Rebellion produce giochi dal lontano 1993, vantando nel suo curriculum la serie di Alien Vs Predator (criminosamente abbandonata) e quella di Sniper Elite. Tuttavia, gli inglesi non si erano mai lanciati in un titolo più “aperto” come questo Atomfall, un lavoro che attinge a piene mani e senza vergogna da Fallout e Stalker, buttando il giocatore in una distopica Gran Bretagna degli anni ’50, più precisamente nella zona del Cumberland, dopo l’incidente nucleare di Windshield.
Unendo fatti realmente accaduti con la classica fantasia che contraddistingue i giochi ambientati nella “zona di quarantena”, popolati da personaggi bizzarri, pazzi criminali, soldati esaltati e mutanti, Atomfall si dimostra un gioco piacevole che potrà sicuramente fare la felicità di chi è un po’ a digiuno di esperienze simili. Anticipo subito che si tratta comunque di un gioco dalla durata inferiore rispetto ad altri titoli da cui prende spunto (in questo caso massimo una quindicina di ore), tecnicamente arretrato e che effettivamente non porta nulla di innovativo al genere. Il titolo è disponibile su PC tramite Steam, Playstation 5, Xbox Series X/S, Playstation 4 e Xbox One. Se volete saperne di più, non vi resta che assaltare la nostra recensione come una Guardia Inglese farebbe con il turista di turno amante delle fotografie stupide.
Provato su PC
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Welcome to the fookin’ zone, mate
In Atomfall, ci sveglieremo in un rifugio all’interno della zona di quarantena, senza sapere come ci siamo arrivati. Ovviamente, il nostro scopo sarà indagare proprio sul perché siamo finiti lì e scoprire cosa sta succedendo. L’unica cosa che sapremo è che dovremmo raggiungere l’Interchange, un enorme bunker al centro della zona. Come ci arriveremo, però, starà a noi deciderlo.
Il titolo si divide in quattro aree esplorabili liberamente, ognuna delle quali contiene luoghi da visitare, NPC con cui interagire e fazioni con cui scontrarsi. Le varie zone sono unite dallo stesso filo narrativo che porterà il giocatore a portare a termine diverse “investigazioni”, ovvero delle missioni. Tuttavia, fuori dal rifugio, non ci sarà alcun indicatore che ci dirà dove andare, nessun tipo di “hand holding” tanto caro ai giochi moderni fatti a prova di idiota. Infatti, avremo la libertà di esplorare e ovviamente di sperimentare i diversi pericoli della zona, senza alcun tipo di avviso.
Il giocatore potrà decidere dove andare, se aiutare o meno dei personaggi e prendere decisioni che possono influenzare sia l’esito delle quest, sia il finale del gioco. L’ambientazione è una boccata di aria fresca: finalmente non siamo più nel trito e ritrito wasteland nordamericano o nell’austero grigiore di Prypjat, ma nel verdeggiante nord dell’Inghilterra. Ci muoveremo quindi in una zona di quarantena composta da edifici in pietra tipici dell’epoca, antichi castelli occupati da culti di fanatici e una serie di personaggi che richiamano il folklore di quelle terre. Le opzioni dei dialoghi vanno da quelli più amichevoli, a quelli più scontrosi e diretti, inoltre sarà anche possibile accoppare gli NPC senza alcun tipo di limite.

Ovviamente questo potrebbe far infuriare determinate fazioni o altri NPC, quindi un playthrough da cattivi va sempre fatto con una certa attenzione. Il design delle macro-aree è stato ben realizzato, con punti scalabili, strettoie da cui passare e diversi “dungeon”, se così vogliamo chiamarli, da esplorare per trovare oggetti e potenziamenti. L’esplorazione in Atomfall ricompensa il giocatore sia con indizi inerenti alla missione principale, sia con side quest interessanti. Inoltre, i vari luoghi sulla mappa possono contenere anche oggetti necessari per salire di livello. Rebellion ha preferito evitare un sistema basato sull’esperienza e dare al giocatore alcune perk di base, mentre altre sono sbloccabili con dei manuali.
I manuali permettono di accedere a diverse perk che possono ad esempio renderci dei provetti tiratori con l’arco o dei mazzuolatori di primo livello. Per sbloccare le perk però bisogna usare degli “Stimolanti militari” che si possono trovare solo in delle casse specifiche. Questo sistema, spinge il giocatore ad esplorare le mappe del gioco e ad evitare combattimenti inutili che potrebbero costare solo munizioni e curativi.
A tal proposito, non aspettatevi di portare con voi tutto ciò che vorrete. L’inventario avrà uno spazio limitato sia per gli oggetti, sia per le armi equipaggiabili. Inoltre, in Atomfall non esiste una valuta e gli scambi con i commercianti potranno avvenire solo tramite il baratto. Sono scelte interessanti che aggiungono pepe al gioco e spingono a usare la testa, piuttosto che giocare con la bava alla bocca per livellare il più velocemente possibile.
Bloody boffins!
Il gameplay del titolo si rivela abbastanza basilare, permettendo al giocatore di optare per combattimenti ravvicinati con armi contundenti, o dalla distanza. Chiaramente, l’ambientazione comanda che le munizioni – almeno all’inizio del gioco – siano abbastanza scarse, quindi sarà necessario fare tesoro dei proiettili o delle frecce che troveremo.
Il combattimento ravvicinato permette di sferrare colpi leggeri e potenti o di dare un bel calcione per allontanare i nemici e stordirli brevemente. Curiosamente, non esiste un tasto per la parata, né tantomeno per schivare i colpi, cosa che rende gli scontri molto semplicistici.
Si potranno però lanciare le armi contundenti in faccia ai nemici, cosa che dà sempre molta soddisfazione. Non manca la possibilità di usare diversi oggetti esplosivi come granate, molotov e bombe avvelenate. L’intelligenza artificiale, croce e delizia di tutti i titoli del genere, fa un lavoro sufficiente a non far sembrare i nemici dei totali idioti.

