Una decina di anni fa è nato il fenomeno Souls grazie a From Software, che ha partorito un nuovo sottogenere videoludico dei giochi d’avventura e azione. In molti hanno provato a definire cosa caratterizzi un soulslike, ad esempio citando come unicità la stamina che viene consumata per ogni azione offensiva. A mio parere, però, la loro particolarità principale è nel peso che ogni colpo sembra avere, sia che lo abbia effettuato il giocatore sia che lo abbia effettuato un nemico, differentemente dai classici action come Devil May Cry.

Arboria, il gioco dei Dreamplant pubblicato da All in! Games e oggi sotto esame, prova con attenzione a dare la stessa impressione di peso al giocatore. Scoprite nella recensione qui sotto se riesce nel suo intento o meno.

ProContro
+ Unreal Engine fluido e bello– Alcune situazioni in cui è troppo difficile sopravvivere
+ Toni giocosi ma…– …un po’ troppo in alcuni casi
+ Sistema di combattimento rapido e divertente– Molte mancanze perché ancora in Early Access
+ Animazioni convincenti

Arboria è innanzitutto un dungeon crawler roguelite, cioè passerete la maggior parte del tempo esplorando livelli sotterranei creati in maniera procedurale. Lo scopo principale del gioco è ridare vita alle radici dell’Albero Padre, importantissimo per la sopravvivenza della tribù di troll Yotun a cui appartiene il personaggio giocante.

Non sarà un’impresa da poco, però, i dungeon sono infatti pieni di pericoli, tra cui mostri e parassiti che hanno costruito nidi tra le radici dell’Albero e sono guidati dal grande serpente Jormund. Ad aiutare gli Yotun ci sono però delle divinità disposte ad offrire il loro ausilio in cambio di donazioni di veri, un raro minerale che si può trovare esplorando i dungeon.

I vari elementi dell’ambientazione e della trama di Arboria sono strettamente collegati a meccaniche di gioco e niente sembra lasciato al caso. Non mi stupirei se mi dicessero che prima è stato progettato il gameplay e poi vi è stata appioppata una storia più o meno coerente. Per fare qualche esempio pratico, curare le radici dell’albero non è altro che un pretesto per farvi rimanere in una zona a difenderla da ondate di nemici, mentre le divinità giocano la parte del generatore di numeri casuali per le statistiche del prossimo personaggio, influenzate da quanto si è andati avanti con i dungeon e da quanto veri sia stato donato.

Le divinità non offrono solo bonus, ma provano a bilanciare le partite regalando ad alcuni personaggi strane caratteristiche come la cecità, che però non fa altro che desaturare i colori. Scherzi del genere aiutano a creare un’atmosfera divertente e assurda, presente sin dal primo secondo di gioco nelle animazioni, nell’estetica e nella storia stessa. Ad esempio, uno dei problemi dei troll è che un cappello maledetto sia irresistibile da indossare ma corrompa chiunque lo faccia, oppure le fattezze quasi spaventose e poco rassicuranti della “fatina” che accompagna il giocatore e raccoglie il veri.

La mia assurdità preferita, però, è tutto il rito che viene eseguito prima di lanciare il personaggio nelle profondità, con danze strane, dab e citazioni al film 300. Meno piacevole invece la z usata al posto della s per i plurali, ad esempio Godz e Yotunz, soprattutto perché non viene usata con costanza.

Una volta che si è nei dungeon si può apprezzare l’ottimo sistema di combattimento di Arboria, che ricorda molto quello di Bloodborne. Col braccio destro del personaggio si controlla un’arma chiamata Symbiont di tipo falce, ascia o spada, che effettua gli attacchi più classici combinabili in interessanti combo, mentre il braccio sinistro è relegato alle magie, qui chiamate Mutations e utili soprattutto per il crowd control. Le magie usano una barra del mana, tra l’altro molto generosa nella sua ricarica automatica, ma la novità è la mancanza della stamina per tutte le azioni di attacco e le schivate, caratteristica che rende Arboria un gioco dal gameplay molto veloce e dinamico. Le schivate, soprattutto, sono molto divertenti da eseguire e possono evolversi in rotolate nel caso serva allontanarsi più del normale dai nemici.

Le premesse per un’esperienza divertente ci sono tutte, ma purtroppo il sistema non è ancora perfetto. Se Arboria riesce persino a dare un senso di peso alle sue azioni come attacchi e magie, manca totalmente un feedback per i colpi ricevuti, che non interrompono nemmeno le combo del personaggio. Gli HP scendono rapidamente e basta poco per ammazzare i fragili Trollz che si impersonano, rendendo le sconfitte molto deludenti. A tutto ciò si aggiungono colpi nemici che mi hanno ricordato gli attacchi Hitscan di Doom, quasi impossibili da evitare perché rapidissimi, instantanei. Insomma, c’è ancora un po’ di bilanciamento da fare sotto questo punto di vista, per non rendere troppo frustranti le ondate di nemici che si combattono mentre si curano le radici.

Parlando di cambiamenti e migliorie, però, non si può non citare ciò che ancora manca al gioco, infatti Arboria uscirà inizialmente come Early Access, non aspettatevi subito un’esperienza completa. Nella build in prova mancano un sacco di elementi audio come il doppiaggio, per cui alcune cutscene sembrano davvero strane. Tra le promesse degli sviluppatori ci sono nuove armi, mutazioni, ambientazioni, nemici e bossfight, oltre che un hub centrale migliorato. Speriamo riescano nel loro intento di creare un roguelite interessante e ancora più divertente con l’uscita definitiva nel 2021, per adesso però segnatevi la data di disponibilità dell’Early Access, il vicinissimo 7 maggio 2020!

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