Denjin Picks è la rubrica dove vogliamo convincervi a provare quei videogiochi poco fortunati perché brutti, sconosciuti o dimenticati. Noi difendiamo i più deboli e i brutti perché a volte sono belli dentro! (Tante altre volte manco quello)

Mad Max… maledetto Mad Max di Avalanche Studios! Digrigno i denti e stringo i pugni: che occasione sprecata!

Dopo Fury Road, uno dei film d’azione più belli del 2015 e forse degli ultimi anni. Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio dalla Warner Bros Games e da Avalanche Studios che con tutto il potenziale dei film post-apocalittici di George Miller ne hanno fatto un polpettone open world decisamente poco incisivo.

Ricordo ancora che il gioco fu ricevuto malissimo dalla critica, con una pioggia di 5 e 6 che comunque non mi impedì di comprarlo a prezzo pieno, tanto mi era piaciuto il film. Mi dissi: non può essere così male e invece… Mediocre! (cit.)

In effetti la mia prima avventura nel wasteland virtuale mi lasciò l’amaro in bocca al punto da farmi mollare il gioco a metà, cosa che faccio raramente perché sono uno di quei fessi che quando cominciano una cosa la portano a termine, magari in malo modo e riducendola a un rottame fiammante in fondo ad un burrone, ma la portano a termine.

Il problema di Mad Max infatti non sta nel suo gameplay, sul quale schiaccia tutti i giusti pulsanti di un action game di quei tempi, il grosso guaio è la mancanza di idee, ma andiamo con ordine. Il car combat è spettacolare, con le esplosioni che solo gli Avalanche sanno fare, gli scontri a piedi sfruttavano il sistema del free flow della serie Arkham, in modo meno ingegnoso ma comunque utile per creare scazzottate violentissime contro i Warboys.

La grafica del gioco, almeno su PC, tiene ancora botta dopo tutti questi anni, con un wasteland evocativo e animazioni di tutto rispetto. Il guaio è che tutto questo non viene retto da fondamenta particolarmente solide: la storia non è avvincente, i personaggi sono facilmente dimenticabili e le missioni secondarie sono ripetitive, così come gli avamposti da distruggere tutti creati con asset riutilizzati.

Avalanche Studios d’altronde non ha proprio la reputazione di saper creare missioni avvincenti, concentrando il gameplay dei suoi giochi sulla distruzione di massa, basta pensare alla serie Just Cause e al più recente Rage 2.

Se non mi è piaciuto per niente, allora perché lo metto tra i Denjin Pick? Semplice, in questo anno di vuoto cosmico nel gaming ho ripreso un po’ di titoli dal backlog e alla fine mi sono deciso a completare almeno la storia principale di Mad Max, perché avevo voglia di un gioco stupido con tanti boom, arrrgh, bang e sbam. Ci siamo capiti.

E così dopo sei anni Mad Max è sempre quello di prima, un open world un po’ sgonfio che però affrontato senza la fissa della pellicola si rivela decisamente più piacevole. C’è un trucco per giocare a Mad Max, ovvero evitare di completarlo al 100% e limitarsi a sbloccare i potenziamenti per l’automobile Magnum Opus, andando avanti con la storia. Questo perché se ci si mette il voler completare tutte le ripetitive attività presenti sulla mappa, Mad Max diventa estenuante.

A differenza di Rage 2 dove ci si poteva sentire invogliati dall’ottimo gunplay a cura di ID Software, Mad Max non ha lo stesso piglio e anzi, forse Avalanche Studios avrebbe dovuto insistere molto di più sul Car Combat, lasciando da parte i combattimenti a piedi che sinceramente lasciano il tempo che trovano, specialmente una volta potenziate al massimo le (poche) abilità del vecchio Max. Probabilmente un Open World stile Burnout Paradise o Forza Horizon, sarebbe stata la formula ideale per il gioco. Pensate ad un Mad Max solo car combat, ma con il sistema Nemesi di Shadow of War… ma no, il sistema Nemesi lasciamolo pure lì a marcire senza mai usarlo eh Warner?

Quindi vi sto consigliando Mad Max? Forse, diciamo che al momento è un’esperienza di gioco molto simile a Days Gone, ma con molta meno storia e personaggi ad allungare la brodaglia. Non sto dicendo che sia meglio o peggio, devo dire di essermi divertito affrontando Mad Max a piccole dosi e senza venire preso dalla smania di far sparire tutte le icone sulla mappa. Il gioco ha i suoi momenti, specialmente quando si insegue a tutta velocità un convoglio nemico e si strappano via le ruote dei mezzi dei Warboys con l’arpione, così come quando si distruggono le altre automobili schiantandocisi sopra in stile Demolition Derby.

Chiaro che il titolo, come detto subito all’inizio di questo articolo, resta un’occasione sprecata e lo rimarrà fino alla fine dei tempi, in quanto dubito che qualche altra software house voglia prendersi la briga di proporre un gioco basato su una serie di film ormai abbastanza vecchiotta… ma non si può mai dire. Una cosa è certa: Chumbucket è ancora un personaggio imbarazzante, ai limiti del Jarjarismo Binksiano.

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