E sebbene il gioco all’inizio possa presentare qualche difficoltà, con un minimo di esperienza e del sano save scumming, sarà possibile fronteggiare qualsiasi situazione. La varietà di nemici lascia a desiderare, con le varie fazioni che fondamentalmente presenteranno gli stessi comportamenti o pattern di attacco.
Lo stealth è un’opzione possibile, ma per poterlo usare con efficacia sarà necessario sbloccare alcune abilità specifiche. In generale però, la maggior parte del tempo si dovrà combattere, perché i nemici risulteranno incredibilmente percettivi. E forse, sullo stealth si poteva fare qualcosa di più, perché effettivamente in alcune situazioni ci si vedrà costretti a combattere. A volte, questa meccanica sembra quasi rotta, perché nonostante ci si muova silenziosamente e si utilizzino le zone d’ombra o dei nascondigli, i nemici riusciranno comunque a vederci.
Per quanto riguarda i combattimenti, questi hanno un loro “peso”, quindi non aspettatevi di poter scivolare, saltare e passare da un nemico all’altro come quanto visto in Avowed. Una scelta che ho apprezzato, in quanto rende il tutto più “realistico” specialmente negli scontri a fuoco, dove ogni proiettile conta. Ci sono comunque dei problemi, con i nemici che riescono a colpirci da qualsiasi posizione o angolazione, anche sparando con dei fucili a pompa o con delle semplici pistole.
La stamina, gestita da un indicatore del battito cardiaco del personaggio, limita determinate azioni e quindi obbliga ad adoperare un minimo di strategia e pianificazione, prima di iniziare uno scontro. Però, se avete un fucile a pompa o una buona pistola e tante munizioni, potrete falciare qualsiasi nemico vi corra incontro con un bastone o un’ascia.
Una scelta di design realistica che tra l’altro si può ritorcere anche contro noi giocatori, nel caso vogliamo essere noi i pazzi a brandire una mazza da cricket contro un gruppo di soldati armati di mitragliatore. Tuttavia, l’equilibrio tra stealth e scontri diretti è completamente sbilanciato, tanto che mi è capitato spesso di dover entrare in un bunker e trovarmi costretto a massacrare qualsiasi nemico.
In generale quindi, con uno stealth mal gestito e combattimenti funzionali, Atomfall non risulta proprio esaltante su questo lato. E onestamente, mi è sembrato abbastanza strano, visto che Rebellion nella serie Sniper Elite non si tira certo indietro dal rendere le cose quanto più viscerali e brutali possibili.
A trip to the north
Tecnicamente, Atomfall è un gioco abbastanza arretrato, quindi dimenticate DLSS o Ray Tracing. Non che ce ne sia bisogno per realizzare un buon gioco, ma purtroppo Atomfall presenta modelli dei personaggi, texture, effetti ambientali e una palette di colori non proprio entusiasmanti.
Un vero peccato, perché spesso queste mancanze rompono l’immersione in quella che invece è un’ambientazione molto interessante e originale. Alle mancanze grafiche, si aggiungono effetti sonori nella media e una colonna sonora che sembra fatta con l’intelligenza artificiale. Si salva in extremis il doppiaggio che nonostante si tenga su livelli medi, riesce comunque a non risultare imbarazzante.

La storia del gioco non è proprio ciò che definirei “interessante” e nonostante Rebellion abbia voluto avvolgere tutto in un alone misterioso, le varie “rivelazioni” finali sono tutt’altro che sorprendenti. Non ci sono particolari colpi di scena e anche le tre fazioni hanno ben poco da raccontare. La lore si racconta attraverso dialoghi e documenti, ma onestamente non mi ha sorpreso particolarmente, né tantomeno ha saputo spingermi a raggiungere il finale con entusiasmo.
Come anticipato, l’esperienza è abbastanza breve e si può portare a termine nel giro di una quindicina d’ore. Sottolineo che alcune di queste verranno spese per spostarsi da un punto all’altro della zona con i propri piedi virtuali, perché il titolo non presenta alcun tipo di viaggio automatico. Una scelta secondo me poco felice, perché sebbene le macro-aree siano contenute in termini di dimensioni, il gioco costringe a un backtracking che non ha molto senso, specialmente quando in una determinata area non ci resta più niente da vedere.
A chi lo consigliamo?
Atomfall: Posso consigliare Atomfall a tutti gli amanti di Stalker e Fallout, così come a chi non riesce a resistere a un FPS. Tuttavia, a volte si trova troppo legato ai suddetti titoli, con soluzioni già viste. Ad esempio i mutanti (chiamati “Feral” senza alcuna vergogna) e i robot che sembrano usciti dritti dalla serie firmata da Interplay e Bethesda. Insomma, alla fine ci si trova tra le mani un prodotto che si distingue dalla massa solo per la sua ambientazione e che dà una buona libertà al giocatore, ma che alla fine non riesce a convincere pienamente a causa di meccaniche di gioco sbilanciate, a un comparto tecnico arretrato e a una storia poco entusiasmante. Personalmente il gioco mi ha intrattenuto per le prime ore, ma in generale non mi ha convinto del tutto. Spero comunque che il titolo veda un sequel, perché comunque l’ambientazione ha un ottimo potenziale che potrebbe esplodere con una realizzazione tecnica migliore e meccaniche più rifinite. – heavysam




