Che carini gli insetti!

Non avete mai visto una vespa deporre le uova in un ragno ancora vivo? Ma come no… dai, le larve che una volta nate divorano l’inerme aracnide mentre la madre guarda con occhi vitrei il cruento primo pasto dei suoi piccoli.
E poi a chi non è mai venuto in mente di accarezzare una tenera blatta? O di dare un bacetto ad una simpatica locusta?

A quanto pare è così che i programmatori di videogame vedono gli insetti protagonisti del nuovo JRPG indie chiamato Bug Fables di che ci porta nel caramelloso e coccoloso mondo di Bugaria, dove i nostri eroi Kabbu, Vi e Leif dovranno trovare l’albero dell’immortalità per salvare il regno degli insetti.

Provato su PC e Playstation 4

+ Stile minimal ma dettagliato– Combattimenti alla lunga ripetitivi
+ Personaggi, storia e dialoghi ben realizzati– Niente salvataggio automatico
+ Sistema di level up intelligente 

Mamma, gli Bugari!

Bug Fables si presenta nel più semplice dei modi: un JRPG leggero che minimizza le già minimali regole del gioco di ruolo in stile nipponico, riuscendo a divertire con poche semplici meccaniche e una presentazione grafica riuscita. Una volta avviato il gioco si tornerà indietro nel tempo e si verrà colti da un’improvvisa nostalgia dell’epoca della gloriosa PSX. I colori vivi, lo stile minimale chiaramente ispirato a Paper Mario e Parappa The Rapper, uniti a combattimenti a turni creano un frullato di memorie che potrà scaldare il vostro gelido cuore.

La trama è molto semplice: il regno di Bugaria è meta ambita da tutti gli esploratori del mondo degli insetti in quanto ospita un alberello in grado di garantire l’immortalità e l’eterna giovinezza. Il coleottero Kabbu, l’ape Vi e la falena Leif formeranno un simpatico e dinamico party per trovare questa fonte magica, sotto ordine della regina delle Formiche.

Durante l’avventura scopriremo di più sulla storia di Bugaria e sui personaggi che si presentano già con caratteri abbastanza delineati: Kabbu è l’archetipo del guerriero in stile orientale, senza paura e con un forte senso dell’onore; Vi è un po’ la ‘ladra’ della situazione, mira al bottino senza curarsi troppo dell’etica morale; Leif invece è il personaggio mistico con un passato misterioso.
Le interazioni tra i protagonisti sono molto divertenti e riescono a creare una buona alchimia, sempre ovviamente a tono con l’anima scanzonata del gioco.

Sebbene manchi un po’ di ‘piglio’ nei combattimenti, Bug Fables risulta comunque un titolo molto piacevole, specialmente per i dialoghi ben riusciti, per il mondo ‘di carta‘ che lo fa quasi sembrare un libro per bambini con pop-up. Effetti e colonna sonora si sposano bene con la veste grafica e l’atmosfera allegra del gioco. La storia per quanto semplice e prevedibile riesce a catturare l’attenzione senza mai stufare.

Entomologia a tastoni

Le meccaniche del titolo sono abbastanza semplici: durante le fasi esplorative muoveremo il party nello scenario e potremo parlare con i vari personaggi, inoltre sarà possibile saltare e interagire con alcune parti di esso. Per esempio, Kabbu può tagliare dei cespugli con il suo corno per cercare oggetti, Leif può ghiacciare l’acqua per creare delle piattaforme sulle quali saltare, mentre Vi con il suo boomerang può colpire interruttori distanti.

I mostri saranno ben visibili, quindi potremo cercare di evitare i combattimenti casuali nel caso il party sia messo maluccio con le scorte di curativi. Se invece vogliamo menare le mani, dalla modalità esplorazione si passerà a quella del più classico combattimento a turni in puro stile JRPG.

Piuttosto che limitare il tutto a ‘premi tasto = attacca o fai magia’, in Bug Fables i combattimenti coinvolgeranno maggiormente il giocatore, nel senso che l’attacco e la difesa richiederanno la pressione di alcuni tasti con il giusto tempismo. Per colpire il nemico con Kabbu, sarà necessario tenere premuta la levetta direzionale in basso e poi rilasciarla al momento giusto per dare una bella incornata e arrecare il massimo danno possibile. Lo stesso vale per la difesa, se infatti premiamo il tasto prima che il nemico ci colpisca potremmo ridurre il danno o addirittura annullarlo.

Questo può coinvolgere un po’ di più nel combattimento a turni che altrimenti, viste le meccaniche e le skill relativamente limitate, potrebbe risultare abbastanza noioso.  Certo, dover sempre premere il tasto al tempo giusto per poter eseguire bene un attacco contro un boss ostico dopo un po’ può diventare tedioso, ma per lo meno tiene sempre alta l’attenzione durante qualsiasi scontro.

La possibilità di scegliere con quale dei personaggi attaccare a seconda del turno facilita parecchio gli scontri, inoltre, consente di pianificare un minimo di strategia per affrontare diverse tipologie di nemici. Parliamo comunque di tattiche semplici, come l’uso di skill particolari o di oggetti curativi, nulla di eccessivamente complesso. I combattimenti sono abbastanza facili e, a meno che non si affronti un boss, alla fine gli schemi di attacco e difesa tenderanno a ripetersi.

