Aria Chronicle è un dungeon RPG tradizionale sviluppato dallo studio coreano STUDIO9, distribuito inizialmente su Steam il 12 luglio 2020, e ora disponibile su Nintendo Switch grazie a Crest Inc., dall’8 luglio 2021. STUDIO9, nonostante il nome, non è in realtà un gruppo di individui, ma il nome d’arte del talentuoso sviluppatore Park Minwoo, attivo sui social con lo pseudonimo NINGU.

Provato su Nintendo Switch


Aria Chronicle: le cronache di Aria, la principessa di Tamageria

La legittima succeditrice al trono del Regno di Tamageria, Aria, raggiunge l’età adatta per prendere la corona. Secondo la tradizione, la successione deve avvenire attraverso un antico rito in un castello abbandonato ai confini del Paese. Accompagnata dal fido segretario Gerome e la Paladina Tila, si imbatte, nel bosco ai confini del villaggio di Latebra, in misteriosi totem decorati da scritte sinistre e incomprensibili. All’inizio apparentemente senza troppo peso, questo si rivelerà presto essere opera di una Setta religiosa che mira alla distruzione del Regno di Tamageria.

La trama in questo titolo ha un ruolo piuttosto centrale, e numerose conversazioni e cut-scene daranno colore all’avventura con dialoghi brevi e incisivi, che muovono in avanti la narrazione a un ritmo soddisfacente. Le conversazioni sono quasi totalmente doppiate in giapponese, e il tutto viene mostrato attraverso illustrazioni di altissima qualità, che si muovono in maniera non molto dissimile da quanto visto nei prodotti Vanillaware.

La principessa Aria e la Paladina Tila sono i due eroi giocabili sin dalle prime battute di gioco, ma avranno bisogno di tutto l’aiuto racimolabile per affrontare i temibili dungeon che si estendono di fronte a loro. Come? Attraverso l’assoldamento di mercenari di ogni tipo e forma, per un party di 5 personaggi in totale. Questi personaggi potranno avere un ruolo tra i totali 15 disponibili (non tutti selezionabili sin dall’inizio, e l’Invocatore è DLC nella versione Steam ndr), che corrispondono più o meno alle già ben note classi viste in altre espressioni del genere.

Guerriero, Prete, Stregone, Druido, Danzatrice, Cuoco e altri ancora, sono tra le scelte che il giocatore può fare per creare il party perfetto. L’alto grado di personalizzazione disponibile è il fiore all’occhiello dell’esperienza, che presenta classi già intrinsecamente molto versatili, con abilità passive e attive tra buff, debuff, cure e attacchi, che spaziano e si allontanano un po’ da quello che ci si potrebbe aspettare.

Le apparenze ingannano: Darkest Dungeon alla giapponese

Non lasciatevi ingannare dalla presentazione pulita e curata, non si tratta di un titolo per principianti, ma di un vero e proprio dungeon crawling RPG, sul modello di Darkest Dungeon. I prestiti e le ispirazioni sono evidenti, e i meno avvezzi si ritroveranno con molto filo da torcere anche per superare le primissime quest.

Le quest principali si affrontano una volta sola, al fine di avanzare nella trama e sbloccare nuove aree, ma fortunatamente ogni area presenta delle quest ripetibili con dungeon randomizzati per livellare e trovare loot, operazione più che necessaria per avanzare. Oltre alla direzione artistica, decisamente più gradevole agli occhi del gusto gotico, cruento e oppressivo del suo cugino Darkest Dungeon, ci sono alcune differenze importanti da tenere a mente: eccezion fatta per le modalità più difficili, la morte di un personaggio è sostituita da un sistema di coma, e può essere riportato in vita visitando una chiesa dopo l’esplorazione. Inoltre, quando l’intero party viene sconfitto, si ritorna in città con un singolo membro deceduto, scelto a caso.

