altro andranno a riempire il set di medaglie che ci premierà con numerosi bonus, nuovi colori per ogni personaggio e se completato un equipaggiamento per ottenere 1.5 BP a fine battaglia.

Un’arma per ogni occasione

Il combattimento, la reale attività principale di ZAN, coinvolge quattro personaggi contemporaneamente, selezionabili al velocissimo tocco di una freccia del pad direzionale. I controlli sono piuttosto tradizionali, con i classici attacchi deboli e forti, un salto e un tasto dedicato alle abilità speciali, qui chiamate Chain. Attivabili al costo di una variabile quantità di zelo, le chain sono gli attacchi che il cast aveva nell’RPG tattico originale. Per utilizzarle al massimo del potenziale bisogna premere nuovamente il tasto delle chain in un mini-QTE proprio come nell’originale.

Questa è forse la meccanica più interessante, perché a differenza degli altri titoli del genere, queste abilità sono di vario tipo, anche curative e di potenziamento e non solo attacchi. Vien da sé quindi che un party bilanciato che includa almeno un personaggio con abilità curative è d’obbligo, perché contro i boss non sarete mai davvero troppo potenti. Inoltre i personaggi di Utawarerumono sono piuttosto misti nelle loro abilità e riescono a bilanciarsi tra loro in maniera piuttosto flessibile.

Chi ha giocato a MoD riconoscerà i 12 personaggi giocabili (più due DLC) in ZAN. Haku e il suo ventaglio, Kuon con i calci e attacchi elementali, Kiwru e il suo arco, Ougi e le doppie spade, Nosuri con l’arco e veloci acrobazie, le gemelle Uruuru e Saraana e le loro magie esplosive e così via, Rulutieh e il suo… pollo gigante, portano ognuno qualcosa di diverso in battaglia.

Tramite un apposito tasto possiamo utilizzare il Raid, cioè una chain di uno dei nostri compagni al costo di una barra apposita che si rigenera in battaglia e senza consumare zelo. Equipaggiando come raid delle abilità curative può risultare una strategia importante durante le battaglie più difficili.

E poi cos’è successo?

Questa domanda che nei precedenti RPG ti incollava allo schermo e ti faceva continuare a giocare, qui purtroppo ha una nota più amara, e vediamo subito perché.

Il cast che brillava di personalità e carattere stavolta non è esplorato e anzi risulta anche piuttosto banale, non c’è tempo né modo di rendere giustizia al materiale originale.

I personaggi hanno una sola stringa di attacchi deboli, un attacco col tasto tenuto premuto, e due attacchi col tasto forte. Dopodiché si hanno solo tre chain sbloccabili, di cui due equipaggiabili in battaglia e una da scegliere come raid. È interessante e piacevole sbloccare le diverse missioni, fare avanti e indietro tra le diverse modalità e sbloccare le medaglie, il gioco ha un costante senso di progresso, il problema è che dopo un po’ la ripetitività dà spazio a qualche frustrazione.

A velocizzare la noia c’è purtroppo una pecca che spesso si ripete nei diversi titoli Tamsoft: le mappe sono irregolari nella loro grandezza, troppo spesso sono anzi molto contenute, tanto da non contenere un numero sufficiente di nemici.

A chi consigliamo Utawarerumono ZAN?

ZAN è un esperimento riuscito solo in parte, forse perché pensato più come gioco per gli appassionati che mezzo per introdurre nuovi fan alla serie. Purtroppo è difficile immaginare che partendo da questo qualcuno si interessi ai tattici precedenti, ma è facile immaginare il contrario. Se vi manca questa serie, o siete a corto di giochi antistress, potrebbe fare al caso vostro. Se comunque questo titolo o questa recensione vi hanno incuriosito un po’, gli altri titoli disponibili valgono assolutamente la pena di essere giocati.

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