Occorre solo stare attenti ai punti abilità condivisi dall’intero party (ripristinabili comunque con un determinato oggetto) e al fatto che Vi può attaccare i nemici volanti e Kabbu quelli corazzati. Una scelta un po’ particolare, perché queste due tipologie di nemici se non vengono prima colpite dal nostro prode coleottero o dalla furba ape non potranno essere colpite in nessun modo. Questo vuol dire che se Kabbu schiatta, non avete oggetti per resuscitarlo e di fronte vi trovate un nemico corazzato, alla fine dovrete solo darvela a gambe. La stessa cosa vale per Vi e i nemici volanti.

Una costrizione che non rovina assolutamente il gioco, anche se spesso ci si ritrova a scappare, tornare alla modalità esplorazione e venire immediatamente attaccati dal nemico dal quale si è fuggiti. Insomma, apprezzabile il tentativo di rendere un filo più strategici i combattimenti, ma forse si poteva realizzare con un po’ più di astuzia.
Meno male che ogni volta che un combattimento finisce o si fugge, i personaggi messi al tappeto tornano in vita con un 1 punto vita, quindi diciamo che non si corre il rischio di rimanere bloccati. 

Qualsiasi blattiodea è gradita alla sua genitrice.

In Bug Fables non potremo personalizzare molto i nostri simpatici eroi in quanto non esiste alcuna arma o armatura. L’unica cosa che possiamo fare è potenziare il party con delle ‘Medaglie’ che agiscono da modificatori per la resistenza e il potenziamento di punti abilità. Tra queste troviamo anche la Medaglia per attivare la modalità difficile che permette di ottenere ricompense più alte dagli scontri.

Un altro modo è ovviamente salire di livello, ma come gli skill point anche il ‘level up’ è collettivo. Una volta raggiunti i punti esperienza necessari potremo scegliere se: aumentare la vitalità del parti, imparare nuove abilità e alzare i relativi punti oppure aumentare il numero di medaglie da equipaggiare. Come sempre è meglio avere un buon equilibrio tra vitalità e abilità, in modo da non pentirsene nelle fasi più ostiche del gioco. Si tratta di una buona trovata, in quanto avremo a disposizione solo i tre personaggi iniziali, quindi fare un level up singolo per ognuno di loro non avrebbe avuto molto senso.

E ora… una breve rima: 

Niente salvataggio automatico signore e signori!
Mani sulla testa, sulla faccia, sui maroni!

Non so se i programmatori hanno preso questa decisione per rimanere fedeli al JRPG vecchia scuola, in ogni caso bisogna salvare interagendo con dei cristalli che troveremo durante le avventure. Se non siete abituati a questo sistema, potreste dimenticarvi di salvare e perdere parte dei vostri progressi. Nel 2019 e ancora dobbiamo salvare il gioco manualmente. Fascino della vecchia scuola? Forse. Giapponesi sadici? Probabile. Bestemmie a tutto spiano?

Assolutamente si.

La versione PS4

Il 28 maggio Bug Fables: the Everlasting Sapling è uscito anche su console, e con una transizione più che fluida. Il porting è virtualmente identico, con una buona ottimizzazione dei controlli. Forse anche dovuto alla grande ispirazione dei classici Paper Mario della prima scuola, sarebbe difficile leggere tra le righe che il gioco ha visto la sua prima realizzazione su PC.

Nonostante una competizione più agguerrita su PC rispetto alle console domestiche, Bug Fables si sente a casa e anzi, viene rivestito da un senso di originalità che non avrebbe altrimenti. L’esperienza di gioco relativamente breve ma arricchita da molte side-quest che riempiono il colorito mondo di Bugaria, non ha reali diretti competitori, e il prezzo budget può far gola a chi è più abituato ad aspettare anni per prodotti nati da lunghi, complicati tempi di sviluppo, venduti a un gonfio prezzo pieno e che danno un’esperienza spesso riassumibile con un convinto “meh”.

La scelta di limitare a tre il numero massimo dei personaggi giocabili sembra un po’ un’occasione persa, quanto a varietà di gameplay soprattutto nel combattimento, ma almeno rende solida e affidabile l’esperienza da inizio a fine. La difficoltà avanzata inoltre dà un buon incentivo alla rigiocabilità, con trofei e bonus in-game legati ai boss in modalità difficile, offrendo un livello di sfida originariamente più limitato.

Chiunque abbia avuto esperienza soprattutto del primissimo Paper Mario su N64 conosce l’originale scelta di tenere bassissimi i valori di PS e punti abilità, in modo tale da conferire un tangibile valore strategico a ogni scontro, senza rendere superfluo tornare a combattere nemici di zone completate in precedenza.

Al di là di gusti personali, Bug Fables, con la sua presentazione e la sua rivisitazione sorprendentemente aderente alle proprie ispirazioni, supera l’iniziale impressione di semplice imitazione si rivela degno di essere visto e apprezzato per i propri meriti, inserendosi in una nicchia così piccola da risultare addirittura originale.

@ilfalasca

A chi consigliamo Bug Fables?

Possiamo dire che Bug Fables è un JRPG ben riuscito che ci sentiamo di consigliare a chi ama il genere e cerca un’avventura leggera capace di catturare con i suoi dettagli e dialoghi. Un po’ di conoscenza del mondo degli insetti male non fa, ma non è indispensabile, d’altronde tutti abbiamo giocato ai Witcher senza sapere un cazzo di niente sulla mitolgia slava.  

Se invece non potete soffrire la grafica troppo puccettosa e volete un po’ di sana ultraviolenza insettosa, potete sempre provare Hollow Knight.
No cazzo, anche quello è caramellosissimo!
Bé allora andate su Bad Mojo, o An Ant’s Life, quelli si che sono hardcore.

Peace!

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