Un altro elemento chiave, visibile nell’esplorazione come nella personalizzazione dei personaggi, è il costante, precario equilibrio dell’economia di gioco, che tiene l’utente sul bordo della sedia. Ogni personaggio infatti può ottenere, a ogni esplorazione, uno tra cinque tratti personali che conferiscono bonus, malus, e aggiungono nuove variabili sempre più intricate. A prezzo neanche troppo modico, queste possono essere cancellate nella speranza di impararne di nuove che facciano più al proprio caso… ma queste non si distinguono nettamente tra buone o cattive, e il compromesso è essenziale.

Sebbene da un lato ci sia stata premura da parte dello sviluppatore di rendere il sistema più approcciabile, dall’altro questo non comporta un reale abbassamento della difficoltà. Sulla carta è tutto più fattibile, ma fin troppo spesso vi ritroverete a sfangarla, a vincere per il rotto della cuffia, e ancor più spesso, un errore di distrazione o di giudizio nella composizione del party, può rivelarsi fatale.

A dare respiro dall’esplorazione è il limitato ma gradevole livello di interazione con le singole stanze di ogni dungeon, che conferiscono a ogni passo un certo grado di trepidazione. Ogni cassa del tesoro, statua di marmo, carro rotto o altro ancora da investigare, può nascondere ricchi tesori o terribili maledizioni, e il giocatore deve scegliere sul momento quanti rischi si possono correre. Solo una stanza è dichiaratamente sicura e permette all’utente di rifocillarsi e ricaricarsi, e addirittura le sorgenti a volte possono nascondere temibili trappole.

Senza entrare in spoiler, la trama non porta a nessuno sviluppo rivoluzionario, e segue una linea piuttosto tradizionale nella sua struttura e nelle pretese. Ci sono alcuni colpi di scena e rivelazioni piuttosto scottanti, ma l’avventura, nella sua durata di circa 35 ore, ricalca un po’ quanto già visto nel genere, con gusto sì, ma senza particolari novità.

Un plauso va fatto alla direzione artistica, alla grafica e al sistema di animazione 2D di altissima qualità, che grazie a strumenti quali E-mote e Live2D, conferisce vitalità e personalità agli sprite. Anche la colonna sonora, in buona parte contribuita dall’artista Daisuke Hasegawa (da noi noto principalmente per i suoi contributi alla serie animata di Le bizzarre avventure di JoJo), è ben equilibrata e aiuta a conferire uno specifico mood all’esplorazione.

D’altro lato però, forse dovuto al fatto che una singola persona, non dimentichiamolo, ha sviluppato l’interezza di questo titolo, i menù sono tutto fuorché responsivi o performanti. Anzi, se c’è un difetto un po’ difficile da digerire, è proprio la navigazione di questi ultimi, che senza dubbio avrebbe giovato di una maggiore cura. Allo stesso modo, durante le schermate di caricamento a inizio o fine dungeon, il giocatore viene accolto da bellissime illustrazioni a cui vengono sovrapposte delle goffe scritte che possono risultare piuttosto sgradevoli agli occhi, e danno l’impressione di un titolo non finito.

A chi consigliamo Aria Chronicle?

Aria Chronicle è un dungeon crawling RPG piuttosto ricco, soddisfacente, e dall’altissimo livello di personalizzazione. Le poche pecche non riescono a distogliere dall’incredibile qualità generale del prodotto che, ricordiamo, è stato interamente sviluppato, disegnato, sonorizzato e localizzato in tre lingue da un singolo individuo.

L’approccio hardcore ma lievemente permissivo lo rende approcciabile a un pubblico decisamente più ampio di giocatori anche rispetto al suo più grande ispiratore, e sarebbe difficile non consigliarlo a chiunque interessato, anche grazie a un prezzo retail non proibitivo.

Splendida presentazione, grafica e sonoroMenù e UI non molto puliti
Buona accessibilità, profondità e livello di personalizzazione

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