Cyberpunk 2077 è stato, ancora una volta, rinviato. Stavolta parliamo di quasi sei mesi di differenza rispetto alla data d’uscita originariamente prevista.

Ormai è chiaro che quando un videogioco viene rimandato per troppo tempo, in realtà non si tratta di un gran bel segno. In alcuni casi può davvero servire a ripulire il titolo e presentarlo al meglio delle sue possibilità, tuttavia con Cyberpunk 2077 parliamo di un primo annuncio avvenuto nel 2012, con un teaser trailer presentato nel 2013.

Se anche volessimo considerare quest’ultimo anno come quello ufficiale di inizio produzione, parleremmo comunque di ben 7 anni fa. Non sono pochi e in sette anni cambiano tante cose. Era davvero necessario posporre ulteriormente la data d’uscita del gioco? Secondo CD Projket Red sì, e ciò servirà a dare ai fan un gioco che andrà oltre le aspettative di tutti. O almeno, è ciò che loro sostengono:

Gli sviluppatori sembrano particolarmente sicuri del proprio prodotto e non vedo perché non debbano avere il beneficio del dubbio. Tuttavia, c’è sempre un ma. E in questo caso viene dalle conseguenze di tale ritardo sulla tabella di marcia.

Per chi non fosse addentro al funzionamento dell’industria, i ritardi si traducono sempre (o quasi) in “crunch time”. Ovvero periodi in cui i dipendenti saranno costretti a lavorare senza sosta, andando ben oltre l’orario di lavoro massimo, in situazioni stressanti e pericolose per la salute fisica e mentale. Qui in basso potete trovare il tweet di un utente che ha lavorato a Grand Theft Auto V e la sua esperienza riguardo il “rinvio” sulla data d’uscita originale:

Che anche CD Projekt Red ricorra a tale espediente è ormai risaputo e persino il CEO della compagnia ha confermato che ci saranno condizioni di lavoro un po’ più stringenti nei prossimi mesi.

Possiamo quindi dire in ogni caso, a cuor leggero, che il ritardo sia effettivamente un bene? Per il videogame forse, per le persone che ci lavorano decisamente no.

E voi, cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonte: Twitter

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